PAGINA DI DIARIO – SABATO NOVE OTTOBRE 2021, ore una di notte.

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


Ciao caro diario.

Sono venuta a casa presto nella speranza che mi cercasse Benedetta. Ho corso abbastanza sia per strada andare e tornare che in mezzo agli scaffali del supermercato e il piede spastico mi si è arrossato. Ero lì che mi spalmavo la crema emolliente e rimuginavo, in parte felice ma anche un po’ disorientata dopo aver letto il commento di Bettina Bartalesi sulla mia serie Librick “Al di là di Nwerenkwarụ”, e forse anche un pò su di me.

Ho chiuso gli occhi ed ho sentito il pendolo made in china, che suonava le nove di quella mattina del ventisei ottobre. Nella penombra lentamente cominciavo a scrivere. Lentamente perché, anche se con una mano vado veloce, ho sempre solo una mano a disposizione. Ma velocemente ho percorso tempi e mondi in pochi mesi. Avevo preso una decisione. Quella di raccontarmi e poi raccontare le mie, ma anche quelle degli altri, realtà normalmente speciali!

La realtà non fantasia.

Ma poi realtà e fantasia sono veramente due mondi diversi?

NO

E’ vero. La seconda parte del mio racconto si è sviluppata in modo naturale, progressivamente dalla prima. Avevo iniziato con il presentarmi, il proporre la mia persona e quello che nel mio vissuto aveva senso.

La Normalità!

Ma mi era sembrato subito limitativo. Io ho una disabilità fisica. Che poi che termine è “disabilità”?

Un cazzo di termine che per me non ha alcun vero senso. Io sono emiplegica e afasica, non disabile. Sono una brillante imperfetta, se vuoi, come ha detto Tiziano in un suo commento. Fantasticamente imperfetta come tutti. In un modo o in un altro tutti imperfetti.

Comunque non ho voglia di perdermi in elucubrazioni glottologiche.

Non ci voleva molto per allargarmi allo spettro di multiple e poliedriche “disabilità”.

La cruda realtà di qualche mia debolezza, privandomi di quella cretina di donna delle pulizie, ha facilitato involontariamente l’ampliarsi dell’orizzonte della mia mente e del mio racconto, immergendomi dentro e al di là di Nwerenkwarụ

Ho conosciuto Lukiana Zaytsevkova che conosceva Serafima che era amica di Margarid Parseghian e un anello incastrato nell’altro ecco la catena che si snoda in mondi lontani superando l’aerosfera senza bruciarsi. Quali sono i personaggi veri e quelli fantastici? Non lo so neanche io! Esistono e io li ho raccontati.

Esiste Lukiana bianchissima e dalla vista annebbiata. Ma ti assicuro pulisce benissimo, basta che sia al riparo dal sole, elemento che annebbia, anziché rischiarare, i suoi troppo azzurri occhi. Esiste Serafima con artistici bassorilievi sulla pelle di tutto il corpo che esibisce con noncuranza. Esiste Margarid che invece non ha timore ad esibire la lanuggine che ricopre più o meno intensamente tutto il suo corpo. Ed esiste anche Azzurra, se la ricordi.

Il limite di Edizioniopen a 30 episodi ha lasciato sicuramente al mio lettore molti dubbi. Ad esempio perché Serafima aveva lasciato il lavoro in panetteria prima della lavanderia (e io lo so perché!), oppure se Akara Aka Akpabio (Achille) detto “IL POSTINO NERO”, sia una persona reale oppure no. Chissà. Forse incontrandolo potrebbe raccontarti di persona gli occhi di Suor Maryoku Niaré o la sensualità della bruttezza assurdamente coinvolgente di Mansul (amante di Pawel), o magari più difficilmente cosa ricorda dei piedi olezzanti di Asma Mohsim, ma sicuramente più facilmente cosa ricorda di quel corpicino bielorusso carbonizzato in quella stamberga vicino alla casa dei Zagorany.

Ok, ma il lettore secondo te Bettina, avrà raccolto il mio messaggio di NORMALITA’ e non di ‘DIVERSITA’? Di uniformazione di qualsiasi caratteristica particolare annientando l’apparenza fino all’ignorare anziché evidenziare con sentimenti, che poi sono solo stupidi, quello che a te e solo a te sembra DIVERSO! (E per questo ti giri per strada a guardare magari cercando di nascondere che ti giri!) – (“TU” inteso tu generico)

Vio ha pianto alla sua medaglia d’oro, come ho sicuramente pianto io non so quante volte, o come sicuramente hai pianto tu non so quante volte. – (“TU” inteso tu Bettina) – Non c’è nulla di eroico, è tutto normale. Oppure tutto è eroico.

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


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Discussioni

  1. Nella tua Serie ho letto una storia, sapendo che c’era una buona parte di vissuto e una componente di fantasia. Non amo cogliere la morale di una storia, il messaggio che dovrebbe arrivare al lettore. Anche perché, se si volesse tramettere un semplice messaggio, sarebbe molto più facile scriverlo e basta, senza inventare trame, personaggi, intrecci, ecc… A me di una storia piacciono le suggestioni che è in grado di evocare, lo stato d’animo, il tormento e le piccole ondate di liberazione che la trama a volte concede. La tensione dei protagonisti e l’ineluttabilità degli eventi. Ma certo, nella tua storia c’è il tema forte della diversità, inutile nasconderlo. Ma non ti nascondo nemmeno che è proprio per questo che sono andato avanti, perché ero curioso di conoscere qualcosa di non familiare; e poi ero curioso di capire come viene vissuta la propria intimità; e quali sono le riflessioni sul modo, cosa viene visto dalla propria finestra. Personalmente mi hai offerto uno spaccato di mondo che non conoscevo, e la conoscenza è il valore più importante, il solo in grado di abbattere le barriere architettoniche, culturali e della mente. Grazie.

    1. grazie a te
      per la cronaca, vado a preparare le valigie perchè dovrebbe essere confermato il “secondo programma” che ho illustrato ieri sera!
      Forse addio? Chissà!

    1. comunque il nome, o meglio il cognome, è Cosi senza accento

  2. hai una tua voce, si vede, in grado di interpretare con una sfumatura propria dei sentimenti comuni, imparare a essere sè stessi da scrittore è già un traguardo importante, ti permette anche di giocare e sperimentare, divertirti e far divertire

    1. Grazie David
      Faccio spesso errori lasciandomi trascinare da mie reazioni immediate a volte giustamente criticabili. Infatti noterai che ho modificato questo episodio togliendone un pezzo. Vabbè. Mi ero depressa ma mi sono ripresa. Ho deciso di riprendere a scrivere ……purtroppo per voi!

  3. Ognuno di noi legge e interpreta con il proprio metro di misura, vale per tutti, anche per me. Può essere che il messaggio di normalità anziché di dis.abilità sia arrivato come no. Compito di una storia è raccontare, nella maniera più credibile possibile, il resto non è compito dell’autore. L’autore non conta, la storia sì. Non è l’autore che il lettore legge, ma la narrazione che è stata scritta. Grazie, buona scrittura.