Quinto Quiz: La Luce

Serie: Il Buio

Mi ricordai di nuovo dell’auto: dopo un breve viaggio in autostrada, fatto di corsa per qualche emergenza, mi ero fermato, accostando. Poi ripresi la corsa forsennata, fermandomi solo alla destinazione…e poi?

Riaprii gli occhi: era iniziata la quarta ed ultima prova.

Ro si guardò attorno. Il paesaggio non era nulla di particolare: sembrava non aver affatto lasciato le lande oscure dove si era risvegliato all’inizio di quel viaggio.

“C’è nessuno?” fece, ma rispose solo l’eco.

Mh, cosa dovrò mai affrontare adesso? Si chiese.

Posandosi una mano sul diaframma notò che non era rigido come suo solito, ma rilassato; respirava bene, l’ansia non c’era e non si sentiva agitato. Era forse fin troppo tranquillo.

Questo si prova ad essere sicuri? si chiese.

Soddisfatto della cosa, cercando di non lasciarsi distrarre, cominciò a girovagare per l’area.

“Lux?” chiamò “ci sei?”: nessuno rispose.

Camminando incespicò in qualcosa nel terreno: era tutto frammentato, come il guscio frantumato di un uovo sodo. Dall’alto cadevano detriti e rivoli di polvere, e di tanto in tanto si udivano rimbombi di varia natura.

Questo posto sta cadendo a pezzi!

“Ciao” sentì all’improvviso alle sue spalle, due voci parlare all’unisono.

Ro si voltò di scatto: era lui! C’era lui, anzi due lui: due Ro che si tenevano la mano!

Non riusciva a credere a quello che stava vedendo: due copie identiche di se stesso proprio lì, davanti ai suoi occhi.

Ro fece un profondo respiro. Tanto oramai ho visto di tutto, perché dovrebbe sorprendermi ciò.

“C-ciao” rispose.

Una sua copia gli sorrise, l’altra no. Anzi, quella imbronciata decise di spingere a terra quella allegra.

“Ehi!” protestò Ro, “perché l’hai fatto?!”

“Perché è debole” rispose la copia imbronciata “e non merita di starmi vicino”.

“Ma di che diamine stai parlando!” lo rimproverò a tono Ro.

La copia a terra iniziò a piangere: “è vero, sono debole!”

Ro si sentì quasi trafitto. Quella era la voce stridula che gli veniva sempre quando era disperato. “Non dire scemenze!” fece “tu sei più forte di quanto pensi!” si fermò a riflettere, poi aggiunse: “ora almeno lo so”.

“No, no! Sono sempre stato debole ed incapace: una nullità” continuò la copia a terra.

“Lascia perdere” fece quella imbronciata “è un caso perso”.

“E’ di te che stai parlando genio!” precisò Ro.

Quello imbronciato lo guardò storto: “tu dici? E allora perché io sono più forte di lui? Non siamo uguali”.

Così dicendo tirò fuori un coltello e si diresse verso la copia a terra. “Dai, fallo!” disse quella “sono troppo miserabile per vivere!”

Ro spalancò gli occhi atterrito e intervenne subito, spingendo via la copia armata: “ma sei totalmente impazzito?” urlò.

Quella senza neanche guardare lanciò la sua arma a Ro, e la lama lo trafisse al braccio sinistro.

“Dannato!” fece ululando di dolore. Cadde a terra. Cercò di tirare fuori la lama, ma non sapeva se fosse una buona idea: era penetrata da parte a parte del gomito.

Iniziò ad avere paura mentre si sporcava del suo sangue, e i battiti aumentarono. No, non di nuovo! Non voglio più che succeda!

Intanto la copia imbronciata si tirò in piedi e si armò di un altro coltello, dirigendosi nuovamente verso la copia insicura ancora in lacrime.

“No fermo!” fece Ro provando a correre in soccorso della copia a terra, ma era come cristallizzato: non riusciva a muovere nulla.

Ma poi, poi apparve una luce.

“Tu non vai da nessuna parte” fece Timor, con la sua solita voce calda, eppure così algida.

Ro fu sorpreso: “come hai fatto ad attraversare la barriera?!”

“La Paura può fare di tutto, e si annida ovunque, in ogni momento!” rispose Timor.

Ro deglutì: le cose si stavano mettendo male. Se la sua copia avesse ucciso l’altra, avrebbe fallito? Cosa gli sarebbe capitato?

Il terreno iniziò a tremare, e le crepe già presenti si espansero ancora di più, divenendo crepacci e la terra si spaccò. Dall’alto cadevano ciottoli e detriti sempre più grandi, e quasi pareva che il cielo volesse crollare come una vecchia cupola.

Accidenti, cosa devo fare? Ro sentiva di stare andando in panico.

Timor oramai l’aveva totalmente avvolto e se la rideva, gustandosi la scena.

La copia insicura guardò quella che stava per pugnalarlo, con uno sguardo che Ro conosceva molto bene: era lo stesso che faceva sempre quando un genitore, un insegnante, un amico gli facevano un torto.

“Ro!” disse Ro a se stesso “non farti questo male!”

Entrambe le copie si fermarono, quindi Ro continuò: “Ro, credi in te! Ro, io credo in te! So che non sei un fallito, so che non sei incapace. So anche che puoi reagire a ciò che ti è stato fatto e a ciò che non è andato bene. Finché vivrai ci sarà sempre speranza!”

