Nessunposto

Serie: Il Diario dello Stregone


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Rin è un bambino di sei anni che vive in un piccolo villaggio. Ama le storie che raccontano il nonno e Olivander, un eremita che vive nel folto del bosco. Quest'ultimo gli insegna a scrivere e lo invita a tenere un diario.

Ci ho pensato.

Forse Olivander mi ha detto di scrivere un diario anche per ricordare chi sono. Forse un giorno non lo saprò più e questa cosa mi fa paura.

Olivander, come il nonno, ci racconta sempre le stesse storie: sono bellissime, io e Deler non ci stanchiamo mai di ascoltarle. Ma quando gli chiediamo di raccontarci qualcosa di lui i suoi grandi occhi a palla, come quelli dei pesci che pesca papà, si fanno vuoti. Non cercano nemmeno, come se non sapessero dove guardare. Dopo qualche momento Olivander scoppia a ridere come niente, chiede di noi e cosa abbiamo fatto negli ultimi giorni. Sembra molto importante per lui. Fa “sì” con la testa quando è contento, si imbroncia quando pensa che qualcosa è sbagliato.

Così, ho deciso di non voler dimenticare. Se scrivo tutto posso andare a leggerlo e saprò sempre chi sono.

Il mio paese si chiama “Nessunposto”. In realtà il suo vero nome è Poggio Rusco, ma da quando ho sentito Deler chiamarlo così ho deciso di farlo anch’io. È un paese piccolo: un posto dove non succede niente, si lavora e basta. L’unica cosa bella è il mercato che si tiene in piazza ad ogni luna nuova, quando arrivano i carovanieri.

Poco lontano c’è una grande via che collega l’ovest all’est, così mi ha detto Deler, usata da molti viaggiatori e mercanti. Nessunposto è comodo per trascorrere una notte tranquilla e la Locanda ha sempre gente. Travor, il proprietario, è uno dei più ricchi del paese assieme a suo papà che è il siniscalco.

Travor mi è simpatico. Anche se ha una pancia enorme, è molto agile e riesce sempre ad acciuffare qualche stupido che cerca di andare via senza pagare. Da giovane ha combattuto la Grande Disfida e lì ha perso un occhio. Però l’altro ci vede bene e ha due orecchie che sembrano quelle di un gatto (anche grandi così): ci sente benissimo. È sempre gentile con i bambini e quando c’è festa ci regala mele caramellate.

Il siniscalco, invece, è strano. Mi fa tremare come se fosse freddo, non mi piace. Al contrario di Travor è magro magro, sembra uno scheletro che cammina. Ha una bottega dove vende stoffa ricamata.

Il ricamo è il lavoro principale delle donne di Nessunposto. Quando è bel tempo si riuniscono in un grande portico per lavorare assieme, mentre d’inverno lo fanno a casa. Sono bravissime! Usano fili colorati di seta e ricamano da mattino a sera fino a quando la pezza di tela si trasforma come per magia: fiori, volani, foglie, merletti… sono sicuro che con quelle stoffe ci si vestono le regine. Il siniscalco, Ghord, le paga poco. Lo so perché anche Jem ha cominciato a vendergli i suoi lavori. Dopo aver comprato altri fili e stoffa, sempre da Ghord, rimane poco e mamma lo mette da parte per comprare la farina.

Deler ha scoperto che i mercanti pagano al siniscalco ben dieci monete di rame per ogni pezza: lo ha visto, un giorno che ha sbirciato dentro alla bottega dalla finestra. È arrabbiato, perché anche la sua mamma lavora giorno e notte senza riuscire a portare a casa molto.

Ghord è proprio una carogna.

La terza persona importante qui è Irpina, la levatrice. È vecchissima, ha fatto nascere tutti a Nessunposto. Somiglia a una strega, di quelle che mangiano i bambini: ha tutti i denti anche se deve avere tipo trecento anni. Lo so che non è possibile campare tanto, ma sono sicuro che è così. Ha una faccia tutta bitorzoluta e un gran porro sul naso. Ma i suoi occhi scuri sono dolci. È una delle poche persone che mi sorride veramente. Ogni mattina arranca reggendosi al bastone di legno, puntuale come il sorgere del sole, scendendo dalla stradina che dalla sua casa arriva alla piazza: acquista qualche ortaggio e torna, aspettando di essere chiamata per far nascere un bambino.

Gli uomini coltivano i campi. Ogni famiglia ha un orto poco lontano da casa, ma la terra è dura. Così dice papà: bisogna starci dietro ogni giorno, fare in modo che il bosco non torni a portarsela via. Viviamo della verdura che produce il campo, patate, cavoli, carote, zucchine, e degli animali da cortile affidati ai vecchi e ai bambini (non a me, però).

