Occhi senza vita

Serie: Cecilia

Jayden aveva inserito la carta di credito in un lettore di tessere. Batté sulla tastiera per svariati minuti, scorrendo liste infinite di numeri, nomi e rinomati marchi aziendali.
     «Merda, Cecilia…» si passò una mano tra i capelli, «chi ti ha dato questa roba?»
     «Una ragazza di nome Sayuri.»
     «Sayuri?» quando si voltò e la vide impaurita, immaginò che ci fosse dell’altro. «Cecilia, devi dirmi tutto. La gente non va in giro a regalare crediti a casaccio. Lo sai quanto ci vuole per guadagnare un ammontare del genere?»
     Lei scelse il silenzio.
     «Maledizione, ragazzina! Parlami!» urlò Jayden, spazientito. «Sono usurai? Strozzini? Mafiosi? Chi, Cecilia? Dimmelo!»
     «Era solo una ragazza!» strillò lei, innervosita.
     «Quando vi siete incontrati?» il dottore si placò, respirò a fondo e meditò di cambiare approccio: «Cecilia, riesci a parlarne? Sei stata minacciata? Ai giorni nostri non puoi sapere chi opera alle spalle di una ragazza qualsiasi.»
     «È successo quasi una settimana fa,» sussurrò. Nella testa riapparve lo sguardo distaccato e affilato di Sayuri. «Mi ha chiesto di incontrarci tra una settimana, vale a dire domani.»
     «Che altro?» Jayden faticò a mantenere la calma.
     «Ha detto che abbiamo degli interessi in comune.»
     «La Palmer?»
     «Sì, per forza,» suppose Cecilia, «estrapolerò più informazioni possibili e le chiederò cosa vuole da noi.»
     «Non posso farti andare da sola a questo incontro.» Jayden si raggomitolò sulla poltrona, con le mani trai i capelli brizzolati. «Regolerò il taser e farò in modo che la scarica frigga anche il più tozzo dei lacchè.»
     «Si presenterà sola, puoi starne certo.»
     «Sai di cosa sono certo? Che si stanno preparando a infilarci un gran cazzo in—» interrotto dal telefono, lanciò un’occhiata a Cecilia e rispose. Ascoltò e annuì più volte, e ogni volta il colore del suo volto si avvicinava a quello del camice. Quando fu ormai del tutto bianco, allungò la cornetta a Cecilia e le fece un cenno.
     «Pronto?» rispose lei, già ansante.
     «Cecilia, ciao!»
     «Chi è?»
     «Sayuri, no? Pensavo mi che mi avresti riconosciuta,» rise per un secondo esatto, poi tornò gelida: «Domani dobbiamo vederci, ricordi?»
     «Sì.»
     «Ho visto che non hai speso un centesimo: come mai? Jayden non si fida di me?»
     «Gliene ho parlato solo adesso,» ammise, scrutata con attenzione dal diretto interessato, «se vuoi che li usi, li userò.»
     «Cecilia, mi addolora sapere che mi temi.»
     «Non ti temo affatto…»
     «Suvvia, che bisogno c’è di nasconderlo?» brontolò Sayuri, quasi offesa, «il modo in cui stringi l’orlo della felpa, ad esempio. Ti metto davvero così tanto a disagio? Mi rattrista.»
     Cecilia spostò gli occhi sulla telecamera alle proprie spalle. Jayden si drizzò sulla schiena, poi andò al computer e picchiò il pugno sulla scrivania: il sistema di sorveglianza interno era stato violato.
     «Non siamo connessi alla rete, come diavolo è possibile?» mormorò tra sé e sé. Rubò il telefono dalle mani di Cecilia, guardò fisso la telecamera e parlò a denti stretti: «Ascoltami, ragazza: è chiaro che sai benissimo chi siamo e cosa stiamo facendo, giusto? Dimmi cosa vuoi e veniamoci incontro. Ne ho già fin sopra i capelli di giochetti e minacce.»
     «Jayden, voglio solo collaborare con voi. Non faccio parte di nessuna organizzazione, se è quello che pensi,» la voce non si macchiò di alcuna emozione, «domani io e Cecilia ne discuteremo di presenza. Non ho molto altro da dire, al momento.»
     La chiamata terminò con un ronzio statico. Jayden usò una scopa per girare la telecamera contro la parete. Andò al cassetto della scrivania e rovistò tra confezioni di merendine e palmari danneggiati. «È questa che vuole,» enunciò, rivelando la chiavetta di Sebastian Davis.
     «Non sa che esiste,» lo rassicurò Cecilia, tentando, in realtà, di acquietare se stessa. «Nascondi la chiavetta nel posto più sicuro che conosci e non tirarla fuori sino a quando non puoi fare breccia nel suo sistema di protezione.»
     «Che diavolo di mondo, eh?» sbuffò lui, incredulo. «Un uomo di trentasei anni che prende ordini da due ragazzine!»
     «Non c’è nulla di piacevole nell’essere una ragazzina, là fuori.» Cecilia portò istintivamente le mani al basso ventre. Jayden non ebbe il coraggio di aggiungere altro.

