Il Cuore dell’innamorata — Scomparsa

Serie: Due sorelle, un destino

L’arrivo della carrozza con la scorta paralizzò il chiassoso Bazar di Raduan. Nani e elfi, che suonavano e danzavano in perfetta formazione e sincronia al ritmo delle loro melodie, smisero di allietare i bambini assiepati ai piedi del palchetto. La gente, intenta a respirare la frizzante aria del divertimento tra allegria, giochi e merci di ogni tipo, rimase col fiato sospeso. Interminabili istanti in cui il silenzio riverente venne interrotto soltanto dal nitrito dei destrieri e da alcuni bisbigli pregni d’emozione.

La carrozza della duchessina!

I nobili di Raduan!

Silenzio! In riga!

Persino Lydia si fermò ad osservare cosa accadeva: il pensiero di giocare venne per un attimo accantonato. Il cocchio fece il giro della piazza, sfoggiando tutto il suo splendore, per poi sostare nei pressi della locanda “Dal guercino reale”, la stessa che aveva adocchiato Ruriko. Seguiti da due tizi avvolti nell’oscurità di lunghi mantelli blu, dal mezzo uscirono un ometto grassottello, col viso paffuto e abiti dorati, e una docile fanciulla dai graziosi lineamenti e un lungo vestito bianco arricchito da merletti d’argento. Entrambi indossavano un diadema viola agghindato da preziosi lapislazzuli neri. Il gesto leggero della mano – indice e medio rivoti verso l’alto e occhi socchiusi – bastò al popolo per mostrare rispetto e saluto nei confronti dei coronati che, in maniera impercettibile, replicarono abbassando il capo; quindi, tutt’e quattro, varcarono la soglia della locanda, mentre il resto della scorta attese fuori in rigoroso silenzio. Pian piano tutto tornò alla normalità; la musica squillò di nuovo, mentre il gran vociare ripopolò ogni anfratto di Raduan. Lydia fece spallucce e sorrise.

«Beh? Tutta questa sceneggiata per quella smorfiosetta? Bah! Secondo te mi starebbe bene quella corona?»

Nessuno rispose.

«Ruriko?»

Lydia si voltò, e il sospetto divenne realtà: Ruriko era scomparsa. Ogni frivolezza scivolò via dai pensieri, obnubilati adesso dalla bruma del terrore. La maschera le scintillava come una farfalla dai petali luminescenti, un bagliore che venne trascinato nella mischia di quella baraonda senza destare alcun sospetto. Poteva nascondere il volto, ma non la preoccupazione che lenta fluiva in stille lucenti lungo guance impallidite. Lydia si districò tra buffi cappelli e sorrisi beffardi; i suoi occhi guizzarono ovunque al pari di saette disperate. La memoria andò subito a quel che accadde dieci anni prima ad Azur, la grande città del Nord.

