Nero su Bianco

Serie: Lab: Il Richiamo

Luogo ignoto

Neve, neve e ancora neve ovunque Godwin guardasse. Tutto coperto da uno spietato e implacabile bianco siderale, privando ogni cosa di odori e forme. Una valle di lacrime ghiacciate. Per quanto tempo aveva camminato l’uomo? Ore? Minuti? La percezione del tempo sbiadiva insieme ai cinque sensi, lasciandolo solo con il mal fidato istinto che lo aveva condotto chissà dove. Poco importava, perché qualcosa in Godwin ticchettava nell’anticamera del cervello, sussurrando: Continua, continua, continua… Come uno stramaledetto scalpello battuto più e più volte.

A ogni passo il mondo diventava sfocato, distorto, lento, quasi muto con lo stomaco che si ritraeva fino a far male e i polmoni che bruciavano a ogni respiro. Ma lui continuava, ancora e ancora, anche quando cadde a terra la prima, la seconda, la sesta volta finché non sentì più le gambe e anche cosi proseguì strisciando gomito dopo gomito fino a ritrovarsi senza più forze nelle braccia, totalmente svuotato di ogni energia. Si voltò verso il cielo ammirando la volta celeste un’ultima volta. C’erano morti peggiori e lo sapeva bene.

Tanto vale godersi il momento, no?

Lasciò chiudere lentamente gli occhi, ridestato di colpo da un feroce verso gutturale. Era vicino! La bufera tiranneggiava su tutto, celando il giorno o la notte che fosse. Godwin allungò lo sguardo, in un primo momento non scorse nulla, poi, vide. Vide la sagoma, bassa, contorta. Vide le strane protuberanze che si dimenavano viscide e sinistre. Vide la luce zaffiro emanata da quelli che dovevano essere degli occhi, ma erano due, tre… no, sette! Sette bagliori! Cosa diavolo stava guardando Godwin? Tentò di rialzarsi riuscendo a malapena a stare a quattro zampe.

«No, no, no!».

D’un tratto si ritrovò a gridare sul divano del suo ufficio, affannato, sudato, con il cuore che batteva a mille. Dopo essersi seduto si strofinò gli occhi.

Era solo un sogno, solo un sogno, continuò a ripetersi.

Bussarono alla porta ma Godwin si concesse qualche istante per raccogliere il pacco di sigarette dalla scrivania e farsi un tiro. Fin quando non si stufò «Avanti!».

Era Bill James, il novellino.

«Detective Adams, la vuole l’ispettore capo».

Camberwell, Martedì, 25 Giugno, Ore 21:46

L’appartamento era intriso di un miscuglio di odori indecifrabili che stordivano e bruciavano gli occhi. Ma Godwin si rifiutò lo stesso di indossare la mascherina, doveva cogliere ogni dettaglio, visibile o meno. Tele sparse ovunque senza alcun principio d’ordine, nascoste da grandi veli e decine e decine di secchi di pittura raccolti in un angolo. Al centro della stanza il defunto, disteso con gli occhi vitrei rivolti al soffitto, mentre una densa schiuma gli colava dalla bocca.

«Il solito cliché. Artista morto di overdose», commentò uno dei poliziotti a guardia del perimetro.

L’ennesimo Sherlock Holmes fallito, avrebbe voluto dire, ma preferì dedicarsi al cadavere piuttosto che riprendere un imbecille incapace di notare la totale assenza di buchi alle vene o di tracce della “polverina magica” nelle narici.

Dalla puzza e dall’aspetto dev’essere morto da almeno una settimana. Gli abiti gli vanno larghi, ha perso peso recentemente e sembra esserci… «Godwin!». Il coroner lo trascinò via dai suoi pensieri.

«Ehi, Nick, scusami, stavo…».

«Si, si, lo so. Lo avevo capito dall’espressione beota che fai ogni volta che entri nel tuo mondo», disse divertito.

«Quindi, che cosa abbiamo qui?».

«Jason Moriggan, 32 anni, alto un metro e settantatré, peso ad occhio sui 60 chili. Causa della morte ancora da stabilire ma direi avvelenamento. Morto da sei o sette giorni anche se presumo tu l’abbia notato già da te. E da un’occhiata qui».

Nick lo fece chinare vicino alla mano destra del defunto, apertagliela lentamente rivelò uno strano stigma inciso nella carne. Una lunga linea verticale spezzata da tante piccole linee orizzontali che andavano a crescere verso il centro e a diventare più piccole alle estremità.

«A giudicare dalla profondità dev’essere stato tremendamente doloroso. Secondo te di che si tratta? Godwin? Godwin?».

Senza che se ne accorgesse, Godwin si era portato davanti all’unica tela posta su una staffetta anch’essa coperta, era come ipnotizzato. Tirò via il velo che ricopriva l’opera maledicendosi subito dopo per averlo fatto.

La volta celeste, il bianco siderale, una piccola figura umana e… occhi blu zaffiro!

Per un attimo Godwin sentì cedere le gambe e fu costretto a mantenersi su una sedia lì vicino. Mentre scorreva con lo sguardo, la sua paura crebbe quando notò la scritta riportata nell’angolo a destra: York, 7 October 1980. E divenne terrore puro alla vista della data seguente: Everest, 25 Luglio 2019. G. A.

Serie: Lab: Il Richiamo
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Chiamata dall’Alto
  • Episodio 3: Nero su Bianco
  • Episodio 4: Verità tra Miseria e Nobiltà
  • Episodio 5: Giudizio dall’Abisso
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Intrigantissimo Daniele! Mi piace il tuo stile, è incalzante e i personaggi sono molto caratterizzati. Come ti hanno detto gli altri questo episodio è molto vivido, cinematografico. Sono curiosa di leggere il prossimo ?

    2. Ciao Daniele,
      intrigante il tuo personaggio diviso tra due mondi dove non si intravede una netta divisione (se non nell’attimo del risveglio). Incalzante e letto tutto d’un fiato. ,?

      1. Grz Isabella, sn lieto tu abbia gradito. Spero di riuscire a caratterizzare meglio il pg nelle prox puntate 😉

    3. Grazie ai tuoi dialoghi e alle precise descrizioni, anche questo episodio scivola via veloce, scorrevole, senza perdere il ritmo necessario che lo rende pieno di suspense e perciò in grado di mantenere alta la tensione e l’interesse. Stai gestendo bene una serie impostata sui lab, e questo denota la tua bravura, creatività e abilità nel gestire le nostre scelte. È stato come vedere un film, intenso e con un finale da fiato sospeso?!

      1. We Antonio, ti ringrazio di cuore per una recensione cosi generosa. Mi fai quasi credere di essere bravino a scrivere XD

      1. Wow! Ti ringrazio infinitamente per questi complimenti. Spero di riuscire a destare simili sensazioni. Ancora grazie!

    4. Ciao Daniele, “Cronaca di una morte annunciata”? 😉 Questo episodio mi ha sorpresa: apparentemente è scollegato dagli altri, non offre alcun appiglio, ma sono certa che nella tua mente gli ingranaggi siano perfettamente oliati e tu sia pronto a riunire gli ingredienti fino a dare forma alla pietanza che intendi servirci.

      1. Ovviamente, un piccolo pezzo di un puzzle molto più grande XD
        Spero di riuscire nell’ardua impresa,considerando che siete voi a decidere le tematiche dei miei episodi. La fortuna inciderà molto XD

      1. Prp quel che speravo scrivessi. Cm hai detto tu in.uno dei miei racconti recenti, il classico mi dona si più XD