Prima Prova: Squali Sociali 

Serie: Il Buio

Aprii gli occhi: ovunque un buio, nero pesto.

Dov’ero? Cos’era successo? Che posto era quello?

Già di mio sono ansioso, e l’angoscia di quel mare nero che mi avvolgeva e annegava e non si staccava mi fece venire la tachicardia: il respiro si fece pesante e asmatico: pareva che anche riempiendomi i polmoni di ossigeno non ne arrivava neanche un po’ nelle vene.

La gola mi si fece secca e il panico stava vincendo su di me, come sempre: stavo per morire soffocato dalla mia stessa paura.

Ma poi eccola lì, la luce…

“Ro” sospirò il bagliore, chiaro, luminoso, con una voce calma e calda. “Ro, rilassati, respira, ci sono io ora”.

Quella voce…era come il suono del vento tra gli alberi, o quello di una mamma che sussurrava al figlio. Era inquietante che una nuvola luminosa gli parlasse, ma era così calma la sua voce da non causare nuovo panico nel suo animo.

Ro mirò la luce bianco puro a lungo, come fosse una torcia che potesse illuminare quel luogo e calmarlo.

“Chi sei?” boccheggiò il ragazzo, mentre a poco a poco iniziò a riprendersi. “Dove sono?!” fece spaventato con un po’ di paura.

“Sei con me ora” rispose semplicemente la luce “nulla ti farà più male”.

A quelle parole Ro parve sciogliersi. “Come sai il mio nome?”

“Ti accompagno da una vita intera” rispose la luce “io mi chiamo Tim”.

“Tim?”

“Sì”.

Ro si alzò, mentre gli arti, nutriti di nuova ossigenazione, riprendevano a poco a poco sensibilità e seguivano i suoi comandi.

Si guardò attorno: era ancora buio pesto: un luogo senza fine, ove il cielo e la terra non si distinguevano, senza nessuno, senza colori, senza niente.

Ro deglutì spaurito: “T-Tim. Ho paura”.

“E’ naturale” disse la luce, “per questo sono qui”.

Ro lo guardò: “cosa intendi?” Doveva scoprire che luogo fosse quello, come ci fosse arrivato e come uscirne.

“Vedi, Ro, purtroppo è successo un piccolo guaio: ma niente panico, davvero” spiegò calmissimo Tim. “Appena l’ho saputo sono venuto qui per aiutarti…prima che lui…”

“Lui chi?” chiese Ro allarmato, il cuore di nuovo a mille.

“Incognita: ma ogni cosa a suo tempo. Per uscire da qui dovrai affrontare delle prove alquanto antipatiche, ma di nuovo, niente panico: segui alla lettera le mie istruzioni e sarai fuori in un battibaleno”.

La voce era sempre calma, pacata, e ogni parola ponderata in intensità e ritmo: era di un calmante ipnotico.

Ro annuì. “Che prove?”

“Sono prove per metterti in gioco e liberarti da solo”.

Ro non capiva. “Chi mi ha portato qui? Chi ha ideato tutto ciò?” e si guardò nuovamente attorno. Sospirò. Gli girava la testa. “Non riesco a credere di star parlando ad una luce…questo luogo è fuori di testa”.

“Ro, tranquillo!” lo scosse la luce “insieme ne usciremo; ti ripeto: sono qui per aiutarti a completare ciò che hai iniziato”.

Ro guardò in alto: “a che ti riferisci?”

La luce stette in silenzio, poi un tuono rimbombò ovunque, e si udirono delle sirene in lontananza.

“Che succede?” chiese Ro.

“Non temere –“ iniziò la luce, poi scomparve improvvisamente.

“Tim!” urlò Ro, le lacrime per la disperazione che gli rigavano il viso ora che era di nuovo al buio, disperato.

Devo stare calmo, respira respira respira! NON FUNZIONA!

