Prologo

Serie: Lab: Il Richiamo

  • Episodio 1: Prologo

Stazione Garibaldi, Napoli, ore 19:08

Pietro Bianchi odiava la Linea 1 di Napoli, specie nell’ora di punta. Essere il predestinato maledetto, come amava definirsi in tali casi, e dover raggiungere la diciottesima e ultima tappa della corsa – senza contare l’interscambio dove le coincidenze Non le prendi manco se sei il Messia – rasentava il suicidio cerebrale. Ritrovarsi in mezzo a tutta quella gente ammassata e compressa dentro quattro pareti di ferro come una scatoletta di tonno lo rendeva claustrofobico. Quel giorno, però, fortuna volle che Pietro riuscì a trovare un posto a sedere, caso più unico che raro, e a rilassarsi con la  voce suadente del suo audiolibro preferito: La ricorrenza di H.P. Lovecraft.

Era però turbato dagli sguardi eloquenti della vecchietta rimasta in piedi a pochi passi da lui.

Se, mo’ le cedo il posto, si disse fra sè e sè con aria sprezzante.

E perché avrebbe dovuto? Per l’età? O perché tra gli altri passeggeri seduti era quello che appariva più debole, più docile?

Fu il karma a rispondere a tali quesiti nel suono di una notifica che annunciava la condanna di Pietro: al cellulare rimanevano solo trenta secondi di vita.

Fantastico.

Ora poteva soltanto starsene a contemplare il pavimento.

Promemoria: comprare un powerbank, fece annotare ai suoi neuroni mentre i bruschi cali di velocità della metrò gli graffiavano l’udito. Dio solo sapeva se il macchinista non era l’ennesimo raccomandato del cavolo.

Per ammazzare il tempo Pietro si mise a “indagare” sulle persone davanti a sé, alla ricerca di dettagli che potessero suggerire indizi su quelle vite così vicine eppure allo stesso tempo così lontane. A sinistra vicino all’uscita, vi erano due colletti bianchi presi a sparlare dei colleghi. Più al centro del vagone, invece, si trovava un branco di bimbominkia vestiti come se avessero appena subìto una rapina, simulavano atteggiamenti di qualche personaggio televisivo. Certo che a vedere quest’ultimi Pietro si sentiva incredibilmente vecchio, ed aveva appena ventiquattro anni.

Nel frattempo l’effetto sedativo della metro incominciava a farsi sentire. I secondi sembravano minuti, i minuti in ore e i pensieri se ne andavano per fatti loro. Le palpebre si appesantivano scendendo come teli di un sipario.

Tirato di forza fuori dal limbo tra la veglia e il sonno dallo stridente rumore dei binari che frenavano bruscamente sui binari, che rischio di far crollare tutti a terra.

Sul serio? Un prete può molestare senza incorrere nell’ira divina ed io vengo punito per non aver ceduto il posto a una vecchia? Che cavolo! pensò, seccato ma per niente preoccupato. Il solito problema tecnico della malora, tutto nella norma.

A ciò si aggiunse un calo di tensione che fece piombare tutto nel buio più totale, destando l’agitazione della massa finché tutti non si armarono di cellulare attivando l’applicazione della torcia. Peccato solo che davano più fastidio che altro, accecandosi a vicenda.

Questo è il 2019: gente scema armata di tecnologia. Einstein lo sapeva che sarebbe finita così.

Fortuna volle che la luce ritornò, sebbene fioca, prima che qualcuno gridasse all’ISIS. Solo che non c’era più nessuno a poterlo fare, eccetto Pietro. Anche gli altri vagoni erano vuoti. E quando ne prese atto il terrore sorpassò la paura come un furioso puledro.

Come diavolo era possibile? Dov’erano finiti tutti?

Spaesato e completamente alla mercé di ogni più cupa emozione, Pietro si fiondò alle uscite tentando di aprirle con la leva di emergenza. Inutile. Poi rieccolo, il calo di tensione. I vagoni oscillarono nuovamente fra tenebre e luce. Stavolta sarebbe toccato a lui, lo sapeva.

«No! No! No!» gridava contro la dannata porta colpendola a suon di spallate fino ad accasciarsi su di essa con il braccio indolenzito.

Sarebbe morto lì? In quel modo? In quella cazzo di metropolitana?

Si chiuse il volto nelle mani, pensando a ciò che si lasciava dietro e a ciò che perdeva davanti a sé.

«Lulù…»

Quando tolse le mani dal volto scoprì che le luci erano tornate a illuminare appieno le quattro pareti di metallo. Gettò via tutta la fottuta paura in un sospiro di sollievo, guardando l’aria espirata condensarsi davanti a lui come fosse pieno inverno.

Ma siamo in pieno luglio! constatò, accarezzato da un gelido spiffero sulla guancia sinistra. Si voltò, proprio in quella direzione, trovando un uomo, lì in fondo al vagone. Il viso celato dal cappello a tesa larga, vestito in giacca e cravatta con tanto di gilet e pantaloni attillati di un viola eccentrico impugnando un bastone dal fusto in legno nero che portava un pomello elegante a maniglia.

Quando alzò la testa, Pietro vide qualcosa sul volto rifulgere d’oro e…«Merda!»

L’uomo scomparve e ricomparve al bagliore intermittente di una lampada a pochi centimetri dal ragazzo che cadde a terra dallo spavento.

Dev’essere un sogno. Non è reale!

«William avrebbe da ridire in merito» affermò divertito lo sconosciuto con voce carica di un potere elegante.

«C-cosa?!»

«William Shakespeare, hai presente? “Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”» citò l’uomo, per poi notare: «Oh, ma forse ti riferivi ai tuoi pensieri. Diciamo che qui è difficile tenere per sé i propri pensieri.»

