La comodità dell’elettrotreno era ormai un vago ricordo da quando, 

Serie: Chi ben comincia

I

La comodità dell’elettrotreno era ormai un vago ricordo da quando, i fratelli Maroni, avevano cambiato mezzo di locomozione in direzione dell’estremo sud. La lentezza del treno a diesel e i disagi causati dall’inefficiente rete ferroviaria, rendevano ogni lamentela pesante come un macigno, ogni sguardo tagliente come una lama a doppio filo, ogni gesto interpretazione di falsa eloquenza.

   «Mannaggia a me.» Sbuffò Enea guardando attraverso il finestrino.

   «Cosa c’è?»

   «Chi me l’ha fatto fare? Chi?»

   «Non avevi niente di meglio da fare, Enea. Ti sei laureato, in archeologia, e stavi aspettando questa fantomatica offerta di lavoro, da parte del tuo professore. Come hai detto che si chiama?»

   «de Lupis.»

   «Ah già. Che poi, che razza di cognome sarebbe scusa?»

   «Alto lignaggio.» Rispose distratto Enea.

   «Capisco.»

   «Antico.»

   «Come le cose che ti appassionano, d’altronde. Non mi stupisce.»

   «Vuoi litigare?»

   «Non ci penso proprio. Sono già stremato per il caldo.»

   «Sfido io! Hai deciso di viaggiare in treno. Non sarebbe stato molto più comodo un aereo?»

   «Costava troppo.»

   «Avrebbe pagato l’Arma.»

   «Sai che non sono d’accordo con gli abusi di privilegi.»

   «Be’, certo. L’uomo d’onore. Il tuo codice d’onore ti porterà alla rovina, ricordatelo. Sei troppo duro. Devi essere più malleabile, più duttile.»

   «Enea, basta con i soliti discorsi. Ormai siamo in viaggio. Goditi il panorama.»

   «Ammettilo però, onestamente, non sarebbe stato più comodo l’aereo?»

   «La comodità non sempre è qualcosa di buono o di utile, spesso addormenta i sensi.»

   «Non ci posso credere. Senti, Primo, sei un carabiniere non un marine, e tra l’altro sei anche maresciallo.»

   «Ormai siamo in viaggio, quasi arrivati.»

   «Quasi arrivati? Siamo in piena Calabria, dobbiamo ancora sbarcare in Sicilia e poi chissà dove sarà sperduto questo paesino. Spero che l’autista sappia guidare.»

   «Quale autista?»

   «Ci sarà qualcuno ad aspettarci a Messina, vero Primo?»

   «No. Proseguiremo verso Palermo, una volta raggiunta la stazione di Termini, scenderemo e prenderemo un treno che ci porterà fino a Borgobello.»

   «Non ci posso credere, non ci posso credere», Enea si alzò e fece un paio di passi, «perché non me l’hai detto, Primo? Eh Primo? Perché?»

   «Per evitare esattamente tutta questa cantilena. Avrei atteso per lo meno di sbarcare sull’isola, prima di dirtelo, ma come al solito la tua impazienza ne fa da padrona.»

   «Guarda, Primo, non ne voglio sapere nulla. Svegliami appena siamo arrivati.»

   Enea appoggiò la testa al giubbotto accartocciato alla meno peggio a forma di cuscino e chiuse gli occhi. L’andamento del treno lo cullava, senza nemmeno rendersene conto iniziò a russare.

II

Il treno tremò per le manovre d’imbarco sul traghetto, che avrebbe accompagnato i fratelli Maroni, da Villa San Giovanni a Messina. Enea fece un balzò, scosse la testa, si stropicciò gli occhi e con la bocca ancora spalancata per il profondo, rumoroso sbadiglio, si guardò intorno. Era tutto buio, Primo non c’era; indossò il giubbotto e uscì dal treno, si annotò mentalmente il numero della cabina, camminò lungo i bui vicoli. Riuscì a raggiungere a fatica, perdendosi ben due volte, fra i districati corridoi fatti di duro acciaio e lunghissimi tubi a perdita d’occhio, il ponte del traghetto.

