Pipì

Serie: La Farfalla

Al crepuscolo, le luci della città tentennavano per poi accendersi in uno sfavillare di raggi argentei ed esplosioni d’oro e cobalto. Il cielo e le stelle non esistevano, ridotte a un lontano ricordo di cui solo i libri più arditi narravano: oltre la cupola che proteggeva la città dalle radiazioni solari, languiva immoto un mondo ormai inesplorato.
La placida brezza serale soffiava, discola, sollevando le gonne degli alberi e scuotendoli sino alla sommità delle loro fantasiose acconciature. E questi, molestati con tanto ardore, sbattevano le braccia e lasciavano che frammenti della loro bellezza tingessero di rosso e giallo ogni cosa.
Una foglia in particolare andò danzando per l’aria e si adagiò con esattezza al centro di un prato privato, un giardinetto che un piccolo decespugliatore si adoprava a tosare. Alla finestra della villa, un bambino osservava il piccolo robottino circolare che avanzava tra l’erba e la mangiucchiava.
«Mamma,» chiamò piano, conscio che i genitori in salotto non avrebbero tardato a dargli attenzione. Aspettò, stranito dalla mancanza di immediata risposta.
Infine la madre lo notò: «Cosa c’è, Aaron?»
«La luce grande si è accesa. Quella vicino ai cespugli di rose.»
A quelle parole, persino il padre adombrato nel suo angolo di salotto si attivò. Mosse cauto la testa in cerca degli occhi della moglie, insipidi e anonimi come caldarroste cotte senza premura. Lasciò il tablet sulla poltrona e si avviò alla finestra.
Il bimbo, prima che i genitori potessero affacciarsi, indicò col dito macchiato dai pennarelli: «C’è una persona accovacciata in mezzo al prato!»
«Smettila, Aaron,» sbuffò la madre, abbandonando l’idea di sbirciare fuori dalla finestra, «lo sai che a tuo padre non piace quando dici bugie.»
«Sta facendo pipì!»
I genitori scattarono come punti da una siringa di benzina e si incendiarono, spiaccicando i loro nasi contro la finestra dai doppi vetri isolanti.
«Maledizione, Eleanor, c’è una donna che orina nel nostro giardino!» gridò l’uomo, affannandosi a cercare il telefono. «Io chiamo la polizia! Perché lo schifoso allarme non è suonato? Non l’hai attivato?» continuò a sbraitare, mentre i ciuffi canuti si mischiavano alla tinta nera che con cura rinnovava mensilmente.
«Pensavo si attivasse da solo, caro…»
«Oh, sì, da solo! Non si attiva un bel niente da solo in questa casa! Non ti ricordi che si era guastato?»
«Pensavo l’avessero riparato.»
«Basta ciarlare, Eleanor, e cerca quell’infame d’un telefono!»
Mentre tutti urlavano, il piccolo Aaron si godeva lo spettacolo fuori dalla finestra: sembravano due universi separati, distinti e incapaci di sfiorarsi. Oltre il vetro robusto regnava la calma totale, solo un soffio di vento a scuotere i capelli e gli abiti della giovane che, ancora piegata sulle ginocchia, liberava con le lacrime agli occhi una vescica piena da ore. Il bimbo osservava il vapore che risaliva dall’erbetta, e poi seguì con uno sguardo rapido la mano della ragazza afferrare le mutande e riaccompagnarle al loro posto.
«Ha finito. Se ne sta andando.»
Il padre di famiglia, Brendon Dormer, aveva appena digitato il numero di telefono dell’agente che si occupava del loro quartiere e della loro sorveglianza.
«Chi ha finito?» guaì, tossendo attraverso i baffetti grigi. «Disgraziata!» sbraitò non appena la vastità nuda del prato gli rise in faccia, «ha pisciato nel nostro prato ed è scappata!»

