Pulegge

Serie: Levii-Hatan


Il cibo faceva schifo, questa era una delle poche certezze degli accoliti, e l’unico che sembrava apprezzarlo era Turi. 

La roccia scabra era un ricovero doloroso, così le notti passavano agitate e spesso insonni, ma almeno nessuno li aveva ancora torturati.

La consapevolezza di avere un intero mare a circondarli metteva di cattivo umore Dion e Meloria lo seguiva a ruota, borbottando costantemente contro l’atteggiamento assente di Severo. Turi aveva notato che non mangiava e il suo viso, ora pallido, era scavato e contrito.

Tre notti prima, gli accoliti erano stati addormentati ancora e le corde sostituite da pesanti catene che si stringevano intorno a caviglie e polsi.

Ogni volta che Saraje andava a trovarli, Severo chiedeva del fratello e solo il giorno prima difronte a un attacco di rabbia la ragazza aveva risposto che stava bene.

«Dammi le prove che è vivo o giuro che…» Severo s’interruppe sotto lo sguardo acceso di Saraje e quel silenzio sembrò a Dion l’ammissione della sua impotenza.

«Parla delle montagne di Burgados e della casa in fiamme, non è cosciente ma il sogno muove le sue labbra» gli aveva rivelato rigida e lui si era rilassato un pò. Almeno non era morto.

Quando la mattina la grande porta stagna si aprì gemendo, nessuno sobbalzò e Saraje scivolò dentro avvolta dalla luce azzurrognola del mare, che entrava dalla grande vetrata. La sua pelle era più rosea di quella di sua madre o del Magistro Vöolis, e gli occhi ricordavano più il colore di un lago montano che quello del mare, meno acquosi di quelli degli altri due unici Natanti che gli accoliti avessero mai incontrato.

«Oggi è il giorno, siete in forze e le pulegge aspettano i loro guidatori» Saraje fece un gesto con la mano per invitarli ad alzarsi, ma tutti gli occhi erano incollati a suoi fianchi, dove per la prima volta campeggiavano due sottili scimitarre che sembravano fatte interamente di madreperla.

Quando a fatica si furono tutti alzati, Saraje le impugnò e chiese a Meloria di uscire per prima, con Severo che chiudeva la fila. Dion pensò che fu una mossa astuta mettere lui più vicino a se stessa, garantendosi così una sorta di protezione in caso di ribellione. Ma nessuno tentò mosse avventate, anche se Meloria davanti a Turi faceva saettare lo sguardo avido in tutti i pertugi che incontrano lungo il percorso. La nave, se così la si poteva chiamare, sembrò a Turi enorme e si chiese con terrore come faceva a restare a galla formata com’era da un’amalgama di ghiaia e sabbia. Passarono altre porte stagne e deviazioni che s’incuneavano tra corridoi scuri e scale tortuose e fu proprio su una di queste che si avventurarono scendendo ben tre rampe. Per il resto l’imbarcazione sembrava deserta. 

Ai lati dei gradini, sfere luminose rilasciavano pozze di luce lunare e Dion ebbe un tuffo al cuore quando si addentrarono nella sala delle pulegge. Grandi argani si incastravano in un reticolo di tubi trasparenti dove l’acqua veniva pompata da un complesso meccanismo, che gemeva e sbuffava nuvole di vapore caldo. In terra, scintillante come la neve, uno strato salino ricopriva l’intera superficie, brillando al bagliore delle sfere che sembravano galleggiare sulle pareti. Tutti gli accoliti si erano fermati con le bocche aperte e gli sguardi accesi, mentre il rumore incessante dell’acqua accompagnava il flusso dei loro pensieri.

«Questa è la sala delle pulegge e sarà qui che starete. Saraje vi insegnerà si? Io sarò là al comando della coda» e tutti gli occhi di spostarono seguendo il dito di Sarje che indicava una sorta di timone triangolare di legno bianco e levigato

«Tu starai là, e tu da quella parte. La ragazza» proseguì con una smorfia ignorando Meloria «si metterà là, con te» sogghignò additando Severo che si avviò strascicando i piedi a piccoli passi con le catene che dondolavano a ogni movimento. Meloria invece rimase ferma, il mento alto e lo sguardo superbo. Saraje incrociò le sciabole e fece scivolare le lame l’una sull’altra in un suono argentino e raspante, guardandola fissa. Turi si fece avanti e con gentilezza spinse un pò Meloria, con sguardo implorante. Sapeva bene che senza quell’aiuto a non perdere la dignità, lei non si sarebbe mossa.

Anche Turi e Dion presero i loro posti e attesero.

