PARTE QUARTA – L’INSONNIA (2/2)

Serie: NEVADA - Un insolito omicidio nel deserto

PARTE QUARTA – L’INSONNIA (2/2)

« Dov’eri finito Vincent? » mi chiede Terence.

« Devo andare, coprimi tu. Ho una faccenda da sbrigare. » gli dico mentre raccatto le mie cose.

« Mah, non puoi uscire. Cosa dovrei dire al capo se dovesse chiedermi dove sei andato? »

« Non preoccuparti, nessuno noterà la mia assenza, hanno ben altro a cui pensare. » lo rassicuro. « Ti devo una birra amico. »

Indosso il cappotto, aggancio il distintivo alla cintura e imbocco l’uscita.

Venti minuti più tardi sono al St. Martin, l’ospedale dov’era ricoverato Lenny Dalton, e forse qui troverò delle risposte. Prendo l’ascensore e pigio il pulsante per il terzo piano, il reparto di chirurgia. Camminando per il corridoio, mi imbatto in un’infermiera che mi domanda cosa ci faccio li. Esibendo il distintivo, le domando dove si trova il dottor Sanderson.

« A scusi agente. Il dottor Sanderson in questo momento è in sala operatoria, sta per iniziare un intervento. Se vuole parlarci dovrà attendere almeno un’ora. »

Un’ora? Non aspetterò così tanto. « Dov’è la sala operatoria? » le domando.

« Da quella parte, ma non può parlarci ora…»

Cerca di fermarmi, non può. Accelero il passo ed arrivo in sala, un vetro mi divide dal dottor Sanderson e dai suoi assistenti, fortunatamente non hanno ancora iniziato. Busso sul vetro col distintivo, e quando lui si gira glie lo mostro, controvoglia mi raggiunge fuori dalla stanza.

« Cosa vuole? Non vede che sto operando? »

« Non mi pare abbia già iniziato. Mi servono solo delle informazioni su un suo paziente, Lenny Dalton. »

« Cosa? Ho già risposto a tutte le domande dei suoi colleghi. »

« Non può dirlo, non sa che domande devo farle.»

Inutile, non importavano le domande che gli facessi, quel tizio non mi avrebbe mai detto niente. Ho dovuto interrogarlo per circa un paio di minuti prima di capirlo. Erano probabilmente riusciti a spaventarlo, o a comprarlo forse.

« Se non le spiace ora ho un paziente che ha bisogno di un trapianto. » si congeda, rientrando nella sala sterile.

Non era andata affatto come speravo, gli avevo mostrato le lastre, e non le aveva neppure degnate di uno sguardo. Fatica sprecata, non mi restava che andar via, avevo qualcun altro da poter interpellare.

Ero ormai arrivato alla mia macchina quando mi sentii chiamare.

« Detective! Mi scusi detective! »

Una ragazza mi viene incontro, indossa un camice azzurro sotto al giubbotto, è un’infermiera.

« Ho appena finito il mio turno, e quando parlava col dottor Sanderson, passavo lì vicino e mi pare di averla sentita chiedere informazioni su Lenny Dalton. »

« Si, è così. »

« Io ero una delle infermiere incaricate alle cure post-operatorie del signor Dalton, ero quella che gli portava le pastiglie. Detective, da quando ho visto in Tv la povera vedova di Simmons, non riesco quasi più a dormire. Quella tenera vecchina mi ricorda tanto mia nonna, lei adesso non c’è più purtroppo. Vorrei tanto dare una mano, ma non voglio si sappia, capisce cosa intendo? »

Curioso, sembra che non sia il solo ad aver perso il sonno a colpa di questa brutta storia. Vorrebbe dare una mano senza che tuttavia lo si sappia, vista la reputazione dei Dalton, posso capire. Vuole essere rassicurata, se sa qualcosa devo farla parlare.

« Sono qui senza un permesso, e probabilmente quando il mio capitano lo verrà a sapere, e verrà a saperlo, mi sospenderà e chissà che altro. Quindi signorina può fidarsi di me. »

Dopo averci riflettuto un istante. « Ok, voglio fidarmi. »

La faccio salire sulla Dodge, non ha i soldi per una macchina, ed avrebbe dovuto prendere l’autobus, così le chiedo dove abita. Mentre guido verso casa sua, le domando se ci fosse qualcosa che non aveva detto quando era stata interrogata. Assumendo un’espressione perplessa, mi dice che in verità nessuno l’aveva fatto. Certo, avevano preso per vera la parola del chirurgo, perché preoccuparsi della giovane infermiera, dilettanti. La ragazza comunque mi dice cose che già conosco, non mi è molto d’aiuto. Almeno così credevo, fino a che non accenna ad una certa scottatura sulle mani di Dalton.