   La salsedine gli riempì i polmoni, non era abituato a quel odore acre e dolce allo stesso tempo, al buon umore infuso dal sole che splendeva sulla distesa cristallina, i gabbiani che svolazzavano garrendo in cerca di cibo e la terra che, lenta, si avvicinava. Il mare era calmo, tuttavia qualcosa mise Enea a disagio, si appoggiò alla balaustra, vide il fianco del traghetto agitarsi, si abbassò in avanti e lasciò cadere in gran quantità una poltiglia giallo verde, accompagnata da acidi gastrici. Chiuse gli occhi e si lasciò andare, quasi in ginocchio, quando una forte mano lo afferrò per il braccio.

   «Soffri il mal di mare? Quante cose che s’imparano sul proprio fratello in viaggio.»

   «Non avrò digerito il pranzo, forse.»

   «Certo, certo. Il pranzo. Su alzati.»

   A fatica, Enea si rimise in piedi e si fece accompagnare dal fratello fino a una delle panchine ben saldate ai bordi della nave.

   «Stai qui, vado a prendere qualcosa di fresco da bere, e non guardare di nuovo giù.»

   Enea annuì e fece cenno con una mano di andare.

III

Il sole era tramontato già da un pezzo e la stazione di Termini era quasi deserta. Primo addentava un panino con le panelle, comprato in un chioschetto lì vicino, mentre Enea sentiva ancora lo stomaco in subbuglio.

   «Veramente molto buona questa frittura, sicuro di non volerne un po’?»

   «Sicuro di non voler litigare?»

   «Enea, non fare il permaloso. D’altronde devi pur mettere qualcosa nello stomaco.»

   «Non ci riesco. Adesso lasciami in pace.» Disse cercando di trovare una posizione comoda sulla seduta di strette maglie metalliche verdi.

   Il treno, con loro grande gaudio, non tardò. Era l’ultimo del giorno, collegava Palermo con Agrigento, e una delle fermate intermedie, per fortuna di Enea era proprio Borgobello.

   «Se manteniamo l’orario, arriveremo alla stazione per le 20:00.»

   «Speriamo.»

   «E lì ci sarà qualcuno ad aspettarci.»

   «Finalmente.»

   Il viaggio non durò più del previsto, nonostante furono costretti ad aspettare una coincidenza nei pressi di un paesino che si affacciava su una piccola montagna, che in siciliano si dice “rocca” apprese il maresciallo.

   Scese le valigie dalla carrozza, in lontananza individuarono un uomo in divisa. Primo fece strada mentre il carabiniere cercava di individuare quello che dal giorno seguente, un lunedì, sarebbe diventato il suo diretto superiore.

   «Piacere, maresciallo Primo Maroni.»

   «Carabiniere Nardò, piacere mio, maresciallo», rispose pronto il giovane stringendogli la mano, «la prego mi dia il suo bagaglio.»

   «Non c’è bisogno Nardò, non si preoccupi, ce la faccio, grazie comunque.»

   «Puoi portare la mia se vuoi.»

   Nardò ignorò completamente, o forse non udì proprio, Enea, indicò l’uscita sgangherata della stazione, costituita da due soli binari, che si congiungevano pochi metri dopo la fine della banchina. Raggiunta l’auto di servizio, Nardò aprì il baule e posizionò il bagaglio del maresciallo, solo allora si accorse che, l’altro ragazzo, lo stava guardando di sottecchi.

   «Be’? Che c’è da guardare, circolare, questa non è la fermata del bus, lasciateci fare il nostro lavoro. Mantenere le distanze adeguate.»

   «Nardò?»

   «Sì, maresciallo, comandi.»

   «Lui è mio fratello, viene con noi.»

   La vergogna tinteggiò di rosso il faccione di Nardò, che senza proferire nessuna parola aggiuntiva afferrò la valigia di Enea, la mise nel bagagliaio, chiuse con forza, salì in auto, e fece ruggire il motore dell’auto.

   «Non sono mai salito su una vostra auto, di dietro per giunta.» Si lamentò Enea cercando una posizione comoda.

   «Le chiedo scusa, maresciallo.»

