Relitti nella città vecchia

Serie: Il settimo bicchiere – Eterno oblio

Fari come occhi felini che squarciano la notte. Violenti. Impietosi.

Mamma. Dio non esiste, vero?

Il lucido e gelido metallo travolge l’innocente. Le gomme dell’auto stridono, come un pianto privo di lacrime.

Se esistesse ci saresti tu al mio posto.

E alla madre non resta che il vuoto dell’anima.

MAMMA!

I ricordi hanno un sapore aspro, doloroso. La realtà attende: per quanto uno provi a negarla, lei attende.

  Eccoli, la donna e il mendicante, mano nella mano come due improbabili amanti. Percorrono i vicoli della città vecchia. Scivolano tra l’indifferenza degli ubriaconi accasciati negli anfratti polverosi. Sfiorano una vecchia puttana appoggiata a un bidone dell’immondizia, ricavandone due sputi e qualche bestemmia. Sono due relitti in un mare di relitti, due ombre in un mondo di ombre.

«Lasciami maledizione! Dove mi stai portando?» piagnucola la donna.

«In un bel posto, Ellen.»

«Un bel posto?! Non ci sono bei posti qui.»

L’uomo nero ridacchia. Il ticchettio del suo bastone è la sinfonia di un vecchio orologio, leggera, quasi impercettibile. «Vorresti forse dirmi che è la prima volta che metti piede nella città vecchia?!»

Lei non risponde e il ghigno dell’uomo si accentua. «Povera, sfortunata Ellen! La vita è un fottuto inganno e noi lo sappiamo bene.»

«Voglio solo morire, maledizione! Solo morire!»

«E della tua morte l’Inferno ne gioirebbe. La fornace non smette mai di funzionare.»

Il duo si insinua in una straducola tanto stretta da costringerli a proseguire in fila indiana. «Vai avanti tu.» Le parole del mendicante non vogliono essere una richiesta.

Un fetore insopportabile impesta l’aria; nelle pozze di acqua stagnante la merda degli uomini si confonde con quella delle bestie. Per Ellen camminare non è facile; i ciottoli sotto i suoi piedi, disposti in maniera irregolare, promettono di farla cadere a ogni passo. Quando sbucano in una via ben più ampia, perfino il mendicante tira un sospiro di sollievo. «Passare per questa strada è come ficcarlo nel buco del culo di un giovincello.» Riflette per un istante. «Certo non così piacevole.»

E ancora camminano, nella notte afosa, nella luce artificiale; passano accanto all’ennesima prostituta impegnata nella difficile impresa di masturbare un vecchio barbuto. Il grinzoso batacchio penzola tristemente, ma poco importa: la puttana si è già intascata i due soldi che le spettano e al vecchiaccio non resterà altro che andarsene con le pive nel sacco.

«Proprio un bel posto», mugugna Ellen in tono sarcastico. «Io e te abbiamo una concezione della bellezza abbastanza diversa.»

«Pazienza amica, pazienza. Ti aspetta il miglior bourbon che tu possa desiderare.»

«Bourbon?! Cosa dovrei farmene del bourbon?»

«Un goccio di alcol può risolvere molti problemi.»

«Ok, un bicchierino ogni tanto…»

«Un bicchierino, due, tre; che importa!»

Ancora un passo, un ultimo passo. Con un gesto stizzito, Ellen libera la mano sinistra dalla stretta dell’uomo nero. Adesso è libera, può fuggire: 

Gettati nel fiume nero, triste creatura. Gettati e sprofonda nel vuoto che cela l’Inferno.

  «Hey ragazza, dico a te.»

Ellen solleva il viso fino ad incontrare il volto rubicondo di una donna enorme: piccoli occhi indagatori la osservano, pupille lattiginose incapaci di sorridere.

«Senti, vecchio!» tuona il donnone dalla cavernosa voce. Afferra Ellen con le sue immense mani arrossate e la scuote con veemenza. «Che mi hai portato?»

«Suvvia, lady Mary! È questo il modo di comportarsi?»

Ellen vorrebbe gridare, sputare in faccia al mondo tutto il dolore che fermenta in fondo al suo stomaco. Spalanca la bocca, ma nessun suono varca il confine delle sue labbra.

«Che cazzo fai?! Aspetti che ci caghi dentro un uccello?» Il donnone esplode in una risata roboante, mettendo in mostra un cimitero di denti marci. Il fiato pestilenziale colpisce Ellen con la potenza di un treno in corsa – o forse una macchina -, facendola indietreggiare. Perfino il vecchio mendicante si unisce alle risate, ma nessuno sta veramente ridendo: gli occhi non lo fanno e gli occhi non mentono mai.