La mattina seguente l’agente Casey Flanagan bussò al portone della villetta dei Dormer. Non mancò di notare, usando il naso allenato, che un forte odore di tè e biscotti alla cannella proveniva dal giardino oltre l’esagerato muro di cinta. Risposero finalmente al citofono e lui poté varcare la porta, non prima di aver lanciato un’ultima occhiata alla propria volante per accertarsi che fosse parcheggiata esattamente dove gli era stato chiesto esplicitamente di lasciarla.
«Buongiorno, avvocato Dormer,» lo salutò stringendogli la mano, «pare che io sia arrivato in tempo per discutere coi tecnici della sicurezza. E per il tè.»
«È così, amico mio, entra pure.» Brendon gli diede una pacca amichevole sulle spalle e aspettò che il poliziotto pulisse gli scarponi dalla ghiaia fangosa del piazzale d’ingresso.
«E dunque cos’è accaduto?» domandò Casey, ancora rapito dalla bellezza degli interni della villa. La signora Dormer, nota arredatrice, sapeva come far valere e risplendere il noce, il castagno e chissà che altre qualità di legname dal valore inestimabile.
L’avvocato si intromise nei pensieri di Casey: «Quello viene da uno stabilimento in Italia, mia moglie spende un capitale per importare dai boschi in serra di quel paese. Lasciamo perdere la manifattura, poi!»
Lui annuì, aspettandosi da lì a breve di venire ragguagliato su quanto era accaduto la sera trascorsa. Gli importava della sfarzosa mobilia dei Dormer, ma non tanto da farlo notare sul volto squadrato.
«Una drogata ha scavalcato il nostro muro, lei solo sa come, e si è messa a orinare in mezzo al prato,» spiegò Brendon, allargando le braccia per mostrare la scena del delitto. La vetrata scorrevole della veranda si chiuse automaticamente alle loro spalle e lui riprese: «I tecnici stanno rimettendo in sesto l’allarme come si deve. Mi prenderai per paranoico, e forse pure per scortese, ma com’è possibile che una di quella lega sia giunta sino a questo quartiere? Cosa ci stanno a fare i tuoi uomini per le strade?»
«Brendon, non puoi pretendere che nessuno passi mai per i cancelli del quartiere. Capiterà che altra gente meno fortunata raggiunga la vetta.»
«Non deve accadere. Dannati cani!» tagliò corto l’avvocato, controllando da lontano la moglie in abiti eleganti e fluttuanti che serviva tè e biscotti ai tecnici. «Io pago fior di crediti per garantirmi sicurezza in questa zona. Sai che sono tra coloro che hanno personalmente sborsato l’inferno per attrezzare l’area con telecamere all’avanguardia e rilevatori d’ogni sorta. Le compagnie che si dovrebbero occupare di tutto questo non si arrischiano a muovere un dito.»
«Non ne capisco di politica, Brendon,» si difese il poliziotto, messo alle strette dal tono secco e graffiato dell’amico. «So che la Biancardi sta acquistando alcuni ristoranti della zona…»
«Che schifo! La Biancardi, Casey, la corporazione più comunista dell’intero globo! Daranno da mangiare ai poveracci a nostre spese, e si faranno belli davanti alla Palmer Technologies.»
«Cosa c’entra?»
«Tu non ne capisci proprio di politica!» confermò Brendon ridendo e dandogli una pacca sulla schiena. «Ti ho invitato per discutere con quegli incapaci della sorveglianza. Dai loro qualche dritta su come sistemare quei maledetti affari. Almeno, ne sono certo, in questo sei un esperto.»
L’agente Casey Flanagan sorrise appena, pettinandosi con la mano i capelli ramati e uscendo in giardino a sorseggiare tè e sprecare la sua mattinata con inutili dritte a chi, in realtà, non ne voleva sapere di ascoltarlo.

Anche quella sera il piccolo Aaron sedeva sul davanzale del finestrone, coi bei ricciolini d’oro a rosicchiargli le guance carnose e rosse. Aguzzò la vista nell’oscurità, proprio dove la sera passata aveva scorto quella graziosa liberarsi dallo stimolo corporeo senza alcun pudore.
«Mamma?»
«Bontà divina, Aaron! Cosa c’è?» ragliò la donna, battendo con forza sulle gambe il palmare su cui disegnava la prossima stanza da arredare. «Abbiamo detto che dopo cena saresti andato a letto subito, o no? Domani non è mica sabato, hai ancora scuola. Vai a dormire.»
«Anche le fate fanno la pipì? Perché qui sul prato—»
«Non dirlo nemmeno!»
Brendon Dormer traversò l’intero salotto in un solo salto: un impeto olimpionico lo portò a scavalcare il tappeto e il tavolinetto, finendo proprio con la faccia a ridosso della finestra. Si mosse su e giù, in cerca della prospettiva migliore per spiare il giardino inanimato e lugubre.
Lei era lì, che si affaccendava ad arrotolare la gonna del vestito nero sino alla pancia. Guardò tra i propri piedi, divaricò le gambe quanto bastò per non inquinarle e innaffiò ancora una volta la stessa fogliolina dalla pelle bordeaux che dalla sera passata non s’era mossa di una virgola.

