Ninna Nanna

Serie: Gli Occhi del Drago

«Bentornato, Akira-Ka.»

Akira porse il pastrano a Jacob, ricambiando il sorriso dell’anziano; dopo più di trent’anni lo considerava un parente e non una proprietà.

«Hai già cenato?»

Akira scosse il capo. «No. Non ho fame, ti ringrazio.» L’appetito gli era passato per completo dopo aver parlato con l’erborista. La donna aveva rigirato il coltello in una piaga in eterna suppurazione. Gli affari di famiglia.

Jacob si chinò leggermente, allontanandosi per riporre il cappotto nel guardaroba del vestibolo d’entrata. Akira lo osservò ad occhi socchiusi, sentendo per lui la consueta pena.

Ai tempi di suo nonno le proprietà non erano semplici schiavi. I rivali che si erano assoggettati alla casta Hydosha, avevano assicurato fedeltà in cambio della sopravvivenza. Con l’ascesa di suo zio a Shishi-Jaku tutto era cambiato; il diritto di proprietà era stato esteso alle loro famiglie fino alla fine dei tempi. Era diritto della Shishi decidere della loro vita e della loro morte.

Quando Jacob gli era stato donato aveva acquisito ogni diritto anche sulla sua progenie: la matura Kira, una matrona dolce sempre sporca di farina, che lo aveva viziato fin da piccolo preparandogli ogni tipo di leccornia per tentare il suo scarso appetito, e Jeff, suo coetaneo, con cui aveva condiviso notti insonni consumate in giochi in grado di sviare la sua mente dal dolore.

«Jeff è in casa?»

Le guance di Jacob si colorarono di imbarazzo. «È una testa calda, Akira-Ka. Temo sia dove non dovrebbe essere.»

Akira scoppiò a ridere, strizzandogli un occhio. «In compagnia di una fanciulla dal carattere bizzoso ma sincero?»

Il servitore si guardò attorno spaventato, quasi i muri avessero orecchie. «Sono dispiaciuto di non poter frenare il suo entusiasmo e ho timore per lui. Ti prego, ordinagli di desistere: ti deve obbedienza, non può contravvenire alla tua volontà.»

Le parole di Jacob ebbero il potere di adombrarlo nuovamente. Alle proprietà veniva impiantato un chip sottocutaneo, in grado di dare al Ka la possibilità di controllarli in ogni istante. La disobbedienza era punita con una scarica elettrica che, dipendendo dal voltaggio, poteva provocare la morte. Jeff era il suo miglior amico, non un cane.

Tuttavia, il vecchio non aveva del tutto torto: il nipote stava giocando con il fuoco. Akira decise di dargli un buon pizzicotto interagendo con il bracciale che portava al polso. Nulla di che, solo un invito alla prudenza: Jeff avrebbe compreso. Akira era certo che in quel momento si trovasse con Jukiko-Ka, la figlia del tanto temuto Shishi-Jaku. I due avevano una relazione da un paio d’anni; erano riusciti a celare il loro sentimento agli occhi del mondo, ma Jeff rischiava ben più di una scossa nel caso fosse stato scoperto assieme alla ragazza.

«Ecco, “nonnino”, ti ho accontentato.»

Jacob rilassò le spalle, tornando sereno: non era lontano dal provare quel sentimento per il suo padrone, lo aveva visto crescere.

«Mi ritiro in camera, sono stanco. Appena Jeff rientra chiedigli se può raggiungermi domani mattina, desidero un consiglio.»

«Da quella testa matta?»

L’espressione di Jacob fece ridere Akira. «Sì.»

Il servitore chinò il capo, come era di consuetudine quando gli veniva impartito un ordine. «Lascerò il medicinale nel tuo alloggio privato.»

«No.» Il Ka si stupì per primo della veemenza con cui aveva pronunciato quella parola. Una delle mani scivolò sulla tasca dei pantaloni, quasi di volontà propria, dove aveva riposto il sacchettino che gli aveva donato l’erborista. «Una tazza di acqua calda sarà sufficiente. Grazie.»

Ignorò lo sguardo preoccupato di Jacob, dandogli congedo con un cenno del capo. Non appena solo, Akira si diresse nelle sue stanze deciso a tentare la sorte.

***

Akira rimase sotto la doccia per una buona mezz’ora. Sollevò il mento, esponendo il volto verso il getto regolato a pioggia; su di lui l’acqua calda aveva un effetto strano, riusciva a restituirgli la giusta concentrazione senza intorpidirgli i sensi.

Mosse con cautela le spalle e allungò le braccia dietro la schiena, stirando i muscoli. La risposta dell’endoscheletro in lega polimorfica non si fece attendere: un soffuso scricchiolio e le vertebre centrali si ricompattarono.

Era per merito della famiglia che tanto odiava, se era riuscito a sopravvivere al tumore osseo che lo aveva colpito quando aveva quattro anni. Dopo la morte dei genitori era stato accolto nella famiglia dello zio e cresciuto come un figlio: nulla era rimasto intentato per restituirgli una vita sana.

