Missione di San Valentino

Serie: Le sentinelle della Luna

Illustrazione di Stefania Franchi

Mi chiamo Benjamin Stroke e non sopporto l’amore.

Per i Cacciatori di mostri le smancerie sono debolezze, l’unica cosa che amiamo sono le nostre armi.

Noi Stroke non ci innamoriamo mai, non facciamo serenate né corteggiamenti. Quando ci sposiamo non lo facciamo per uno svenevole sentimento, ma per stima reciproca. E sapete cosa vi dico? In tutta la nostra famiglia non abbiamo mai avuto un divorzio. Così è stato anche per mio padre e mia madre Sibyl, detta la Spezzacuori.

Non fatevi ingannare dal nome, i cuori che infrangeva erano delle sue vittime preferite: i vampiri. E non lo faceva con la sua avvenenza ma con un robusto paletto di frassino.

Nessuno degli Stroke ha mai pensato di festeggiare San Valentino, sarebbe ridicolo sprecare tempo con stupide frasi inventate da poeti falliti per ingrassare le fabbriche di dolciumi.
La mia dipartita ha rafforzato le mie idee in proposito, ho perfino conosciuto lo spettro di quel famoso vescovo ternano: un borioso e decrepito ectoplasma dall’aureola a forma di cuore, che se ne va in giro per il regno degli spettri vantandosi continuamente di avere una festa tutta sua.

Come per molte altre cose, da quando sono un fantasma, è stata la mia piccola socia a rendere memorabile il 14 di Febbraio. 

La storia che vi racconto oggi si intitola “Missione San Valentino” o, come piace chiamarla a me, “La notte in cui Luna picchiò un licantropo.”

                                                                                              ***

“Questa notte non promette nulla di buono, Mr. Jingles” dissi mentre guardavo fuori dalla finestra.

Il vento gelido di Febbraio scuoteva le vecchie assi di Villa Lugubre, insinuandosi nelle fessure e provocando spaventosi lamenti.
La luna, incoronata da nubi violacee, illuminava il vecchio cimitero con una pallida luce spettrale.Nessun fantasma vagava tra le lapidi decrepite, perfino Disastro, Pernacchia e Sberleffo erano spariti.

“Squit, squitt”

“Hai ragione, ricorda proprio una grossa forma di formaggio.”

D’improvviso un ululato lacerò la quiete notturna, spaventando i corvi appollaiati sugli alberi morenti del cimitero.

“Squiiit”

“Anche io sono preoccupato.”

Guardai l’orfanotrofio vicino placidamente addormentato.

“Ma Luna sa benissimo come cavarsela. E tu smettila di mangiare quella robaccia o ti verrà il diabete.”

“Squiiiiiiiiiit”

Mr. Jingles mi fissò torvo continuando a masticare la seconda pagina di Ti Amo, ti voglio, ti taggo.

Inspiegabilmente nell’ultimo periodo aveva sviluppato una predilezione per la letteratura romance.

“Non mi interessa se ti senti solo. Ti si carieranno i denti.”

Il grosso ratto non mi rispose, si voltò mostrandomi la sua lunga coda ad anelli e si ributtò sulla pagina.

Sbuffando tornai a guardare fuori, sobbalzai vedendo che la luce dell’entrata di servizio era accesa e la porta spalancata dal vento.

Non ci misi molto a individuare una piccola sagoma familiare arrampicarsi su per la collina, diretta alla villa.

Tirai un sospiro di sollievo quando sentii l’inequivocabile tonfo di Luna che atterrava sul divano sotto la finestra della cantina.

“Dal dormitorio mi è sembrato di vedere qualcosa muoversi fuori, nel buio”

Luna si sedette sul suo divano, aveva l’aria stanca e preoccupata. Il visino pallido era reso ancora più bianco dalle brutte occhiaie che vengono ai bambini che non vanno a letto presto.

“Hai fatto bene a venire subito, se c’è qualche minaccia dobbiamo intervenire. Certo, lasciare la porta di servizio spalancata non è stata un’idea geniale.”

Luna arrossì cercando le parole per scusarsi, ma in quel momento dalla finestra sbucò un orribile muso peloso, tutto denti e zanne.

“E’ permess…”

Il mostro non riuscì a terminare la frase. Luna, veloce come un furetto, aveva afferrato un vecchio tubo colpendolo tra le orecchie e mandandolo nel mondo dei sogni.

                                                                                                 ***

“Che razza di accoglienza è questa?”

Io, Luna e Mr. Jingles – stranamente silenzioso – avevamo tirato dentro il licantropo e lo avevamo legato ben bene alla sedia.

“Confessa, mostro” urlai puntandogli la lampada negli occhi. “Volevi far del male ai bambini? Beh, nessun licantropo darà loro fastidio finché ci saranno le Sentinelle della Luna”

“Ma come ti permetti? Io sarei uno stupido licantropo?”

“Squiiit squit”

“Mr Jingles dice che devi cambiare ottico o barbiere, perché sembri proprio uno stupido licantropo” disse Luna.

“Beh Mr. Jingles si sbaglia di grosso, allora.”

Il ratto squittì indispettito e fuggì dalla stanza.

“Non ci far caso, ultimamente è un po’ suscettibile” aggiunse la bambina. “Quindi cosa sei?”

“Non cosa, ma chi sono. Io sono Luperco, Dio dei campi e dei boschi, dei loro frutti e dei loro animali.”

“Caspita un’antica divinità nel mio scantinato” dissi. “Se lo avessi saputo prima avrei almeno dato una spolveratina.”

