Responsabilità – Parte I

Serie: Gli Occhi del Drago


La grotta era sufficientemente ampia da consentire ai viaggiatori di accamparsi. Stesero i sacchi a pelo in un angolo riparato dal veicolo, certi di poter contare su un buon tempo di reazione: in caso di necessità, la carrozzeria blindata del falco delle sabbie avrebbe contrastato efficacemente una sparatoria, lasciando loro il tempo di risalire sul mezzo. Consumarono in silenzio del cibo conservato, senza utilizzare alcuna illuminazione; una volta terminato riposero le latte vuote all’interno di uno degli zaini e si stesero sul suolo roccioso.

Akira, con estrema sorpresa, avvertì Lenore farsi vicina: intuì il suo disagio ancor prima che gli poggiasse la testa sulla spalla. Era certo che la sua non fosse paura: mai avrebbe associato quell’emozione all’Erborista. Fino a quel momento era sembrata padrona della situazione. Nelle ore trascorse alla guida, il Ka aveva riflettuto sulla loro relazione: presente e futura. Sebbene Lenore gli avesse dato parecchi motivi per giudicarla una ragazzina sfacciata, la realtà era ben diversa; eppure, la conosceva quanto bastava per intuire che la sua non era una recita.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Attraversare i Canyon richiede attenzione, ma la guida di Akira procede spedita. Lenore gli confida di voler affidare Diana a qualcuno che potrà darle una vita normale, fra la sua gente: la progenie del Drago.

«Va tutto bene?» Akira spostò il volto di lato per sussurrale in un orecchio.

«Sì. È solo… stretto.»

«Claustrofobia?» Il tono del Ka espresse tutta la sua sorpresa.

Lenore gli assestò un colpetto sul fianco, evitando di rispondere.

«Non hai avuto difficoltà in viaggio, la grotta è più ampia dell’abitacolo del falco delle sabbie.»

«Non amo stare sotto terra.»

Al momento di infilarsi nel sacco a pelo, anche Akira aveva sollevato gli occhi cercando il cielo: aveva sentito una morsa allo stomaco non appena il suo sguardo aveva incontrato solo oscurità. Una debolezza umana che mai avrebbe attribuito a una creatura divina

«Sei strana.» Le parole gli scivolarono dalle labbra di propria volontà.

«Potrei enumerare almeno un centinaio di tue stranezze, Ka. Parecchie piacevoli.»

Dopo alcuni secondi di assoluto silenzio, scoppiarono entrambi a ridere. Lenore si accomodò sul fianco: il suo respiro sfiorò la guancia del Ka.

«Te le elencherò una volta fatto ritorno ad Aurona.»

«Mi piace il tuo ottimismo.» Akira sorrise. «Sarà divertente comprendere cosa fare di noi.»

«Il “noi” è un concetto più facile di quanto sembri. Non siamo così diversi.»

«Permettimi di dissentire.»

Celate dal buio, le sopracciglia dell’Erborista si piegarono in un’espressione di divertimento. «Ka, ogni anima è sacra. L’unica differenza fra noi è che tu non porti ricordi delle tue vite precedenti.»

Una semplice verità che permise ad Akira di venire a patti con i suoi sentimenti. I suoi pensieri presero una piega imprevista.

«Se è per questo, ci sono cose che non ricordo nemmeno di questa. La tua pozione mi ha restituito il volto di mia madre: ti sarò per sempre debitore.»

Lenore si sollevò su un gomito, poggiando la guancia sul palmo aperto della mano.

«Difficilmente i ricordi dei primi anni di vita rimangono impressi.»

Akira sospirò. «Sento che è diverso. So che ho “dimenticato” qualcosa di importante: è sepolto dentro di me. Non ho mai cancellato le memorie della malattia, mi hanno insegnato molto. Desidero sciogliere quel nodo emotivo, Lenore; sapere cos’è accaduto la notte in cui sono morti i miei genitori.»

«Sei certo di essere pronto ad affrontare le conseguenze? Assumerti le tue responsabilità? Oltre al muro creato dalla tua mente potrebbe celarsi l’Inferno.»

«Responsabilità?» Akira si posizionò sul fianco, assumendo la stessa posizione di Lenore. In quel modo erano faccia a faccia. «Hai ragione: i ricordi portano con sé doveri. Credo sia tempo per entrambi di assumere i nostri.»

L’Erborista tese le labbra in un sorriso appena accennato. Il Ka aveva ribaltato le carte in tavola. «Verrà il giorno.»

«No.» Akira scosse il capo. «La tua gente ha bisogno di te ora.»

«Anche la tua.»

«Lo so.» Il Ka rispose al sorriso di Lenore. «Una volta a Histora, anch’io dovrò riflettere su quanto desidero fare della mia vita in questo tempo. Mi sono limitato a un muto biasimo, una resistenza passiva, ma credo sia giunto il momento per cambiare atteggiamento. Dovesse costare una guerra interna alla Shishi.»

