Ricucito in Tempo

Serie: Il giovane Philip J. Carraldo

Ad un certo punto della settimana avviene quello che chiamo ” fase di depressione avanzata”.  Se non sbaglio è verso il mercoledì o il giovedì. Insomma mi capita di cambiare ed evolvere in qualcosa di diverso da me stesso. É come se mi alzassi dal letto e trovassi accanto a me Philip J. Carraldo. Ma sono io come è possibile averlo vicino il mattino seguente? Lo posso toccare e se lo conosco bene ha il sonno leggero quindi evito di disturbarlo magari vuole dormire ancora. A questo punto riconosco che sono una persona diversa, l’uomo di troppo nel letto, esco dalla stanza mi incammino e trovo i miei appunti in giro per casa, vecchi taccuini, fogli ed anche una penna stilografica, ma certo lui adora scriverci fila che è una bellezza. 

Insomma morale della favola mi ritrovo in casa con un scrittore, scorbutico ed acerbo, se provi soltanto a dirgli che magari quello scrive non si può vendere o peggio è diventato fuori moda diventa una belva inferocita e attacca a parlare dello spudorato marketing e di quanto ci abbia rovinato in questi ultimi anni. 

“L’importante è vendere, solo questo ormai, non si legge più niente di nuovo. Gli scrittori famosi non scrivono, vendono la loro faccia in televisione e sulle copertine” Mi sembra di sentirlo che impreca contro quello  e quell’altro. Mi metto comunque alla sua scrivania che in teoria è la mia, c’è qualche documento di word ancora aperto, un racconto o forse un romanzo lasciato a metà che non sa di nulla. La solita storia del mandrillo di quartiere che ha una relazione, o il tizio impaurito che alla fine diventa qualcuno o peggio quella roba mielosa sul fatto di esistere. Va be, dico io cerchiamo di vedere che si può fare. Il solito me dorme tranquillo se mi impegno posso fare meglio e aiutarlo. C’è chi dice che due scrittori che leggono sono meglio di uno soltanto che scrive.

Leggo qualche paragrafo e non mi sembra male, anzi c’è del talento, peccato per la forma. Sembra buttata tutta d’un fiato e nemmeno tanto velata. Senti questa, è la storia di una donna che paga una compagnia per avere un amante dal mondo parallelo, carino. Me la segno.  Certo che cavolo, potrebbe metterlo un minimo di impegno, che  gli costa? Guarda questa punteggiatura sembra che una scimmia impazzita sia arrivata e abbia lanciato punti e virgole a caso. E poi non capisco perché i personaggi hanno nomi che diventano difficili da pronunciare più di una volta. 

Carino l’appartamento, ben soleggiato, tenuto con cura, e una vetrata che dona la vista di una specie di vallata che cola nel mare. Vivo qui? non mi dispiace affatto. La pulizia non è il suo forte e non si può dire che il frigo sia pieno di buon cibo, dovrei fargli un appunto e lasciarglielo in giro ma lo perderebbe in questo trambusto e penserebbe di averlo fatto lui come appunto per uno dei suoi libri. Chi sa dove tiene  libri completati? Devo dargli uno sguardo, voglio vedere se mi ricordo qualcosa. Non li trovo, che casino come può un tipo vivere in questo posto?

Sento dei rumori è probabile che si stia per alzare, pensavo di avere più tempo. Di volata mi infilo nelle coperte sperando che non si accorga di me, o magari torno ad essere me stesso e chiudiamo con questo mercoledì di sdoppiamento  per passare al giovedì di torture grammaticali. Prendo sonno velocemente come fossi stanco dopo una giornata a buttar giù muri. 

Il ticchettio dell’orologio sulla cassettiera è il maniacale demonio che vorrei si uccidesse per mancanza di stimoli. Me lo immagino  l’orologio che si getta per terra in preda alla furia del suo ego per non essere più di nessun utilità. Svegliati stronzo è uscito il digitale da almeno dieci anni. 

Tiro su la testa dal letto come un mulo a cui hanno impresso il ferro bollente sul posteriore. Da ricordare in futuro non devo assolutamente più scrivere prima di cena che poi vado a dormire con i pensieri a metà e tutto il tessuto mentale sfilacciato tipo vecchio maglione post Unione Sovietica. La colazione mi aspetta stile “dove diavolo eri ma non vedi che sei in ritardo” mi ricorda una fidanzata che avevo, appena si svegliava smaniava per vivere la sua vita. Lo yogurt sa di yogurt e questo non è mai un bene, ci infilo qualche muesli di scarsa qualità tanto per raggiungere lo stato di pappone. Ehi su la testa Philip è solo un altro giorno in cui le email ti ricordano che nessuno ti ha contattato ma che la pubblicità è aumentata, sono passato da eliminare cinque email pubblicitarie a dieci email mattutine. Di quelle mezze sole bancarie non ne parlo proprio, vogliono per forza che faccia un prestito o avere la carta di credito. Dicono  loro che sarò più felice. 

Dopo lo sforzo di ingoiare la mia rabbia repressa mi dirigo al Pc, all’interno c’è quello per cui io vivo. Tutto il mio essere  racchiuso in romanzi, racconti, personaggi e sfavillanti mondi e descrizioni partoriti dalla mia testa. Mi viene in mente il film Essere John Malkovich, se qualcuno avesse la possibilità di entrare dentro i miei pensieri e vivere da spettatore si divertirebbe? sarebbe felice? La risposta non ha importanza. 

