Prologo: Chitarra

Serie: Siamo pazzi


“A una persona speciale in un giorno speciale…”

Capita spesso di pensare che esistano strumenti musicali più facili ed altri più difficili; che esistano strumenti musicali più importanti, prestigiosi, belli ed altri meno; che esistano strumenti dal suono più melodioso di altri.

Mai nozioni furono più sbagliate; mai!

Però è pur vero che, per ragioni storiche o puramente funzionali, esistano strumenti più famosi d’altri, con repertori immensi, più diffusi e conosciuti, che si adattano facilmente ad ogni situazione; e che esistano strumenti particolarmente difficili da approcciare e perfezionare, per cui meno famosi e diffusi, ma tutti da scoprire. La musica è uno sport, le analogie si sprecano, e questo aspetto non è solo legato all’impegno fisico ed all’allenamento di certe parti, ma proprio alla fatica, al sudore, alla stanchezza, ma soprattutto al fatto che, come ogni arte performativa, richiede molt’allenamento fisico costante. E sicuramente, tra tutti gli strumenti, i più ostici sono quelli che comportano modificazioni corporali, volute o meno.

Un esempio è il violino, che a furia di suonare causa spesso un callo sotto al collo, sul lato sinistro; od i flautisti, sono divertenti, con una spalla più alta dell’altra; vogliamo invece parlare dei pianisti? Con le ultime due falangi delle dita praticamente calcificate e la gobba e le ernie al disco. Parliamoci chiaro: i musicisti sono come i calciatori: dovrebbero spesso sottoporsi a controlli! Ricordatevi questa similitudine: lo ripeto: la musica è uno sport.

Parliamo adesso di uno strumento così conosciuto che è divenuto sconosciuto; così abusato che non se ne può più; che si crede facile, che tutti, forse, almeno una volta hanno approcciato. No, non parlo del flauto dolce delle medie, con le pozzanghere di saliva che si formavano ai piedi dell’interprete (chiedete ai trombettisti, loro ne sanno qualcosa); non parlerò neanche dei bistrattati pianoforte, violino, batteria (il cui termine in realtà vuole dire poco o nulla): loro, come detto prima, hanno avuto grande fortuna nella storia della musica, e tutt’ora ne hanno.

Parleremo invece della chitarra.

Ma come? Direte voi: la chitarra? È così famosa, così usata, così fortunata nella storia della musica!

Beh, certo, vi risponderei. Ma quale storia della musica? Sicuramente la chitarra, e la sua controparte elettrica, hanno monopolizzato la musica di massa del novecento, divenendo uno degli strumenti di punta dei pianeti del blues, jazz, rock e di quelli di tutta la musica leggera, persino del reggae! Ma ricordatevi che qualche pianeta, nell’universo della musica, vale poco, e malgrado ciò, perdersene anche solo uno è un gran peccato…

Vi lancio una sfida: nominatemi tre grandi chitarristi precedenti al Secolo Breve, possibilmente famosi quanto, ma volendo anche coetanei di, Mozart, Beethoven, Chopin, Wagner, Verdi, Strauss (che poi Johann Baptist Strauss, il premio di Sperma D’Oro gli devono assegnare, capostipite di una grande famiglia di compositori e musicisti). Bene, pensateci un po’… vi do ancora un po’ di tempo… Ci siete riusciti? Non è una questione di ignoranza musicale, ma semplicemente, per evoluzione naturale, alcuni strumenti popolano di più un habitat e ne diventano principali predatori (come coi dinosauri). Ma è bene ricordare che gli strumenti, il loro ruolo e la loro funzione, come tutto in questo universo mobile, variano; ed è mio dovere di narratore ricordare che ai tempi dei dinosauri esistevano già degli esseri che a quelle grosse bestie nulla dovevano invidiare: i piccoli mammiferi roditori. In questa un po’ troppo fantasiosa metafora, insomma, immaginatevi grandi pianoforti e violini (che nel loro grande suono trovano similitudini) e piccole chitarre classiche (dal suono flebile e debole), così come tanti altri affascinanti strumenti.

Insomma, la chitarra classica (ben diversa dalle sue coetanee usate nei pianeti su citati), il suo repertorio, che con trascrizioni arriva fino al quattrocento (altro che gli anni quaranta!), è un po’ scacata, diciamocelo chiaramente, ed anche ignorata; nulla di strano in un mondo complesso, variegato, veloce, le cui genti non possono troppo soffermarsi sul passato, che vogliono sempre cose fresche e del momento; anche se tale sconoscenza vi è anche in ambiente accademico, musicale, di uno strumento (come tanti) più ricco di quel che si pensa.

