Rosso passione

Avevo fatto una cosa che non si può cancellare, nemmeno rimediare e che mi ha rovinata per sempre. Dovevo tenere duro, andarmene, scappare lontano, sapevo che la sua arroganza mi avrebbe portato a cedere. Sono alla seconda bottiglia di vino, l’odore dell’alcol mischiato a quello del bagnoschiuma e del sangue mi fa venire i conati, o forse sono già molto ubriaca, eppure ricordo ancora tutto. Vorrei solo addormentarmi e dimenticarmi di essere un’assassina. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, lui mi provocava e io non ho più la testa a posto e così si è beccato quindici coltellate. L’avevo avvisato di non farsi più vedere, se l’ è cercata lui mi ha resa il mostro che sono. Mi ha fatto del male ripetutamente, ero così affamata d’amore che lo cercavo da un essere orribile come lui, che mi toglieva il cibo dalla bocca dandomi della scrofa se avessi mangiato un pasto normale. Un essere che mi picchiava se non mi concedevo quando e come voleva lui. Uno che mi tradiva con chiunque mentre lo aspettavo a casa come un cane fedele.

Io me ne sono andata, lui mi ha trovata e si è preso quello che si meritava, vorrei che il vino cancellasse questi stupidi sensi di colpa, perché la sua sofferenza mi stava gratificando, desideravo che morisse, lentamente soffrendo, come sono morta io quando mi ha calpestata appena sbocciata nel fiore della mia adolescenza. Così l’ho ripagato con la sua stessa moneta, e se dovrò andare in galera ci andrò con il sorriso, racconterò come ho messo fine alla vita di un rifiuto umano.

Credo che nemmeno sua madre ci sarà a piangerlo al suo funerale, anche lei lo odiava  e la posso capire benissimo. Penso sia nato malvagio, accalappiava le sue vittime come fanno tutti gli aguzzini all’inizio; belle parole, complimenti, e appena cadevi nella sua rete  la maschera da uomo innamorato lasciava spazio a quella del mostro e a poco a poco nella quotidianità veniva fuori. Insulti al minimo sbaglio, non andava mai bene niente di quello che facevo, come mi vestivo, quello che cucinavo o come pulivo la casa. Così mi rinchiudevo in me stessa dandomi la colpa di essere così sbagliata, ma alla fine ho capito che era lui ad essere sbagliato e me ne andai, lontano. Il suo sbaglio è stato rincorrermi, se non l’avesse fatto adesso non sarei io condannata ad un’altra prigione. Dovevo denunciarlo, ma tanto si sa che più di tanto non gli sarebbe successo. Ho scelto la fuga, e quando è rimpiombato nel mio piccolo mondo appena creato ancora molto fragile, ho dovuto mandarlo via, ma continuava con la sua arroganza ad imporsi, così ho preso il coltello più affilato che avevo e con tutta la rabbia accumulata in cinque anni, gli ho sferrato coltellate ovunque fino a cancellargli il viso, e così mi sembrava che il mondo fosse un posto migliore senza di lui. Sicuramente lo sarà, ma ora mi devo sbrigare, cercherò la mia libertà altrove e un’altra identità. La seconda prigione può attendere.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Questo racconto è interessante perché, per la mia percezione empatica, non parla di senso di colpa. La protagonista non ha alcun dubbio sulla bontà della sua decisione, è disposta ad andarsene e iniziare una nuova vita. Hai descritto una sofferenza che va oltre la rabbia e sei riuscita a trasmettermi questa tensione.

  2. Cristina Biolcati

    Un tema doloroso, quello che hai voluto affrontare. A me questo flusso di pensieri è piaciuto. Ho avvertito il frutto di una mente sconvolta. Sei stata brava a rappresentare la “follia” che purtroppo si è annidata nella mente della protagonista, in seguito agli abusi subiti. Un saluto 🙂

  3. Annalisa Santini

    Hai affrontato un tema molto difficile da esporre, ma tutto sommato sei riuscita a esprimere le idee della ragazza e le sue giustificazioni rimanendo in linea con il video. Dal mio punto di vista ho trovato un po’ macchinoso il suo flusso di pensieri, mi è sembrato quasi “forzato” in alcune parti. Per il resto brava, mi è piaciuto il tuo racconto e la tua interpretazione del video.

  4. Isabella Sguazzardi

    Ciao Beatrice. Mi è piaciuto moltissimo il tuo racconto, mi ricorda il mio “Cuore Nero” ma con un finale molto più crudo. Adoro il modo in cui l’hai scritto, come se tutto il racconto “corresse” veloce. Brava!

  5. Jenny JJ Dario

    Brava, un tema di grande attualità (purtroppo) e descritto molto bene. Apprezzo i racconti in prima persona, specie quando si deve entrare nel mondo interiore del personaggio che commette un omicidio. Bravissima! *****