Neracciaio

Serie: Levii-Hatan


Dion e Turi erano di pessimo umore. Dopo la loro “lezione” di Portanza, avevano dormito due giorni e ancora si sentivano la gola in fiamme e lo stomaco in un groviglio.

Dion stava seriamente sospettando che quella non fosse una compagnia di teatro, ma bensì una scuola di folli che non si potevano annoverare nella follia che contraddistingue i canta-verbo.

Turi non si capacitava di cosa fosse successo in quella stanza tutta agghindata, ma di una cosa era sicuro: quegli infusi da ricchi erano molto pericolosi, meglio il vino acido dei porcari.

Quella mattina nella sala della mensa avevano incontrato Meloria, e Dion aveva fatto una sfuriata a bassa voce che la ragazza considerò alquanto ridicola.

≪Ti dico che non avevo idea di cosa si fosse inventata Zaira, come potevo avvisarvi? Quella donna è imprevedibile≫ disse ingurgitando un biscotto bianco ricoperto di miele. Dion dal canto suo non poteva che convenire sulla mutevolezza di Zaira, concetto che riattizzò le braci di quel fuoco mai spento.

≪Comunque… per farmi perdonare domani sera vi farò una sorpresa. Dopo l’ora delle lunghe

ombre fatevi trovare davanti all’aula di Radici, conosco segreti sapete…≫ disse la ragazza con aria maliziosa catturando l’attenzione di Turi che stava per aprire bocca, quando una presenza alle sue spalle lo fece zittire.

≪Andiamo Kmor vi attende, mi piacerebbe proprio assistere alla vostre prodezze≫ Sailo torreggiava su di loro con un ghigno poco rassicurante.

≪Nossignore non verrò!≫ Dion incrociò le braccia sul petto alzando il mento.

≪Manc’io!≫ Lo imitò Turi tirando su col naso. Grandi mani afferrarono piccole orecchie e, in un batter di ciglia i due discoli disobbedienti camminavano mesti per il corridoio che conduceva a Neracciaio.

***

Ancora con il broncio entrarono in una sala piccola e semi-buia. Sulla figura massiccia di Kmor la luce si muoveva in ombre profonde, solo i suoi occhi scintillavano come vetro al sole. Non disse niente, si limitò a fissarli e quel silenzio faceva ancora più paura del veleno, dei mostri degli abissi e delle stranezze di Tireo. Kmor fece qualche passo avanti, afferrò una torcia e la piantò in un piedistallo al centro della sala. Al di sotto una rastrelliera circolare metteva in mostra le più svariate armi: alabarde, spadoni, pugnali d’ogni foggia, archi lunghi e mazze. 

In quel silenzio stagnante, il sibilo dell’ arma che veniva estratta dal fodero fu terrificante come il raschiare di unghie su pietra. Con una destrezza propria solo degli assassini e dei teatranti Kmor disegnò mezzelune nell’aria ≪Mulai delle Ombre≫ sussurrò e la sua voce si sparse come un alito di tempesta.

≪Se credete che dare uno nome alle armi sia una cosa da sciocchi gli stolti siete voi. Il Neracciao è l’unico alleato che avrete, trattatelo come un’amante, come l’appendice del vostro braccio.≫ Dion sospirò perché quelle parole avevano evocato del suo cuore in tumulto immagini di ninfe danzanti, di veneri coperte di fiori di Maaht, di… uno spostamento d’aria tanto repentino quanto impossibile interruppe quel carosello di bellezze. Il gigantesco spadone gli aveva appena sfiorato l’orecchio per poi puntare dritto al naso di Turi. Come aveva fatto quel demone d’uomo ad essere tanto rapido?

Turi fu colto da un riso isterico e il suo ragliare rimbalzò sulle pareti, fino al volto di pietra di Kmor.

≪lo so che sembra impossibile ma se non vi fate ammazzare prima, cosa che mi auguro, ci riuscirete anche voi. E ora, avanti cicisbeo, la tua amante ti attende!≫ disse spostando la lama dal naso di Turi a quello di Dion. Il poeta tralasciò il modo infelice in cui era stato chiamato, per concentrarsi su una parola a lui più congeniale: amante. Seguì la traiettoria della lama che si spostava ancora con una fermezza incredibile verso la rastrelliera. ≪Falla girare e vediamo cosa il destino ha in serbo per te≫ disse Kmor con un cenno del capo.

≪Devo… oh! D’accordo≫ Dion si raddrizzò, s’aggiustò fazzoletto e ciuffo e con passo di marcia si diresse verso quell’ammasso d’artiglieria. Si sporse in avanti caricando tutta la sua forza sul braccio destro e afferrato il manico della rastrelliera tirò. Risultò incredibilmente leggera. Vorticò con forza una, due tre volte, fin quando oscillando si bloccò di fronte al poeta. 