Insomma, in Nessunposto tutti lavorano e basta.

Quando si fanno grandi alcuni ragazzi se ne vanno. I maschi si arruolano per diventare guerrieri mentre le femmine scappano con i carovanieri facendo piangere le madri.

Qui è tutto uguale, sempre.

L’unica cosa bella a Nessunposto, oltre al mercato, è il Bosco: Bosco Spinoso. Si chiama così perché lì vicino è pieno di cespugli di Rusco (che hanno dato il nome al villaggio). Ai bambini è vietato andarci, ma io e Deler conosciamo un modo per raggiungerlo di nascosto. Non lo scrivo qui, perché ho paura che qualcuno lo scopra. Anche se, a casa mia c’è solo papà che sa leggere un pochino e forse non lo dice a nessuno. Meglio non correre il rischio.

Ora devo andare, ma domani voglio essere sicuro che un giorno mi ricorderò della foresta e di Olivander, che vive vicino al ruscello. Scriverò tutto, anche degli animali che ci sono.  

Serie: Il Diario dello Stregone


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Letture correlate

Discussioni

  1. Molto sentimentale e puntuale la descrizione di Nessunposto, i suoi abitanti ognuno con il suo ruolo. Potrebbe sembrare tutto rose e fiori ma… il bosco mi lascia perplessa, i bambini non possono entrarci… sono a bordo, proseguo!

    1. Il Bosco è meraviglioso. O forse, è Rin a essere un bambino speciale. Felice di saperti a bordo, spero che questa serie continui a piacerti 😀

    1. Spero di essere riuscita a trasmettere il mondo di Rin, è passato un bel po’ di tempo da quando avevo la sua età 😀 (ho nostalgia, di quel tempo…)

  2. Altro buon episodio. Non ti nascondo che il narratore da te scelto alla lunga rischia di diventare un po’ pesante. Servirebbe qualcuno che gli faccia da contraltare, una seconda voce. Magari alternare due punti di vista differenti. Però visto che si tratta di un diario forse quanto ho appena scritto perde di significato…ahahah. ciao, Micol!

    1. Avevo pensato ad una narrazione doppia, con degli episodi in terza persona, poi ho deciso di andare fino in fondo. I primi episodi sono un po’ statici, Rin desidera fissare sulla carta parte del suo vissuto in modo da non dimenticarlo. Da metà prima stagione in poi inizierà a raccontare cosa gli accade man mano e spero che il racconto risulti più dinamico

  3. Rin…Irin sono i Vigilanti biblici di Enoch, grandi esseri multidimensionali. Il bimbo cosa sta vivendo? Una realtà parallela? In un mondo narrativo proprio? O sta sognando? Il bambino è potente, direbbe Nietzsche, libero di essere ciò che vuole e di essere dove vuole. Grazie per questo racconto, Micol. <3

    1. Mi hai dato lo spunto per scegliere la mia prossima lettura. E’ la seconda volta che mi succede con te, un mese fa ho riletto in Necronomicon (in una versione più leggera che mi ha divertita): ora andrò a caccia di Enoch. L’universo di Rin non è il nostro, è un mondo dove la magia si mescola alla realtà e le favole non sono così dolci come quelle che si narrano ai bambini. Ho voluto sperimentare questa via, gli occhi di un bambino piccolo che ancora vedono il “buono” in ogni cosa. Secondo il mio progetto, Rin crescerà e toccherà l’oscurità: quella dentro di sé e quella del mondo cui si rapporta. La luce non può vivere senza in buio e viceversa.

  4. Nessunposto sarebbe una bella tappa da visitare, quando si è in viaggio. Basta attivare un’osservazione partecipante e subito si possono scorgere persone autentiche e quel senso di “Gezelschaft”, comunità, che le città hanno perso da molto tempo. Una narrazione davvero relax, senza fretta, con uno sguardo leggero e pellegrino alla Bilbo Baggins

    1. Ciao David. Hai ragione, anche se, in fondo, Nessuposto è dove molti di noi sono nati ed abitano. Basterebbe guardarlo davvero per scoprirlo fino in fondo.

  5. Mi piace davvero lo stile narrativo che stai adottando per questa serie. E non è facile, ma lo stai gestendo davvero bene. Vedere “Nessuposto”, Olivander e Bosco Spinoso con gli occhi di Rin è qualcosa di magico!