Poi un minuscolo bagliore apparve all’orizzonte. Era tremolante, ben lontano dal bagliore di Tim.

Ma era tutto ciò che Ro possedeva per non andare in panico e avere un minimo di luce attorno a sé.

Corse verso quella luce, i passi che rimbombavano nel vuoto. Il suono della sirena smise.

Poi Ro si fermò. Se anche questa luce parlasse? Posso fidarmi?

Perché Tim l’aveva abbandonato così all’improvviso?

Ro trasalì: se si fosse trattato di Incognita? Iniziò ad arretrare, ma la luce, piccola e sbiadita, era come se lo stesse osservando; senza dire nulla accelerò verso di lui fino ad arrivargli in petto, poi fu come se lo raccolse e lo trascinò via ad una velocità enorme.

“AH!” urlò Ro, “Tim! Aiutami!!”

La luce parve accelerare: era debole, eppure così forte: Ro non riusciva a liberarsene.

Poi di colpo si fermarono entrambi: Ro si trovò invischiato in una barriera invisibile, viscida, gommosa.

La luce l’aveva attraversata facilmente, e tentava di trascinare Ro con sé, cercando di far passare anche lui. Tirava fortissimo.

Ro cercava di opporre resistenza: l’idea di attraversare quella gelatinosa patina aumentò l’ansia; iniziò a sentirsi sempre più debole: faceva malissimo, sentiva come se tutti i muscoli del corpo volessero esplodere, e la testa gli pulsava, mentre l’asma da ansia tornò prepotente.

“Aiuto!” gridò con la poca aria che gli era rimasta, prima che perdesse i sensi.

L’ultima cosa che avvertì prima che il buio scomparisse fu una fortissima luce bianca, una voce calda e la sensazione di essere finalmente libero dalla presa dell’assalitore.

Ro aprì gli occhi. Lì batté, li stropicciò, li strinse forte.

Intanto la sua mente caricava i ricordi dell’ultima mezz’ora, e quando rimembrò tutto saltò in piedi.

“Tim!”

“Eccomi” rispose la luce calma e rassicurante.

“Cos’era quello?! Cos’era quella barriera?!”

Tim lo avvolse come a volerlo proteggere da tutto: “quello è Incognita. Dobbiamo sbrigarci con le prove, prima che ti porti dall’altro lato”.

Ro guardò alla luce che lo permeava: “dall’altro lato?”

“Oltre il muro che ha cercato di farti attraversare. Ha cercato di portarti in una zona ove io non avrei potuto raggiungerti, se non in uno stato debole”.

“Ha fatto malissimo; è stato viscido e impanicante e doloroso”. Ro si massaggiò i polsi e cercò di respirare col diaframma per potersi calmare: non ci riuscì.

“Se mai finissi dall’altro lato, saranno guai seri” l’ammonì Tim con un tono per la prima volta severo, funesto.

Ro fece cenno con la testa, poi Tim riprese: “dobbiamo sbrigarci: abbiamo poco tempo e quattro prove da superare”.

“Quattro?” fece sorpreso Ro.

Tim non rispose, semplicemente iniziò a fluttuare verso una direzione. Ro subito prese a seguirlo.

Camminarono nel completo buio per qualche minuto, poi apparve una porta nera. Su di essa era inciso un simbolo che rappresentava più persone radunate insieme.

“Cosa c’è oltre?” chiese Ro timoroso.

“Ascolta. E’ una prova molto difficile, e ti metterà a dura prova. Fai esattamente come ti dico” scandì Tim.

Ro dondolò il capo con assenso. “Una volta dentro” continuò Tim “non preoccuparti, non annegherai. Sappi solo che sarai circondato da nemici: non guardarli assolutamente negli occhi, o ti attaccheranno”.

Ro deglutì nervoso, e non sapeva se chiedere più dettagli, rischiando di non avere il coraggio per affrontare la prova, o se starsene zitto, affrontando l’ansia di non sapere cosa ci fosse dall’altro lato.