Le operazioni gli avevano procurato un dolore che gli era penetrato nell’anima. I chirurghi erano interventi più volte sulla sua colonna vertebrale, integrandola, seguendo il suo naturale sviluppo fisico.

Jacob lo aveva vegliato come un angelo custode, incoraggiandolo quando veniva preso dallo sconforto: si era occupato di lui senza lesinare alcuna energia, ignorando la fatica e il sonno.

Jeff si era avvicinato timidamente, impacciato nel trattare con il coetaneo: il piccolo Ka era gracile, debole, costretto ad una sedia a rotelle. La proprietà lo aveva invitato a condividere un mondo speciale, introducendolo ai giochi di ruolo, spronandolo a resistere al dolore e creare un’immagine di sé forte, potente, sana: un guerriero ninja.

Paradossalmente, Akira lo era diventato. Padroneggiava le arti marziali, l’utilizzo degli shuriken e del nodachi senza difficoltà. Era riuscito a credere in quell’immagine fino a renderla reale.

“Testa matta”, come lo aveva chiamato Jacob, snobbava quelle che chiamava tecniche di combattimento da femminuccia, ma in realtà era orgoglioso dell’amico. Una volta adulto era divenuto un bestione biondo con la faccia da discolo: ufficialmente, era uno dei bodyguard di Akira. Ruolo che gli permetteva di assistere alle riunioni di famiglia e smaniare per uno sguardo di Jukiko-Ka. La ragazza lo aveva cotto a puntino, l’avrebbe seguita anche all’inferno.

Peccato che il fratello maggiore di Jukiko non le somigliasse: Kuma-Ka, il futuro Shishi-Ka, condivideva con il padre la linea dura. Era suo desiderio allargare i confini della Città Stato fondata dal loro antenato. Il nonno aveva impiegato ben venti anni per ottenere la pace: a prezzo di molte uccisioni, dolore, famiglie distrutte. Tutto per un bene più grande. Aveva riunito sotto il suo comando i cinque clan che si dividevano la regione, creando presupposti tali da poter levare lo sguardo sul Priorato da pari e non temere un’invasione.

I rapporti fra le due coalizioni si reggevano su basi instabili, uno status quo retto su interessi commerciali che venivano regolati in una fascia territoriale neutrale. Bastava una scintilla per concedere al Priorato il pretesto per iniziare una guerra.

Akira chiuse il getto d’acqua, lasciandosi accompagnare dai quei pensieri. Afferrò un asciugamano drappeggiandolo sui fianchi e dedicò un’occhiata veloce alla sua immagine allo specchio. Notò che uno dei sopraccigli aveva preso una forma irregolare e si propose di sistemarlo non appena possibile.

Il bagno privato comunicava direttamente con la camera da letto, un ampio locale aperto che ospitava un angolo dedicato ad una piccola biblioteca personale. Jacob aveva posato la tazza d’acqua calda sopra la scrivania.

Akira raggiunse il letto, rovistando le tasche dei pantaloni che aveva posato lì; trovò il sacchetto di tela e nella sua mente apparve il volto dell’erborista. Aveva deciso di confidare in lei, ben sapendo che la sua pozione non gli avrebbe dato pace. L’unico medicamento che gli permetteva di sprofondare in un sonno pesante, senza sogni, era sintetizzato dai laboratori chimici della Shishi appositamente per lui: non conosceva i componenti, non si interrogava sulla loro natura, sapeva solo che funzionava e tanto gli bastava.

Gli incubi in cui riviveva la malattia non erano i soli a stringerlo nella loro morsa. Sebbene nessuno gliene avesse fatto cenno, sapeva di aver assistito alla morte dei genitori: l’aveva confidato solo a Jeff, temendo di essere preso per pazzo. All’epoca aveva solo un anno e non conservava alcun ricordo se non alcune istantanee. La madre si era trascinata fino alla culla e prima di morire lo aveva abbracciato nell’intento di proteggerlo da un’ombra scura che si era profilata sopra di lei.

Nel sogno Akira cercava il suo volto, angosciato, non riuscendo a coglierne i tratti. Si sentiva bloccato, in sospeso, in un loop senza fine che lo portava al limite della pazzia: gli sarebbe bastato qualche secondo in più, poterla guardare negli occhi e vedere il suo viso. Un solo attimo.

Versò la mistura nell’acqua calda, sciogliendola con l’aiuto di un cucchiaino. L’odore della cannella si sprigionò con immediatezza, assieme ad altri più corposi, ferrosi, che non seppe riconoscere. Bevve tutto di un fiato, sorpreso di trovare il gusto gradevole. Notò che l’effetto era simile a quello del medicamento chimico, non ci volle molto prima che le sue palpebre si appesantissero.

Indossò la biancheria e si stese a letto, senza prendersi la premura di infilarsi sotto le lenzuola; chiuse gli occhi e attese il sonno.

***

Lo svegliò una risata cristallina. Sollevò lo sguardo, impaurito: non sentiva più il suo corpo. Quello che vestiva gli era estraneo, piccolo e indifeso.

