O-Missione

Serie: LEVII-HATAN -seconda stagione-

La campana del primo pasto li trovò svegli, entrambe nelle loro stanze ripetevano il quotidiano esercizio lento e tediante che ormai era all’ordine del giorno. Kmor aveva smesso di correggerli ad ogni respiro, e anche se non li considerava di certo abili, avevano almeno acquistato un pò d’autostima. Mentre Turi eseguiva la mossa dell’Albero che Oscilla, ripercorreva mentalmente le parole che il Magistro gli ruggiva in faccia ogni volta che sbagliava. Decise che il nome più appropriato per quella posizione, sarebbe stato parecchia-aria-in-pancia, per via delle movenze contorte del ventre.

Dion, in equilibrio su un solo piede era intento a replicare il passaggio di Nodo tra i Capelli, il suo preferito.

Inaspettatamente Sailo li chiamò per condurli nella sala della Conca, dove l’enorme pietra allungata continuava a galleggiare sospesa nel niente. Zaira e Tireo attendevano l’arrivo degli accoliti, anche se il Magistro pareva essersi assopito.

Zaira, stretta in un velluto blu oltremare con spacchi che lasciavano intravedere le gambe slanciate, invitò gli accoliti a sedersi. Dion ebbe un capogiro quando la donna posò gli occhi su di lui, e come il più abile dei conquistatori, sfoggio il suo sorriso tre in uno*. Tireo si svegliò con un lungo sbadiglio, e agitandosi sullo scranno fece volare lo sguardo alla grande vetrata, in ascolto del mare forse.

≪Ben trovati tesori miei.≫ disse Zaira con un sorriso tagliente ≪vedo che portate al fisco le vostre armi…per oggi niente lezione, abbiamo una missione per voi.≫.

A queste parole Turi gonfiò il petto come gallo e Dion sognò segretamente l’inenarrabile.

≪Un altro Camminatore è morto, pace al suo Pensiero, ma qualcosa è andato storto e non è riuscito a far arrivare al Rostro il suo successore, il vostro compito è riportarlo da noi. Niente di difficile, è ora che prendiate confidenza con il mondo esterno, con i vostri nuovi occhi. E c’è chi ancora deve scoprire il suo segreto…≫ Zaira buttò lì la frase, senza guardare direttamente Turi.

≪Partirete proprio ora, Meloria vi accompagnerà ha un pò più di esperienze di voi, vi insegnerà ad aprire la porta nel cerchio che vi ricondurrà al Rostro insieme al vostro nuovo compagno.≫ Zaira mosse la mano e da dietro l’enorme roccia sospesa sbucò Meloria, con un sorrisetto scaltro. Portava zaino e faretra in spalla, e altri due zaini pendevano dalle braccia muscolose. Tireo assonnato guardò la ragazza porgere i bagagli ai due accoliti, e sorrise mesto, in attesa. Silenzio.

≪Magistro… ≫ lo incalzò Zaira. Tireo si riscosse ≪o certo il cerchio.≫ Si mosse veloce e tirando fuori un bastone dall’ampia manica della veste, disegnò sul terreno un cerchio grande per tre, di una precisone assoluta. Con un gesto li invitò ad entrare ≪ecco prendete, queste sono il vostro lasciapassare per il ritorno, Terra del Rostro.≫ Disse porgendo delle piccole ampolle di vetro.

≪L’uomo che è morto si chiamava Raddic, pare che sia il figlio il detentore del Sapere, trovatelo e tornate da noi… in un modo o nell’altro≫ sussurrò quest’ultima frase come a se stesso.

Meloria stappò la bottiglietta e meccanicamente fece planare un pò di terra scura, recitando parole leggere come il vento. D’un tratto tutto fu nero, e lo spostamento gravitazionale così brutale da far crede a Turi che le sue budella fossero scese fino ai piedi. Quando aprirono gli occhi, tutto era bianco. Boccheggiarono i preda a capogiri e conati di vomito. L’aria uscì un piccole nuvole che il vento gelido rubò subito alle labbra. Tra i loro piedi un cerchio perfetto si stagliava sulla neve alta.