“Cosa ci facevi in giro la notte di San Valentino?”

“Questa è la mia notte!” ringhiò il Dio, fui felice di non averlo ancora sciolto. “Quel Valentino me l’ha scippata e adesso nessuno si ricorda più del povero Luperco.”

La rabbia nella voce del lupo si andò via via spegnendo diventando un penoso guaito.

“Stanotte volevo solo rivivere i vecchi momenti felici, quando gli innamorati affidavano a me i loro sospiri. Volevo, ancora una volta, far sbocciare l’amore.”

“Squit”

Tutti ci voltammo verso il fondo della stanza: Mr Jingles era tornato e avanzava timidamente.

“Dice che puoi provare con lui” tradusse Luna.

“Ho capito benissimo e lo farò molto volentieri” urlò entusiasta Luperco, i suoi occhi gialli traboccavano di felicità. “Prima però dovrete slegarmi. E mi servono un’urna, un foglio e una matita.”

Luna si fiondò all’orfanotrofio e tornò dopo dieci minuti con carta e penna, l’urna fu gentilmente offerta dal fantasma dello Zio Ludovico Lugubre, in vita era stato un gran romanticone.

La bimba scrisse il nome del topolino sul foglietto in uno stampatelo strampalato poi lo porse a Luperco che lo inserì nell’urna. Chiuse gli occhi mugolando parole antiche finché una luce rossa e pulsante non si accese dentro l’urna, vi infilò le grosse zampe e, davanti alle nostre facce stupite, ne estrasse la topolina più carina che avessimo mai visto.

Il muso di Mr. Jingles iniziò a tremare quando Luperco la posò delicatamente sul pavimento.

“Lei si chiama Miss Cutie, ama lo sport e la campagna, il suo piatto preferito è Cime Tempestose. Credo che farete amicizia”

Luperco strizzò l’occhio al ratto sorridendo soddisfatto, quindi, dopo averci ringraziato, sparì nelle tenebre.

                                                                                                         ***

Alla fine qualcuno trovò veramente l’amore quella notte e non fu nemmeno così disgustoso come pensavo.

Adesso dovrei farvi il solito discorsetto finale ma devo lasciarvi, sto leggendo l’ultimo capitolo di Ti Amo, ti voglio, ti taggo e devo per forza scoprire se Duncan e Infinity ce la faranno a mettersi insieme.

Speriamo.

Serie: Le sentinelle della Luna
  • Episodio 1: Il mostro goloso
  • Episodio 2: Missione di San Valentino
  • Episodio 3: Un salto in Paradiso
  • Episodio 4: Le megere lagnone
  • Episodio 5: Chi ha paura del buio?
  • Episodio 6: Il racconto di Nonno Lugubre
  • Episodio 7: La torta funebre
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    Discussioni

    1. “Ti Amo, ti voglio, ti taggo.”
      Sono andato a cercare per vedere se esisteva davvero.
      Come libri no, ma è una canzone dell’album “enzimi digestivi” di Andrea avresti. Una visualizzazione. 😅

    2. Le sentinelle della Luna sono meravigliose! Anche questo episodio è scorrevole e divertente, e durante la lettura mi meraviglio sempre della tua fantasia. Belli anche i nomi e il tuo elogio bizzarro all’amore!??

      1. Ciao Marco, troverai che l’incipit è sempre lo stesso, ehehhehe.
        Grazie per il tuo commento

    3. Ciao Alessandro, bello anche questo episodio, hai saputo mantenere il ritmo, l’ironia e soprattutto la complicità tra i personaggi, che anzi cresce sempre più. Son contenta anche per il povero Luperco che alla fine non si è rivelato che un mostro ferito, contento di aver riavuto il suo sogno, il suo ideale, dare amore e vedere felici e innamorate “le persone”. Anche io porgo i miei omaggi alla coppia :)!

      1. Ciao Anna,
        un caro saluto da Luperco e grazie mille anche dalle Sentinelle.
        Un bacio, alla prossima

    4. Ciao Ale, anche quest’episodio scorre veloce, piacevole, in grado di divertire, appassionare, almeno per quanto mi riguarda. Ogni creatura merita di ricevere un sentimento così forte come l’amore, e tu hai saputo raccontarlo come davvero pochi potrebbero fare: con ironia e semplicità senza rinunziare al candore di una bella fiaba. Questa serie di racconti mi piace davvero tanto ?!

      1. Grazie mille Antonino, i tuoi commenti sono sempre una gioia.
        Grazie

    5. Ciao Alessandro, come sempre le tue storie hanno un’impronta riconoscibile. La tua ironia, il modo in cui dipani la vicenda è unica. Le sentinelle della Luna sono i miei nuovi eroi: tutti, topi compresi 😉

    6. Quanto ho amato questo incipit, quanto! “Mi chiamo Benjamin Stroke e non sopporto l’amore.”… Bravo! Non prendermi per pazzo, ma per me le frasi iniziali sono estremamente importanti. Se non mi catturano, la mia lettura potrebbe andare a rilento. Invece mi ha preso, così come tutto il resto. Complimenti! 🙂

      1. Grazie Giuseppe, non ti prendo per pazzo, pensa che quella e sempre la frase di inizio di ogni episodio.
        Grazie per il commento.
        Alla prossima

    7. Questa volta voglio anch’io il merito del primato! Episodio molto dolce, bravo Alessandro. Ma la mia serie preferita lo sai qual è… Alla prossima!