Il vecchio si avvicina alla donna che un attimo prima aveva chiamato Mary e le sussurra qualcosa in un orecchio. Nessuno ride più. Nessuno lo ha mai fatto.

«Mmme ne vvado!» balbetta Ellen. Eppure, nonostante ogni singola particella del suo corpo la stia mettendo in guardia, i muscoli rifiutano di rispondere ai suoi comandi.

«Povera ragazza!» Il tono della voce di lady Mary acquista una sfumatura melensa, artificiale come la luce proiettata dai lampioni. «Io non ho figli e non posso capire cosa si prova.»

Basta. Basta, maledizione.

«Ben detto, lady Mary. Tu non puoi capire», rincara il mendicante. «Avresti dovuto esserci. Povero piccolo! La sua testolina delicata ha colpito l’asfalto con talmente tanta violenza che non avrà sentito dolore…»

Basta!

«… Pam! Proprio come una zucca che finisce in mille pezzi.»

«Ma stai zitto, vecchio pezzente.»

Il surreale scambio di battute tra i due cattura l’attenzione di Ellen in un modo che non vorrebbe ammettere nemmeno a se stessa. Nonostante tutti i pensieri che le vorticano in testa, non è la paura o chissà quale arcano incantesimo a trattenerla in quel posto, ma la curiosità. Semplicemente la curiosità.

«Tu vuoi dimenticare, amica. Tutti vorremmo farlo. Il dolore, il senso di colpa; vorremmo cancellare tutto quanto. Proseguendo per questa strada, troverai un lampione con la lampada bruciata. Gira a destra appena lo vedi ed arriverai ad un bar. Non aspettarti granché, si tratta di una topaia, ma hanno il bourbon migliore del mondo e, naturalmente, hanno un tavolino prenotato a tuo nome.»

«Che cosa vuoi che me ne faccia di un cazzo di bourbon!» sbraita Ellen.

«Cosa c’è di meglio dell’alcol per affogare i dispiaceri. Bere per dimenticare, piccola Ellen. Semplicemente bere per dimenticare.»

Dimenticare. Le è concesso dimenticare?

«Se pensate che vada in quel bar, vi siete fumati il cervello», ribatte Ellen. «E adesso lasciatemi andare.»

«Vai pure ragazza, non saremo certo noi a trattenerti; vorrà dire che il tavolino che abbiamo preparato per te resterà vuoto. Lasciaci un soldo, però; un penny ce lo meritiamo.»

Ellen si volta e comincia a correre. Le poche monete che ha con sé sarebbero finite sul fondo del fiume assieme a lei, fanculo al negro e fanculo alla grassona. Una fitta improvvisa alla milza la costringe a rallentare; le sembra che l’oscurità si sia fatta più concreta e in quell’oscurità le sembra di intravvedere una macchia tremolante. Grandi occhi giallognoli la osservano. Fauci spalancate, grondanti bava. Più nera del nero. Più buia del buio.

Serie: Il settimo bicchiere – Eterno oblio
  • Episodio 1: Un penny per l’uomo nero
  • Episodio 2: Relitti nella città vecchia
  • Pubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Giuseppe Gallato

      Ciao Dario! Come avevi già preannunciato, questo mendicante non promette nulla di buono! L’atmosfera descritta è molto lugubre, data soprattutto dalle vicende “realistiche” descritte: “E ancora camminano, nella notte afosa, nella luce artificiale; passano accanto all’ennesima prostituta impegnata nella difficile impresa di masturbare un vecchio barbuto. Il grinzoso batacchio penzola tristemente, ma poco importa: la puttana si è già intascata i due soldi che le spettano e al vecchiaccio non resterà altro che andarsene con le pive nel sacco.”
      Passi molto significativi capaci di creare la giusta immersione, capaci di tuffare inevitabilmente il lettore negli oscuri meandri della trama… o meglio dire… della tua mente!
      E niente… attendo impaziente il prossimo episodio! 🙂

      1. Dario Pezzotti Post author

        Grazie Giuseppe! Nel prossimo episodio non mancheranno le sorprese e, forse, qualcuno riuscirà ad assaporare il primo dei sette bicchieri di bourbon che danno il titolo alla serie…Tu non hai sete? Ahahah

    2. Tiziano Pitisci

      Sei riuscito a costrutire un’atmosfera di tensione molto efficace, mi domando cosa stia per accadere alla donna – si curamente niente di buono, ma sono i dettagli che fanno la differenza – e mi è piaciuta molto l’immagine della signora che cammina mano nella mano con un mendicante, in uno scenario pietoso, tra gli ultimi.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Hai proprio ragione, Tiziano; alla povera Ellen non capiterà niente di buono😁. Nel prossimo episodio dovrà fare una scelta ( anche se forse qualcun altro l’ha già fatta al posto suo). 🙂