≪Porco boia! Mi sa che hai sbagliato…≫ disse Turi ficcandosi le mani sotto le ascelle, rattrappito dal freddo. Meloria con gli occhi sgranati osservava la desolazione in torno a loro: una distesa candida interrotta da piccoli promontori di rocce scure e aguzze, incappucciate di bianco.

≪Dove diamine ci hanno spedito?≫ domandò Meloria a nessuno in particolare, facendo vagare lo sguardo in quel desolato niente.

≪Perdonami la domanda, ma tu non sapevi DOVE e COME arrivare a quel tal Raddic?≫ domandò Dion in tono stizzito soffiandosi sulle mani a cono.

≪Io son come ANDARE e come TORNARE e se questo ti sembra poco fai pure da solo!≫ sbottò Meloria incamminandosi a lunghi passi sulla neve soffice.

Dion la osservò allontanarsi, con la neve che gli cingeva le ginocchia ≪ha del fuoco la ragazza! Andiamo!≫ disse ammiccando a Turi mentre già si avviava sulle impronte fresche di Meloria, subito tallonato dal compagno.

Un sole opaco lambiva indeciso le cime di un infinita catena montuosa, larghe falle o avvallamenti nascondevano in parte il paesaggio austero, totalmente privo di alberi.

≪È per di là che si trova questo Raddic?≫ domandò cauto Turi.

≪Certo non vedi?≫ rispose ansimando Meloria. Turi chiuse un occhio e serrando la mano a cannocchiale esplorò il paesaggio dal foro formato dal suo palmo, senza vedere niente di niente.

Meloria lo guardò accigliata, poi gli tirò uno scappellotto facendolo incespicare ≪il fumo!≫ disse indicando una lieve voluta appena percettibile tra le sfumature sfrangiate di bianco.

Turi non rispose, felice di avere una guida tanto attenta. Un vento insidioso aumentava con il loro avanzare e Dion non si dava pace ravviandosi in continuazione i ciuffo svolazzate. Dopo un’ora di cammino erano bagnati e doloranti. Gli stivali in cuoio, poco adatti per una passeggiata gelida, facevano sciaguattare i piedi congelati e le mani prive di guanti apparivano violacee e insensibili.

Dion propose una pausa subito rifiutata da Meloria, che si era prefissa di raggiungere la casa, ancora invisibile sotto un’avvallamento, entro sera. Ma quando l’ora delle lunghe ombre strappò via quel velo di calore che sembrava una benedizione, erano ancora troppo lontani.

Turi si piantò sulle gambe, le braccia conserte e la voce decisa ≪e mica siamo come quelli che fanno i lavori forzati! C’ho il culo congelato e l’orecchi son belle che da andati!≫ disse risoluto.

≪Turi ha ragione mia guida, e poi non vedi che il sole già c’abbandona? Sarebbe cosa saggia, come tu meglio di me sai, attender una nuova alba≫ la voce di Dion era melliflua, adulante.

Meloria storse il naso alle sue parole mielose ≪e voi due tipi svegli, dove diamine credete che ci potremmo riparare per la notte? Ci sdraiamo qua in mezzo?≫ rispose con un gesto ampio del braccio che spaziava sul panorama desolato. Il vento soffiò più brutale e insinuandosi tra le alture lontane, simulò un canto modulato che li fece rabbrividire ulteriormente.

La ragazza non aggiunse altro proseguendo la marcia forzata.

Una leggera foschia s’alzava a nord-ovest avanzando con l’impazienza l’onda, anticipata da vortici di nevischio che promettevano una notte di tormenta.

