Prologo

Serie: Chiroptera

« È di questa modernità che c’eravamo ammalati,

nella putrida quiete, del vile compromesso,

di tutta la virtuosa sporcizia del moderno si e no. »

Friedrich Nietzsche

26 ottobre 2017

La macchinetta del caffè borbottò.

Carmen, buttata sul divano, si affrettò a spegnerla e non perse tempo a portarsi alle labbra quel liquido amaro che aveva il miracoloso potere di salvarla in un pomeriggio da coma. Rimase a sorseggiarlo per qualche minuto dopodiché uscì di casa.

Camminò sul marciapiede con le cuffie alle orecchie sentendosi la protagonista di qualche sceneggiatura importante, in qualche modo riusciva sempre ad incastrare la sua passione per la recitazione nella vita reale. Amava indossare maschere per avere a che fare con personalità diverse da sé e vivere la quotidianità con occhi diversi. La gente che incrociava quasi non si accorgeva di lei troppo impegnata a pensare ai difetti dell’esistenza, pensieri superficiali o aspirazioni troppo banali da considerarsi tali.

A volte si illudeva ancora di poter scorgere il volto di suo padre fra i passanti.

Nel giro di un quarto d’ora raggiunse il luogo dell’appuntamento, suonò il citofono e una voce tremolante la invitò a salire. Se non l’avesse saputo non avrebbe mai immaginato che in quel palazzo ci potesse essere uno studio di tatuatori; quando Sarah, la sua migliore amica, le aveva consigliato lo studio di suo cugino aveva immaginato qualcosa di più appariscente.

Dopo due rampe di scale, non avrebbe mai più preso un ascensore in vita sua dopo che da bambina era rimasta bloccata per più di un’ora, si trovò davanti una porta socchiusa.

– Posso? –.

Una voce la invitò a entrare e quando un ambiente cupo le si parò davanti si chiese dove fosse finita. C’era un’aria mista a vintage e gotico, come la bellezza che abbraccia l’orrido in un moto contorto e incerto. Quadri erano appesi sulla sua sinistra, il primo, un’aquila con un teschio sulla schiena, le convinse che quello sarebbe stato lo stile adatto.

– Carmen giusto? –.

Per un istante le parve che quel ragazzo fosse parte dell’arredamento e in un certo senso contorto, moro e pallido con vestiti che suggerivano un certa trasandatezza ma adatti alla sintonia dell’ambiente.

Carmen annuì.

– Dalla tua faccia presumo che ti saresti aspettata di vedere Vittorio, comunque sono Dario piacere – esclamò l’altro porgendogli la mano – Se è un problema puoi aspettare che torni –.

– In realtà non sapevo ci fosse un altro tatuatore nel suo studio ma non è un problema –.

Percorsero il corridoio stretto e raggiunsero una piccola stanza a destra, c’era odore di tabacco e di inchiostro fresco. La sensazione di grottesco sembrava essersi attenuata grazie ad un calice traboccante di viole, Carmen trovò bizzarro quell’elemento in mezzo a tutto quel sapore di antico.

– Sono rimasta molto colpita dal disegno dell’aquila –.

– Hai buon gusto – rise Dario lasciandosi cadere sul morbido rosso di una poltrona che ricordava un trono – Dunque presumo che vorresti qualcosa fatto da me –.

La rossa fece altrettanto ma con un tocco di raffinatezza.

– È macabro ma credo che anche la mia idea lo sia –.

Non aveva mai pensato che un pipistrello con due diamanti per occhi potesse essere macabro ma con quello stile sicuramente lo sarebbe stato. Per un attimo le parve di vedere un bradipo che cercava di raggiungere un foglio e una penna dal tavolino accanto, un bradipo raffinato ma pur sempre un bradipo.

– Ok, ci sono –.

– Pensavo ad un pipistrello, ali chiuse, che sia più o meno realistico… e che abbia gli occhi fatti di diamante –.

– Zona? –.

– Braccio sinistro –.

Restò il silenzio mentre Carmen guardò i quadri appesi alle pareti, le sembrò di trovarsi in un purgatorio fra le porte del paradiso e dell’inferno. Le parve strano ma era a suo agio, un po’ come se anche lei fosse una sorta di purgatorio: spesso accoglieva a sé le anime di personalità al di fuori da sé. La parte migliore della sua passione era proprio ricavare qualcosa dai personaggi che interpretava e conoscere nuovi lati di se stessa.

– Trovo interessante questo accostamento, il pipistrello è la rinascita. I diamanti per cosa stanno? –.

– Vedere la realtà con occhi e prospettive diverse –.

– Lo trovo originale – disse infine passandole il foglio. La ragazza trovò incredibile che nel giro di poco avesse reso concreto ciò che prima era solo un insieme di parole sparse nell’astratto; addirittura creando tre versioni dello stesso prototipo. Scelse il terzo, i tratti erano gli stessi che aveva intravisto nell’aquila con il teschio tuttavia c’era qualcosa che lo rendeva perfetto a lei: non avrebbe potuto immaginare diversamente quel disegno sulla sua pelle.

– Adoro il terzo –.

– Sapevo avresti scelto proprio quello. Comunque… controllo l’agenda così vedo quando puoi venire –.

Distolta l’attenzione da Dario tornò a studiare quelle tre bozze imperfette immaginando la terza sul suo braccio.

– Essendo un tatuaggio impegnativo dovremmo dividerlo a sedute, così sei anche più tranquilla. Oppure preferisci concludere tutto in una sola seduta? –

– Credo sia meglio a più sedute –.

– Ok. Per la prima seduta ti va bene il 10 novembre alle… 14:30? –.

– Si, è perfetto grazie. Ci vediamo il 10 novembre –.

– È stato un piacere a presto –.

Lo salutò uscendo con una nota di dispiacere da quel locale.

Serie: Chiroptera
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: La rabbia di Sarah e la colpa di Dario
  • Episodio 3: Il diario
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Come al solito le descrizioni così cinematografiche e i dialoghi ben calibrati lasciano scorrere creano un efficace impatto visivo controbilanciato da misurate riflessioni interiori. Aspetto altri episodi! Ps. Immagino sia una Serie ma credo non sia stata “agganciata” come tale, per sistemarla basta aprirla in modalità “modifica”…