*

Nonostante fosse alta quanto un soldo di cacio, la piccola Ruriko era già capace di leggere qualsiasi cosa, persino i trattati più complessi; a Lydia poco importava di tutti quei paroloni e argomenti da mal di testa, però voleva sempre renderla felice. Le comprava libri di ogni sorta, e pur di farlo barattava le sue incantevoli note per qualche moneta. Ma ci fu un’occasione in cui le due arrivarono persino a rubare. Successe in visita alla polverosa libreria di Azur, un luogo frequentato spesso dalle due sorelle. Ruriko s’emozionava ogni volta, soprattutto quando s’imbatteva in certi tomi dal sapore irresistibile, prezioso. Inestimabile. Voleva afferrarli, divorarli; e così, con la voce della passione, guidava Lydia tra quegli scaffali carichi di meraviglie antiche. L’attenzione della bimba, a un certo punto, si concentrò sul dorso diafano di un libro in particolare: “Le dodici lune di Esbat”. La copertina, dai grandi caratteri in rilevo che luccicavano come gocce di rugiada, accesero di gioia gli occhi della lettrice; e quando lo ebbe tra le manine, si sedette al cospetto di uno dei grandi tavoli di rovere presenti e lo accarezzò, quasi fosse un vecchio amore ritrovato. Era soddisfatta. Il suo volto, rischiarato dai fasci di luce ingialliti che trafiggevano la vetrata del salone, traboccava di mistica concentrazione: aveva appena cinque anni. Lydia sopportava di buon grado le letture della sorella, anche se il fatto di non poter nemmeno suonare il suo amato violino la infastidiva non poco. Ruriko leggeva e cogitava; bofonchiava qualcosa e poi, assorta come sempre, riprendeva. Intanto il fuoco estivo di quella giornata s’avvicinava al crepuscolo, trascinando con sé, oltre agli ospiti della biblioteca andati via alla chetichella, i residui istanti che sarebbero serviti alla bimba per poter proseguire un importante capitolo: la creazione del cerchio magico in onore della Luna. Ruriko sapeva che era ora di tornare a casa, e lo capì anche dal leggero brontolio emanato dal ventre affamato della sorella. Ma non voleva abbandonare il suo nuovo amico nella cenere della dimenticanza. Inizialmente Lydia cercò di frenare il capriccio della piccola, che insisteva nel voler portare a casa quel grosso volume; ma poi, con una smorfia rassegnata, l’accontentò. Bisognava distrarre Tarik, il custode tarchiato e dalla fronte spaziosa che, solerte, faceva la guardia proprio all’entrata. Lydia imbracciò il violino e musicò una nenia così soporifera che Tarik non seppe resistere: crollò manco fosse un sacco ricolmo di patate dolci. Nel frattempo, Ruriko sfruttò l’occasione e sgattaiolò all’esterno trattenendo il suo gioiello. Quella sera il cielo di Azur pareva davvero la perfetta tela di un pittore mirabolante, laddove le prime stelle sfumavano di luce eterea l’intenso azzurro plumbeo con cui era dipinta. La violinista, che si dilungò oltremodo con quella melodia, quando uscì trovò soltanto un pugno di mosche ad attenderla. Ruriko non c’era più. Lydia la cercò nelle vicinanze, provò nei vicoli dappresso. Niente. Persa nel nulla di Azur, città ormai inghiottita da tenebre rischiarate solo dallo sfavillio di lanterne da poco accese. La ragazza invocò più volte il nome della scomparsa, e intanto saettava tra le vie imprecando circa divinità antiche mai del tutto adorate. Era furente, ma non con la piccola Ruriko. No. Con se stessa.

«Vaffanculo a me e a questo cazzo di violino!» sbraitò, le dita strette in pugni pregni di colpa. Alcuni beoni ciondolanti e fetidi, che sostavano alle porte di una desolata locanda da cui proveniva l’odore marcio della perdizione, videro una meravigliosa gonnella bianca squarciare all’improvviso la penombra della sera. A Lydia bastò sentire il puzzo di vino stantio e piscio per percepire quella squallida presenza. Così, anche se nauseata, si fermò di colpo e si avvicinò. Erano un trio di uomini che avevano affogato il senso d’umanità già da tempo, nell’anima e nel corpo. Senza badare a questi dettagli, la violinista chiese informazioni sulla sorella. Quei tizi, però, furono solo capaci di ammirare in silenzio una sfocata macchia dalle curve procaci.

«Allora? Avete visto una bimba gironzolare da queste parti?» incalzò lei, lo sguardo infuocato. Fu allora che uno di loro osò biascicare tali parole:

«Che billa sciniorina! Divirtiamici nu pocchettinu!» e tra ghigni puzzolenti iniziò a toccarsi laddove il sole non batteva mai. Lydia lo fissò schifata; poi sibilò:

«Risposta sbagliata amico!»

Il poveretto si vide recapitare un destro micidiale proprio sul naso. Un rigagnolo di sangue imbrattò la folta barba grigia in compagnia di un gemito doloroso: quello di un uomo piegato in due da una ragazzina. I compari abbozzarono una reazione racchiusa in nocche tremanti; tuttavia ogni tentativo subì l’ira funesta di iridi lattiginose.

«Ve lo ripeto: Avete visto una bambina passare di qui?»

