Quel caldo, tranquillo, pomeriggio d’estate

Era un caldo pomeriggio d’estate quello che accompagnò John nella sua snervante attesa all’uscita dell’aeroporto. Appoggiato allo sportello della propria auto, fumava la sua sigaretta, pregustando il sospirato abbraccio di Dana, la sua ragazza. Era partita per motivi di studio, in Egitto, e mancava ormai da cinque mesi. Nonostante il sole fosse coperto da qualche sporadica e innocua nuvola, la fronte spaziosa di John continuava a lacrimare per la gran calura, e cercava di strozzare quei lenti rivoli di sudore con un fazzoletto. Guardava l’orologio al polso con impazienza, picchiettando il suolo con la punta delle sue scarpette sportive. Poteva anche attendere all’interno dell’edificio e beneficiare dell’aria condizionata, ma la folla gli dava gran fastidio. Quando vide Dana, le andò incontro, abbracciandola e stampandole un caldo bacio sulle labbra. La fidanzata, però, non sembrava dell’umore giusto. Appariva stanca, emaciata, con il volto pallido e gli occhi arrossati.

«Amore, che ti prende? Influenza?» chiese lui, togliendole la valigia di mano.

«Forse. È da stamattina che distribuisco muco e riempio fazzoletti!» replicò lei, con la voce disturbata da una gran congestione nasale. Prese un fazzoletto e starnutì. «E poi» continuò con aria spossata «il viaggio mi ha sfinita, ho soltanto voglia di tornare a casa e farmi una bella dormita».

Senza ulteriori indugi, salirono in macchina e presero la via per l’autostrada. Tenendo un occhio alla strada da percorrere, John notò un piccolo arrossamento sul collo di Dana.

«E quello sul collo che sarebbe?»

«Cosa? Questo?» nel replicare, lei si massaggiò il punto incriminato, per poi grattarlo con le sue unghie. «Credo che sia una puntura di zanzara, o qualcosa del genere. Mi hanno falcidiata in questi ultimi giorni, sono stata punta ovunque!»

«Beh, almeno ti hanno risparmiato quel bel faccino!» ribattè lui, abbozzando un sorriso, subito fulminato dallo sguardo piccato di Dana. Gli starnuti tornarono a far capolino, e il suo volto diventava sempre più pallido.

«Bah! Non ho nemmeno la forza di rimproverarti!» disse soffiandosi il naso. John sorrise. Questi la invitò a riposare quegli occhi così stanchi. Il viaggio verso il loro piccolo paese sarebbe durato ancora un po’. Nonostante gli sforzi, il prurito causato da quelle punture le impedirono ogni via di ristoro. Le palpebre non volevano proprio chiudersi. Il sole era tramontato, eppure la sua luce pareva non dare spazio alla naturale ascesa della notte. La Luna, alta in cielo, dovette ancora condividere il suo splendore con i riflessi di un tramonto fiammeggiante. In quel momento John imboccò lo svincolo, uscendo dall’autostrada, per poi avviarsi in una statale secondaria.

«Resisti, non manca molto» le sussurrò lui, sfiorandole il ginocchio sinistro. Dana boccheggiava con il capo gettato sul poggiatesta. Il naso, congestionato com’era, non serviva a nulla. Procedendo per quella via, John vide un giovane in mezzo alla strada che si sbracciava. Sembrava assai preoccupato. Sul ciglio vi era un auto ferma ed un uomo a terra. Decise di accostare, nonostante le proteste della fidanzata, e quando John, incalzato dalla disperazione del giovane, verificò cosa fosse accaduto all’uomo disteso, sentì qualcosa premere sulla sua nuca. Era la canna di una pistola. L’uomo a terra si alzò, sghignazzando, mentre dai vicini cespugli, al di là del guardrail, sbucarono altri due giovanotti. Il giovane armato prese John per la maglietta, gli puntò l’arma sulla tempia e lo costrinse a risalire in macchina.

