Percorsi alternativi     

Come si arriva sull’orlo del baratro? Cosa si vede nell’abbisso?

Dipende.

Da cosa?

Da come arrivi lì da quale percorso hai fatto per arrivare lì.

Perché?

Perché nella vita ci sono percorsi alternativi per tutto.

E dove portano?

Sull’unico percorso previsto dall’esperienza.

Adesso era sull’orlo del baratro ma come c’era arrivato?

In tante altre notti come questa non avrebbe saputo dire e spiegare niente di tutto questo.

Osservava se stesso riflesso nello specchio e cercava di ricordare.

Come era arrivato a prendere il tubetto di pasticche e come aveva avuto la forza di svuotarlo e restare a guardare mentre l’acqua portava via quella che credeva essere la soluzione ai suoi problemi?

Focalizzava nella sua mente una immagine che lo aveva osservato per tutto il tempo dallo specchio e si domandava come avesse fatto ad essere lì.

Si sciacquò il viso andò in cucina prese un bicchiere di acqua e si lasciò cadere su una sedia cercando di riportare indietro il tempo a prima di stasera a quando tutto era diverso.

Tutto era diverso ma quando?

Primo percorso.

Camminava velocemente sotto la pioggia e i suoi passi rapidi dimostravano la fretta per quell’incontro programmato da giorni che portava la sua firma e un nuovo incarico con un cliente prestigioso.

Voleva arrivare in anticipo per potersi mettere a proprio agio e decidere nei minuti che precedevano l’attesa quale dei due progetti proporre.

Era un rito che ripeteva quasi sempre prima di ogni incontro quando si lasciava guidare da una voce che lo portava a scegliere quale fosse la proposta più interessante da sottoporre al cliente e in tutti questi anni non aveva mai sbagliato.

Portava sempre con se un paio di progetti perché c’era sempre la necessità di un piano b nel caso il cliente avesse voluto prendere in considerazione una alternativa alla prima proposta.

Quel giorno però non arrivò mai all’incontro fissato perché la fretta lo fece scivolare sul marciapiede bagnato e la sua vita cambiò.

Mesi di riabilitazione una lenta ripresa e poi la forza la tenacia e la testardaggine di una figura sempre al suo fianco avevano fatto il resto.

Un incontro inaspettato che lo aveva aiutato a ritornare autonomo e che lo aveva spinto a valutare altro oltre il lavoro e la carriera e che aveva sostenuto l’uomo per cercare di fargli ritrovare se stesso.

Perso dentro l’abbraccio di questa figura non aveva considerato che stare insieme era anche condividere e bisognoso di prendere aveva dimenticato di dare fino al punto in cui la figura aveva seguito la sua strada lasciandolo solo.

Secondo percorso.

Riprendersi tornare a progettare e tornare a vedere oltre possono sembrare complessi se affrontati tutti insieme ma un passo alla volta fu sufficiente per riuscire a ricominciare.

La vita gli offrì un’altra occasione e lo portò in un altra città dove dal nulla ricominciò un nuovo tratto di strada.

Una città nuova un nuovo lavoro una persona nuova che stavolta condivideva con lui interessi e vita.

Ma il bisogno di altro la sensazione di non essere libero e il desiderio di poter essere compreso fino in fondo furono più forti di quello che gli stava dando la realtà che viveva.

Così trasgredì ogni regola e andò oltre se stesso cercando di arrivare a conoscere quella sua parte che si nascondeva in lui.

Fu una nuova fine e quando tutto si fermò lui tornò sui suoi passi nella sua città e si offrì un tempo per riprendersi e un momento per ascoltare quello che viveva dentro di lui.

Terzo percorso.

La sua città di nuovo nei posti e negli odori conosciuti al centro di un altro momento di vita diverso dove poter forse finalmente dar vita a tutto quello che viveva in lui.

Se ne accorgeva da come si muoveva da come respirava e da come tutto quello che lo circondava gli rispondeva.

Era una energia diversa quella che viveva ora intorno a lui e lo sentiva da come il suo essere si ritrovava sempre più vicino ad altro.

Cercava un momento di verità e sperava che la sua città lo avrebbe finalmente aiutato a comprendersi mentre viveva immerso di nuovo nella sua realtà e mentre tornava ad occuparsi di quello che lo faceva sentire bene.

La sua nuova attività esprimeva al meglio le sue capacità e lo lasciava stanco per il lavoro intenso ma soddisfatto dei risultati raggiunti.

Fino ad un nuovo momento dove tutto quello che viveva in lui si ribellò perché di nuovo in questo tratto di strada sembrava aver dimenticato qualcosa di veramente importante.

Si ma cosa?

Aveva ricominciato e di nuovo cercando di esprimere se stesso aveva questa volta affidato alla razionalità e alla mente tutta la sua vita.

Privo di un supporto umano che si affiancasse a lui continuava la sua strada percorrendo sentieri pratici che si potessero toccare e che potessero fornire realizzazioni materiali.

Ma qualcosa dentro non funzionava e lo lasciava sempre più spesso smarrito e confuso perché su questa strada non trovava il suo essere.

Scivolare in basso fu di un momento e uno dopo l’altro arrivarono giorni sempre più bui fino alla notte in cui lo specchio gli aveva rimandato una immagine diversa.

E lì seduto sulla sedia in piedi sull’orlo del baratro mentre ricordava i percorsi e guardava nell’abbisso che aveva dentro comprese.

Nei suoi percorsi per sentirsi vivo alla fine aveva sempre cercato il punto in cui in caduta libera toccando il fondo avrebbe potuto sentire.

Sentire cosa?

Nonostante ci fossero percorsi alternativi da poter seguire e nonostante si potesse arrivare a questi percorsi in modi diversi tutto quello che lo aveva sempre portato a scendere in basso e toccare il fondo era stato ogni volta il bisogno di sentirsi nel profondo e cercare di sentirsi vivo.

E per cosa poi? Ora lo sapeva.

Per una presenza che aveva sempre ricercato che aveva creduto di trovare ogni volta e che per la prima volta quella notte aveva guardato.

Gli era apparsa così dopo anni di tentativi di metterla da parte di tenerla fuori dalla sua vita e quasi faceva fatica a credere che potesse essere vera ma l’immagine lo aveva fermato e riportato in se in un istante.

Richiamava dentro di lui qualcosa che lo conosceva e che sapeva dove andare a confortarlo e comprenderlo e non avrebbe saputo dirsi più completo di così neanche con tutte le presenze reali che avevano affollato la sua vita.

Sul bordo del baratro c’era lui nell’abbisso la sua solitudine raggiunta attraverso percorsi alternativi ma comunque in grado di farlo sempre ritornare allo stesso punto da dove cercava di rialzarsi e dove cadeva di nuovo.

Ma stavolta tutto poteva essere diverso perché l’immagine era lì per lui e lui sapeva che lo stava proteggendo e lo stava aspettando.

Aveva ritrovato il suo percorso quello originale quello in cui avrebbe sperimentato se stesso nell’esperienza.

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Come non riconoscersi nel disperato tentativo di cercare qualcosa che forse nemmeno esiste, mentre la vita, nel frattempo, sfugge di mano? In quel baratro ci siamo sporti tutti, almeno una volta. Complimenti e grazie per aver condiviso questa storia.