«Tu ami la pace.»

Lo sguardo di Akira si fece duro. «Non la pace dei codardi. Allontanarmi mi ha dato modo di prendere le giuste distanze per ragionare con lucidità. Voglio quei ricordi, Lenore: desidero liberarmi dai vincoli di quelli successivi.»

«Hai dei sospetti.» Lenore sapeva che era tutt’altro che uno stupido.

Il silenzio del Ka rispose per lui.

«Una volta messa in salvo Diana, ti aiuterò a recuperarli.» L’Erborista allungò la mano libera per sfiorargli una guancia. Entrambi si persero nella tensione improvvisa che prese a farsi largo sfiorando loro la pelle.

Akira non riuscì a reprimere un brivido. «È qui…»

Lenore annuì. «L’Aquila ci ha localizzati.»

L’Erborista sedette. Quando iniziò a sfilarsi la maglia il Ka non si chiese se fosse impazzita. Allungò la mano per prelevare dallo zaino una pistola cui tolse la sicura. Recuperò Diana, che dormiva alle sue spalle, e la svegliò con dolcezza posandole un dito sulle labbra. La bambina accolse il suo invito, mettendosi in ginocchio. Nemmeno lei chiese spiegazioni del perché Lenore fosse nuda, rimase al riparo del falco delle sabbie mentre l’Erborista usciva allo scoperto.

Le scariche elettrostatiche aumentarono d’intensità, accompagnate da una tenue luminosità che rischiarò l’ingresso della grotta. Un soffio simile a quello di un mantice annunciò il planare dell’Aquila: un suono ovattato, ritmico. Akira profittò dei pochi secondi rimasti per aprire la portiera del veicolo blindato ed entrare assieme alla bambina: la carrozzeria li avrebbe protetti dalle vibrazioni provocate dall’energia spirituale del nemico. Almeno, così sperava.

L’Anghel atterrò con un ultimo battito d’ali: le lamine sottili che le componevano si tesero per poi contrarsi, ritirandosi. Quando Akira arrischiò uno sguardo dal finestrino lo riconobbe subito: era Charity. Il suo carceriere doveva aver mal digerito la sua fuga dal Santuario.

Lenore si portò davanti al veicolo, facendo loro scudo con il suo corpo, e l’Anghel la fronteggiò altero, abbassando lo sguardo sulla sua nudità con evidente ribrezzo.

«La tua empietà non ha presa su di me, meretrice.» L’energia spirituale emanata da Charity aumentò di intensità, increspando l’aria.

L’Erborista sorrise. «La carne, la stessa che hai mortificato, è la nostra veste più sacra. Non cela menzogne.» Tese le braccia verso l’Anghel, chiaramente intenzionata ad abbracciarlo.

«Come osano le tue labbra pronunciare la parola “Sacro”? Tu, tanto marcia da non aver osato mettere mano alle ali per unirti alla preghiera nel deserto.»

La voce di Lenore si fece cantilenante. «La tua verità, la mia verità…»

L’Anghel allargò le ali, generando un turbine che investì l’Erborista. L’onda d’urto non le ostacolò il passo; la carne dell’erborista prese a tendersi, l’epidermide ad assumere l’aspetto della roccia desertica. Spezzata, disidratata, Lenore continuò ad avanzare.

In quel momento Akira comprese il motivo per cui l’Erborista non si era unita al Canto. Fu lesto a tirare giù la testa di Diana, e la sua, mettendo entrambi al riparo prima che i vetri del falco delle sabbie scoppiassero in una deflagrazione simile a quella provocata da una bomba.

Serie: Gli Occhi del Drago


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Sci-Fi, Young Adult

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Discussioni

  1. “In quel momento Akira comprese il motivo per cui l’Erborista non si era unita al Canto.”
    Beato lui che ha capito!! io no, e ne consegue che ora sono curiosissimo, anche più del solito!
    Grande episodio, che si chiude con una tensione altissima!

    1. Ciao @sergiosimioni 😀 Sono contenta che tu abbia apprezzato questa prima parte dell’episodio. La conoscenza comporta responsabilità e Akira è pronto ad assumersi le sue. A volte la lontananza da una determinata situazione permette uno sguardo più sereno e oggettivo

    1. Ciao Ale, Lenore è un’umana un po’ particolare. Non è un caso se nel deserto ha danneggiato le sue “ali” rendendole inservibili

  2. Finale con il botto. L’arrivo dell’ anghel è proprio d’impatto. Rima a parte, ho veramente apprezzato il crescendo di emozioni che hai messo in scena. Ottimo episodio, Micol.🙂

    1. Ciao Raffaele, grazie mille 😀 So che quando leggi cerchi di “vivere” la scena cinematograficamente e se sono riuscita a darti questa sensazione sono felicissima!