Una risata tonate lo distrasse da quello che aveva davanti. Kmor sapeva ridere e quando lo faceva sembrava un uragano nel deserto. ≪Il destino talvolta supera ogni nostra immaginazione≫ disse e, ritrovando la compostezza, indicò l’arma che aveva scelto il poeta. Una grande mazza chiodata interamente fatta di Neracciaio. ≪Prendi è tua, e ora dovrai conquistarla! Il suo nome è Piccola Mir≫ disse Kmor senza celare il divertimento nella sua voce.

≪Piccola? A me mi pare ‘na spranga da mazzate che ti rompono il cranio e tutt’il resto!≫ disse Turi facendo notare agli altri l’errore di quel nome inappropriato e, come spesso accadeva, venne ignorato. Il poeta evidentemente turbato da quella scelta tanto inadeguata alla sua fine persona, tentò di sfilarla. Ma quella rimase lì, immobile e piantata come le montagne secolari. Colpito nell’orgoglio provò e riprovò fin quando, dopo un’ernia e due strappi muscolari, la trascinò fuori e poi lungo il pavimento, come un cadavere. Esausto come mai, stramazzò al suolo cedendo il passo a Turi.

Turi con le braccia aperte s’avvicinò alla rastrelliera, tirò sul col naso, sputò e s’arricciò le maniche per partire all’attacco. Un solo breve mezzo giro e la rastrelliera si bloccò di botto. La ristata argentina di Kmor risuonò ancora e Turi lo seguì ragliando, l’ilarità era per lui contagiosa.

≪Le dita di Tartaros, le più eccelse lame del Rostro… quando si dice perle ai maiali. Avrai ben due amanti da gestire≫ la voce di Kmor era tornata dura.

Turi riportò lo sguardo sulle lame: due pugnali lunghi e leggermente ricurvi, sottili come il lampo all’orizzonte, eleganti come fiocchi di neve. Li estrasse saggiandone l’impugnatura in osso bianco e si sentì orgoglioso.

≪No, no e no! Così non va proprio! Quelle dovrebbero essere mie! La mazza è adatta a lui, le Dita per me!≫ Dion si alzò incrociando le mani sul petto.

Kmor alzò un sopracciglio, l’espressione indecifrabile sul volto marmoreo ≪forse hai ragione, ritenta dunque, riporta la Piccola al suo posto e ritenta≫ lo incalzò.

Dion parve soddisfatto e dopo un ulteriore immane sforzo riposizionò la mazza al suo posto e ripetè il rituale. Tre giri ed eccola lì, in tutta la sua rude crudezza. Piccola Mir attendeva muta e corazzata la sua appendice. Con una smorfia di stizza Dion riprovò e riprovò ancora. Niente da fare: l’amore e il destino sono imprevedibili quanto le follie d’un amante, anche se “Piccola”. 

Serie: Levii-Hatan


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Narrativa, Umoristico / Grottesco

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Discussioni

    1. Il Rostro è proprio quello che ci vuole per tipi come lui ?. Grazie ancora del commento

  1. Questo episodio mi ha proprio preso tantissimo, sarà per le armi (spettacolo), sarà per l’epicità stessa delle scene descritte (che abilità, complimenti)… o sarà per i due fantamirabolanti protagonisti! Bella la parte in cui si parla dei nomi dati alle armi… belli in generale tutti i dialoghi. Davvero tutto ben congegnato! 🙂

    1. Mi sento lusingata, grazie! Ma che fascino hanno i nomi delle armi? Saranno anche retorici ma irresistibili ?

    1. Probabile che ogni uno abbia da imparare dall’altro, perciò “un’inversione di armi” può insegnare all’uno ad essere delicato e all’altro a scoprire il suo lato rude…
      Grazie ancora e a presto

  2. Siamo arrivati alle armi, momento cruciale per l’evoluzione dei due personaggi, aspetto il prossimo episodio, mi piace la strada intrapresa e lo svolgimento della storia, diventa a ogni episodio sempre più interessante

    1. Ci sarà da fidarsi a dare delle armi in mano a quei due? Grazie ancora per la tua attenzione e per i commenti sempre interssanti

  3. Le prove da superare sono dure, lo stai facendo notare per bene e gli episodi si fanno leggere molto volentieri, ma non vedo l’ora di passare all’azione e spero che non manchi molto. Alla prossima.

    1. Ciao Ivan! È si prove eclettiche e decisive per il futuro… già dal prossimo episodio arriverà l’azione! Grazie mille per avermi letto ancora ?

  4. Ciao Virginia,
    questa è diventata una delle mie serie preferite, lo dico davvero. Per la sua ironia e per l’epicità, tutte cose che adoro e che tu gestisci in maniera sublime, a tutto si aggiunge il tuo modo di descrivere che come ho ripetuto troppo spesso, adoro.
    Bella l’idea di invertire anche le armi, ci sta alla grande

    1. Alessandro che ti devo dire, il tuo commento mi rende davvero felice!
      Le ripetizioni in questo caso sono sempre ben accette 😉
      Tra poco ci saranno svolte interessanti… Grazie ancora per avermi letto