Nessuna pietà per i meschini

Serie: Il Branco Seconda Stagione

Qualcosa trattenne Nephel dal proseguire. Dopo essersi inoltrato di un centinaio di passi nel bosco le spalle che aveva volto al passato si fecero di colpo pesanti. Decise di non allontanarsi e attendere che il rogo si estinguesse. Il maltempo impedì alle fiamme di diffondersi: la villa sorgeva in una radura situata nel mezzo di una zona boschiva, il fuoco si limitò a lambire il parco cedendo il passo ai rovesci di pioggia. Rimase fermo, la mano poggiata a una quercia millenaria, osservando quanto rimaneva della costruzione piegarsi su se stessa. Era giunto lì quando era ancora bambino, non conosceva nulla se non il mondo di Padma. Aveva riposto l’unica chiave per decifrare quello reale nello zaino che portava sulle spalle: l’elaboratore. Era conscio di non poter affidare la sua sopravvivenza alla mera conoscenza, aveva bisogno di esperienza, ma in quel momento era l’unica base su cui ragionare. Doveva incrociare i dati in suo possesso e scegliere con oculatezza la prossima meta. Non si interrogò sulle proprie sensazioni, umori. La morte del Colonnello aveva lasciato un residuo nel palato: pur non dandogli importanza, non riuscì a vincere quel sapore amaro.

Chiuse gli occhi per alcuni secondi, visualizzando l’ultima mappa tattica apparsa nello schermo olografico e fissò nella memoria la posizione della prima linea. Aveva buon senso dell’orientamento, la topografia lo aveva sempre affascinato: tanto da aver memorizzato l’intera mappa geografica dello Stato.

Quella che era stata condotta come una guerra onorevole si era trasformata in un massacro a cielo aperto. Dopo l’attacco ai Presidi i Daemon avevano perso per completo la ragione e iniziato a sterminare ogni umano si presentasse loro di fronte. Il Comando Operativo Centrale aveva inviato gli “spillini”, interi plotoni cui era stato somministrato giornalmente il Kurpix. Bestie contro bestie, una battaglia impari il cui unico pregio era quello di rallentare i Daemon. Era già stato avviato il programma di produzione di massa dei cyborg, entro un paio di mesi sarebbero scesi in campo con l’intento di contrastare la rivolta. Dopo il fallimento del protocollo 973127 tecnici e ingegneri meccanici si erano messi al lavoro giorno e notte.

Almeno, pensò, non avrebbe incontrato un vero mostro lungo il cammino. Se una dose di pochi microgrammi di Kurpix riusciva a trasformare un umano in un abominio, una dose di duecento milligrammi poteva rendere un Devil degno portatore di quell’epiteto. Un essere infernale in grado di autorigenerarsi. Secondo i rapporti top secret in possesso di Padma, dopo la fuga del soggetto numero 27 le altre creature erano state bruciate nei forni crematori senza lasciar loro il tempo di reagire. 27 aveva fatto perdere le proprie tracce e il Comando Operativo Centrale aveva insabbiato la vicenda segretando l’intera ricerca. Il Devil “faccia d’angelo” era scomparso nei bassifondi di New York senza causare problemi alla cittadinanza. Era il soggetto ad aver risposto meglio alla sperimentazione. Il più intelligente. Nephel represse un brivido involontario: curiosità.

Il Comando Operativo Centrale aveva avuto vita difficile quell’autunno. Nonostante le accortezze alcune voci sulla defezione degli Elfidi erano state rese di pubblico dominio grazie ad internet. Le creature della sua razza erano state le prime a ribellarsi: una rivolta muta, accorta, che li aveva portati a eliminare i padroni durante il sonno. Strangolati, sgozzati come animali profittando dello stato di vulnerabilità. Molti si erano allontanati alla volta dei boschi, certi di trovare rifugio: l’empatia che li caratterizzava consentiva loro di concentrarsi sulla natura rendendola un’alleata. Una dote che Nephel era pronto ad utilizzare traendone vantaggio. In mezzo alla boscaglia era pressoché impossibile individuare un Elfide.

I Lillip non avevano ancora fatto la loro mossa: alcuni si erano uniti ai Daemon giunti nella Capitale per portare disordine, altri attendevano l’evolversi degli eventi per decidere con chi schierarsi.