«F-fo-fottiti p-p-piccola troietta!» tartagliò il più imberbe dei tre. L’uomo, al suo sofferente e traumatico risveglio, ricordò soltanto il refolo fruttato emanato da una furibonda e repentina ginocchiata ricevuta sul grugno. Per quanto riguarda il terzo avvinazzato, Lydia lo vide fuggire con la coda tra le gambe. Piagnucolava peggio di un lattante.

«Un semplice “no” sarebbe bastato» sbottò infine la ragazza sistemando dietro l’orecchio un ricciolo ramato. Le ricerche proseguirono fibrillanti, controllò finanche la via dei quartieri più ricchi, la zona mercantile e le lugubri periferie. Alla fine, nel bel mezzo della stanchezza imperlata di disperazione, le venne in mente la Fontana di Piazza Reale. Era una scultura monumentale posta al centro della città e raffigurante Zakara, enigmatica quanto splendida dea della fertilità e della rinascita, circondata da demoni alati da cui zampillavano fiotti di limpida e cristallina acqua. Si ricordò lo stupore e l’eccitazione di Ruriko nell’ammirare simil meraviglia. Dopo una corsa sfrenata la vide proprio lì, ai piedi di quella fontana, mentre beata continuava a gustarsi nozioni su nozioni di quel cimelio trafugato. Le ciocche, mosse leggermente dalla brezza estiva, le luccicavano come fili dorati al semplice richiamo della prima luna. Issò lo sguardo e sorrise, placida, innocente. 

«Questo libro è proprio bello! Mentre ti aspettavo ho visto un gatto nero e l’ho seguito fino a qui, e siccome volevo continuare a leggere…»

Incavolata e senza fiatare, Lydia l’afferrò ignorando le improvvise proteste; e quando giunsero a casa, la punizione a suon di sculacciate fu davvero memorabile. Non si parlarono per alcuni giorni; ma poi, una sera, Lydia tornò a casa con un altro fantastico libro di fiabe. La pace tornò tra le due; lo scorrere dei mesi fece il resto, gettando tutto nell’oblio della serenità. Non era più accaduta una cosa del genere, almeno finché il destino non decise di spedirle nel caos ridacchiante di Raduan.

*

Sommersa da profumi, colori, tessuti e sollazzi, la donna seguitò a cercare, chiedere informazioni, a precedere lo spettro di una sciagura; ciò che ricevette in cambio, però, furono solo cenni di diniego; e in quella situazione, Lydia si sentì ghermita nell’anima da una forza misteriosa: un rivolo freddo le attraversò la schiena, mentre il terribile profumo del rapimento sembrava essere nell’aria. 

Serie: Due sorelle, un destino
  • Episodio 1: L’ultima nota
  • Episodio 2: Il Cuore dell’innamorata — Le due ricercate
  • Episodio 3: Il Cuore dell’innamorata — La città del Cuore
  • Episodio 4: Il Cuore dell’innamorata — Scomparsa
  • Episodio 5: Il Cuore dell’innamorata — I nobili di Raduan 
  • Episodio 6: Il Cuore dell’innamorata — Il prigioniero dannato 
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    Discussioni

    1. Bel tuffo nel passato, ma chissà questa volta cosa sarà successo… Questo episodio mi era sfuggito,, ma non dovrò aspettare per avere una risposta perché l’altro è già pronto! Ahahah

      1. 😂😂😂Infatti l’hai già letto! Tranquillo, e grazie come sempre😊😊😊

    2. Ho notato una scrittura molto fluida, dove ci sono meno passaggi in prosa poetica (se mi sono sbagliato chiedo venia).
      Il finale apre qualche domanda.
      Ci vediamo al prossimo episodio.

      1. No Raffaele, dici bene, ogni tanto bisogna lasciarsi andare con una scrittura più fluida e semplice, per così dire, soprattutto in racconti del genere 😁! Al prossimo episodio😊 e grazie sempre per il tuo sostegno!

    3. “Le dodici lune di Esbat””
      Questo passaggio mi è piaciuto

      Sono curioso anch’io di leggere questo libro.
      Al bando gli scherzi: mi sembra un titolo intrigante per un racconto.

