Quel che resta di Ginger. 2. L’equilibrio della libellula (la ballerina)

Appare bloccata anche la stessa aria che prima scivolava via, dentro ai polmoni, come l’acqua nel letto di un fiume. Il modo naturale delle cose ha preso un altro percorso, differente,  difficile definire se più complesso o basilare, è un altro modo e basta. Ginger mi guarda da sotto il ciuffo dei capelli scuri, ha uno sguardo diretto e inconsapevole come tutti i ragazzini. Osserva il frego della mia penna sopra il suo tema estivo dal titolo “La morte del girino.”. Il nome che ha assegnato a quel tema da svolgere a piacere, le frasi scritte con precisione chirurgica, i riferimenti alla madre terra, mi creano confusione che una bambina di dodici anni non può avere una sensibilità di tali livelli. -Allora, prof che voto mi assegna?

Batte le dita della mano destra sul bordo della cattedra, impaziente.

La guardo. Davanti a me c’è una maga che pare tenere in pugno i segreti della natura e del cosmo stesso. 

-Non lo so, Ginger, rispondo. -La verità è che ci devo pensare. Ma come hai fatto a collegare i girini con lo sterminio di massa? E la ballerina che descrivi così bene, chi è?

Tira un respiro profondo, mi sembra che stia valutando se è il caso o meno di rendermi partecipe di una verità assoluta o magari si chiede se io, adulta e insegnante, sono in grado di comprendere.

Dietro di lei, in attesa che arrivi il suo turno alla cattedra, c’è Romero. Tiene le braccia conserte e sbuffa che si sta avvicinando l’ora della ricreazione e ha fame. Il suo stomaco brontola. So che soffre per non poter ancora addentare il panino imbottito di mortadella che tiene sotto al banco. Sollevo la mano per fargli cenno che mancano soltanto una manciata di minuti.

Chiudo il quaderno di Ginger che scivola verso le sue mani lunghe e affusolate. -Il voto te lo dico domani, Ginger.

-Anche io prof domani le dico chi è la ballerina. 

Ginger si sposta tornando al suo banco. Romero ha un viso più rilassato. Lui non saprà mai chi è la ballerina.

Il suo compito è quello di nutrirsi mentre per capire i discorsi di Ginger bisogna essere sempre affamati. Di aria, di brina, di granelli di sabbia, di profumo del faggio, delle briciole che si lasciano sui balconi per gli uccelli in inverno. 

Ginger è capace di bloccarla l’aria.

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Al viaio di sassi in un’estate collosa la Libellula arrivò silenziosa fermandosi a pochi millimetri sul pelo dell’acqua. Ginger rimase sorpresa nel notare il rapido battere delle ali, una vibrazione che tagliava lo spazio in frammenti impercettibili all’occhio, per poi ricompattarli dando l’impressione che niente fosse accaduto. Sotto di lei, al corpo esile e allungato, si disegnavano arabeschi circolari, anelli sottili che da un singolo punto arrivavano a coprire l’intera superficie del viaio. Era come se la libellula avesse conficcato le punte dei piedi nel centro della terra seguendo il movimento fisico di una spirale. Davanti a sé Ginger aveva una ballerina che era capace di ballare sull’acqua mantenendo in equilibrio la vita e la morte delle larve del girino.

Uno spettacolo che apparteneva soltanto alla madre terra.



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