Le ore passarono con una lentezza dolorosa, ogni passo era un supplizio per i muscoli esausti, per gli arti semi congelati, per i polmoni brucianti. Il silenzio siderale era cadenzato dai tonfi sordi dei loro stivali, dall’urgenza del loro respiro. Turi si soffiò per l’ennesima volta le mani congelate e guardando oltre la coltre di buio, credette di scorgere il pennacchio bianco d’un fumo vicino.

Dion cadde incespicando nei suoi stessi piedi freddi come la pietra delle montagne che torreggiavano su loro.

Turi si affrettò a tirarlo su per le ascelle ≪forza che mica manca tanto, forza≫ gli sussurrò non riuscendo a contenere il battere dei denti. Dion non rispose e quando il compagno lo guardò un brivido che non aveva niente a che vedere con il freddo lo fece trasalire: era pallido come la Falce, e la labbra tirate in una linea contatta, erano d’un viola smorto per niente rassicurante.

≪Meloria ferma!≫ le intimò Turi urlando sopra al grido vento. Lei cadde sulle ginocchia come se qualcuno l’avesse spenta, e sprofondando fino alla vita nella neve alta si guardò intorno spaesata.

≪Vorrei, non ne posso più ma dove? Dove?≫ Rispose esasperata.

≪Vieni che ho bisogno di altre du’ mani≫ urlò ancora nella sua direzione e mentre lei arrancava fino ai compagni, Turi a mani nude prese a scavare come matto.

Incitò anche Dion a seguirlo in quel suo gesto che sembrava una follia e in breve ebbero scavato una buca profonda e larga per tre. Meloria prese a frugare nello zaino, estrasse una tela cerata e risalì in superficie per fissarla con strati copiosi di neve, come tetto del loro alloggio improvvisato.

Quando furono tutti e tre vicini e silenziosi, il caldo si riprese pian piano il suo posto, nel cuore e nel corpo.

*Per chi si fosse perso il passaggio di qualche lettura fa: Dion sfoggiò il sorriso di chi conquista la figlia, ci prova con la madre e ammicca alla serva.

Serie: LEVII-HATAN -seconda stagione-
  • Episodio 1: Luce e Ombra
  • Episodio 2: Ricompense 
  • Episodio 3: O-Missione
  • Episodio 4: Identici
  • Episodio 5: Cerchi nella neve
  • Episodio 6: Il tocco della Falce
  • Episodio 7: L’Ultima Porta
  • Episodio 8: Carcasse
  • Episodio 9: Zanne
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    Discussioni

    1. Sembrava una missione facile, eppure… Comunque hai fatto benissimo a scrivere quella nota, perché me ne ero dimenticato di quel sorriso triplo e mi hai fatto sganasciare dalle risate.

    2. Che dire, per essere la prima missione per Turi e Dion, si parte subito con qualcosa di davvero impegnativo! Menomale che Meloria non è una sprovveduta, è che Turi ha sempre un’ottima visione della situazione e spirito d’iniziativa.
      Mi unisco a Micol ed Ale per il freddo che ho provato leggendoti!

    3. Ciao Virginia, avevi ragione! 😀
      Ieri sera ho letto il brano per la prima volta, con i gattoni sopra il piumino, e riuscivo comunque a sentire freddo! La prima missione dei prodi sta già mettendo alla prova le loro capacità e Turi fino ad ora si è rivelato all’altezza della situazione. Spero raggiungano la casina e che li attenda un caminetto acceso e una zuppa bollente ;D

    4. “≪Io son come ANDARE e come TORNARE e se questo ti sembra poco fai pure da solo!≫ sbottò Meloria incamminandosi a lunghi passi sulla neve soffice.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    5. Brrr a leggere questo brano è venuto freddo anche a me, finalmente i nostri adorabili eroi partono per la prima missione, sono un po’ preoccupato per loro. Speriamo bene.
      Grazie per quest’altro bellissimo brano, ma adesso devi pubblicare il seguito presto, sennò quei tre li ritroviamo a primavera congelati