Secoli

Serie: Il viandante e la santa

Entrarono in dieci, portatori della sacra armatura benedetta dal Guardiano. Alcuni tra loro, i più anziani soprattutto, brandivano i mazzafrusti in una mano, nell’altra i pendenti in cui la rosea gemma aspettava d’essere interpellata. Avanzarono con una cautela che nessuno mai aveva imposto loro.
     La carica più alta si voltò verso i fratelli e indicò la via. Gli inquisitori giunsero al centro della piazza del villaggio, salmodiando e intonando i canti che avrebbero accompagnato tra le braccia del Guardiano tutti coloro che erano periti nel massacro.
     «Eccellenza, avete idea di chi sia stato?» chiese un novizio, e con la mano si spazzolò i cortissimi capelli dorati.
     «Sono stati i cultisti!» intervennero i fratelli, sporgendosi per indagare l’interno del pozzo. «Li hanno lanciati qua dentro. Che il Guardiano abbia pietà di loro: sono accatastati come incensieri in un magazzino.»
     Il più alto in grado scostò la tiara di platino e diamanti per massaggiarsi le tempie. Allargò le braccia e fu avvolto da una tiepida nebbia d’argento. Nessuno degli altri osò più fiatare per non disturbare la divinazione.
     Quando lui congiunse le mani al petto e lasciò scivolare la gemma tra le dita, i fratelli drizzarono il capo in attesa di risposte, come fosse il divino in persona a starle per offrire. «Non sono stati lanciati nel pozzo, fratelli miei. E gli altri non andavano verso le case per armarsi. No.» Sfilò la tiara e lisciò la testa glabra, vittima della calura di un sole insolitamente cocente per il periodo dell’anno. «Quella gente si è catapultata nel pozzo pur di sfuggire a ciò che infuriava qui fuori. Gli altri hanno arrancato verso le case: i bambini sono morti in braccio alle madri, i vecchi sono spirati di spavento. Non erano cultisti, non c’è nessun segno del loro operato se non il puzzo di budella e sangue.»
     «Chi è stato, dunque?»
     «Un demonio.»
     «Impossibile!» esclamarono i più giovani, senza accorgersi del velo di rabbia che si posava sui veterani.
     «Perché attaccare proprio questo villaggio?»
     L’inquisitore più anziano fece spallucce. Perse compostezza, abbandonò incurante le buone maniere e si sedette sul bordo del pozzo senza scostare la sottoveste ricamata con fili d’oro. «È al di fuori della nostra portata. Dobbiamo andarcene.» Piegò di poco il capo di lato e infilò lo sguardo proprio tra due case distrutte, puntando i propri occhi sui due cremisi che lo scrutavano da lontano. Tra le assi piegate e gli arti smembrati che penzolavano dai rami degli alberi, il carnefice aspettava che gli uomini di fede facessero la loro mossa.

Il paesino sulla riva del mare festeggiava in onore del Guardiano, ringraziandolo per ogni singolo pesce che aveva guidato tra le reti dei pescatori. Si ballava e si cantava attorno al falò, coi piedi infilati nella sabbia calda d’estate, le braccia fitte le une alle altre sino a formare un anello di gioiosi popolani.
     La bella signora dal seno prosperoso muoveva con grazia le labbra umide di birra, cercando di irretire colui che aveva scelto tra i tanti disperati spasimanti. Aveva adagiato sulle sue possenti spalle una rete cucita a mano fatta di parole affettuose, leziosità e qualche occhiata alle parti che in quel bestione spiccavano con naturalezza.
     «Ditemi, signor viaggiatore, vi tratterrete anche dopo la sagra?»
     Lui si pettinò un discolo ciuffo castano, infilandolo tra gli altri boccoli. «Non so davvero, mia cara.»
     «Sarebbe un peccato andarsene sul più bello!» rise lei, spingendolo contro un solitario albero che sbucava dalla sabbia. «Proprio sul più bello, dico io,» e gli infilò una mano nei pantaloni.
     Lui drizzò di scatto il capo, ma per ragioni diverse dalla curiosa che lo stuzzicava. «Una donna in vesti da inquisitore?»
     «Ah, sì. Succede,» farfugliò lei, «ignorala, ti prego, è innocua.»
     «Non sapevo potesse accadere. Da quando?» balbettò lui, seguendo con gli occhi la lucente armatura che occultava un’altrettanto radiosa femminilità.
     In un lampo, la donna si ritrovò a stringere la corteccia dell’albero, mentre il tonno che pensava di aver già messo nel piatto sgusciava libero e pronto a tuffarsi in acque pericolose.

