Ritardo Fatale

Quel giorno Tonino andava di fretta. Lo aspettava un appuntamento davvero importante per lui, e anche se doveva studiare sodo per l’esame di Storia della Filosofia, l’incontro di quella mattina aveva la precedenza su ogni altra cosa. Si vestì di fretta, ignorando la colazione, e uscì salutando al volo il proprio coinquilino. Questi, a sua volta, replicò biascicando. Ma Tonino era già giù per le scale, le percorse tutte d’un fiato, e quando abbandonò lo stabile in cui viveva, si avviò verso il non distante ingresso della metropolitana. La metro non era ancora arrivata, e Tonino fremeva, scalpitava, il suo incontro attendeva.

«Merda! Ma quanto ci mette?»

In realtà era lui che con la mente era già avanti, era lui in anticipo nei confronti del mezzo da prendere. Ma la smania era davvero tanta. Attese assieme ad alcuni altri sulla banchina, battendo il piede destro, nervoso e impaziente, travolto da un turbinio di emozioni che non sapeva distinguere, né decifrare. Fischiettò persino il ritornello di “Ever Dream” dei Nightwish pur di calmarsi, e finalmente, la metro arrivò. Entrò sgomitando una signora di fianco, ma si scusò prontamente. Si sedette in un sedile solitario, approfittando della poca gente presente in quello scompartimento, e chiuse gli occhi, farfugliando qualcosa tra sé e sé.

«Finalmente stamattina la vedrò! Devo dirglielo cazzo! O stamattina o mai più!»

La bussola si chiuse, e la metro iniziò il suo viaggio. Tonino non aveva chiuso occhio per tutta la notte, e il suo desiderio non prevalse sulla stanchezza. Il dondolio della carrozza fu una leggera ninna nanna, e quando le palpebre si chiusero, Tonino vide lei, i suoi splendidi occhi verdi che le illuminavano le tenere e arrossate guance, il nasino tondo e la piccola bocca da cui non uscivano parole, ma splendide note che accarezzavano i suoi sensi da innamorato. I suoi biondi e lisci capelli era la cosa che più adorava di lei, una cascata dorata adagiata su quelle piccole spalle. Non era da tanto che si erano conosciuti all’università, e nonostante frequentassero corsi diversi, erano sempre insieme, sotto le fronde degli alberi presenti nel cortile della facoltà, seduti in quelle panchine marroncine a discutere di ogni cosa, amabilmente. Nessuno dei due però aveva mai fatto un passo oltre la semplice amicizia, e dopo un paio di mesi, Tonino decise che i tempi erano maturi. Si erano dati appuntamento al bar della facoltà, proprio quella mattina, ma Tonino si lasciò trasportare da un leggero sonno intriso di voglia e desideri. Fu così che, senza rendersene conto, perse la sua fermata. Fermata dopo fermata, la metro era arrivata alla sua ultima corsa, il porto, e solo lo squillo del telefono lo destò dal quel dolce torpore. Il vagone era completamente deserto.

«Ma no! E che cazzo però! Ma vaffanculo a me che ho chiuso sti cazzo di occhi!»

E intanto, tra turpiloqui vari, uscì dalla metro. Non fece in tempo a rispondere al cellulare. Era lei. Tonino, che intanto abbandonò di corsa la stazione della metropolitana per dirigersi spedito in facoltà, ricevette un messaggio.

«Dove sei finito?»

«Eee, dove sono finito…. A puttane! Tutto a puttane va stamattina!»

Tra altre indicibili parole, le inviò un messaggio.

«Incontriamoci a metà strada. Vediamoci a Piazza Stesicoro, ti raggiungerò presto!»

