Redenzione

Serie: Il Branco

Joy era un compagno di viaggio silenzioso.

Patrick non riusciva a dargli un’età precisa, il ragazzo si ostinava a portare il cappuccio della felpa calato sugli occhi. Imparò a rispettare le sue idiosincrasie e la sua indole poco ciarliera. Comprese fin da subito che quello di Joy non era disinteresse: prestava attenzione alle sue chiacchiere. Quando raccontava dell’infanzia trascorsa nella riserva tendeva orecchio a ogni sua parola.

L’ex soldato analizzava il comportamento del giovane per ricavarne delle informazioni. Immaginava fosse affetto da un qualche disturbo comportamentale. Probabilmente, era il tipo di persona che usciva da casa raramente e non aveva una vita propria di cui raccontare. Prima di riposare scompariva per un paio d’ore senza lasciare traccia, portando con sé la sportina di plastica dove teneva tutti i suoi averi. Patrick era riuscito a dare uno sguardo veloce e aveva scorto alcuni degli oggetti accumulati sullo strato superiore: spazzolini da denti, dentifrici, filo interdentale e matite colorate. Joy era estremamente pudico, quando sentiva la necessità di assolvere alle sue funzioni fisiologiche o di cambiarsi si allontanava.

Una volta giunta la notte cercavano rifugio all’interno dei veicoli abbandonati, evitando le zone in cui si erano stanziati a cannibali. Dormivano a turno e nelle rare soste diurne il ragazzo disegnava sui muri. Murales minuscoli, vere e proprie miniature. Sebbene gli rimescolassero lo stomaco, Patrick si era imposto di strizzare gli occhi e osservarli con attenzione. I disegni astratti erano un continuo turbinio di forme scure, minacciose, che si conglobavano una nell’altra: disperazione, violenza. Bellissimi, potenti, vera arte moderna. Non che se ne intendesse, ma prima che il mondo andasse a rotoli non gli era dispiaciuto visitare qualche mostra nei periodi di licenza. Il suo compare aveva bisogno di un buon analista.

Incredibilmente, pensare di vagare con uno psicopatico non gli dava alcuna preoccupazione.

Avevano deciso di comune accordo di dirigersi verso Central Park. Patrick sentiva la necessità di allontanarsi dal cemento ed era certo che anche Joy avrebbe giovato del cambiamento.

« Aspetta. »

Joy alzò una mano in un segnale inequivocabile.

Patrick aveva imparato ad avere fiducia nel sesto senso del ragazzo: aveva evitato loro di finire nei guai in parecchie occasioni.

« Meglio fare attenzione. »

Avanzarono con cautela, facendosi scudo delle auto e dei rottami disseminati sulla careggiata. Percorsi un paio di isolati scorsero la figura di una donna a terra che chiedeva a gran voce aiuto. Patrick prese nota di ogni particolare, dal volto sfigurato dal pianto alla gamba mancante. Il moncherino al ginocchio, cauterizzato, era ancora in fase di cicatrizzazione. I lunghi capelli neri sciolti sulle spalle accesero il ricordo della Daemon che aveva tentato la fuga tenendo in braccio la figlia.

Sapeva che il suo era un azzardo.

« Va via. »

Joy cercò i suoi occhi, chiaramente sconcertato.

« Allontanati, Joy. »

« Perché? »

Difficile rispondere in pochi secondi. « C’è stato un tempo in cui desideravo una morte onorevole. Ho tradito me stesso, abbandonato degli innocenti a un destino spaventoso. Non per vigliaccheria, ma per fredda consapevolezza. Sapevo che sarei morto se fossi accorso in loro aiuto e ho ritenuto che il mio sarebbe stato un sacrificio inutile. » rise, chiedendosi se non fosse lui il vero pazzo. « Sono stato un’idiota… Era quella, la mia morte onorevole. Da quando sono entrato nell’esercito ho ucciso molte persone, creature, pensando di essere dalla parte della ragione. Pensando di essere una specie di eroe. Non lo sono, non lo sono mai stato, sono solo un uomo che ha seguito una chimera. Se questo è il mio ultimo giorno voglio affrontarlo con la coscienza pulita. »