Il ragazzo non capiva, come poteva: la mente era peggio di una discoteca con il volume a palla e per qualche sinistro motivo il viso di quest’uomo misterioso appariva quasi sfocato. Tutto ciò che riusciva a scorgere era solo un ghigno maligno incoronato da sottili baffi con il pizzo a punta di freccia che gli spezzava il mento, e dei lunghi capelli ondulati dalla stiratura a crema che toccavano appena le spalle.

«Tu…chi sei?»

«La domanda del millennio. Puoi chiamarmi…Agnus» disse con una punta di ironia sadica.

«E cosa vuoi da me?»

«Da te? Nulla, tranquillo. Sono solo venuto per una breve comunicazione.»

«Comunicare cosa?»

Agnus, o come diavolo si faceva chiamare, si concesse un momento prima di rispondere, guardando il giovane con un sorriso a trentadue denti e rivelando quelle che sembravano due zanne.

«Vieni!»

La sua voce risuonò contorta e ampia e subito dopo Pietro sentì un tenue pizzico al petto, poi una fitta seguita da un intenso calore come se un roditore scavasse nella carne sempre più a fondo ad ogni battito. Si aprì la camicia in un strappo, scoprendo fuochi bianchi divorargli la pelle. Lasciando segni di un linguaggio senza nome che formavano un cerchio, dentro emersero quattro linee che si si congiunsero tra loro formando un rombo solcando al suo interno una sorta di ideogramma orientale.

L’orrore e il dolore risuonarono all’unisono in un grido di disperazione, finché non si ridestò a casa, in piedi nel soggiorno, senza alcuna memoria di come ci fosse arrivato. Ansimava e sudava come se avesse corso per chilometri.

«Dove…ma…?» le parole venivano soppresse dalla spossatezza e dalla confusione.

Rammentò subito le fiamme e il dolore. Si sbottonò la camicia in tutta fretta per scoprire che non c’era niente. Nessun segno, nessuna ustione. Nulla, eccetto il sollievo. Si decise quindi a scacciare via quel brutto sogno e tutta l’ansia con una lunga doccia, dopodiché si gettò sul letto a peso morto. Ma dopo una tale esperienza ebbe il terrore di ritrovarsi di nuovo in quel vagone. Così mise il cellulare sotto carica per poter accedere a facebook e quando vide il post in cima alla home sentì una presa pungente ai polmoni tale da sottrargli il respiro.

 

Sterminio di massa alla Linea 1 di Napoli!

Nessun superstite!

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

Commenti

  1. Giuseppe Gallato

    Alla faccia, Daniele, che inizio di serie! Non mi aspettavo quel “post” finale, e devo dire che ha destato la mia curiosità a mille! Chissà cosa ci riserveranno i prossimi episodi. 🙂 Detto questo, ho trovato il capitolo scritto molto bene, incalzante e forte di tanta immaginazione!

  2. Andrea Fiorini

    Ciao! Mi associo ai commenti che sottolineano quanto tu sia stato in grado di creare suspense. Ho letto tutto con curiosità crescente e il finale mi ha davvero lasciato a bocca aperta! Attendo il prossimo episodio 🙂

    1. Daniele Parolisi Post author

      Grz andrea di seguirmi e spero che continuerai a farlo. Cmq sappi che le tracce delle prox puntate verranno dettate dalle vostre scelte nei sondaggi per il lab mensile 🙂

  3. Micol Fusca

    Ciao Daniele, finalmente hai trovato il tempo per proporci una tua serie. Sono abituata alle tue ambientazioni fantasy classiche, ma questa non ha nulla da invidiare loro né come ambientazione né come tensione emotiva. Sono curiosa di scoprire di più su Pietro e Agnus, se il ragazzo sia finito in una dimensione parallela o sia stato “salvato” da quello che sembra un demone dispettoso.

    1. Daniele Parolisi Post author

      Guarda ero incerto sul racconto nn avendo esperienze nello scrivere urban fantasy quindi questo tuo commento più solleva molto. Cmq voglio svelarti un segreto. In tutto questo tempo di “silenzio” ho lavorato e sto lavorando su un’altra serie. Questa qui che leggi è una cosa tirata fuori in.queste ultime due settimane 😉

  4. Vanessa

    Wow 😳 non vedo l’ora di saperne di più. Agnus è fighissimo e mi ha colpito quella sorta di runa che Pietro si è trovato sulla pelle
    🌺 Bello scritto Daniele, ottimo inizio!

    1. Daniele Parolisi Post author

      Detta da un’amante del fantasy e un toccasana per l’autostima XD
      E sn ancor più contento che tu abbia gradito il nostro uomo misterioso

  5. Antonino Trovato

    Ciao Daniele, sono pienamente d’accordo con Cristina, la suspense che riesci a trasmettere è coinvolgente, e la situazione così paradossale che poi finisce col colpo di scena l’ho trovata geniale! Complimenti!

    1. Daniele Parolisi Post author

      Sono veramente felice di esser riuscito a prendervi cosi tanto. Spero di ripetere tale impresa anche nelle prox puntate

    1. Daniele Parolisi Post author

      Mi fa piacere tu abbia gradito il nostro galantuomo ignoto. Cmq sappi che ogni traccia delle puntate di questa serie verranno dettate da voi cn i lab di edizioni open che sceglierete ogni mese

  6. Cristina Biolcati

    Al di là della trama, che reputo fantasiosa, ironica in alcuni tratti e davvero piacevole, vorrei focalizzarmi sulla tua capacità di creare suspense. Di certo, la tua scrittura sa tenere l’attenzione e non annoia. I miei complimenti!