      1. Caro Raffaele, il libro non esiste, ma i riti legati alle lune di Esbat si😁

    4. “La maschera le scintillava come una farfalla dai petali luminescenti, un bagliore che venne trascinato nella mischia di quella baraonda senza destare alcun sospetto. “
      Questo passaggio mi è piaciuto

    5. Secondo me Ruriko con quel suo “mi starebbe la corona”… mi sa tanto di disastro imminente! 😂 Senza contare che, affetta da sindrome di Zorex, sparisce non appena Lydia le da le spalle un attimo! Bella scena, che ti offre un ottimo assist per aprire una parentesi nel passato… uno scorcio che, scolpito in tal modo nella sua memoria, lascia intendere quanto sia importante. Prezioso. Tutto l’episodio fluisce che è un piacere, e si chiude con un finale a dir poco spettacolare. La domanda è semplice… e ora??? Curiosità a mille! Grande Tony!

      1. Ciao mitico, beh, si vede che mi sto divertendo con le due sorelle, e riuscire a trasmetterlo è davvero bello! E si, ho usato la sindrome di Zorex per parlare di uno stralcio del passato, e hai colpoto nel segno, come sempre: per Lydia Ruriko è davvero preziosa, e nonostante sia un tipo distratto, farebbe di tutto per lei! Grazie per ogni parola, e il finale è fluito spontaneamente, e sono ben felice che l’effetto sia riuscito alla perfezione😁! Grazie come sempre, al prossimo episodio!

    6. Antonino, sull’amore per i libri mi sa che si sono riconosciuti in molti!😃
      Un rapimento? Il rapporto tra le sorelle verrà messo alla prova? Chissà. Mi hai proprio incuriosito.😊

      1. Ciao Dario, come sempre grazie per il tuo costante supporto! Ho voluto omaggiare i libri, e quale posto migliore se non qui?😁, eh spero di non farti aspettare troppo a lungo allora😂😂, alla prossima😊!

    7. “Lydia si sentì ghermita nell’anima da una forza misteriosa: un rivolo freddo le attraversò la schiena, mentre il terribile profumo del rapimento sembrava essere nell’aria.”
      Senza finale fantastico! 😍😍😍

    8. “Poteva nascondere il volto, ma non la preoccupazione che lenta fluiva in stille lucenti lungo guance impallidite.”
      Questo passaggio mi è piaciuto ❤️

    9. Nella descrizione sull’amore per i libri della terribile Ruriko mi ci sono riconosciuto tanto, anche io faccio così in libreria.
      Bell’episodio, che ci addentra nel rapporto tra le due inseparabili sorella, genio e sregolatezza contro metodo e ragione. Veramente ben reso dal testo.
      Al prossimo episodio.

      1. Ciao Ale, in effetti l’amore per i libri ci accomuna tutti, e io per descrivere questa scena ho preso moltissimo della mia esperienza personale😊! Sul “contrasto” tra le due sorelle mi sono divertito un bel po’, perché Ruriko ha cervello ma fa molto di testa sua, mentre Lydia è leggermente impulsiva e distratta😂, ma farebbe di tutto pur di proteggere la sorella😊! Grazie per le tue parole e per le segnalazioni, a presto😊!

    10. “a copertina, dai grandi caratteri in rilevo che luccicavano come gocce di rugiada, accesero di gioia gli occhi della lettrice;”
      Ruriko una di noi

    11. Ciao Tonino, episodio incalzante, che tiene avvinti fino alla fine. Bellissimo l’omaggio per l’amore per il libri, le sensazioni, la gioia e la meraviglia per i mondi in essi racchiusi. Comprendo alla perfezione Ruriko. Avverto “puzzo” della Regina Cherside e dei suoi Angeli, anche se non è detto. Da quanto ho capito a volte la piccolina fa di testa sua 🙂

      1. Ciao Micol, in effetti Ruriko è una di noi: una divoratrice di libri, ed è facile identificarsi in lei😁! Puzza di Angeli? Una cosa è certa: Ruriko è un bel tipetto, e Lydia è un po’ distratta😂😂😂! Grazie infinite come sempre per il tuo sostegno e per esser sempre presente😊😊😊! Spero di non farvi attendere altri due mesi😂😂😂!