Scuola Guida

Arianna faceva trent’anni a ottobre e aveva deciso di regalarsi la patente.

Data la sua innegabile avvenenza, Arianna aveva avuto il ragazzo praticamente in maniera ininterrotta dai sedici ai ventinove, potendosi così concedere nel corso degli anni il lusso di essere sempre accompagnata ovunque.

Ora però, per la prima volta dai tempi del liceo, si era ritrovata single e proprio alla fine dei vent’anni. Ma Arianna, invece di farsi risucchiare nel vortice dentro il quale molte nella sua stessa situazione precipitavano, si era risoluta a sfruttare, anziché subire, la propria raggiunta maturità, tagliandosi i capelli corti, ed emancipandosi anche dal punto di vista automobilistico, in barba a tutte le amiche intorno a lei che facevano a gara ad invitarla al proprio matrimonio.

Si era iscritta a scuola guida in agosto, convinta di potersela cavare entro il suo compleanno, ma ai primi di febbraio ancora stentava a partire senza fare spegnere il motore.

Una sera dopo il lavoro, uno degli ultimi assunti nel suo ufficio, coetaneo, belloccio e apparentemente libero (infatti non parlava mai in prima persona plurale) si era offerto di lasciarle fare una guida con la sua macchina. Un’occasione da prendere al volo.

Marco C, per differenziarlo dagli altri tre Marco presenti nel medesimo ufficio, era uno che in genere si faceva gli affari suoi: ma Arianna era pur sempre molto carina e poi a lui piaceva farsi vedere disponibile con i nuovi colleghi.

_Davvero non ti scoccia Marco? Guarda, se non puoi o non ti va…

_Tranquilla Arianna, mi fa piacere, anche se ti avviso che non sono un granché come istruttore.

Ma ad Arianna importava davvero poco che Marco C le insegnasse una volta per tutte a levare il piede dalla frizione nel modo corretto. Il suo status single su Facebook era durato anche troppo.

Scesi in garage Marco C le aveva offerto le chiavi, ma Arianna si era ritratta subito, quasi terrorizzata. Era ancora ad un livello talmente basico che non poteva permettersi di andare oltre il girare in un parcheggio.

_Ah, ho capito, sei proprio alle prime armi…

Marco C aveva una bella macchina, che ancora profumava di nuovo, e mentre guidava teneva il tempo del brano di Drake che usciva dallo stereo muovendo la testa.

Avevano svoltato nel grande parcheggio semivuoto che non distava molto dall’ufficio: messa la macchina in folle, Marco C aveva chiesto nuovamente ad Arianna se se la sentiva.

_Certamente!

_Però, secondo me, guideresti meglio senza le scarpe con i tacchi, sai per la sensibilità…

_Ah… Ok…

Arianna, poco convinta si era sfilata le scarpe appoggiandole su sedile posteriore. Dietro al sorriso di circostanza aveva nascosto tutto il proprio disappunto per l’indifferenza con cui Marco C la stava trattando.

Aveva sistemato il sedile, lo specchietto e si era messa la cintura: le sole tre cose che era in grado di fare senza combinare casini. All’ultima guida con l’istruttore, per non avere problemi, aveva evitato persino di mettere la terza, facendo ululare il motore per tutto il tempo.

_Allora andiamo?

_Vai!

Con un scatto in avanti e qualche sobbalzo l’auto di Marco C aveva iniziato a muoversi con un ritmo più sincopato della musica hip hop che suonava dallo stereo. Arianna aveva alzato il volume e abbassato il finestrino incurante del freddo, mettendosi a guidare con il gomito fuori.

Accelerava di colpo, e di colpo mollava il pedale, per poi premerlo di nuovo quasi fino in fondo. L’auto sobbalzava più del cuore di Marco C che ancora doveva versare la maxi rata finale.

_Senti Arianna, stai calma…

Marco C aveva messo una mano sul volante aiutandola nella curva e correggendo la traiettoria poco prima di urtare l’aiuola che delimitava un angolo del parcheggio.

_Sono calmissima, vado bene?

_Vai bene, però cerca di essere delicata sull’acceleratore, basta che lo schiacci appena appena.

In quel momento Arianna aveva cercato di cambiare una marcia causando un dolore immenso alla frizione.

_Il problema è che spesso mi confondo con i pedali… L’acceleratore è questo qui a destra, vero?

Marco C nemmeno se fosse stato pazzamente innamorato di lei le avrebbe permesso un’altra volta di guidare la sua auto.

_Sì, è quello, però attenta a girare ora… Occhio che c’è un tipo accanto a quel furgone…

_Tranquillo, l’ho visto, non sono così pessima da investire qualcuno…

L’auto di Marco C aveva sfiorato un uomo di mezza età intento a fumare.

Dopo un’altra brusca accelerata erano tornati al punto di partenza, e Marco C aveva provato a suggerire che per quella sera avrebbe potuto bastare, ma Arianna sentiva di essersi scaldata e di poter compiere un’altro giro del parcheggio.

_Brava, con delicatezza, adesso schiaccia la frizione e metti la terza…

Arianna si era girata a guardarlo mentre eseguiva.

_Così?

_Perfetto, ma continua a guardare davanti, ok?

_Sai che me la sento anche di guidare su una strada vera adesso? Sarà che tu mi tranquillizzi…Ti va se andiamo a mangiare sushi? Conosco un posto fantastico, guido io, che dici?

