Non storia (breve)

-Credo di averle viste tutte: prose smembrate, poesie senza ritmo, suoni senza grammatica. Tutto è già stato detto, anche un racconto senza storia- mi dicevo. Ma non lo dicevo nemmeno, lo pensavo. -Ma mica sono Joyce, mica lo posso scrivere come flusso di coscienza, tutto di seguito, come faceva lui. No: non sarei capace. Lo scriverò come so fare io: male.-

Tornavo a casa da una giornata qualunque, sentendo la puzza degli scarichi delle macchine, la puzza dell’urina sui muri dei tunnel, la puzza della spazzatura, la puzza dei mezzi pubblici. Tutto puzzava ormai in città, e la bellezza, anche se c’era, ed era grande, era riservata a pochi. Ma anche questo era ormai una cosa abituale, come gli orari sballati, i contratti precari, l’ansia. Tutto normale: bisogna farci l’abitudine. Non guardare, non odorare, non ascoltare, niente e nessuno, ché tanto sono tutti lì pronti a fregarti, e non c’è nulla da vedere, e nemmeno nulla da fare. Stavo persa nel telefono, tanto il percorso era ormai così familiare che lo facevo automaticamente. Mano sulla borsa, borsa ben chiusa.

Mi ricordo che stavo guardando un video di gattini che avrebbe dovuto intenerirmi e farmi ridere, e invece mi irritava profondamente e non mi ricordo neanche più perché lo stavo guardando, forse perché ogni tanto bisogna fare anche le cose che ci irritano profondamente.

E poi alzai lo sguardo e le vidi: non so perché le vidi, di solito non vedo mai nulla. Vidi questa ragazza di età indefinibile, che faceva una cosa molto semplice: parlava con una bambina seduta accanto a lei in metropolitana, che poteva essere sua figlia o sua nipote o che so io. Le parlava piano, tranquillamente. Le parlava come ad un essere umano. Non la rimproverava, non la consolava: le parlava. E la bambina ascoltava e rispondeva. Non so cosa si dicevano, ma erano entrambe molto calme, di una calma irreale.

Mi sembrò un miracolo.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

Commenti

  1. silvia martinengo

    A volte siamo talmente distratti, abituati a chiudere gli occhi, di fretta che ci perdiamo la vita reale. Quest’ora conto lo dimostra perfettamente. Una semplice azione come il comunicare tra due persone sembra quasi che non accada più. Fermandosi un momento ad osservare ci riporta nella giusta prospettiva. Brava.

  2. Raffaele Sesti

    Bello spaccato della vita moderna.. poche righe ma tutte dense e ben scritte.
    il tuo racconto mi ha ricordato Charles Bukowski quando diceva (se non sbaglio) ” passai accanto a 200 persone ma non vidi nemmeno un essere umano!”.
    Brava…
    Alla prossima lettura.

    1. Nicoletta Degli Innocenti Post author

      E’ molto interessante per me questo commento. Questo è il terzo racconto che scrivo da adulta, non mi sento molto sicura di me; non so bene se sono io che parlo o il personaggio, ma in ogni modo ha poca importanza. Grazie 🙂

    2. Nicoletta Degli Innocenti Post author

      Rispondo alla tua replica ” io ho subito pensato che fossi tu.” No, non è autobiografico, non strettamente: io non prendo la metropolitana tutti i giorni. Si basa su una scena che ho visto, o mi è sembrato di aver visto.