A grandi passi Tonino raggiunse il luogo in questione, ma di lei non c’era traccia. Si guardò a destra e a manca, il cuore galoppava così forte che poteva vincere una corsa di cavalli. Il caldo di quella afosa giornata catanese lo stava opprimendo, la sua maglietta ormai puzzava peggio di avere in corpo un cammello. La pazienza svanì dopo appena cinque minuti. Con passo lesto, e con la lingua di fuori, valicò la salita che lo divideva da Piazza San Domenico, e da lì, con una corsa degna di un centometrista, giunse a Piazza Dante. Davanti alla chiesa a fianco del Monastero dei Benedettini, Tonino avvertì una strana sensazione. Un vento imperioso, insolito per quell’assolata mattina, gli scompiglio i capelli, e dentro si sentì raggelare, un brivido che gli tolse il respiro. Soffocò per un istante, si piegò in due per la fatica, e infine sputò in terra, cercando di espellere quello strano malessere. Alzando lo sguardo, la vista si fece più nitida. Vide un nugolo di gente attorno a qualcosa, proprio vicino alle scale della chiesa, in prossimità del marciapiede. Urla e concitazione attirarono l’attenzione dello studente. Tonino si avvicinò e, facendo a spallate, chiarì quel mistero. Un torbido enigma confinato nell’esanime corpo di una giovane studentessa dai capelli dorati e gli occhi verdi, ormai senz’anima, che miravano fissi il vuoto di un’esistenza stroncata. Lo studente venne travolto dall’incredulità, fece qualche passo indietro. Vicino a lui vi era un caro amico, nonché collega. Fissava il vuoto, con occhi vitrei ed inespressivi, mentre alcune stille gli solcavano il viso. Tremava come una foglia vibrata da un gelido vento d’inverno in piena estate, e balbettava parole insignificanti, offuscate dal caos presente attorno alla vittima. Tonino lo afferrò per le braccia, e lo scosse con grande violenza.

«Che minchia è successo qui!? Peppe, cazzo rispondimi!»

L’amico lo fissò per un istante. Deglutì lentamente prima di proferire parola. La sua voce era costantemente spezzata dal suo tremolio incessante.

«Io… io ero dall’altra parte della strada… ho visto uno che, sul marciapiede della chiesa, si è scontrato con la tua amica. Tutti e due andavano di fretta… e poi…

«…E poi!? Cosa!?»

«Due in motorino, sono passati e… uno di loro ha sparato. L’uomo è scappato, ma…»

Tonino lasciò andare lo scosso collega. Era incredulo, rivide quel volto, sperando che non fosse lei. Tonino, suo malgrado, la riconobbe. Era il suo appuntamento, strappato via da un proiettile, una mina vagante che ha ucciso brutalmente i sogni di una giovane vita senza alcun perché. Il selciato nero s’imbrattò ben presto di rivoli rossi senza futuro. Si sentì morire, la parola lo abbandonò in quegli attimi di dolore indicibile. Venne allontanato dai soccorritori, ma lui, con gli occhi pieni di lacrime, fissò il cielo, e squarciò l’indifferenza dei negozianti vicini con un urlo terribile, straziante, intriso di lacrime amare e colpevoli. Prese il suo telefono e lo scagliò a terra, con grande violenza. Si ruppe, proprio come l’intera sua esistenza. Solo per una strana, e inaccettabile, coincidenza non accadde a lui.

***

Le notizie riferirono di un fallito agguato mafioso, e a farne le spese, fu proprio quella studentessa. A Tonino non importava. La sua mente, e i suoi sensi di colpa, lo avevano convinto che proprio il suo sonnecchiare, quel suo ritardo, e infine, quell’ultimo messaggio condussero la ragazza, che egli amava, a subire quella grave ingiustizia. Quella maledetta mattina voleva dichiararsi, uscire allo scoperto, rivelarle i suoi sentimenti. Dopo l’accaduto, voleva solo scomparire. Il suo amore aveva portato la morte, nessun lieto fine. Stava seduto sulla sua scrivania, in lacrime, a fissare un foglio completamente bianco, mentre la televisione continuava a blaterare parole insignificanti.