Le labbra di Joy si piegarono in un sorriso agghiacciante. « Una morte onorevole… Sacrificio o suicidio? »

Lo sguardo di Patrick si fece duro. « Non ho alcuna intenzione di darmi in pasto ai cannibali. Se è una trappola non sarò il solo ad andare all’altro mondo. »

« Se è così, ti seguirò. » Joy recuperò un paio di penne a sfera dall’interno borsina. « Ho sempre desiderato dare un nome a quella che tu chiami coscienza. »

Patrick cercò di contenere la sorpresa: in un mese Joy non aveva pronunciato tante parole in una sola occasione. Dopo aver lasciato lo zaino estrasse il tomahawk dall’imbragatura che portava legata alle spalle. « Prendi il mio pugnale, avrò entrambe le mani occupate. » gli indicò con un cenno del capo la guaina fissata alla cintura di cuoio.

Joy lasciò cadere a terra il sacchetto di plastica « Non ne ho bisogno. »

Patrick scoppiò a ridere. Non sapeva chi dei due fosse più pazzo, l’uomo di latta pronto a lanciarsi in battaglia o il belloccio armato di penne usa e getta.

Riconquistarono la posizione eretta e avanzarono a campo aperto. La donna sollevò lo sguardo su di loro, sorpresa che qualcuno avesse raccolto il suo appello. Il pianto si quietò, le labbra smisero tremare per lasciare posto a un sorriso sdentato.

« Puzza di carne, è una mangiauomini. »

Patrick aggrottò le sopracciglia, cercando di comprendere il motivo che aveva spinto Joy a dargli quell’informazione solo in quel momento. A volte somigliava a un cane, o a un Daemon, il suo olfatto era infallibile.

Joy si strinse nelle spalle in un gesto vago. « Tutti hanno diritto a una seconda possibilità. È quanto hai deciso dando voce al tuo desiderio di redenzione. Se è vero, voglio mettere in gioco anche la mia vita e sperare di meritare altrettanto.

Non sento odore di altri mangiauomini nelle vicinanze. Tieniti comunque pronto. »

L’avvertimento spinse l’ex soldato a studiare il territorio attorno a loro. Seguì lo sguardo di Joy fino a incontrare un tombino aperto: il fetore degli scarichi delle fognature si stava facendo di passo in passo più forte. Impugnò il tomahawk con maggiore decisione sentendo il cuore battere con forza: l’adrenalina iniziò a scorrere nelle sue vene.

La donna strisciava verso di loro. I suoi occhi febbricitanti persero il velo di disperazione per dipingersi di brama e le sue labbra si schiusero in un sorriso osceno. Avanzava rapida come un serpente a sonagli.

Patrick accelerò il passo andandole contro. Diede un rapido sguardo di lato e scorse Joy al suo fianco. Correva con le braccia lungo i fianchi, inclinate leggermente all’indietro: le mani afferravano le penne saldamente. Con il cappuccio calato a nascondere il volto gli parve uno dei personaggi tanto amati dai film d’azione: uno dei “cattivi” destinati a soccombere per mano del protagonista.

Travolsero gli uomini emersi dal tombino al pari di un uragano. Patrick agì senza dare spazio all’esitazione, così come aveva fatto in guerra. Sferrò colpi affondando la lama tagliente senza controllare il danno procurato, tornando a colpire e colpire ancora. Una volta sfoltiti gli avversari cercò Joy, deciso a raggiungerlo per prestargli supporto. Pregò di non trovarlo a terra con gli occhi vitrei rivolti al cielo.