Sollevò il volto al cielo, lasciando che la pioggia torrenziale lo lavasse da ogni odore e sensazione. Era vivo. Per la prima volta, stringeva fra le mani il suo futuro. Un futuro che intendeva sfruttare senza nascondersi in qualche anfratto dove trascorrere la sua vita senza darle un senso. Crescere con Padma gli aveva concesso una visione più ampia, un codice interiore che intendeva rispettare. Lei non si era mai nascosta, mai sottratta al richiamo del destino.

Si strinse nella giacca in tela che aveva indossato sopra la casacca di operatore medico, decidendo di occultarla: se ne sarebbe sbarazzato alla prima occasione. Non intendeva rallentare il passo attirando l’attenzione su di sé, le sue competenze lo rendevano prezioso. Ne sapeva quanto bastava per essere l’ago della bilancia fra vita e morte. Anche se la strumentazione della villa gli aveva consentito vita facile, era stato istruito per prestare primo soccorso.

Prima di incamminarsi aggiustò la fondina che aveva fissato alla cintura. Anni prima Padma aveva insistito perché si allenasse al poligono del rifugio sotterraneo, sostenendo che quella abilità poteva tornargli utile. Si rese conto che la donna aveva lavorato a lungo su di lui, offrendogli i mezzi per sopravvivere da solo: senza altri padroni. Era stato il suo modo per manifestargli affetto, conscia che la morte li avrebbe separati. Non tutti gli umani erano meschini.

Distribuì sulle spalle il peso del bagaglio puntando in direzione della Capitale. Allontanarsi dalla Prima Linea era l’opzione più logica, una volta giunto a New York avrebbe valutato la situazione e deciso il da farsi. Piccoli passi: deciso, ma flessibile.

Si incamminò in direzione nord senza volgere altro sguardo alla villa. Era pronto, le spalle si erano fatte più leggere.

Si tenne lontano dai sentieri battuti, preferendo avanzare fra gli alberi per sfruttare il riparo offerto dalla loro mole. Il suo udito lo guidò, facendogli cambiare percorso non appena intesa la presenza di altri. Alcune squadriglie formate da disertori cercavano una via di fuga mettendo quanta più strada possibile fra loro e i Daemon.

Nephel si lasciò condurre dai sensi, passando loro vicino senza dare segno di sé. Pur sapendo di mettere in gioco la sua sopravvivenza, desiderava studiare con attenzione gli esseri con cui prima o dopo si sarebbe confrontato.

Un paio di giorni dopo aver intrapreso il cammino incrociò un Daemon solitario. Nessuno dei due evitò l’altro, lasciandosi condurre dall’olfatto. Nessuna presentazione, saluto. Trascorsero la notte in silenzio, fissando le stelle, condividendo una sporgenza di roccia che diede loro riparo dal vento pungente che si era levato d’improvviso.

Nephel non aveva mai incontrato un Daemon, ne conosceva l’aspetto solo grazie ai dati e alle immagini inserite nell’elaboratore. La pelle scura si perdeva nell’oscurità creando l’illusione di vuoto. Un vuoto contrastato dai bracciali di ferro battuto color argento che stringevano gli avambracci muscolosi. Secondo le sue conoscenze, quella di ingioiellarsi non era una consuetudine della razza cui apparteneva.

Il Daemon rivolse la parola a Nephel al mattino, prima di prendere congedo.

Indicò in direzione Nord. ‹‹I morti dicono che è più sicuro.››

L’Elfide annuì, grave. ‹‹Nord.››

Il Daemon si incamminò per primo lasciandolo solo.

Nephel attese fino a quando non fu scomparso, intuendo che il Daemon non desiderava alcuna compagnia. Quella notte i loro destini si erano incrociati in un alito di vento.

Si mise in cammino di buona lena, avvertendo un nuovo brivido accarezzargli la pelle. A differenza di quando aveva pensato a 27, accolse quella sensazione. Faccia d’Angelo e Anubis, il Dio dei Morti… Erano molte le meraviglie ad attenderlo a New York.

Con l’avvicinarsi alla meta dovette lasciare il bosco in favore del cemento. Si spostò con rapidità, utilizzando ogni barriera e ostacolo per celarsi dalla vista. Raggiunta una nuova macchia boschiva abbassò la guardia: il dislivello del terreno non gli impediva di avanzare rapido senza muovere foglia, silenzioso come un fantasma. Incontrò gli “spillini” prima di avventurarsi allo scoperto per percorrere l’ultimo tratto di strada: riusciva ad avvertire, sebbene flebile, l’odore dell’Oceano.