Serie: La Farfalla
  • Episodio 1: Pipì
  • Episodio 2: Il tappeto
  • Episodio 3: L’uomo col cappotto
  • Episodio 4: Voglio un uovo
  • Episodio 5: Infarto
  • Episodio 6: Altruismo
  • Episodio 7: La perla più preziosa
  • Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Giovanni, le tue solite, suggestive descrizioni impreziosiscono come sempre ogni tua ambientazione, e di questo rimango sempre affascinato. Ho trovato molto attuale il contenuto di questo episodio: vero è che il problema della sicurezza personale violata esiste da sempre😁, ma mai come in questi tempi. Infatti direi che è un argomento all’ordine del giorno qui in Italia ormai, anche se certamente non abbiamo a che fare con una donna che fa pipì sul prato😂! Hai ritratto perfettamente la spocchia posseduta dal marito e il carattere insipido/insopportabile della moglie che contrastano mirabilmente con la semplicità di un bambino catturato ancora dall’immaginazione e curiosità, la stessa che hai fatto venire a me su questa “impertinente”, e quindi aspetterò prossima settimana… chissà cosa mi riserverai… episodio che mi è piaciuto molto, tanta ironia ma anche voglia di far riflettere, o almeno con me ci sei riuscito! Un saluto e… alla prossima(pipì?)😂😂😂!

      1. Giovanni Attanasio Post author

        A essere onesto avevo pensato alla sicurezza violata solo in termini di “plot”, non ci avevo pensato dal profilo umano! 😀
        Ho voluto far attenzione particolare ai personaggi di questa serie, e sono felice di vedere che almeno nel primo episodio funziona. Il bimbo funge un po’ da lente e invoglia il lettore a incuriosirsi attraverso i suoi occhi. Io sono troppo di parte nel dire che adoro “l’impertinente”. Ho serie difficoltà a prevedere a chi ogni lettore si affezionerà (potrebbe anche detestare tutti, caso molto possibile).
        Alla prossima e grazie! 🙂

    2. Micol Fusca

      Ciao Giovanni, gli ingredienti per il cyberpunk ci sono tutti. Netta demarcazione fra classi sociali, corporazioni, muri visibili e invisibili. Uno squarcio non troppo distante da quello che accade tutti i giorni nel mondo, visto in una chiave futuristica che dà modo al lettore di riflettere. Il punto di rottura, “la pipì”, mi ha particolarmente intrigato e divertito. Dalle premesse presentate nel gruppo, racconto erotico, mi ero immaginata di assistere a qualche scena particolarmente intricata che prevedesse la pratica dell’urofilia o.O

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Sì, gli elementi cyberpunk ci sono e ce ne saranno di più, così come per l’erotico. E comunque, la serie si chiama “La Farfalla”, “Pipì” è solo il primo episodio xD
        Per quanto riguarda, di nuovo, la pipì e l’erotico: per me è un genere molto vario, non ben definito e soprattutto soggettivo. Il mio erotico non è porno, non troverai scene descritte in modo troppo esplicito né volgarità gratuita. Il mio è eros per la mente, non per il corpo (e penso che ci siamo capiti).
        Puoi immaginare l’erotico come un filtro che applico quando scrivo, che mi fa mettere più in evidenza dettagli che in altre storie stonerebbero. Un po’ come il filtro “per bambini” “politico” “Teen” e via dicendo, sono tutti modificatori dello stile.
        Posso dirti però che sono molto bravo (detto da altri) nel porno vero e proprio. Basta farmi un fischio.
        Grazie per avermi fatto riflettere, ciao!

    3. Tiziano Pitisci

      Le corporazioni evocano scenari cyberpunk, un genere che ho scoperto leggendoti e che continuerò ad episodio dopo episodio e goccia dopo goccia. Con l’episodio della pipì è stato creato un nodo nella trama, è troppo presto per esprimere un parere (a parte un giudizio positivo nella firma, come sempre). Adpetto altri accadimenti, ci vediamo al prossimo episodio!

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Non ricordavo lo avessi scoperto grazie a me! 😛
        Sì, è ancora un po’ prestino per esprimersi, ma quando arriverà il momento dacci dentro! 😀

    4. Vanessa

      Ciao Giovanni, di questo primo episodio ho colto soprattutto l’arroganza dell’avvocato. Mi ha ricordato quei tizi invasati, secondo i quali i ricchi devono stare al di sopra di tutto e oltre il muro, eretto da loro con tanta cura, deve starci tutto il resto. Aaron è la voce discordante, l’occhio curioso del mondo esterno. La moglie è presa unicamente da sé stessa, il resto non le importa granché.
      Posta presto il seguito, miss Pipì mi fa tanta simpatia. E credo avrai molto da dire 🌺

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ciao,
        i tuoi commenti sono sempre molto incoraggianti e attenti! Ho quasi paura di ciò che potresti dire (e farmi scoprire) sul seguito. 🙂
        Il prossimo episodio uscirà tra una settimana esatta. Alla prossima! 😀

    5. Dario Pezzotti

      Primo episodio interessante. Sono curioso di scoprire come ti muoverai nel narrare una storia dal sapore classico (anche se il finale ha certamente acceso la mia curiosità.)😊

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Non sono sicuro di aver capito cosa intendi per “classico” xD
        Io ho delle opinioni molto forti su questa serie, e ciò che voglio scoprire è quanti condiviranno questo mio pensiero. Alla prossima!