Prologo

“U-Uh…” il ragazzo si destò a fatica.

Una luce soffusa gli penetrò gli occhi provocandogli dolore. Dove mi trovo? pensò.

La testa gli doleva tremendamente, mentre si guardava attorno. Si trovava in uno spazio angusto, una stanza dalle pareti basse e con una sola lampadina che penzolava dal centro del soffitto emanando una soffusa luce ambrata. Provò a parlare, ma riuscì solamente a tossire ripetutamente. Aveva la gola secca e faticava a deglutire. Decise di muoversi, ma…Oh mio Dio!

Abbassò lo sguardo e istintivamente spalancò gli occhi, quel gesto gli procurò una nuova scarica di dolore, ma non vi badò. Aveva ben altro di cui preoccuparsi dato che era legato mani e piedi ad una sedia con una robusta corda di canapa nodosa.

“Ma che diavolo…” tentò di dire, ma la frase gli morì nella gola in fiamme.

Come sono finito qui? Cosa sta succedendo?

Iniziò a sudare per l’agitazione, sentiva che la paura si faceva strada a partire dalla bocca dello stomaco e l’inspiegabile motivo per cui si trovava lì lo rendeva isterico.

Udì un movimento alle sue spalle. Una figura dal passo pesante gli girò attorno fino ad arrestarsi in una zona celata dalla penombra, il ragazzo non riuscì a distinguere di chi si trattasse per via della fioca illuminazione. Chiunque fosse, era lì nel buio e lo stava osservando. 

“Buonasera signor Dawson” disse una voce profonda. 

Per un attimo, la paura cedette lo spazio allo stupore sul volto del ragazzo. C’era qualcosa di familiare in quella voce. Non può essere!, pensò. 

“P-professore?” chiese timoroso.

Avvertì un movimento nell’ombra e di nuovo quel passo pesante che stavolta si avvicinava. L’uomo si mostrò alla luce. “Lieto che si sia destato Lucas. Ha dormito bene?” gli chiese.

Il ragazzo tremava. Non riusciva a comprendere la stranezza del trovarsi al cospetto del suo professore di storia e soprattutto dell’essere legato ad una sedia. 

“Professore ma, p-perchè mi trovo qui? E perché sono legato ad una sedia!?”

“Le chiedo di non agitarsi Lucas”.

 Il professore indossava un giubbotto e un paio di jeans entrambi scuri con degli scarponcini di colore nero. 

Il ragazzo continuava a non credere ai suoi occhi, non poteva capacitarsi che l’uomo che lui umiliava regolarmente e che riteneva “un perfetto idiota fanatico della Storia e allergico alla passera”, si trovasse ora davanti a lui, ma quel che è peggio, che lo avesse stordito, trascinato in quel posto angusto e legato ad una sedia.

“Professore” disse infine sospirando “La prego, n-non…”

“Quando è entrato per la prima volta nella mia aula” lo interruppe l’uomo riprendendo a passeggiare davanti a lui “Sapevo che non avrei mai potuto ricavare nulla di buono da lei. Nessuna capacità di imparare, nessun impegno. Nulla. Solo un’insensata voglia di ridicolizzare gli altri. Un meccanismo di difesa per celare la sua inutile e patetica vita”. 

L’uomo si diresse nuovamente verso il fondo della stanza, sparendo alla vista del ragazzo. Lucas sentì una cerniera lampo che si apriva seguita da un rumore lieve come di un tessuto leggero gettato in terra. 

“Per cui ha pensato bene di rendermi lo zimbello dell’istituto, il suo oggetto di scherno, la sua valvola di sfogo per lo stress generato da un’esistenza senza valore”, proseguì l’uomo tornando sui suoi passi. 

“La sua punizione dovrà essere esemplare”. 

“Professore io…Io n-non intendevo…” il ragazzo trattenne il respiro. Non appena potè distinguere nuovamente l’uomo, si accorse che si era tolto il giubbotto e le maniche della camicia ripiegate lasciavano gli avambracci scoperti. Ma fu il coltello che teneva in mano, quello che lo annientò completamente per lasciare spazio ad un cieco panico. 

“Io, io, io…” l’uomo sospirò alzando gli occhi al cielo “Non esiste solo “Lei” Lucas”.