«Adesso, mio caro, faremo un bel viaggetto» e intanto, mentre sghignazzava, leccava le sue labbra consumate di piacere. L’uomo armato, assieme ad un suo compare, salirono sull’auto di John, abbandonando quel posto. Gli altri due presero quella sostata poco più avanti e li seguirono. Dana, divisa tra un malanno assillante, fastidiose punture e una pistola incombente sul suo crine castano, iniziò ad avere delle palpitazioni. Il suo respiro era sempre più affannato.

«Hey Jack» sogghignò il compare dell’armato «la cagna ha iniziato già ad ansimare! E non l’ho nemmeno toccata» e intanto le sfiorò quei lisci capelli. Dana rabbrividì, disgustata, impaurita.

«Lasciala stare, bastardo testa di…»

La reazione di John venne subito stoppata dalla lucida canna di quella pistola nera che gli sfiorava la nuca.

«Ah ah ah, no no no, mio caro cazzone. Continua a guidare, che a questo figlio di un cane ci penso io» disse il malvivente, bagnandosi le labbra e schioccando la lingua contro il palato. Poi, accarezzando il volto tremante di Dana con le nocche della sua mano destra, emise un rantolo languido. Infine, le leccò l’orecchio sinistro.

«Nessuno te la toccherà… per ora!»

A quella esclamazione, i due compari sghignazzarono per alcuni, tremendi, interminabili istanti.

«Cosa… Cosa volete da noi? Soldi? La macchina? Vi darò tutto ciò che volete, ma lasciateci in pace» supplicò John, notando la sua Dana sempre più in difficoltà. I due compari si guardarono l’un l’altro, e scoppiarono a ridere.

«Ma chi cazzo li vuole i tuoi soldi! Noi, in verità» sogghignò Jack, scioccando ancora la lingua «vogliamo solo spassarcela un po’. Ci divertiremo un sacco con voi due, mio piccolo, caro, cazzone!»

Dopo un paio di chilometri, e molte altre ingiurie e imprecazioni che non sto a dirvi, Jack costrinse John a deviare per una strada sterrata, giungendo così ad un casolare in una campagna desolata e sperduta. Una volta scesi dalle auto, Jack afferrò per i capelli Dana, sfiorandole gli stanchi fianchi con la canna di quell’arma, mentre lei non opponeva resistenza. Sembrava non avere più un briciolo di forze, nonostante il cuore le palpitasse con vigore. Provava solo ad urlare, ma ciò che usciva dalle sue corde vocali erano solo gemiti di sofferenza. Gli altri, invece, presero in consegna John, pestandolo un bel po’.

«Adesso basta ragazzi» intimò Jack, scuotendo la pistola, indicando il cofano della loro auto «voglio divertirmi, e il nostro caro amico ci aiuterà. Prendete la mazza da baseball, cani rognosi».

L’ordine fu eseguito.

«Adesso» ghignò Jack, fissando coi suoi occhiacci neri il tramortito John «prendi quella mazza e facci vedere come si distrugge un’auto».

Tra mille risate e sghignazzi, John prese quella mazza. Titubava però sul da farsi, ma quando quella pistola venne puntata con grande decisione sulla tempia di Dana, incapace ormai persino di urlare, scagliò con quanta forza aveva grandi mazzate contro la sua auto grigia, nuova di zecca, con le rate insanguinate ancora da estinguere. Sportelli, vetri, lunotto e parabrezza frantumati e fracassati tra mille lacrime di ingiusta sofferenza subita. Venne persino invitato a salire sul tetto, e a continuare da lì la sua opera di auto – demolizione.

«Bravo» disse Jack, assai compiaciuto «Adesso avvicinati. Facciamo uno scambio. Dammi la mazza, e tu, beh» continuò leccandosi le labbra «potrai riprenderti la tua donna. Che ne dici, eh?» e nel dirlo intimò John ad avvicinarsi col gesto della mano. A piccoli passi, il fidanzato si avvicinò alla sua donna, diede la mazza a Jack, e le sfiorò le mani. Ma il malvivente lo colpì alla tempia con l’impugnatura della pistola. John cadde in terra, circondato da piccole margherite, e perse i sensi.