_Arianna, guarda davanti…

Questa volta Marco C aveva accompagnato le parole con un gesto della mano a toccarle il viso fino a rimetterle gli occhi dove avrebbero dovuto stare.

Arianna aveva sorriso sorniona, sicura di sé come quando non aveva bisogno di convincere un ragazzo a venire a cena con lei, con la promessa di guidare.

Altro giro intorno alla aiuola e poi di nuovo erano passati accanto al furgone.

Questa volta l’uomo era a bordo e al loro passaggio aveva fatto gli abbaglianti.

_Ciao! Gli aveva fatto cenno Arianna. _Ma che vuole questo?

_Vai, Vai, continua a guidare. Marco C si era voltato indietro.

_Allora che dici, ci andiamo al ristorante di sushi? Arianna aveva messo la freccia per uscire dal parcheggio.

_Ci andiamo, però prima fai un altro giro qua, ok?

Marco C a quel punto non sapeva più come uscirne, e dal parcheggio e da quella situazione.

Fin dal primo giorno aveva notato che Arianna era la più carina dell’ufficio, ma gli era bastata mezza mattinata anche per rendersi conto che lei era davvero troppo per lui. Una ragazza eccessiva in tutto, che doveva avere in sé qualche cosa di instabile a livello psicologico oltre che un lato narcisista decisamente troppo sviluppato per i suoi gusti.

_Dai, non guido poi così male, che dici Marco?

_No, hai solo bisogno di fare un po’ di pratica, possibilmente con un istruttore vero.

_Ma l’istruttore che ho mi sta antipatico, mi mette pressione e fretta e poi non ragiono più.

Al terzo passaggio vicino all’aiuola, l’auto di Marco C aveva stretto troppo la curva saltando sul marciapiede.

_Ops… Scusa… Arianna aveva sorriso con la sua solita aria di una a cui si perdona tutto.

_Guarda la strada! Questa volta Marco C aveva quasi urlato afferrando il volante per evitare che dopo il marciapiede, la sua auto andasse a urtare anche il furgone, che di nuovo al loro passaggio aveva fatto gli abbaglianti.

Marco C aveva fatto un cenno come di scusa, ed il furgone questa volta si era messo in moto e aveva preso a seguirli lungo il parcheggio.

_Ma cosa fa questo? Ci segue?

Arianna si era voltata a guardare i fari che li stavano seguendo a passo d’uomo.

Di dirle di guardare davanti Marco C si era stufato, voltandosi anche lui per cercare di capire che cosa volesse il tipo del furgone.

_Magari deve uscire, fai un altro giro.

Arianna aveva preso il volante a due mani e concentrata come non mai aveva superato l’uscita del parcheggio riprendendo a girare. Ma il furgone continuava a seguirli.

_ Oddio!

Arianna aveva iniziato ad ansimare, guardando nello specchietto per controllare i fari del furgone e lo stato del suo contorno occhi inumidito da qualche lacrima.

_Arianna, stai calma per favore, non c’è problema…

Marco C aveva fatto un lungo sospiro:

_ Te la senti di uscire in strada?

Arianna, cui questa prospettiva allettava fino a poco prima, lo aveva guardato terrorizzata.

_Ehm… Veramente…

_Dai che ce la fai, esci dal parcheggio e ce ne andiamo, meglio evitare guai, no? Oh…e poi lo sai che alla fine è venuta voglia di sushi anche a me?

Arianna aveva riso in modo isterico e tirato su col naso come una bambina che ha appena ricevuto da qualcuno una ragione per smettere di piangere. Aveva messo la terza con decisione, accelerando sul dritto fino all’uscita.

_Vai che non arriva nessuno, non fermarti allo stop…

Arianna non se l’era fatto dire due volte: aveva svoltato a velocità sostenuta sulla strada, accelerando ancora fino a mettere la quarta per la prima volta nella sua vita.

Il furgone aveva rallentato per un attimo per poi ripartire ed andare a fermarsi nello stesso punto dal quale era partito.

_Dio che paura…

_Fermati dai, accosta qua che guido io.

Marco C si era abbandonato ad un sospiro di sollievo mettendosi una mano sugli occhi.

Erano rimasti entrambi qualche secondo in silenzio, rotto soltanto dal sobbalzo in avanti dell’auto quando Arianna aveva levato il piede dalla frizione senza mettere in folle.

_Senti mi è passata la fame, ti scoccia?

Marco C non avrebbe potuto essere più sollevato. Ripreso il volante la aveva accompagnata a casa, fermandosi davanti al suo portone senza nemmeno togliere la marcia.

_A Lunedì.

_Ciao, buon weekend…

Qualche giorno dopo ad Arianna era capitato di leggere un articolo linkato da una sua amica di Facebook che descriveva le tecniche di approccio degli scambisti: fra le più utilizzate spiccava quella di girare a passo d’uomo di sera nei parcheggi, facendo gli abbaglianti per attirare l’attenzione.

Pareva proprio che quella volta lei e Marco C avessero adescato l’uomo del furgone.

Guidare era davvero una attività troppo pericolosa, aveva pensato Arianna. Alla fine aveva trovato la scusa buona per abbandonare la scuola guida e scaricarsi Uber, prendersi un gatto ed affrontare i trent’anni come una single normale.

Pubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Kia Ra

    I tuoi personaggi sembrano uscire dal racconto tanto sono veri.
    La tua prosa,s correvole e coinvolgente, non lascia mai spazio alla noia. Fino all’ultimo ho temuto il peggio??.