Torno al punto che ho lasciato ieri in sospeso sul romanzo che sto scrivendo, la famiglia che vive all’interno di una foresta amazzonica, carina l’idea, diversa dagli altri romanzi. Anche se ogni due righe scritte il pensiero che nessuno vorrebbe leggerlo è sempre più presente. Ora non so nemmeno cosa vada di moda,  certo l’importante è vendere gente famosa che fa radio e televisione o peggio che possiede un social network e ha milioni di fan, a be certo quei polli di fan comprerebbero qualsiasi porcata il loro idolo gli dicesse di ficcarsi in gola anche una pistola. Maledetto marketing. Sta cosa però mi sembra di averla già detta.

Il testo come sempre il giorno dopo presenta  tutto quello che aborro, una scrittura lenta  e poco decisa, personaggi sereni senza troppo da dire e riflessioni su quanto bello sia stare fuori dalle palle di una metropoli ingombrante. No è deciso sto libro non lo vuole nemmeno l’editore dell’800. Sono la conseguenza di una sfilza di storie carine scritte di fretta che non hanno il giusto equilibrio per essere pubblicate se poi ci mettiamo che sono scritte a metà per la fretta di consegnare qualcosa ho seriamente dei dubbi che qualcuno mi possa prendere in considerazione. 

Sono passate due ore, ho navigato per la rete per vedere chi meglio di me è riuscito nel suo intento guadagnando migliaia di soldi, qualsiasi valuta. Ma come sarebbe bello poter pagare solamente l’affitto con il sudore della mi arte. Credo che potrei anche abbandonare l’uso dei vestiti per la felicità e dedicarmi solamente alla scrittura senza più deprimermi. Ci deve essere un minimo colpo di fortuna, è impossibile che mi lascino a marcire nel mio brodo per un altro anno. Devo però continuare a scrivere e terminare il mio lavoro, lo devo per tutti quei buoni libri che ho letto questo anno. Per tutti quei romanzi brevi, racconti e storie che mi hanno tenuto incollato alla sedia mentre mi mangiavo le unghie e sorseggiavo forsennatamente del caffè. Vai riparto come un toro, sono carico. Chiudo internet e riprendo a scrivere, da qui riprendo e provo a ricucire tutti gli strati del capitolo lasciato a colare lo stesso brodo in cui navigo. Mi accorgo che ci sono anche dei momenti buoni dove faccio e scrivo cose buone. Rido dopo averlo pensato, non dovrei giudicarmi da solo dovrebbero essere gli altri a farlo. Ma chi se ne frega ci vuole ogni tanto una dose di carica positiva. 

Ci rido di nuovo sopra, sto scrivendo e filo dritto come un treno senza nemmeno guardare gli appunti, o le cose che mi sono segnato in giro per la stanza. Sembra procedere bene, questa è la mia ultima possibilità poi finisco il libro sugli amanti  e mi concentro su una sceneggiatura per mettere ancor di più alla prova il tratto descrittivo di cui vado fiero.  

Ciuf Ciuf sto arrivando miei cari, qualcosa dovrà sicuramente succedere, non possono e non devono lasciarmi in dietro sarebbe un sacrilegio tanto grande come quello fatto agli Oscar per Peter O’Toole. Va be non esageriamo adesso.

Mi è arrivata un email, caspita a quest’ora non mi arriva mai nulla, mi fiondo a scandagliarla manco fossi il palombaro delle opportunità.  Mi offrono un contratto di pubblicazione, c’è lo fatta non ci credo vorrei piangere e urlare e chiamare tutti quelli che mi hanno tirato uno sguardo di sbieco sorridendomi contro ogni possibilità di riuscita.

Cazzo è il solito contratto a pagamento. Qualcuno mi ha dato un pugno all’addome, se no non si spiega come ci sono finito a terra a sguazzare sul fondo di qualcosa che ha le pareti troppo spesse e alte per arrampicarsi. Dovrei pagare per non farmi leggere. Pure il brodo è finito, me rimasta quell’acquetta gialla che nessuno vuole mai succhiare. 

Serie: Il giovane Philip J. Carraldo
  • Episodio 1: Aspettando Scrivendo – Deliri depressivi di uno scrittore senza editore
  • Episodio 2: Diecimila parole al giorno. 
  • Episodio 3: Ricucito in Tempo
  • Episodio 4: Biografia essenziale
  • Episodio 5: Preludio di un nuovo romanzo
  • Episodio 6: Taccuini e Quadernacci
  • Episodio 7: Luci della ribalta
  • Episodio 8: La santa domenica dei manoscritti inviati
  • Pubblicato in LibriCK, LibriCK scelti per Voi

    Commenti

    1. Isabella Bignozzi

      Ho letto solo ora questo bellissimo racconto e mi è piaciuto tanto. Bel ritmo, ironia pungente a stemperare il realismo di sentimenti quotidiani ottimamente delineati. Davvero bravo!

      1. Francesco Barone Post author

        Ti ringrazio Isabella, anche io spesso vado un pò alla scoperta di racconti che ancora non avevo letto.

    2. Tiziano Pitisci

      Mai letto niente con un ritmo cosí serrato in vita mia. Cito un passaggio che mi ha fatto sorridere: “Ehi su la testa Philip è solo un altro giorno in cui le email ti ricordano che nessuno ti ha contattato ma che la pubblicità è aumentata”. Bello mi piace.