Quello che vede la gente

Serie: Dalla boccia del pesce rosso


una boccia, accanto ad un pesce rosso chsa di non potersi annegare, aspettando che la mano del Padrone scenda gentile e bonaria,

Pensieri dal mio universo al vostro, ora divisi da quel plexiglas pulito male, con gli aloni di disinfettante e sapone che mi fanno sembrare di stare in una boccia, accanto ad un pesce rosso che gira in tondo ma sa di non potersi annegare, aspettando che la mano del Padrone scenda gentile e bonaria, pensando di darmi la vita nel togliermi la scelta di poter morire.

“Alle volte mi chiedo cosa veda la gente quando fissa i suoi occhi su di me. Non m’importa se veda il bene o il male, il bello o il brutto, il fascino, il disgusto, l’indifferenza che proviamo nei confronti di tutto ció che vive e passa sotto i nostri sguardi, m’importa di quello che non riesce a leggere, ad intravvedere. Di quello che sfugge alla rapida o intensa analisi o presa in conto che sia, e che rende il vuoto piú o meno freddo o il respirare più o meno difficile.

Sono cresciuta credendo che quando ero triste tutti se ne accorgessero, ed invece nessuno ha mai chiesto nulla.

“come stai, ma seriamente eh”.

Mi sarebbe bastato un tono un po’ piú deciso, una stretta prolungata, un’occhiata che scalfisse quel niente che mancava, e mi sarei aperta come lo sono le dighe dopo l’inverno, e tutta l’acqua sporca e marcia si sarebbe riversata fuori, così facilmente da neppure doverla costringere. Al contrario, grata di poter scorrere libera finalmente e permettermi di guarire.

Ed invece il “come stai?” restava uno di quello detti senza guardarti negli occhi con quella vocina da presentatrice televisiva o call-center, con il telefono acceso e le chiavi dell’auto in mano, la gamba piegata in attesa di scattare al prossimo impegno, o a casa, la mente d’ovunque tranne che lì con me.

Sono cresciuta pensando d’avere gli occhi talmente chiari e cristallini, che nulla avrebbe potuto veramente nascondervisi, e che il mondo, nel bene e nel male, sempre avrebbe saputo quello che vi ci passava.

Ora sono invecchiata, anche se solo di un poco, eppure i miei occhi sono rimasti gli stessi quasi, e la gente continua a guardarvici dentro per poi passare oltre, non fermandosi quando vi vede l’abisso, sull’orlo del quale faccio l’acrobata.

E come ragazza che spera d’avere un futuro, dal momento che l’essere troppo realista fa aprire tagli dove non dovrebbero essercene, spero che la realtà sia diversa dall’immagine che il mio cinico analizzare il mondo mi rimanda, sempre meno sfocata e dove via via si delinea sempre più chiaramente il marcio tra i denti sbiancati dal laser.

Nella mia realtá fantastica al contrario, credo non siano tutti morti o schiavi dentro, zombie che preferirebbero lasciarmi su un muretto con le guance rigate e l’espressione vuota. È che solo, forse davvero non lo notano l’abisso, e quello resta nascosto dietro il verde-blu dei cristalli nelle mie iridi, che si riflettono nel cielo, facendo pensare al mondo che vada tutto na meraviglia qui.

Credevo di potermi salvare dall’oblio, ma pare che ognuno stia aspettando d’esser riconosciuto tra mille altri miliardi, che come me e tutti, sono impegnati a restare belli in equilibrio.

Per non cader di sotto, il più lontano possibile dall’immenso blu.”

Serie: Dalla boccia del pesce rosso


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