***

Quando Marco rincasò, era ormai sera inoltrata. Trovò il suo amico con la testa poggiata alla scrivania e le braccia penzolanti. Pensava fosse uno scherzo, sembrava che stesse dormendo, e invece era senza vita. Un placido sonno eterno. A terra vi erano alcuni contenitori vuoti di pillole, di vario tipo, e una bottiglia di gin stava sul tavolo, accanto ad un foglio. Vi era scritto qualcosa.

“Ci rivedremo tra le mille nuvole del cielo sconfinato dei Sogni, laddove finalmente io potrò dirti Ti Amo. Il mio sonno eterno incrocerà nuovamente i nostri sguardi in un abbraccio infinito, intriso di desiderio e nera felicità. Le nostre mani non si stancheranno mai di sfiorarsi, e mentre una cascata di petali bianchi si poseranno sul tuo fine capo dorato, sentirai da me un unico sussurro: Perdonami, quel proiettile avrebbe dovuto colpire soltanto me…”

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Commenti

  1. Antonio Rispoli

    Ciao Antonino,
    Ti devo fare i complimenti per come hai saputo descrivere l’ansia del protagonista. Ho potuto immaginarlo nei suoi affanni e con la fronte imperlata da gocce di sudore, mentre “correva” a perdifiato verso di lei. Davvero bello!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Antonio, ti ringrazio di cuore per le tue parole😊! Sai, non mi è stato difficile descrivere l’ansia, visto che “ansia” è il mio secondo nome😁, e poi, sai quanti appuntamenti a perdifiato ho avuto, con un due di picche alla fine? Lasciamo perdere😁! Sempre troppo buono, alla prossima😊!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio Daniele! Questo racconto è nato di getto, sfruttando la mia atavica malinconia e la struggente realtà che ci circonda. Sono felice di averti sorpreso, magari in futuro potrei scrivere qualcos’altro del genere, con la stessa enfasi e tensione. Grazie ancora!

  2. Lorenza Cesaratto

    Grazie, io fortunatamente vivo in una città che queste cose neppure le può immaginare, ma leggendole da chi le ha vissute ti fanno riflettere. Il tuo racconto è emozionatamente reale e a renderlo più reale ancora sono stae le testimonianze che hai suscitato. Grazie di nuovo

    1. Antonino Trovato Post author

      Grazie a te per aver letto e lasciato un commento! Purtroppo questo è un problema che può riguardare qualsiasi città, la criminalità è una realtà con cui ci tocca convivere, e sembra non avere soluzione. Sai, non serve una testimonianza diretta per cose del genere, anche se ha una resa più forte, ormai la cronaca è zeppa di notizie simili e che sconfinano in altro tipo di violenza. Ti ringrazio ancora e mi fa piacere averti suscitato qualcosa di forte!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio Debora, sai, dopo dodici anni di militanza universitaria, Catania la conosco un bel po’😁😁😁!!

  3. Giuseppe Gallato

    Librick forte, molto forte. Travolge come un fiume in piena, ti ribalta… ti sconquassa l’anima. Di queste tipologie di storie ne ho lette diverse, ma tu hai descritto la scena con così tanto trasporto che sembrava un fatto di cronaca avvenuto realmente. Già, nei panni di quel collega, di quel Peppe, mi sono venuti i brividi. E quanto ho amato questi dialoghi… reali, verissimi, stupefacenti! Emozione pura. Grazie, collega! 🙂

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio dal profondo del cuore, amico mio, stavolta ho provato qualcosa di nuovo, cercando di guardare in faccia la realtà, senza mai abbandonare la mia vena leopardiana e malinconica!!