Il ragazzo scoppiò in lacrime. “La prego” disse singhiozzando “L-la prego, mi lasci andare”.

“Non sono più disposto a tollerare simili atteggiamenti, specialmente durante le mie lezioni”.

“Non accadrà più signore lo giuro!” Lucas alzò la voce implorandolo .

“Di questo ne sono certo Lucas”. L’uomo mosse il braccio e la lama emise un leggero bagliore. Il ragazzo iniziò a strattonare con foga le corde che lo legavano.

“Calmati Lucas” gli sussurrò l’uomo all’orecchio con una voce così cupa che sembrava provenire dall’oltretomba, “Nessuno può sentirti quaggiù, lo capisci?”.

“Mi liberi! La prego!” urlò Lucas ormai 

“Oh non temere ragazzo mio. Intendo liberarti, ma prima…”.

Lucas sospirò profondamente, forse il professore voleva solo dargli una lezione e si sentiva troppo esausto per credere il contrario, si aggrappò a quella convinzione come unico appiglio per recuperare almeno un barlume di lucidità. Appena fuori di lì lo avrebbe denunciato, quel bastardo. Suo padre era Bernard Dawson dopotutto. Gliel’avrebbe fatta vedere lui e… “AAAh!” Lucas lanciò un grido, un dolore acuto al polso seguito da una sensazione di calore denso gli scorreva sulla sua mano. 

“Mio dio! Ma che cazzo fai brutto pazzo figlio di puttana! Mi hai tagliato il polso!” il ragazzo tentava di voltare la testa per guardarlo ma era impietrito dal terrore e dal dolore. Con gli occhi rivolti verso l’alto scorse la lama sospesa sopra di lui. Poi, assieme al coltello, apparve anche il volto dell’uomo. Occhi colmi di eccitazione ora lo fissavano dall’alto. 

“So che lei non è una cattiva persona Lucas. Tuttavia…” disse sollevando il coltello sopra la testa del ragazzo,

“Non me la sento proprio di promuoverla quest’anno”.

Continua…

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Commenti

  1. silvia martinengo

    Bello. Lucas è perfetto come vittima. Sta sulle balle a prescindere. Il professore da l’idea dello psicopatico sottovalutato da tutti, che è solo all’inizio della sua vendetta. Bravo!

  2. fpalexlamarca

    Interessante racconto. Mi ha fatto sorridere la tua idea. Anche se la vittima in questo caso è Lucas, il professore ha tutte le ragioni per vendicarsi. 🙂 leggo gli altri episodi.

  3. Giuseppe Gallato

    Che bella serie che mi stavo perdendo, molto interessante! 🙂 Il genere poi è nelle mie corde!
    In questo episodio di apertura hai giostrato molto bene lo scambio di battute tra il povero Lucas e il professore folle. Vado a leggere i prossimi episodi. 🙂

  4. Tiziano Pitisci

    Ciao Daniele, l’incipit è interessante e sono davvero curioso di scoprire in che modo interpreterai il filone del rapitore sadico (che, come accade spesso, ha un passato di umiliazioni alle spalle). Complimenti per lo stile chiaro e scorrevole nel complesso, mentre mi associo alle attente osservazioni di @raffases che secondo me ha fornito delle indicazioni utili riguardo certi dettagli. Aspetto il prossimo episodio!

  5. Raffaele Sesti

    Serie a metà fra l’Enigmista e Dexter,.. risvegliarsi in un luogo sconosciuto, senza sapere come ci si è arrivati e rendersi conto di essere legati… le premesse per il terrore ci sono tutte.
    Attento a non scadere nell’ovvio o nel già visto che in serie come queste è molto facile incappare.
    Nella stesura del racconto eviterei esclamazioni del tipo “Decise di muoversi, ma…Oh mio Dio!” che a parere mio non sono per niente credibili. piuttosto trova il modo di descrivere la sensazione che deve aver provato il protagonista nel rendersi conto di essere legato e di far nascere nel lettore l’esclamazione O MIO DIO!!
    Poi eviterei di scrivere “Continua” al termine dell’episodio… stai scrivendo una serie quindi è ovvio che ha un seguito.
    Alla prossima lettura.