Non ho voglia…

Non ho voglia di pensare in questo momento. Forse perché ho pensato troppo in questi giorni. Forse perché dovrò continuare a pensare quando sarò accecato da quella luce. Forse perché ho finito i pensieri. Forse perché ho troppi pensieri. Forse perché sono stanco di camminare. Forse perché vedo la luce ma ancora non ne sono stato travolto. Forse perché mi sono chiesto troppi perché.

Non ho voglia di continuare a camminare. Mi fermo qui. Mi siedo. E aspetterò. Aspetterò che mi ritorni la voglia di camminare. Aspetterò di ritrovare la forza solo di alzarmi. Aspetterò che le mie gambe riescano ad alternarsi per muovere un passo. Aspetterò che la mia testa possa comandare al mio corpo di andare avanti. Aspetterò che la voglia di uscire da questo tunnel batta un colpo per dirmi che è di nuovo presente.

Non ho voglia di guardarmi intorno. Non ci vedo. È tutto buio. Quella luce laggiù non è sufficiente. La fine di questo mio incubo è ancora lontana. Vedo solo un corpo devastato. Vedo esclusivamente un animo morto. Morto dentro. Senza un minimo di respiro sufficiente per pensare. Non un filo d’aria vitale. Solo aria viziata. Di quello che sto vivendo. Di quello che ho vissuto. Di come mi sono ridotto, anche se non riesco a vedermi. È troppo buio.

Non ho voglia di toccarmi. Non c’è niente da toccare. Ossa fragili. Muscoli cadenti. L’attrazione della terra è più forte. È tutto in decadimento. I capelli evaporati. Il viso orbo. La bocca arsa. Il collo inesistente. Le braccia penzolanti. Le mani raggrinzite. Il costato sanguinante. Il ventre osseo. Il pube assente. Le cosce smunte. I piedi cotti. Il mio corpo non è più il mio. Chissà dove è rimasto. Nel mio passato. Nel mio presente. Nel mio futuro.

Non ho voglia di sentirmi. Sono stanco della mia voce. Se ancora mi è rimasta. Un flebile filo sonoro di corde vocali rinsecchite. Ho parlato tanto ieri. Ho urlato l’altro ieri. ho cantato quando ero giovane. Sto in silenzio oggi. Mi dà fastidio il suo rumore. L’ho sentita troppe volte. Unica voce che mi è risuonata nelle orecchie. Non altri suoni. Solo e soltanto lei. La mia voce greve. Il suo tono raschiato. La sua commiserazione. La sua presupponenza. La sua accusa. La sua crudeltà.

Non ho più bisogno di niente ora. Ho i miei pensieri che se ne sono andati. Per conto loro. Ed io li ho lasciati liberi. Ho i miei occhi ciechi. Si sono stancati di vedere. Hanno visto troppo. Il loro compito è terminato. Ho il mio corpo inesistente. È sfinito. Ha lavorato troppo. Ha corso. Ha aspettato. Ha ripreso a correre. Si è affaticato. Si è deteriorato. Ho la mia voce muta. Non ha più niente da dire. Non può più proferire parola. Mancano le spinte per parlare. Mancano le motivazioni. Mancano le parole. Si sono volatilizzate.

Mi volto dietro di me. Non vedo sento odoro tocco niente. È il mio passato.

Guardo avanti a me. Non sento odoro tocco niente. Vedo una flebile luce ed una sagoma che è ferma lì, come se mi stesse aspettando. È il mio futuro.

O forse è solo una allucinazione.

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Discussioni

    1. Ahahah!
      …ognuno di noi alla fine di un tunnel vede quello che vuole e sente…magari vivendo allucinazioni!
      Grazie per il commento…

  1. Ciao Claudio, di questa tua storia mi è piaciuto molto il metodo di scrittura ma non voglio commentarla, mi piace pensare a te come la persona allegra che suona il campanaccio sul balcone… Beeeeehhh!

    1. Ivan! Grazie! Hai fatto la recensione più bella!!!
      Beeeeehhhh! Eccoti il mio campanaccio!
      …ma ogni tanto bisogna anche saper riflettere su situazioni tragiche…e così ho fatto!
      …e poi…questa è la dimostrazione palese della mia bipolarità!!!
      Beeeeeehhhhhh!!!!!

  2. Ciao Claudio, come sempre sei riuscito a dare “parola” a delle sensazioni difficili da comunicare. In questo periodo ci sentiamo tutti impotenti. Ed è questa la “non emozione” che ho provato leggendo questo racconto. Spero che a luce arrivi per tutti. Spero che l’ombra non ci colpisca mentre siamo vivi e in grado di provare emozioni. Soprattutto, mi auguro che la speranza non muoia mai.

    1. Grazie Micol!
      …ricevere un complimento da te sai che mi lusinga molto!
      La “non emozione” è, purtroppo in questo caso, una emozione troppo forte da poter esprimere!

  3. Sono sempre stata affascinata da chi sa tenere alta l’attenzione con le sole elucubrazioni della mente. Qui non ci sono personaggi né una storia vera e propria. Non è un racconto canonico. Eppure è una prova ben riuscita. Un monologo interiore scritto molto bene. La morte dei sensi, eh? L’essere umano sfinito, che cede agli eventi, allo sconforto. Una tematica mai così attuale. Bravo, Claudio! Mi sei piaciuto ?

    1. Cristina, grazie per il tuo lusinghiero commento. E’ vero, non è un racconto canonico, ma è stato per me cercare di immedesimarmi in una situazione che per il momento non ho mai vissuto e spero di non provare mai…