«Hai fatto un brutto sogno?»

Due bellissimi occhi a mandorla, scuri come la notte, lo osservavano con una luce di puro amore. Si sentì issare al petto e poggiò una guancia sulla spalla della donna che lo stringeva con dolcezza.

«Ora c’è la mamma, non devi più preoccuparti.»

Akira chiuse nuovamente gli occhi, lasciandosi cullare da una ninna nanna.

Serie: Gli Occhi del Drago
  • Episodio 1: L’erborista
  • Episodio 2: Il nemico del mio nemico
  • Episodio 3: Ninna Nanna
  • Episodio 4: Il Ka, l’Erborista e il Topolino
  • Episodio 5: Il Treno
  • Episodio 6: Il Pellegrinaggio – parte I
  • Episodio 7: Il Pellegrinaggio – Parte II
  • Episodio 8: Nel Deserto
  • Episodio 9: Il Santuario di Imelda
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    Responses

    1. “Alle proprietà veniva impiantato un chip sottocutaneo, in grado di dare al Ka la possibilità di controllarli in ogni istante. La disobbedienza era punita con una scarica elettrica che, dipendendo dal voltaggio, poteva provocare la morte. J”
      Questo passaggio mi è piaciuto

      Le tue ambientazioni di mondi distopici sono molto vicine alla realtà.

      1. Purtroppo non è un futuro così fantascientifico 🙁

    2. Nell’episodio precedente hai “dipinto” scene e personaggi, qui inizi a spiegare parte delle dinamiche sociali, nonché il background di Akira, e ci fai immergere sempre di più in questa tua nuova creatura… 😊
      Bello il finale onirico…

      1. Ciao Sergio, come ti dicevo non mi innamoro solo dei mondi ma anche dei personaggi. Ora spero solo di riuscire a mantenere le aspettative con gli altri episodi, sono molte le realtà che Diana e compagni conosceranno prima di arrivare alla fine della storia 😀 Su questo, è davvero un po’ “final fantasyzzante”.

    3. Interessante Akira e interessante l’evolversi di questa storia, tuffata in un mondo “dei tuoi”, uno di quei mondi sempre ben strutturati. Sai, anch’io come Dario ho avuto la stessa impressione, qualche traccia alla Final Fantasy: quindi scenari magici che amo alla follia! 🙂

      1. Ciao Giuseppe, grazie per essere passato anche da questo mondo 😉
        Questa volta tenterò di rimanere nell’ambito “dell’umano”, anche se ho in serbo qualche sorpresa.

    4. Ciao Micol, in questo episodio hai caratterizzato molto bene Akira, e attraverso lui un po’ la situazione intrisa di malavita in cui versa il mondo da te creato. Un nuovo e bel frutto della tua fantasia! Colpisce la tematica della schiavitù, dell’uomo trattato alla stregua di oggetto posseduto. Ed è bello quando il fantasy fa pure riflettere, e tu ci riesci sempre😊😊😊, bella la piega che ha preso la storia, non vedo l’ora del seguito😊😊!

      1. Ciao Tonino, grazie per seguire le vicende di Diana 😀 Come hai notato il suo mondo si è “allargato”, tanto che dopo l’erborista è comparsa una specie di Yakuza e un gentile cavalier servente. Vedi mai che ci scappa anche la storia romance 😉

    5. Non chiedermi il motivo, ma in questa serie ho sentito echi di Final Fantasy 7!😃
      C’è tutto, sci-fi, fantasy, perfino una sorta di mafia. Micol la narratrice, colei che crea mondi.😊

      1. Ciao Dario, che dire i Final Fantasy sono sempre nel mio cuore. Quanto ai mondi, amo dare loro vita e credo si sia capito. Sono felice che anche questo ti piaccia 😀

    6. Bellissimo, davvero non mi spiego la facilità che hai nel creare mondi così affascinanti e vividi . Vorrei guadare nel tuo cervello una volta 🙂
      Questa società a metà strada tra yakuza e shogunato, o almeno così l’ho immaginata io, è veramente ben descritta, credibile, bella.
      Akira poi è superfigo, un ninja con la struttura ossea di Wolverin, che però si mette a nudo al lettore, si mostra debole e affettuoso, e bisognoso d’amore.
      Ti do diesci

      1. Ciao Ale, la facilità nel creare mondi mi viene dall’essere completamente pazza 😀
        Sono contenta che ti piaccia anche questa nuova serie, passerò da uno scenario all’altro descrivendo diverse realtà e non solo quella della Shishi. L’avventura che attende Akira lo porterà a vivere molte esperienze, assieme a Diana e Lenore.
        Grazie per il dieci 😀

      1. Il potere della volontà può molto, anche se non tutto

    7. Mi piace la piega che sta prendendo la serie, in questo episodio ci sono abbastanza premesse che mi fanno immaginare un bel po’ di cose non buone, più in là. Brava Micol, sempre al top!

      1. Ciao Ivan. Eh, sì, la vicenda si complicherà parecchio. Spero di mantenere fede alle tue aspettative 😀