«Scherzetto, mio caro cazzone! Il vero divertimento inizia adesso» e nel dirlo, iniziò a sfilare la camicetta di una pallida Dana. Il gonfiore nei pantaloni di Jack era eloquente, la barbaria avrebbe presto avuto luogo. La donna venne trascinata in quel triste e desolato casolare, consumando, tra mille lacrime amare, l’abietto gesto. Gli sghignazzi di lussuria e godimento coprirono i battiti del cuore di Dana, che pian piano, si spense. Ci furono altri rantoli di piacere, poi silenzio. Quell’assordante quiete venne presto squarciata dalle urla di terrore dei malviventi. Quando John rinvenne, il buio dominava lo scenario, illuminato solo dai fari dell’auto di quei farabutti. Avanzò con grande fatica verso il casolare, in cerca di Dana. La porta era ben spalancata. Un luogo fatiscente, sudicio e pregno di nauseanti odori ospitava i passi tremanti dell’uomo, che chiamava la sua amata con appena un filo di voce. La flebile ed intermittente luce della lampadina fu sufficiente per intravedere una mano insanguinata stampata sulla parete di fronte. John guardò in basso, e vide Jack, senza pantaloni, accasciato a terra in una pozza di sangue. Terrorizzato, entrò nell’altra stanza e, tra sordidi materassi, vi erano i tre compari accasciati, con del sangue sparso ovunque. In quel momento, udì alcuni passi striscianti provenire da dietro e quando si voltò, la vide. Dana era immobile, nuda, con i suoi capelli castani che le coprivano il volto. Ansimava, e un leggero tic le scuoteva il braccio sinistro. John sorrise, nonostante tutto. Si avvicinò a lei, e con dolcezza, le scostò i capelli. Nel farlo, ebbe solo il tempo di ammirare le pupille dilatate e bianche della donna, e un rivolo di sangue scivolarle dalla bocca lungo il suo collo pervaso da vene ormai viola. L’ultimo bacio di Dana fu un secco morso sulla indifesa giugulare al collo dell’uomo. E mentre John vide scorrere la sua vita in un fiume di sangue, la sua Dana continuò il suo macabro banchetto.

***

«Bah, un altro film sugli zombie» sbottò Tonino, spegnendo la televisione «Dario ha proprio ragione. Ormai si vedono ovunque, sono diventati monotoni». Dicendo questo, si alzò dal divano, prese il suo quaderno, e si avvicinò alla sua scrivania, apprestandosi a scrivere qualcosa.

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Commenti

  1. Francesca Lucidi

    Se ho capito bene la puntura l’aveva resa zombie? Sì effettivamente la canonica storia zombie da mille film e serie. E’ stato bello il Cameo… e mi piace la tua scrittura che è molto scorrevole ed elegante. Tutto scorre veloce e senza intoppi, anche con poco tempo si riesce ad entrare nel racconto. La parte della mazza era molto anni 90, fichissima.

    1. Antonino Trovato Post author

      Francè, io ho puntato sulla costruzione dello zombie, perché mostrarlo sin dall’inizio sarebbe diventato davvero banale, invece l’ho spacciata per influenza, o puntura di zanzara. Io preferisco la puntura, ma lascio al lettore la scelta, ci sono tanti tipi di infezioni zombie! E il Cameo è proprio quel tocco ironico che mi serviva. Ormai tutti hanno detto la loro sugli zombie, e ho puntato a non farvi capire nulla sino alla fine. E poi, io sono anni novanta sino al midollo, ai limiti degli anni ottanta, e mi fa piacere che tu abbia apprezzato proprio la parte con i criminali, perché il cuore della storia, per me, è proprio quello! Ti ringrazio per le tue parole, mi fa un gran piacere leggerti ed essere letto da te😁!