Si nascose nel fogliame e attese. La posizione leggermente sopraelevata gli consentì di seguire con attenzione quanto stava accadendo poco lontano. I gruppi coinvolti nel dramma erano due. Otto “spillini” cercavano di raggiungere un gruppo di quattro umani sulla sommità di un’irta collina a strapiombo: conficcavano le unghie nel terreno, in una scalata apparentemente impossibile, avanzando come ragni in attesa del pasto. Lo sguardo febbricitante, incuranti del dolore alle dita: alle unghie spezzate, al suono secco delle falangi che si rompevano nello scavare la roccia.

Comprese l’intento degli umani solo quando vide uno di loro buttarne un altro dalla rupe: gli “spillini” mollarono la presa all’unisono, precipitando al suolo per accanirsi sul malcapitato.

Nephel non distolse lo sguardo dallo scempio, osservando le budella dell’uomo riversarsi fumanti a terra. Gli “spillini” se ne cibarono direttamente senza raccoglierle, con la bava alla bocca.

L’Elfide tornò a osservare i sopravvissuti darsi alla fuga. Decise in fretta, senza alcun travaglio. Utilizzò l’arma che teneva alla cintura per sparare tre colpi prima che gli umani fossero fuori portata. Sangue fresco, un nuovo pasto: tre corpi caldi a disposizione che avrebbero distratto le bestie mentre si allontanava.

Controllò che gli “spillini” fossero occupati a finire la vittima sacrificale e si allontanò scuotendo leggermente la testa. Nessuna pietà per i meschini.

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Kenji, vedo che anche oggi ti sei fatto una bella maratona! 😀 Non può che rendermi felice, perché mi fa sperare che tu ti sia affezionato al Branco al punto di voler divorare la serie fino alla fine.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Rose. Lo sono, nerdissima!!! Ti ringrazio per aver voluto assistere all’anteprima della mia serie. Per te, una poltrona in platea è sempre assicurata 😀

    1. Daniele Parolisi

      Vai con la nuova serie del branco che incomincia alla grande, e preannuncia già grande aspettative con la grande Micol che ci offre impeccabili scenario conviene con personaggi di carattere è una narrazione travolgente!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, così mi metti sulle spalle un peso Enorme! Spero di soddisfare le aspettative 🙂

    2. Antonino Trovato

      Ciao Micol, più che un riassunto della prima stagione ti sei ricollegata al primissimo episodio, accennando a 27 ed esponendo in maniera dettagliata la situazione sociale e di guerriglia presente. Si notava già il rapporto carico di umanità tra Padma e Nephel poco prima della di lei dipartita, e qui ci viene mostrata in maniera evidente, in cui l’elfide credo abbia ereditato la sua curiosità e pizzico di umanità proprio da Padma, e ciò spiega anche il rapporto con Alone. Insomma, stai facendo davvero un gran bel lavoro, un universo distopico tutto da scoprire, da assaporare nei minimi dettagli, e grazie alla tua proverbiale minuzia per i particolari, il lettore viene immediatamente rapito e calato nella tua oscura fantasia😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, ti ringrazio per l’entusiasmo che mi regali ogni qualvolta leggo un tuo commento. Sono contenta che anche l’inizio della seconda serie abbia acceso il tuo interesse, da quanto ho compreso Nephel è uno dei tuoi personaggi preferiti (lo confesso, anche uno dei miei). Ho voluto scrivere il Branco perché i componenti mi erano entrati nel “sangue” e nel Dio Solo non mi era stato possibile dilungarmi su di loro. Spero di riuscire a dare una visione di insieme che comprenda anche le vicende di Alone, in modo da risultare “credibile”. Se fin qui ci sono riuscita, non posso che esserne felice.

    3. Cristina Biolcati

      Trovo che questo primo episodio sia scritto divinamente bene! Grande Micol! Mi stupisce sempre la fantasia infinita di chi sa mettere nero su bianco un buon racconto distopico. E qui, mi pare che gli ingredienti ci siano tutti. In secondo luogo, amo la tua cura dei particolari e la tua prosa scorrevole. Brava! Alla prossima 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Cristina, grazie mille per aver apprezzato questo racconto. Ti ringrazio per i complimenti, sono sempre un toccasana e un balsamo per la mia mancanza di autostima. Il genere distopico appartiene alla mia zona confort, ma non ha grande seguito: sapere di averti regalato delle emozioni mi rende felice.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Nicoletta, in questo episodio ho voluto fare una specie di riassunto. Ho pubblicato la prima serie mesi fa e, come per quelle alla TV, ho pensato che un piccolo promemoria, oltre ad essere funzionale alla storia, potesse essere gradito 😃