Mogli e Buoi

Mentre la cameriera vi fa strada attraverso la sala grigia del ristorante, lei ti sorpassa, urtandoti la spalla. Si siede, lasciando a te il posto “spalle alla televisione”. Alzi il sopracciglio, sentendoti stupido per non aver previsto quella mossa. Ti siedi.

Lei accavalla le gambe come tutte le sante volte che si siede a sua volta. Ha gli occhi felini, i capelli mossi dal vento e lo sguardo di ghiaccio.

Era decisamente meglio vedere Milan-Bologna.

-Buonasera cari – dice la cameriera – vi lascio i menù.

Tu sorridi, prendi il menù e ringrazi. Lei ti congela con lo sguardo.

-Che c’è? – le chiedi.

-Niente.

-È perché ho sorriso alla cameriera vero?

Lei non risponde, ma alza lo sguardo dal menù e te lo pianta negli occhi.

-Sì, vabbè, lo dovresti sapere ormai. Sul mio pianeta sorridere a chi lavora è segno di buon auspicio per il futuro.

Lei sbuffa, ma copre il tutto alzandosi il menù davanti alle labbra. Passano dei minuti di silenzio in cui non dite assolutamente niente. Tu hai già scelto cosa mangerai, ma tieni il menù alto lo stesso. Il piccolo spazio bianco che c’è fra i primi di mare e gli antipasti ti permette, seguendo un certa angolazione di seguire le facce da panchina di Gattuso nel televisore alle tue spalle. Ti sei anche perso il primo goal. Che poi, che strano che è il calcio, pensi. Alla fine è molto noioso. È un’ora e mezza di verde ed umani in lontananza, piccoli, piccoli, che inseguono una sfera colorata, ed in questa occasione lo fanno addirittura sotto la neve di Milano. Arrivi alla conclusione che molte persone lo seguono solo perché da bambini ci si sporcavano gli stinchi.

La cameriera torna e raccoglie l’ordine.

-Stavolta non le hai sorriso.

-No, stavolta no. Ho imparato.

-Hai imparato?

-Sì.

-Quello che però non hai imparato – e lo dice scimmiottandoti un po’ – è come ci si veste.

-cos’ha che non va il mio modo di vestire?

-cos’ha con non va il mio modo di vestire? – ti mima quasi alla perfezione.

-Lo sai che sono una frana con queste cose.

-Già, tu sei bravo solo con le equazioni matematiche.

-Hai delle equazioni matematiche da farmi svolgere? – ti si illuminano gli occhi.

-Senti… – ti dice mantenendo una compostezza agghiacciante – forse sarebbe meglio che tu, insomma, che tu tornassi da dove sei venuto.

-Intendi dire che è finita?

-Intendo dire, mogli e buoi dei paesi tuoi.

-mogli e buoi dei paesi tuoi.

-Questo lo hai imparato?

-cosa? Nella fattispecie cosa sono i buoi?

-i buoi sono dei grandi animali da fattoria.

-e cosa avrebbero a che fare con le mogli? A volte i tuoi modi di dire non li capisco.

Lei sfodera un sorriso alla cameriera che torna per servire l’antipasto. La conversazione cade. Tu ti senti visceralmente attratto dal goal del pareggio del Bologna, vorresti girarti, ma la situazione, supponi, è già molto tesa. Allora fai cadere a terra il coltello. Nel raccoglierlo giri la testa.

Si, hanno pareggiato.

-Insomma cosa ne pensi? – incalza ancora.

-Penso di aver perso per strada qualche informazione.

Tornate nel silenzio. L’unica cosa che rompe tutto è il rumore delle fauci che addentano i crostini croccanti. Mentre Bonaventura sta entrando in area pronto a segnare il goal del secondo vantaggio del milan, ti si accende una lampadina. Anche se ti eri ripromesso di non farlo mai più, perché viola le leggi della fisica, ti asciughi la mano unta sul tovagliolo e le appoggi un dito al centro esatto della fronte.

Leggi per un po’.

Mogli e buoi dei paesi tuoi.

Tutto è rimasto immobile. Una patina di grigio ha ricoperto tutta la stanza. Anche lei che stava inforchettando la polenta fritta con sopra il sugo di cinghiale è ferma senza assaporare il piatto.

Ti frughi nelle tasche del chiodo. Premi il secondo pulsante del telecomando verde.

Un bagliore illumina il piazzale esterno.

Tu esci di corsa, ti metti sotto al raggio traente e ti fai sollevare verso l’alto.

La prima faccia che rivedi è quella di tua madre.

-Allora com’è è andata?

-Mogli e buoi dei paesi tuoi.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Mi associo alle considerazioni di @martaborroni91 , è un librick bello, divertente e scorrevole, che offre uno spaccato di vita vissuta da tante, troppe coppie. Solo un radicale stravolgimento della realtà puó salvare il protagonista (almeno in queste storie una via di fuga esiste!). Complimenti Pompeo.

  2. Marta Borroni

    Molto molto carino e ben sviluppato, anche nel finale inaspettato, seppur suggerito, che in un cambio di genere racconta lo stesso quello che spesso accade a gran parte dell’umanità che si sviluppa tra una litigata e una partita di calcio e in mezzo uomo e donna con la partita della (propria) vita. Bravo!