Saraje iniziò a camminare di fronte a loro «Subhïssa si muove con l’acqua, nell’acqua. Noi dobbiamo solo aiutare il liquido a dare la spinta che serve. Non dovete sapere di più se non che voi siete la forza che serve a Subhïssa per muoversi»

A quelle parole Turi osservò le braccia muscolose della ragazza sotto l’attillata tuta e si immaginò le due donne affaccendarsi intorno a quegli strani marchingegni che permettevano alla nave di avanzare, e capì l’importanza che avevano per loro degli uomini in forze.

Ignorando la riluttanza di Meloria a recepire alcunché, Saraje proseguì «non avete via d’uscita, questo mi sembra facile»

Dion si accigliò «chiedo venia mia Signora, forse intendevi ovvio, non facile» disse mellifluo.

Inaspettatamente Saraje scoppiò a ridere «hai ragione si, ovvio, non sono brava nella lingua della terra».

Dion sorrise benevolo osservando i lineamenti duri di lei che scioglievano in quel residuo di sorriso, mostrando i denti candidi.

«Io starò là» riprese lei assumendo di nuovo quel tono di comando tanto odiato da Meloria «a manovrare la coda, che ci da la direzione giusta».

«E quale sarebbe?» intervenne Meloria mettendo in quelle parole tutta la sua rabbia repressa.

Saraje si fece scura in volto mentre lo sguardo vagava lontano «Ūrta» rispose a voce bassa.

La tensione pizzicò l’aria che divenne elettrica, quando finalmente Turi trovò il coraggio di fare la domanda che tutti avevano in testa «e poi?»

Saraje sembrò risvegliarsi all’improvviso e cercò guardinga inesistenti figure acquattate nelle ombre «in destino deciderà» disse in fine con un espressione indecifrabile. Si riscosse e con decisione mostrò a ciascuno come maneggiare gli strumenti, fece lampeggiare ancora le spade ricurve in un muto ammonimento e chiese a tutti di iniziare a lavorare, poi se ne andò. A Dion non sfuggì quell’ultima sfumatura di tristezza che si faceva spazio tra il rancore e la rabbia, che aveva accompagnato la ragazza sulla fine della loro conversazione.

Meloria prese a tormentare una leva, alzandola e abbassandola come se quella avesse un debito direttamente con lei. Severo, silenzioso al suo fianco, faceva girare un grande cerchiò sbuffando e contraendo i muscoli di braccia e collo. Dion invece aveva trovato un metodo meno faticoso e più ingegnoso di muovere il suo strumento con le gambe, un gigantesca ruota con i raggi che sporgevano al di fuori del cerchio, mentre Turi spostava, coordinato ai movimenti di Dion, un grande tubo trasparente che gettava acqua in due diverse grondaie, che la riversavano in altrettanti meccanismi sbuffanti.

«Ma ‘nzomma che c’è a Ūrta di interessante?» chiese a nessuno in particolare concentrato a mantenere il rimo giusto.

Asciugandosi il sudore dalla fronte, Severo lo osservò bloccandosi «il più grande mercato di schiavi sulla terra conosciuta. I più abili vengono venduti alle compagnie Mercenarie che stanno li di stazza… un mercato della morte insomma».  

Serie: Levii-Hatan


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. La Subhissa è davvero affascinante, così com’è affascinante il modo in cui genera il suo movimento. Non so perchè, ma ho come l’impressione che Saraje e la madre siano della paria: forse per i natali della ragazza. Vedremo cosa accadrà a Urta

  2. E proprio il caso di dirlo “Urta” come faranno a cavarsela i nostri eroi? Molto bella la descrizione degli ingranaggi di questo sottomarino steam-punk fantasy, mi è piaciuto.
    Sono curioso di vedere cosa capiterà ai ragazzi nel mercato degli schiavi.
    Alle prossima

    1. Urta se hai ragione! Può essere che a questo giro non se la cavino tanto facilmente. Bella la tua lettura del sottomarino steam-punk fantasy, centrata in pieno! Grazie mille di aver letto!💕

  3. Ahia, Urta non sembra proprio la migliore delle destinazioni, per i nostri. Anche se Saraje non me la racconta giusta, e spero che l’attento Dion riesca a trovare con le sue parole un varco nella corazza della ragazza!
    Intanto ti faccio i complimenti per come hai concepito Subhissa, una nave-sommergibile-isola.
    La sala delle pulegge è fantastica!

    1. È no, la destinazione non sembra una delle migliori! Dopo l’uscIta da Rostro pare proprio che la fortuna si sia girata dall’altra parte! Grazie, per essere sicura di capire bene come funziona una Subhïssa, visto che non se ne incontrano molte, l’ho pure disegnata… ormai sono persa! Grazie ancora di essere passato☺️

  4. “La sua pelle era più rosea di quella di sua madre o del Magistro Vöolis, e gli occhi ricordavano più il colore di un lago montano che quello del mare”
    uhm… io inizio a ragionare sulle mie ipotesi, eh! 🙂