Scelse la seconda.

“L’obiettivo è di arrivare dall’altro lato del tunnel. Capito?” Concluse Tim. Poi dolcemente lo sospinse per incoraggiarlo ad aprire la porta.

Ro poggiò la mano sulla maniglia; la girò; aprì leggermente la porta e tutto attorno vorticò.

Prima Prova: Squali Sociali.

Ro avvertì assenza di peso. Aprì gli occhi: era in una lunga vasca, senza fondo e senza superficie: un lungo corridoio acquatico.

Subito sentì l’ansia salire e il respiro soffocarlo: stava annegando!

Nuotò, si agitò in cerca di un’uscita, ma non la trovava.

Perché Tim mi ha mandato qui?!

Poi cercò di ragionare, proprio mentre sentiva che i sensi gli venivano meno: “non annegherai” gli aveva detto.

Ormai in apnea da quasi un minuto, decise di mettersi le mani sul diaframma e cercare di fare un bel respiro profondo: l’acqua non entrò nel naso, e lui respirò normalmente.

Si rilassò improvvisamente e l’ansia, per il momento, sparì.

Con piccoli movimenti riusciva a spostarsi nell’acqua densa, e diede uno sguardo attorno: in che direzione sarebbe dovuto andare?

Guardò a destra, poi a sinistra; infine decise di andare a destra, e lentamente iniziò a nuotare nella direzione scelta.

In realtà tutto era così uguale e così immobile che pareva quasi di non muoversi.

Perché sono qui? Perché devo fare questo?

Ro avvertì uno spostamento dell’acqua sotto di lui; poco dopo similmente ne avvertì uno sopra. Con la coda dell’occhio gli parve di scorgere un’ombra.

Cos’era? Era questo il nemico di cui parlava Tim?

Ro sentì nuovamente il cuore pompare sangue nelle vene a più non posso, malgrado il suo respiro ansiogeno ossigenasse poco il suo sangue.

Iniziò a nuotare più velocemente, maledicendo il suo diaframma rigido e il suo cuore in gola.

Quella sensazione d’angoscia…lo stava uccidendo.

Continuò a nuotare, mentre più ombre apparivano attorno a lui. Una gli passò vicinissimo al naso.

Ro si fermò di colpo. Alzò di poco lo sguardo per capir costa stesse affrontando, e desiderò non averlo mai fatto: era circondato da squali.

Nuotavano tranquilli, chiacchieravano tra loro, a volte lo guardavano, affamati, e Ro subito abbassava lo sguardo: non doveva incrociare il loro!

Non adesso! si supplicò, mentre le gambe e le braccia iniziarono a perdere sensibilità a causa della cattiva ossigenazione.

Continuò a muoverle, sempre più freneticamente, sia per la circolazione, sia per andarsene da lì il prima possibile.

Devo arrivare alla fine del tunnel!

Ma se aveva sbagliato strada? Uno squalo lo sfiorò, e sentì la sua ruvida pelle graffiargli il braccio, come un ago che lo pungeva.

Poi sempre più squali gli iniziarono a ruotare attorno: doveva sbrigarsi.

Nuotò sempre più veloce, con sempre più affanno, e quasi gli pareva di vedere la fine del tunnel, ma era solo un’illusione.

E quando un altro squalo lo urtò e lui ruotò di novanta gradi, si trovò faccia a faccia con uno sciame di occhi che lo fissavano a fondo.

In quel momento capii di essere spacciato.

Serie: Il Buio
  • Episodio 1: Prima Prova: Squali Sociali 
  • Episodio 2: Seconda Sfida: Corsa Costante 
  • Episodio 3: Terza Trance: Invasati Invadenti
  • Episodio 4: Quarta Querelle: Es-son’Io e Super-Io 
  • Episodio 5: Quinto Quiz: La Luce
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