  2. Ely Gocce Di Rugiada

    Che dire, la prossima volta faccio pausa e vengo a leggerti prima.Premesso che il tuo stile è perfetto e nemmeno nella prossima vita scriverò come te (si è un commento di pancia, lo so non molto professionale, ma mi è piaciuto tantissimo questo episodio, perdonami se mi sono tolga il camice da social marketing editoriale..)Dimostri che nessun tema è ripetitivo se riesce a coinvolgere il lettore, creando anche uno stacco nel finale che lo fa emozionare.

    1. Antonino Trovato Post author

      Ely, non so davvero cosa dire, so solo che devo migliorare tanto, lo dico spesso, la mia vita mi ha insegnato, fino adesso, a tenere sempre i piedi per terra e pedalare tanto, e penso che tu sarai d’accordo con me. E non devi dire che non riuscirai a scrivere come me, penso che ognuno di noi ha un suo stile, una sua particolarità, tu hai una grande sensibilità che traspare in ciò che scrivi, e la fantasia non ti manca. Non posso fare altro che ringraziarti, e sono felice per ogni tua parola, felice come un bimbo davanti a tanti doni il giorno di Natale😊! GRAZIE😊😊

  3. Dario Pezzotti

    Ahahah, grande Antonino! Bel racconto, soprattutto la prima parte è scritta magistralmente. Sinceramente ho notato qualche scricchiolio nella seconda; secondo me avresti dovuto svilupparla in una miniserie. Cavoli, questi zombacci stanno dappertutto…pure io proverò a regalarvi qualche storiella che li vede protagonisti.😁 Speriamo bene…

    1. Antonino Trovato Post author

      Dario, ad essere sinceri, questo racconto è nato leggendo il tuo commento al racconto di Micol, e mi è venuto in mente di ficcarci lo zombie, un po’ costruito, un po’ a sorpresa. Non era mia intenzione scrivere una miniserie, e forse lo scricchiolio da te visto è dovuto alla fretta di concludere, ma le parole erano finite, e poi dovevo citarti assolutamente, senza te e Micol, questo racconto non sarebbe mai esistito! Comunque, al di là dello zombie, io mi sono divertito a scrivere la parte dei malviventi, e soprattutto Jack… comunque mai dire mai, chissà, magari Dana può tornare, vista la passione per il genere, e ovviamente, grazie per le tue parole e per la tua sincerità😁😁!

    1. Antonino Trovato Post author

      Isabella, la tua idea non sarebbe male… Chissà se è mai esistito uno zombie che salva un essere umano, invece di papparselo😂😂! Sono felice di aver raggiunto il mio obiettivo, ossia spiazzarti, e ti ringrazio per i tuoi complimenti😊!

  4. Giuseppe Gallato

    Ahahahah, grande! Non so perché, ma in qualche modo immaginavo che Dana si sarebbe trasformata in una sorta di zombie: quella “puntura” iniziale doveva significare qualcosa. 😁 Per quanto riguarda il finale in sè, mi ha spiazzato del tutto! Per non parlare di te e Dario sul divano a guardare cose folli! 😂😂😂 Geniale! Bravissimo, Tony!

    1. Antonino Trovato Post author

      Va beh, tu sei un caso patologico, è normale che che la tua immaginazione mi abbia sgamato sin dall’inizio, folle come sei😂😂😂! Il secondo finale è uno scherzo nato come una folgorazione, e purtroppo c’è finito di mezzo Dario😂😂😂, spero che mi perdonerà😁! Per il resto, ti ringrazio per i complimenti😊!