A quella parola il Ro a terra si asciugò le lacrime, si alzò e guardò quello armato; contemporaneamente una luce accecante apparì dall’alto: Lux.

Si scaraventò con furia su Lux, e le due essenze si fusero, lottando lontane da Ro, che finalmente fu libero.

Appena fu svincolato dalla morsa di Timor, Ro si precipitò dalle sue copie. No, non sono copie: sono parti di me, realizzò.

Si buttò su quella armata, che una volta caduto perse il coltello.

“Ascolta!” gli disse, “tu sei speciale, non perché sei chissà chi, ma perché sei tu, unico, e con l’impegno puoi arrivare ovunque: quindi accettati!”

L’altro lo guardava, mentre lui continuò: “Ro, io ti accetto, so che qualunque cosa tu voglia potrai raggiungerla: liberati da ciò che ti opprime”.

“Non dire scemenze!” rispose l’altro in lacrime “tu, sei tu che mi opprimi!”

Ro lo guardò mesto. “E’ vero. Non è stata colpa mia, non è dipeso da me ciò che mi han fatto gli altri, ma sono io che ho continuato a fomentare questo disequilibrio”.

Si alzò e si guardò attorno e meditò. Il cielo stava crollando su se stesso, e la terra sprofondava sotto i suoi piedi. Timor e Lux erano avvinghiati in un fascio di luce informe. E poi c’erano le parti di sé stesso in conflitto.

Sentì una forte realizzazione, in quel caos, in quel mondo in rovina, e un rassicurante calore in petto. Aveva capito.

Urlò: “mi sono fatto del male. Mi sono alienato. Mi sono disconosciuto. Ma in realtà questo, tutto questo sono io. Non c’è conflitto o predominanza. Tutto mi appartiene: Paura e Coraggio, Inconscio e Conscio.

“Ho ritrovato me stesso, tutti i me stesso, ed ho compreso le cause che mi avevano allontanato da me.

“Accetto ogni mia parte, e capisco l’equilibrio che necessitavo e andavo ricercando”.

Guardò intensamente Timor, Lux e i due Ro e concluse: “ora voglio solo rinascere”.

Il terremoto finì. Le sue due parti lo guardarono e gli sorrisero; Lux e Timor si fermarono e parvero ascoltarlo.

Le due parti si illuminarono e si fusero; similmente fecero Lux e Timor, e quelle due sfere, come due soli o due lune, andarono alte nel cielo oscuro, illuminando la terra.

Si allinearono e si affusolarono; divennero prima due falci, poi due ellissi, e infine il buio scomparve.

Ro aprì gli occhi.

Dove sono? Si guardò attorno.

Era in un letto. Aveva delle flebo attaccate al braccio sinistro ed era in una stanza insieme ad altri pazienti.

Sono in ospedale?

“Ro!”

Ro si voltò: era Lucia, la sua amica d’infanzia.

“Ehi” rispose flebile Ro, “che ci fai qui?” chiese, felice di vederla.

Lei l’abbracciò. “Mi hai fatto stare in pena. Sei svenuto da ore oramai!”

Fu allora che Ro ricordò: quella mattina aveva perso il lavoro, che odiava ma da cui non poteva prescindere, e successivamente aveva litigato pesantemente con i genitori; aveva deciso di andare da Lucia perché non aveva ove andare. Prese la macchina, ansimante, correndo in autostrada; si fermò, accostò perché stava per svenire, il fiato corto, ma poi riprese; arrivò all’appartamento di Lucia, ma l’ansia era stata più veloce.

“Ho avuto una crisi?” chiese lui.

“L’attacco di panico più forte che ti abbia mai visto avere” rispose lei preoccupata.

“Mh”.

“Ma cosa è successo?” chiese lei.

Ro ci riflesse un po’ su. Aveva passato un periodo durissimo, tra i più duri della sua vita; i problemi si erano accumulati, così come le sue ansie e paure, e i soliti attacchi si erano moltiplicati.

Aveva vissuto tutto il tempo nella Comfort Zone, peggiorando la sua condizione.

“Non è ciò che è successo che mi preoccuperà d’ora in poi” rispose lui risoluto, “ma è quello che inizierò a costruire da adesso”.

Lucia lo guardò, confusa.

Quando fui dimesso l’ultimo tassello per ricominciare fu quello di uscire dall’ospedale.

Per me quello fu come la reale uscita dalla Comfort Zone, e l’abbandono della mia vecchia mentalità.

Ero ancora debole, senza lavoro, senza prospettive chiare, ma Lucia mi teneva per mano, ed io ero felice…

Non si cambia in una notte, o da un momento all’altro; ci vuole allenamento, costanza, impegno, sacrificio.

Ma in una notte si può capire, svegliarsi, e col tempo lavorare per trovare equilibrio e felicità, tra impegno e pace, sacrificio e riposo.

Ed era quello che avrei fatto da quel giorno in poi.

Serie: Il Buio
  • Episodio 1: Prima Prova: Squali Sociali 
  • Episodio 2: Seconda Sfida: Corsa Costante 
  • Episodio 3: Terza Trance: Invasati Invadenti
  • Episodio 4: Quarta Querelle: Es-son’Io e Super-Io 
  • Episodio 5: Quinto Quiz: La Luce
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Young Adult

    Letture correlate

    Discussioni