   «Non si preoccupi Nardò, non poteva saperlo. È stata una decisione dell’ultimo minuto e non ho avuto modo di avvisare.»

   «Nessun problema, maresciallo. Può succedere.»

   «Una domanda, Nardò. Hai intenzione di farmi dormire in una cella o avete un letto anche per me in caserma?»

   Il carabiniere fulminò con lo sguardo Enea, attraverso lo specchietto retrovisore, “Che insolente,” pensò, poi si voltò verso il maresciallo e disse: «maresciallo, purtroppo non abbiamo un posto per suo fratello.»

   «Ci sarà un agriturismo o un affittacamere nei dintorni, spero.»

   «Pensandoci bene, ci sarebbe una vedova che mette a disposizione le proprie camere, a prezzi molto accessibili.»

   «Bene, è deciso. Dormirai dalla vedova.»

   «Sai che spasso, con una vecchia.»

   «A dire il vero è una giovane vedova. Due anni fa il marito cadde da un pesco mentre lo potava spaccandosi il cranio.»

   «La faccenda si fa interessante.»

   Nardò non aggiunse altro e guidò lento fino all’ingresso dell’affittacamere: un bel casolare poco prima dell’ingresso del paese, circondato da ulivi, pescheti, agrumeti e diversi filari di vigne.

   Parcheggiata l’auto parallela all’ingresso, Nardò scese e suonò il campanello. Dopo alcuni minuti si affacciò sulla porta una giovane donna in vestaglia e con gli occhi pieni di gioia si buttò al collo del carabiniere esclamando: «Berto! Che bella sorpresa, non ti aspettavo!»

   «Buonasera, signora Sicurella.» Disse freddo Nardò, allontanando delicato, ma deciso, la donna «Le ho portato un cliente, il fratello del nuovo maresciallo.»

   «Oh», disse quasi delusa la donna, «capisco. Ma le stanze sono tutte occupate. Non so cosa sia successo oggi, ho avuto ben quattro ingressi.»

   «Capisco», Nardò si voltò imbarazzato verso il maresciallo e abbassò la voce, «sicura che non ci sia una quinta stanza. Non farmi fare la figura dell’idiota.»

   «Però, se per il Signore va bene, avrei una piccola stanzetta, di solito la uso come ripostiglio, non è il massimo.»

   «Va bene tutto, sarà solo per questa notte. I suoi ospiti domani andranno via no?»

   «Sì, tutti tranne una.»

   «Bene allora è deciso, dormirai qua.» Disse il maresciallo voltandosi verso Enea.

   «In un ripostiglio? Me la pagherai molto cara.»

   «Lo so Enea, lo so.»

   Nardò aprì lo sportello, fece scendere il fratello del maresciallo, buttò a terra il suo bagaglio, alzò la mano verso la vedova Sicurella, rimise in moto e partì spedito alla volta della caserma.

   «Prego, si accomodi, mi dia soltanto un quarto d’ora e la stanza sarà pronta.»

   Enea entrò e attese, per un’ora buona, sul divano, avrebbe dormito volentieri anche lì, se non fosse stato per il decanter pieno di brandy.

Serie: Chi ben comincia
  • Episodio 1: La comodità dell’elettrotreno era ormai un vago ricordo da quando, 
  • Episodio 2: Le mani del carabiniere Nardò erano sudate e appiccicaticce, l’ansia lo divorava dentro. La prima impressione per lui era tutto, e aveva toppato; 
  • Episodio 3: Il cielo mostrava tante piccole nuvole, a pecorelle, colorate d’alba. Lo sfondo campestre e l’aria pulita mettevano sempre di buon umore la vedova Sicurella.
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    Discussioni

    1. Non so il perché, ma la vedova Sicurella mi sembra un personaggio “piccante” (concedimi il termine).
      Sono curioso di proseguire la letture.

    2. “Nardò aprì il baule e posizionò il bagaglio del maresciallo, solo allora si accorse che, l’altro ragazzo, lo stava guardando di sottecchi.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    3. ” «La comodità non sempre è qualcosa di buono o di utile, spesso addormenta i sensi.»”
      Questo passaggio mi è piaciuto