    1. Antonino Trovato Post author

      Si Giovanni, il mio intento era proprio quello, un altalena di emozioni diverse, ma tutte ugualmente significativi…

  4. Micol Fusca

    Ciao Antonino, il tuo racconto ha aperto uno squarcio su un argomento scomodo che troppo spesso vogliamo ignorare. Esiste, ancora, chi non può dare come acquisita la libertà di uscire per un gelato ed essere certo (almeno al 99,999%) di fare ritorno a casa. Temo che chi vive lontano da questa realtà non comprenda fino in fondo e racconti come il tuo sono importanti per invitare ad un momento di riflessione. Sono vissuta a Caracas per un anno e ricordo che rientrata in Italia tutto mi faceva “paura”: di sera vigeva un silenzioso coprifuoco, se ti trovavi ad attraversare le grandi arterie deserte valeva la regola “semaforo rosso = dare la precedenza: corri”. Lo avevo quasi dimenticato. Tornata in Italia avevo paura di andare a mangiare la pizza di sera. Non avrei dovuto dimenticare il motociclista morto da ore che mio marito ha dovuto “schivare” in auto per non rallentare il passo: l’ambulanza è arrivata il giorno dopo. Il dramma è che si arriva a pensare che questo modo di vivere sia “normale”: schivare qualche cadavere se te lo trovi sull’asfalto. Credo sia come vivere nella nebbia, ti entra dentro e annichilisce. Non dovremo “dimenticare” e fare il possibile per permettere alle generazioni di crescere sane regalando loro speranza. L’educazione alla vita si acquisisce fin da bambini, nessuno è “cattivo” in assoluto.

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Micol, credo che Caracas sia peggio di Catania per vari motivi, comunque ti assicuro che anche dopo dodici anni, camminando in pieno centro, sentivo sempre un fremito dentro che mi costringeva a guardarmi attorno e alle spalle, e la sera preferivo sempre uscire in compagnia, perché dietro le luci delle vie centrali si nascondono vicoli pericolosi… Mi trovo pienamente d’accordo con le tue parole, l’educazione, a trecentosessanta gradi, è l’unica via per provare a scrollarci di dosso certe realtà…

  5. Fabio Volpe

    Ciao Antonio.
    Che storia! Già di suo è stata scritta per regalare tensione. Se poi ci aggiungi che è legata a una storia vera, amplifica la sensazione di sconforto, purtroppo attuale.
    Ha dei tratti altalenanti che risultano piacevoli senza rendere la storia banale o scontata.
    Bravo.

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Fabio, mi fa piacere che sia riuscito a trasmettere quella giusta tensione senza annoiare o risultare scontato. Ti ringrazio!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Dario, ti ringrazio immensamente. PS. Con i Nightwish sempre nel cuore… e nelle orecchie!!

  6. Isabella Sguazzardi

    Ciao Antonino,
    veramente un racconto vibrante. Mi sono trovata a ridere e piangere quasi contemporaneamente. Commovente, dalle velature dolcemente drammatiche. Davvero i miei complimenti! Bravo!!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Isabella, grazie per le tue parole. Nella risposta al commento di Cristina Biolcati ho un po’ spiegato una parte di ciò che si nasconde dietro il racconto. Per quanto riguarda il contrasto di emozioni, credo che sia stato Tonino a farti ridere, che poi sarei io😁😁, ma io sono così, e quell’amore è finito con un bel due di picche!! Ma meglio così che la fine che hanno fatto i due…

  7. Cristina Biolcati

    Hai affrontato questo Lab con un tema purtroppo attuale. Sei riuscito a creare suspense. Mentre descrivevi, ero curiosa di sapere dove fosse finita la donna. Finale che non mi sarei aspettata. Bravo 👍

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Cristina, e grazie. Questa esperienza l’ho quasi vissuta, nel senso che una mattina avrei dovuto essere in facoltà, ma per mia fortuna ho cambiato strada, entrando in una libreria. Purtroppo però una ragazza che non conoscevo è stata freddata proprio in quel luogo. Non ho vissuto direttamente la vicenda, ma mi ha segnato profondamente. Ogni mattina, rabbrividivo al semplice pensiero di camminare per quelle vie come se nulla fosse accaduto…