Sayuri si dimostrò puntuale, e così Cecilia. La ragazza senza espressione vestiva un insolito abito primaverile a fiorellini e rose, incurante del gelo capace di ammazzare un orso polare.
     «Vuoi seguirmi?» parlò per prima, indicando l’ingresso della metro dall’altro lato dell’isolato.
     «Pensavo dovessimo discutere di affari.»
     «Ed è quello che faremo. Solo, non qui. È ripugnante, sporco, non mi piace affatto,» si fermò per lisciarsi un ricciolo. «Non avevi qualcosa di più adeguato?»
     «A cosa?» Cecilia ebbe l’impressione di starsi perdendo qualche messaggio velato. Nel frattempo, per Sayuri, i suoi capelli rossicci sembravano essere diventati il fulcro del mondo. «Cos’hai da guardare?»
     «È dura, vero?» sussurrò quest’ultima, amareggiata. «Deve proprio essere orribile vivere per le strade quando si è delicate e belle come te. Chissà quante disgrazie ti sono accadute.»
     Ancor prima che il cervello computasse, Cecilia l’aveva schiaffeggiata. Il suono sordo riecheggiò tra i palazzi fatiscenti.
     «Ne ho abbastanza di sentirmelo dire. Dimmi cosa vuoi e lasciami in pace,» sibilò. Se avesse pianto l’avrebbe presa come una sconfitta personale. Resistette.
     «Voglio sabotare la Palmer. Il cane che ha preso il posto di Sebastian Davis ha in programma azioni di mercato parecchio spiacevoli, in aggiunta a politiche interne al limite della legalità. Se non faremo qualcosa, gli esperimenti umani che si dice la Palmer abbia condotto diventeranno senza dubbio realtà. Tu hai qualcosa che può incastrarli, io lo so.»
     «Non mi fido di te,» Cecilia non cedette, «parli della Palmer con troppa sicurezza, come mai?»
     Sayuri si paralizzò.
     «Beccata…» rise Cecilia.
     «Silenzio.» Sayuri si acquattò contro una parete, tirò l’altra per un braccio e sparirono nell’ombra di un vicolo.

Un’auto si fermò proprio di fronte al loro riparo; i vetri scuri impedivano di scrutarne l’interno. Il motore elettrico andò a regime e infine si spense. Quando le portiere si aprirono, Sayuri afferrò Cecilia per mano e cominciò a correre.
     «Palmer!» ansimò, scattando tra le pattumiere e i barboni accucciati sotto i cartoni, «mi seguono da un mese.»
     «Un mese!?»
     «Pensavi di essere speciale?» ridacchiò, notando la fatica che Cecilia faceva a starle dietro: «Zoppichi, non possiamo scappare: dobbiamo affrontarli.»
     «Affrontarli? Come?»
     «Al mio tre, fermati dietro quel cassonetto. Aspetta che passino in due e fai lo sgambetto al terzo: fulminalo col taser, agli altri penso io.»
     «Come fai a sapere che ho un—»
     «Che importa? Obbedisci.»
     Cecilia annuì. Al segnale, scivolò a destra e si appollaiò dietro il riparo. Passò il primo, poi il secondo. Il terzo fece un ruzzolone di svariati metri. Gli zompò addosso e puntò il taser alla sua nuca, friggendolo.
     Tremava. Il taser le scivolò dalle mani. Rinsavì nell’udire i suoni della colluttazione: scattò per raggiungere Sayuri. Ricordò il volto della figlia di Sebastian, il suo sorriso immortalato dalla pistola di un corporativo. Tentennò, incapace di fermare il sicario che stava per scaricare l’arma contro Sayuri: lei però si chinò e gli afferrò il braccio, proiettandolo contro la parete. L’altro uomo sfruttò l’occasione per colpirla alle spalle. Cecilia faticò a seguire i suoi movimenti, ma il rumore di ossa rotte e lo strillo del nemico rivelò che Sayuri era uscita vincitrice.
     «Ha funzionato, hai visto?» sogghignò quest’ultima. Si inginocchiò per sfilare la pistola dalle mani dell’unico superstite. Cecilia non fece in tempo a fermarla: una saetta bluastra fece esplodere la testa del disgraziato in un mare di membra fumanti.
     «Perché l’hai fatto!?» Cecilia si risparmiò quella vista, ma un conato di vomito bussò ugualmente alla gola.
     «Volevi lasciarlo vivere?» Sayuri si inasprì. «È inutile. Sono addestrati per non parlare: in caso di fallimento, la sede centrale li termina a distanza. Quell’altro a cui ho rotto il braccio sarà già stecchito.»
     Cecilia avanzò con timore. Si sporse per meglio osservare il volto del sicario. Gli tolse gli occhiali con lo stivale e incrociò i suoi occhi immobili, una smorfia di sofferenza fotografata tra le rughe della fronte.
     «Ora, se non ti dispiace, seguimi per la cena: dobbiamo parlare di affari, amica mia.»
     Sayuri gettò la pistola e lasciò la via. Cecilia non ebbe altra scelta che assecondarla.

Serie: Cecilia
  • Episodio 1: L’uomo del treno
  • Episodio 2: Neve nera
  • Episodio 3: In fondo al tunnel
  • Episodio 4: La chiave
  • Episodio 5: Conoscenze
  • Episodio 6: Occhi senza vita
  • Episodio 7: L’ultimo tassello
  • Episodio 8: Un pezzo di carta
  • Episodio 9: Paranoia
  • Episodio 10: L’angelo custode
  • Episodio 11: Concessione
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