« Sapevo che il signor Dalton aveva un proiettile nel petto, ma la cosa strana erano le bende che gli avvolgevano le mani. Per curiosità, ho chiesto alla mia collega che si occupava delle fasciature, il perché di quel bendaggio. E lei mi ha detto che il paziente aveva delle scottature ad entrambi i palmi delle mani. »

« Ha detto come se le è procurate? »

« E qui che la cosa si fa ancora più strana detective. Quando glie lo hanno chiesto, ha avuto una reazione rabbiosa. Vista la sua reputazione, dopo quella volta nessuno ha più osato farne parola. »

La ragazza ha ragione, la faccenda si sta davvero facendo strana. Arrivati nel suo quartiere, la faccio scendere ad alcuni palazzi di distanza, è preferibile che non la vedano in compagnia di uno sbirro. Prima di incamminarsi, mi prega ancora una volta di non fare il suo nome, la rassicuro, nessuno avrebbe saputo nulla. Mentre mi allontano, vedo il suo riflesso svanire nello specchietto retrovisore, non conosco neppure il suo nome, forse è meglio per lei che sia così.

Sono fermo in auto da più di mezz’ora, il traffico è rallentato, la causa, una marcia di protesta, l’ennesima questo mese. I manifestanti chiedono a gran voce che sia fatta giustizia, vogliono che l’assassino di Giocondo Simmons venga trovato e sbattuto in carcere. Diversi agenti sono schierati in tenuta antisommossa, pronti a sedare ogni qualsivoglia avvisaglia di disordine. Non riuscirò mai a raggiungere la Biblioteca Nazionale, dovrò escogitare un altro modo per trovare risposte alle mie domande. Appena mi è possibile, imbocco un’uscita secondaria, agli agenti messi a sbarramento mostro il distintivo, mi lasciano passare. Dopo alcuni chilometri, individuo una cabina telefonica, e mi accosto a bordo strada. Appena mi ci avvicino, un olezzo poco gradevole mi costringe a fermarmi, la cabina puzza di piscio, come tutte le altre in città. Fortunatamente c’è ancora l’elenco telefonico, solitamente se ne appropriano i senza tetto, per imbottire i loro stracci, fa freddo sotto ai ponti. Lo apro, e sfoglio le pagine a ritroso fino alla lettera A, col dito poi scorro fra decine e decine di nomi, quando finalmente trovo ciò che stavo cercando. Dopo aver inserito la moneta compongo il numero, 5555-0207, il telefono squilla per un bel po’ prima che qualcuno risponda.

« Luke’s Antiques, parla Luke, cosa desiderate? »

A rispondere è un uomo, oltre l’ottantina credo. Quando gli dico cosa cerco, devo ripeterglielo più volte, fino a dover quasi urlare, prima che riesca a sentire e a capirmi.

« Mi spiace, non tratto quel genere di articoli. » mi dice con voce tremolante,

Una perdita di tempo, penso, dovrò cercarne un altro. Spero solo che il prossimo antiquario che chiamerò, non sia anche lui un matusa mezzo sordo. Sbrigativamente ringrazio il vecchio, e sto per mettere giù, quando mi chiede di attendere.

« Forse conosco qualcuno che può aiutarla. » mi dice. « Mi lasci solo cercare il suo numero. »

Attendo in linea per svariati minuti, non saprei dire quanto. Sono costretto a mettere altre monete per mantenere la chiamata, col dubbio che nel tempo in cui cercava quel numero, il vecchio possa essere trapassato. Poi finalmente ritorna, mi parla di un suo amico, un professore universitario, e mi dà il suo numero, strappo via un pezzo di carta da una pagina del grosso elenco telefonico, e ce lo scrivo sopra.

Serie: NEVADA - Un insolito omicidio nel deserto
  • Episodio 1: PARTE PRIMA – IL RINVENIMENTO (1/2)
  • Episodio 2: PARTE PRIMA – IL RINVENIMENTO (2/2)
  • Episodio 3: PARTE SECONDA – L’UNITÀ (1/2)
  • Episodio 4: PARTE SECONDA – L’UNITÀ (2/2)
  • Episodio 5: PARTE TERZA – LE INDAGINI (1/2)
  • Episodio 6: PARTE TERZA – LE INDAGINI (2/2)
  • Episodio 7: PARTE QUARTA – L’INSONNIA (1/2)
  • Episodio 8: PARTE QUARTA – L’INSONNIA (2/2)
  • Episodio 9: PARTE QUINTA – IL LIBRO (1/2)
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