Facendo tutte quelle considerazioni Giulia si trovava in pullman; un vecchio, classico pullman italiano, fatiscente e poco sicuro; ascoltava l’ultimo album della più grande chitarrista classica della sua generazione: Rebecca Marziale: il massimo livello raggiungibile ed auspicabile nell’arte chitarristica, la più grande aspirazione di ogni “pizzica-corde”. Insomma: una Musicista con la M maiuscola.

Ogni volta che Giulia litigava coi genitori circa l’inutilità presunta degli studi musicali o artistici (storia ben nota, e dettaglio che, per non cadere in banalità o stereotipo, non racconterò), o la loro ignoranza abissale della chitarra che non andava oltre Jimi Hendrix (motivo del diverbio avuto quel giorno), ascoltava il cuore e le dita di Rebecca Marziale, e le si rivelava, come ogni volta che l’ascoltava, il motivo per il quale quella strada intrapresa era la giusta per lei.

Quel dì, in quel pullman era diretta alla sua nuova, momentanea casa, nei pressi di una provincia tra le montagne sconosciuta, come il suo strumento, per iniziare il secondo livello, la specialistica insomma, del suo strumento. Tra studi e lavoro per pagarsi quegli studi, ed un insegnante pessimo, e mille avversità, ci aveva messo cinque anni a finire il triennio. Cinque. I genitori sempre su quello premevano quando volevano farla desistere, sul fatto che ci aveva messo tempo (come se importasse qualcosa), che forse non era un suo talento quello (ah, è una cosa a priori il talento quindi? Non lo sapevo!), ma lei non avrebbe ceduto: non l’aveva fatto per i due anni oltre quelli previsti del triennio, figuriamoci adesso che ne mancavano solo, si sperava, altri due.

Alla fine la sua bravura era stata premiata, e benché si sentisse tremendamente in ritardo e fosse sempre stata sfortunata coi suoi maestri (in musica è fondamentale beccare quello giusto!), un famoso insegnante, grandissimo chitarrista internazionale, un tal Rollo Waldhar, l’aveva presa sotto l’ala protettiva sua e l’aveva spinta a cambiare conservatorio per il biennio. Era avvenuto proprio quell’estate, durante una masterclass in cui si era particolarmente distinta.

Ed ora, quel giorno, sarebbe arrivata alla sua nuova casa e sarebbe iniziata una nuova grande avventura, un’avventura che l’avrebbe portata più vicina che mai al suo obiettivo nella vita, ne era sicura: essere una grande musicista, come Rebecca Marziale. Perché, vi chiederete, lei avesse la convinzione che era la migliore strada per lei? Beh, perché Rollo Waldhar era uno degli allievi di Rebecca Marziale, e benché quel tipo di genealogia in musica non sempre garantiva qualità, in verità le uniche qualità musicali di Rollo, l’unico che teneva testa a Rebecca nel territorio nazionale o non, agli occhi di Giulia erano un lasciapassare, sudato ed insanguinato, per un livello musicale quantomeno vicino agli standard che vorrebbe raggiungere.

E così, ascoltando uno degli ultimi CD di Rebecca, con la sua amata Migliorini (semplicemente una tra le migliori chitarre di liuteria della penisola), messa accanto a lei sul sedile come fosse una persona, Giulia era pronta a compiere il primo passo per una nuova, musicale vita.

Serie: Siamo pazzi


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Discussioni

  1. “No, non parlo del flauto dolce delle medie, con le pozzanghere di saliva che si formavano ai piedi dell’interprete (“
    😂 😂 😂 quanti ricordi… amari, per mio conto

  2. “Vi lancio una sfida: nominatemi tre grandi chitarristi precedenti al Secolo Breve, possibilmente famosi quanto, ma volendo anche coetanei di, Mozart, Beethoven, Chopin, Wagner, Verdi, Strauss “
    Bah, non mi viene in mente niente

    1. In realtà c’è staro un periodo in cui mi ero avvicinato alla chitarra classica e alla polifonia, avevo anche imparato a suonare la famosissima “giochi proibiti” (certo l’esecuzione lasciava un po’ a desiderare). Sarebbe bello addentrarsi nell’universo della cultura musicale della chitarra classica

  3. “Ricordatevi questa similitudine: lo ripeto: la musica è uno sport.”
    Vero. E soprattutto, come uno sport, richiede una liturgia, dei rituali quotidiani, un allenamento incessante. In entrambi i campi, se ci si vuole spingere al di là dei propri limiti, deve diventare un’ossessione.

    1. Assolutamente, è un qualcosa che poi diventa parte di te, ed è bellissimo, malgrado sia un grande sacrificio; ma se fatto con amore, come tutto, è un sogno, non un peso