Power to the people!

Sprofondato nella sua preziosa poltrona in velluto, con occhi distanti e fronte corrugata, sir Bertrand non si accorgeva del maggiordomo Immanuel che con eccezionale grazia gli versava il tè nero nell’antica tazza in porcellana.

“Sir, ha ancora bisogno di me?” domandava con premura il docile servo rimettendosi al suo posto e sir Bertrand come risvegliatosi d’incanto strizzava gli occhi e voltandosi verso di lui gli chiedeva a sua volta: “Immanuel, qual è il tuo scopo nella vita?”

“Sir, io credo che,” iniziava a rispondere il maggiordomo, ma vedendo il suo padrone alzarsi di scatto dalla poltrona e correre all’enorme finestra con vista sul parco, capiva che non lo stava già più ascoltando.

“Sir, se ha ancora bisogno di me, sarò nelle cucine.”

“No Immanuel,” l’aveva bloccato sir Bertrand sempre guardando fuori, “oggi il tuo compito sarà questo: capire qual è lo scopo della tua vita.”

“Molto bene, sir” aveva risposto il maggiordomo con un inchino; quindi sir Bertrand si era infilato il Barbour, aveva chiamato il cane con un fischio e con filosofico entusiasmo si era diretto verso il paese. Da tempo immemorabile gli girava in testa questa domanda ed ora voleva togliersi la curiosità di sentire qualche risposta.

“Qual è lo scopo della sua vita?” aveva dunque chiesto al panettiere imbarazzato, “Lei ha qualcosa di più grande in mente, oltre alla vendita di spezie e caffè?” interrogava la droghiera. Nessuno però sapeva o osava rispondere con sincerità al padrone del paese e sir Bertrand continuava il suo giro sempre più deluso. Quando poi aveva incontrato un contadino a cui si era rivolto in modo simile – “Che cosa c’è per lei nella vita, dopo la maturazione delle pannocchie?” -, quello aveva posato il forcone, si era passato con calma il dorso della mano sulla fronte e con un cenno del capo gli aveva indicato un uomo sul ponte poco più in là. Stava in equilibrio precario sulla balaustra, pronto a buttarsi di sotto. “Dovrebbe chiederlo a lui!” 

Sir Bertrand ed il cane correvano verso il poveretto, l’uno urlando e l’altro abbaiando a più non posso e quello, incuriosito dalla strana coppia, alla fine aveva rinunciato alla morte e raccontato loro la sua triste storia, che purtroppo però non includeva una risposta soddisfacente alla domanda del nobile. Così sir Bertrand, dopo avergli dato una grossa mazzetta di banconote, lo aveva lasciato per tornarsene a casa, estremamente insoddisfatto. A quanto pare al mondo erano tutti nella sua stessa miserabile situazione: nessuno aveva uno scopo nella vita se non quello di sopravvivere. Cercando a questo punto di sopravvivere lui stesso e allontanare il più possibile questi pensieri deprimenti, liberò il cane dal guinzaglio, e mentre si godeva le sue beate acrobazie nella neve fresca, riflettendo banalmente su quanto la vita di un animale fosse in assoluto la migliore, uno scoppio gli spaccò le orecchie ed una fitta gli spezzò lo stomaco. Sir Bertrand vide del sangue colargli da sotto il Barbour, si afferrò la pancia e sentì un dolore immenso, urlò, cadde in ginocchio e in un battito di ciglia…la vita se ne andò da lui. Qualche minuto dopo il maggiordomo Immanuel comparve davanti al cadavere del suo padrone. Lo contemplò in silenzio per un attimo e poi gli diede un colpetto con il calcio del fucile, accertandosi che fosse morto. Il cane con la coda tra le gambe si avvicinò timoroso al defunto e gli leccò la faccia bluastra, guaendo.

“Andiamo a casa,” gli ordinò con voce dolce e l’animale in un lampo si mise a correre felice verso l’enorme magione.

“Il mio scopo nella vita…è conquistare,” si ripeteva Immanuel, mentre le sue scarpe eleganti affondavano nella neve.

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