Il “cattivo” era ancora in piedi, ben saldo sulle gambe. Evitava il contatto fisico con rapidità, colpendo con precisione. Le penne si conficcavano nei bulbi oculari con la forza di stiletti: dentro, fuori, per tutta la lunghezza fino a intaccare il cervello. Non era la prima volta che combatteva. Patrick lo comprese subito, i movimenti di Joy erano frutto di allenamento. Probabilmente militare: uccideva con freddezza, senza pensare alla mossa successiva. Reagiva d’istinto, evitando, facendosi spazio, torcendo. Sfruttava a pieno la forza dell’avversario facendo in modo che si ritorcesse contro di lui. Conosceva l’anatomia del corpo alla perfezione, colpiva a palmo teso i punti vitali scoperti mettendo in ginocchio chi gli si parava di fronte. Il sangue non lo infastidiva. Oramai ne era coperto da capo a piedi e non aveva manifestato nessuna delle reazioni che Patrick si sarebbe aspettato da un igienista compulsivo.

Aveva eliminato da solo una decina di nemici. Era una macchina da guerra ben oliata.

Patrick si sentì afferrare al polpaccio. Spostò la sua attenzione a terra scoprendo che la donna era riuscita a raggiungerlo e tentava di morderlo: i pochi denti che le erano rimasti subirono il contraccolpo della lega di titanio. Scosse la testa, suo malgrado divertito, dandole un calcio per scrollarsela di dosso.

« Hai sbagliato gamba, bellezza. »

Una delle maledettissime penne a sfera sibilò a pochi centimetri dalla sua faccia al pari di un proiettile, in un percorso discendente. Centrò la donna alla gola.

« Temo abbia sprecato la sua “seconda possibilità”. »

Joy lo raggiunse dopo aver recuperato la borsa di plastica. Sembrava pronto a riprendere il cammino come se nulla fosse stato. Patrick tornò ad avvertire il brivido che lo aveva scosso al loro incontro, quando il ragazzo aveva cercato per sé il primo nome che gli era passato per la mente.

« Non mi dispiacerebbe fare un bagno. »

Patrick indicò la strada di fronte a loro. « Ho visto dei cartelli turistici, il parco non è lontano. So che c’è un piccolo lago, non dovrebbe essere difficile raggiungerlo. »

« Bene. »

Patrick cercò lo zaino, certo di averlo posato accanto al rottame di una Ford rossa. Quando rialzò lo sguardo per volgerlo a Joy vide che si era già incamminato. Mise sulle spalle il magro bagaglio e lo seguì.

Serie: Il Branco
  • Episodio 1: Funerale Vichingo
  • Episodio 2: No
  • Episodio 3: Drago
  • Episodio 4: Maiale mangia Maiale
  • Episodio 5: Il Signore delle Mosche
  • Episodio 6: Falco
  • Episodio 7: Redenzione
  • Episodio 8: Punto Zero
  • Episodio 9: 973127
  • Episodio 10: Joy
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    Commenti

    1. Massimo Tivoli

      Gran bel episodio. Fantastica la rivelazione di Joy come macchina da guerra ben oliata, e pregievole anche la mangiauomini e il suo modo di attirare le prede. Quel “sorriso osceno” rende perfettamente l’idea.

      1. Micol Fusca Post author

        Confesso che Joy sta diventando uno dei miei personaggi preferiti. I prossimi episodi riveleranno la sua vera natura.

    2. Micol Fusca Post author

      Ciao Mauro, non ho letto quel libro. E’ un buon consiglio per le vacanze estive, di solito è il periodo in cui riesco a leggere di più. Grazie ancora per seguire la serie, spero di riuscire a mantenere le tue aspettative 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Mauro, non ho letto quel libro. E’ un buon consiglio per le vacanze estive, di solito è il periodo in cui riesco a leggere di più. Grazie ancora per seguire la serie, spero di riuscire a mantenere le tue aspettative 🙂