La messa finì con moderato anticipo. Da quando l’inquisitrice officiava al posto del prete locale, i fedeli anziani avevano lasciato la chiesa, turbati e infastiditi. Al contrario, i giovani scoprirono di essere suscettibili agli insegnamenti del Guardiano, specie se a pronunciarli era una graziosa ragazza dai tratti docili e l’espressione servile.
     «Notevole esibizione, lì dentro.»
     Un ghigno sottile afferrò l’inquisitrice per le orecchie e la obbligò a girarsi. «Chi siete? Anche voi pronto a calunniarmi per la mia diversità?»
     «No, affatto.»
     «Affatto, dite?» lo studiò, soffermandosi sulla complicata trama di smorfie che si sovrapponevano: pareva che volesse sorridere, ma le ciglia tremolavano come se si sforzasse di non piangere, e così il mento barbuto. «Come vi chiamate? Non siete del villaggio.»
     «Mi chiamo…» si fermò, con gli occhi sbarrati e fissi nel vuoto.
     «Ebbene?»
     «Murak.»
     «Murak? È il vostro nome?» l’inquisitrice si chinò per spiare il suo interlocutore dal basso: teneva il capo chino, in modo da coprirlo con la folta chioma disordinata. «È molto simile a una peculiare parola di un antico dialetto dell’ovest: murachia
     «Sì? E cosa significa?»
     «È un concetto difficile da esprimere nella nostro lingua, a dire il vero. È l’amore incondizionato tra madre e figlio, un legame.»
     Murak curiosò il cielo, il sole di mezzogiorno irradiare l’azzurro senza nubi. «Non lo sapevo,» mentì, facendo spallucce. «Perché dite antico dialetto? Che lingua parlano i popoli nell’ovest?»
     L’inquisitrice lo fissò sbigottita.
     «Parlate, donna di chiesa,» le intimò.
     «Non c’è più un ovest da due secoli, signor Murak, solo polvere e terra che ancora odora di arso. Si dice che siano state le fiamme stesse dell’inferno, così terribili da aver quasi raggiunto il Dorso del Guardiano. Davvero non ne sapevate nulla?»
     Barcollò. «Due secoli?»
     «Dove avete vissuto per non saperne nulla?»
     Murak la afferrò per gli spallacci radiosi, con la bocca che non riusciva ad articolare parole. «Dimmi altro!»
     «Su cosa?»
     «Sul mondo!»

Serie: Il viandante e la santa
  • Episodio 1: Speranza
  • Episodio 2: Fede
  • Episodio 3: Secoli
  • Episodio 4: Terra e fango
  • Episodio 5: Il mestiere divino
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    Discussioni

    1. Ciao Giovanni. Riassumendo, il delirio distruttivo di Ezadio è durato due secoli in cui ha perso reale coscienza di sé cedendo alla sua parte oscura. L’inquisitrice che incontra in questo episodio è la prima delle molte “sante”?

      1. Ciao. La risposta a molte domande arriverà coi prossimi episodi, anche se resterà qualche interrogativo. Questa serie e l’altra collegata, le rivedrò in futuro e le trasformerò in qualcosa di più lungo e organizzato. 🙂