Per sempre pt. Finale

Serie: Per Sempre


Reidan combatte senza mai fermarsi, decimando vite come la falce con il grano. Eppure la sua mente si trovava da un’altra parte. Con lei. In un altro tempo, forse in un’altra vita, che per quanto fosse solo un’illusione, ci credeva nonostante tutto.

Piantò la lama nel terreno e tutt’attorno a lui decine di lame emersero di colpo trafiggendo gli assalitori colti alla sprovvista.

Sentiva i suoni ovattati, non che la cosa gli desse fastidio, meglio che sentire urla di dolore, il vibrante scontrarsi delle spade.

Una pioggia improvvisa di frecce investì Reidan che si riparò il viso scoperto, decine di avversari rovinarono a terra riempiti come puntaspilli, ma lui no. Il cappotto aveva fermato facilmente i dardi, dardi che si scrollò di dosso.

Tornò subito all’attacco devastando chiunque con forza inesauribile, perché non avrebbe permesso che portassero via l’unica cosa rimasta di lei.

Balzò disarcionando un cavaliere dal suo destriero non aspettando neanche che toccasse terra, parò un affondo e reagì con un fendente e indietreggiò sulla difensiva, non aveva comunque alcuna paura di essere accerchiato.

Scavalcò una roccia abbattendo un arciere, con la coda dell’occhio colse una tenue luce, e la vide…proprio là, in mezzo ai soldati, invisibile ai loro occhi o probabilmente un frutto della mente di Reidan. Ma il tempo parve rallentare, i rumori si spensero tranne il suo respiro affannoso. L’ammirò nella sua bellezza, in una veste nera che risaltava quei capelli rosso fuoco, gli parve di sentirli scivolare fra le dita della mano libera. Lei incrociò il suo sguardo, gli occhi azzurri come quel prezioso diamante. Lei gli sorrise bloccandogli il respiro, e scomparve fra la calca di soldati, non la vide più. Che fosse solo un miraggio? Un’allucinazione? Se lo chiedeva ogni volta…

Roteò su se stesso destreggiandosi in una danza mortale, tagliando arti, spezzando vite. Gettò un’occhiata veloce al portone per vedere che fosse ancora integro, nessuno ci pensava più ormai.

Raggiunse il condottiero con quel pennacchio sull’elmo, non fece neanche in tempo ad estrarre la spada che la lama lo trapassò da parte a parte, il cavallo spaventato galoppò via travolgendo alcuni sfortunati.

Reidan raggruppò il proprio potere, il vento gli vorticò pericolosamente attorno, alzò la spada per poi calarla a terra con un grugnito. L’aria la seguì disegnando un arco e abbattendosi con violenza al suolo, aprì una fenditura nell’esercito ormai disorganizzato, centinaia di uomini vennero scaraventati in aria come granelli di sabbia al vento.

Sollevò di nuovo l’arma muovendola in un fendente, e l’elemento della natura riprese ad agitarsi formando quel prolungamento della lama che scagliò indietro altri malcapitati. Le urla diminuivano man mano che ogni soldato si schiantava a terra con fragore metallico. Una vecchia torre di osservazione a sud crollò giù, l’ululato del vento, il fruscio delle foglie che piovvero dal cielo, il caos di una moltitudine di suoni.

Finché non rimase che il silenzio, ad aleggiare su migliaia di corpi sparsi in ogni dove, lentamente la terra gli avrebbe reclamati fino a non lasciare nessuna traccia.

Reidan rimase immobile per molto tempo, appoggiato all’elsa della spada, il respiro affannoso, il sangue a lordare le sue vesti.

La pioggia riprese a cadere, sentendosi bisognosa di lavare via qualcosa, magari parte del dolore.

Si lasciò cullare da quella sensazione, sollevò il capo chiudendo gli occhi, le lacrime si mischiarono alle gocce del cielo.

Dopo un po prese il cammino per la fortezza, il portone si aprì da solo con cigolii e lamenti, Reidan rimase impassibile, forse stanco. Salì i gradini della scalinata a chiocciola, quasi un tempo interminabile a raggiungere la cima. Un uscio aperto sulla destra e si ritrovò nella sala grande, ove ogni cosa era rimasta alterata.

Volse lo sguardo a destra, verso la terrazza anteriore, poi a sinistra, verso il trono. Si avvicinò ad una colonna poggiando la spada, sazia. Camminò sulla navata centrale, si rallegrò nel vedere che il ciondolo fosse ancora al suo posto.

E lei era lì, gli occhi fissi ai piedi della statua, un altro miraggio? Che fosse realmente l’anima di lei?

Come se avesse letto i suoi pensieri ella incrociò il suo sguardo, quando Reidan le passò accanto non fece niente, aspettò che lui si fermasse.

-Tornerai?- le chiese alla fine con voce roca.

Lei si limitò ad abbassare lo sguardo. Che fosse un no, un si o un forse, Reidan non comprese. Ogni creatura sulla terra si reincarna in un nuovo corpo, in una nuova vita, ma lei, lei è speciale e mai avrebbe dimenticato le sue vite, gli sbagli, le sofferenze e le gioie.

Potrebbe essere lì, da qualche parte, in una nuova vita. La propria scelta.

Lei cominciò a camminare, Reidan con mano tremante cercò di fermarla ma le dita passarono attraverso l’esile braccio, non sentì niente, solo una fitta al petto.

Eppure ella si arrestò, come se avesse avvertito il contatto, si voltò a guardarlo, aspettando…

-Ti amo…e ti aspetterò per sempre…- le disse prima di volgerle le spalle.

Riprese a camminare, risalì i gradini e si sedette di nuovo sul trono.

Lei era sparita…

Reidan fece un profondo respiro, si rilassò chiudendo gli occhi, la pelle si indurì come il marmo, il sonno lo colpì immobilizzando il corpo. Il ghiaccio si formò nelle vene congelando il sangue, congelando il cuore.

Come una statua.

Fra alcuni secoli un altro esercito sarebbe ritornato, qualcuno proverà nuovamente a rubarla, e Reidan si sarebbe risvegliato per fermarlo. La storia si sarebbe ripetuta, come ormai si ripeteva da lungo tempo.

Ma lei è apparsa questa volta, che fosse un’illusione o un segno del destino?

Non aveva importanza alla fine.

Lui aspetterà per sempre…

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