Scrivo

Scrivo, forse le parole, nero su bianco, attenueranno la mia inquietudine.

Forse.

Mi alzo al mattino, mi sento sospesa; sospesa tra cosa? Desiderio, follia, vergogna. Scaccio il pensiero, a fatica, e comincio la mia giornata: famiglia, casa, lavoro, lavoro, casa, famiglia, casa, lavoro, famiglia, l’ordine è indifferente. Attività piacevoli, altre meno, ma io non ci sono.

La sua presenza mi pervade, come un flusso, come un’onda, sicuramente una forma liquida, riempie ogni cellula di me, non posso credere di essere io.

Mi preparo, come sempre, no, non è vero. Curo maggiormente i particolari del trucco, dell’abbigliamento, come se…Non si sa mai.

Mi ripeto, anzi, obbligo la mia mente a ripetermi: è una pazzia, esci da questo tunnel!

Non ci riesco, non ci riesco.

Sento le sue parole, mille volte, l’inflessione della sua parlata, la riconoscerei tra mille. Mi pregna, è una voce “ orgasmica”, si può dire? Esiste questo termine? Non trovo altro per descriverla. Così profonda e vibrante, che mi strazia l’anima e mi sferza il corpo.

So tutto, ho letto, visto, ascoltato, tutto quanto si può trovare, non mi basta mai. Mi sento bulimica, non riesco ad accontentarmi, voglio sapere di più, conoscere, parlare. Ecco cosa voglio, parlare, con lui.

Parlare. Sì, e magari, accarezzargli la barba, spruzzata di grigio, così curata e perfetta, anch’essa perfetta.

Ma se lo incontrassi per caso, in giro per Milano? Non sono una che ferma la gente per strada, che fa la posta alle persone, ma quando mai, non mi riconosco in questo ruolo, eppure… Chiedergli del suo lavoro, dei suoi spettacoli, delle sue letture, io amo il teatro e gli racconterei le mie esperienze adolescenziali, nel mondo della recitazione.

Davvero è solo questo? Davvero questa trepidazione è solo desiderio di parole che rotolano fuori dai denti, senza fretta.

No, no, in fondo all’anima so, che non mi accontenterei. Non lo ammetto, ma lo so.

E lo so, perché quando mi si materializza nella mente, quando straccia le difese che faticosamente ho realizzato, sento un languore inequivocabile, ho voglia di fermarmi, di stare ad ascoltare il mio corpo, di cullarlo, di accompagnarlo verso il piacere.

E risento quella scossa, intima e potente, originata dalla sua voce, forse impostata, non so. Un suono che risucchia la mia volontà, mi lascia nuda, svuotata, vinta.

E’ un vortice, che mi trascina giù, o che m’innalza al cielo. Non importa dove, purché ci sia la sua presenza.

Il suo fisico, così prestante, anche se non si tratta di un ragazzino, mi commuove, vorrei toccarlo, e appoggiare le labbra sulle sue.

Perché penso che sia un uomo solo? Con la sua fama, la sua avvenenza, la sua simpatia, il suo lavoro e l’impegno nel sociale, sicuramente avrà molto frequentazioni, di certo una compagna. Eppure.

E’ solo, perché, sono convinta, che stia aspettando di conoscermi.

Come sarebbe incontrare il suo sguardo? Me lo chiedo continuamente, di giorno e di notte, quando mi sveglio e mi rigiro nel letto, cercando mio marito con la mano, e lui con il desiderio.

I suoi occhi mi perseguitano, spesso in primo piano, per il loro colore, per la profondità, per la capacità di sedurre.

Io ne sono soggiogata, mi sento penetrata, trafitta, scoperta, occhi così, sono un’arma pericolosa.

Chissà se lui è consapevole di questa sua perigliosità?

Spesso, fin da bambina, guardo le persone dritte negli occhi, mia mamma, per questo motivo, mi rimproverava sempre. Ma saprei sostenere il suo sguardo, così vigoroso e scrutante?

Vorrei incontrarlo in una situazione allegra, vederlo ridere, vedere il suo piacere, magari a tavola, con un calice di vino. Non conosco i suoi gusti culinari, nemmeno i colori che predilige, se ama il mare o la montagna, ma in effetti, so così poco di lui.

Però, so bene cosa amo io, cosa mi rende felice, cosa mi dà godimento, lui.

Eppure, anche se so che farei l’amore con quell’uomo, senza remore o rimorsi, non mi immagino in questa situazione.

Forse non oso.

Ecco perché, mi dico, voglio solo incontrarlo per parlare, per raccontarsi, ma poi lo immagino a petto nudo, con muscoli tesi e il respiro che diventa inquieto, e mi confondo.

I pensieri e i desideri si accavallano, si intersecano, e io divento la protagonista. Ansiosa o riluttante a condividere il suo letto, scene già viste mille e una volta, a cui solo io posso cambiare il finale.

Confondo l’uomo sconosciuto, con il personaggio pubblico, l’artista che tanto ammiro e apprezzo.

Le figure si confondono, le personalità si sovrappongono, nella mia fantasia, il suo corpo, nudo, pronto all’amore, è quello dell’uomo o dell’artista? E’ pronto per chi?

Oggi alla lezione di yoga, è stato difficile concentrarsi, ultimamente, sempre di più. Mi sforzo di trovare il mio equilibrio, di mantenere le posizioni, ma…

Ho una compagnia, è un pensiero che mi accosta, a volte silenzioso, a volte assordante, sempre incessante.

Non voglio lasciarlo andare, mi fa sentire giovane, bella, leggera.

Complicato, davvero complicato, ma mi riempie la vita, e scrivo.

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Commenti

  1. Sara

    Romantica questa lettera d’amore. Piena di pensieri , piccole attenzioni che chiedono d’esser colte. Come un fiore che timido si affaccia alla sua primavera. Raccontarsi l’amore e’ anche un modo per mettersi in contatto con la parte piu’ profonda di noi. Hai una scrittura incalzante , piacevole , ti ho letto con semplicita’