    2. Dario Pezzotti

      Comunque mi state contagiando con la zombie mania. Mi sto zombando! Voi non lo sapete, ma io un racconto di zombie ce l’ho pronto da almeno tre mesi….Devo solo capire come inserirci il tipo che distrugge la macchina.😂

  5. Micol Fusca

    Ciao Antonino, ieri non sono riuscita a leggeri così ora, al freddo e al gelo, fingo di essere seduta accanto al falò per ascoltare la tua storia. Il finale mi ha colto del tutto impreparata, la vicenda aveva preso una piega del tutto diversa. Nemmeno a me gli zombie stancano, soprattutto se danno vita a racconti come questo. Su Open l’epidemia “non morti” si sta diffondendo in modo preoccupante 😨

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Micol, ma come al freddo e al gelo?? Dove sei finita, in Alaska??😂😂 Per quanto riguarda il racconto, l’idea mi è balenata quando il buon Pezzotti ha commentato il tuo, e ha perfettamente ragione. L’argomento in questione è parecchio inflazionato, e ho cercato di velare le mie intenzioni sino alla fine! Non credo che l’infezione durerà tanto su Open, anche se a me piacerebbe tanto scriverne una serie, ma i dubbi di cadere nel banale sono tanti…

    2. Micol Fusca

      Ciao Antonino, per fortuna sono lontana dall’Alaska. Sono in visita da parenti in Francia, ma sono passata da 30 gradi a 12 senza aver considerato la possibilità di trovare una temperatura polare 😱

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie davvero, sono davvero felice per ogni tuo singolo complimento!! Un saluto zombesco, alla prossima😁😁!

    1. Antonino Trovato Post author

      Beh, se il tuo duo di poliziotti si fosse trovato a gironzolare per quella strada, magari avrebbe evitato questo macello!! Te lo immagini, loro due contro Dana lo zombie😂😂😂! A parte questo, ti ringrazio davvero tanto, mi fa piacere averti sorpreso😊!

  6. Andrea Fiorini

    Ho colto il riferimento finale avendo appena letto il librick di Micol, e mi ha fatto sorridere 🤣
    Ma io non sono mai stato un grande appassionato di zombie, quindi non mi hanno ancora stufato! Sarà per questo che non mi aspettavo questo finale, che quindi mi è piaciuto proprio tanto!
    Poi concordo con quanto scritto da Gio Gio, è sempre tutto molto scorrevole quando scrivi: sono arrivato in un attimo dal viaggio durante il quale John si preoccupa per la saluta di Dana, a Dana stessa che lo fa secco… e va bene, devo ammettere che sono rimasto li qualche secondo e poi ho pensato: WOW! 😊

    1. Antonino Trovato Post author

      Andrea, sono io a dire WOW al tuo commento!! Ovviamente il riferimento finale era ironico, a Tonino, che poi sarei sempre io😁😁😁, piacciono tanto gli zombie e non si stuferà mai di loro!! Grazie per le tue parole e per essere passato a leggere😁, alla prossima😊!!

  7. Gio Gio

    Molto bello, mi piace tanto, hai un modo molto scorrevole di scrivere, all’inizio mi chiedevo come mai stessi parlando così tanto di Dana, ma poi infine si è capito il senso. Scrivi molto bene continuerò a leggere i tuoi librick.😘😘

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie davvero, sono senza parole!! Mi fa piacere esser riuscito nel mio intento, ossia a non rendere banale Dana e tutto il mio racconto, e ti aspetto molto volentieri nei miei racconti, come io attendo il seguito del tuo racconto😁😁!!

  8. Debora Aprile

    Bellissimo! 😂 inizialmente mi chiedevo come mai venissero dati tanti dettagli su Dana, visto che il racconto stava seguendo un’altra direzione, ma ecco che alla fine si collega tutto!
    Mi è piaciuto tantissimo, ottimo lavoro 😊

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie Debora, mi fa piacere che ti sia piaciuto così tanto😊! Ti confido che nelle intenzioni, questa era nata come una storia leggera, ma poi le mie dita hanno preso tutt’altra direzione😁😁! Scherzi a parte, mi chiedo quando scriverai qualcos’altro, mi ricordo ancora il tuo libriCK, era straordinario!!