    1. Grazie 😀 Vediamo se riesco a reggere questa narrazione fino alla fine, come ho detto ad altri sono preoccupata perchè ad un certo punto dovrò necessariamente rendere diverso il tono di voce di Rin (crescerà e per forza di cose dovrò adeguarmi). Per ora me lo godo bambino

  6. Accipicchia Micol: brava! Ti aspettavamo al varco… et voilà! Con tre passi di danza dei più eleganti ci hai stupito. Difficile mantenere il livello del primo episodio, eppure ce l’hai fatta.
    Vedi, i miei complimenti valgono di più, molto di più: ma no, non perché io sia più bravo degli altri, ci mancherebbe. Il fatto è che questo genere non l’ho mai digerito, invece qui tutto mi torna. A cominciare dai nomi – ma dove li hai scovati? – e poi i personaggi. Inutile dirti che quello che mi piace di più, al momento, è Ghord, quella gran carogna che, chissà, un domani ci stupirà.
    Ora mi perdonerai se, per la prima volta su EdizioniOpen, me ne esco con una delle mie “s-considerazioni”: hai inventato un nuovo genere, il “diario distopintimo” che, se vai a vedere, è proprio una bella contraddizione. Del resto, Nessunposto non è forse il proprio luogo?
    Ma è presto per tirare le conclusioni. Ammirazione, curiosità: mi sa che stavolta sbanchi.

    1. Ciao Roberto, certo che con tutti questi complimenti l’ansia da prestazione è salita di parecchi gradini! 😀 La cosa più bella è sapere che questa storia, pur non appartenendo a un genere che rientra nelle tue preferenze, è riuscita a conquistarti. Il fantastico (distopico, fantasy, dark) è la mia comfort zone: forse per la mia necessità di allontanarmi dalla realtà per rimettere le cose a posto. In fondo è un artificio per raccontare di un mondo di umani sentimenti che tutti conosciamo: travesto i miei personaggi da maghi, stregoni, creature fantastiche, ma tutti loro cercano una intima identità che va la di là delle appartenenze. Ti confesso fin d’ora che in tutto quello che scrivo non incontrerai molte scene di cappa e spada (sono incapace di descrivere un combattimento), le dinamiche di solito si giocano a livello psicologico. Quanto all’essere lineare sono felice, perché pur amando le letture fantasy svengo quando mi trovo a raccapezzarmi fra strani riti, legami familiari, nomi altisonanti che occupano due righi, trecento personaggi cada scena, ecc, ecc. Mi viene il mal di testa: del Silmarillion di Tolkien ho letto le prime tre pagine poi ho deciso di alzare bandiera bianca. Per i nomi geografici peno un po’, perchè trovare qualcosa di veramente originale è faticosissimo, per i nomi propri sono più a mio agio.
      Raccontare questa storia scegliendo il punto di vista di un bambino mi dà margine per spiegare tutto in maniera forse semplicistica, ma penso che in verità sia il modo migliore per farlo in ogni campo: i bambini la sanno lunga a riguardo. Grazie ancora, per tutto 😀

  7. Complimenti Micol, oltre che una bella storia stai gestendo il narratore in maniera impeccabile e molto coivolgente. Brano molto equilibrato, che nonostante sia “di presentazione” non annoia, anzi spinge a voler sapere sempre più di Nessnposto e dei suoi abitanti

    1. Ciao Ale, sono felice che ti piaccia. Fin qui sono riuscita a sostenere la prima persona, anche se è un tipo di narrazione alla quale non sono abituata. Spero solo di riuscire a proseguire bene. Ci saranno altri episodi di presentazione dopo questo, perchè RIn vuole essere sicuro di non dimenticare nulla quando sarà adulto. Poi, arriverà anche un po’ d’azione ;D

  8. Io una passeggiata al mercato di Nessunposto, con la luna nuova, la farei molto volentieri. Hai presentato tutti questi personaggi in pochissime righe dando l’opportunità di metterli a fuoco nei loro caratteri e nella fisicità. La levatrice è ciò che di dice “l’abito non fa il monaco”, l’unica a saper sorridere con il cuore. I filati e i ricami da te descritti mi hanno richiamato l’impostazione di questo testo mentre lo leggevo, accurato e scelto in ogni parola. Comunque, resta sopra a tutto la lettura con gli occhi e lo spirito di un bambino che ha 6 inverni, paesaggio, luoghi e persone, e non è cosa semplice da fare, pensarlo è una cosa, metterlo steso nel rigo è un’altra storia. Brava!

    1. Ciao Bettina. Come ogni altro posto al mondo anche Nessunposto ha la sua parte di oscurità e prima o poi Rin dovrà combattere contro di essa. Ma per ora, me lo godo bambino 😀 Ti confesso che quello che mi preoccupa maggiormente è il cambio di registro che dovrò, necessariamente, dargli mentre sta crescendo. Per così come ho immaginato la storia Rin concluderà il suo percorso qui quando avrà quattordici anni. Sono contenta di avere lettrici attente come te, spero che mi saprai consigliare in costruzione d’opera qualora non risultasse del tutto convincente. Per ora, non posso che ringraziarti