Seconda Sfida: Corsa Costante 

Serie: Il Buio

Con tutti gli occhi puntati su di me c’era poco che potessi fare: ero al centro dell’attenzione, al centro del banchetto.

Tutti gli squali mi vennero contro simultaneamente, aprirono le fauci e…

BUIO.

“Ro” fece una voce calda e rassicurante. “RO!”

Il ragazzo aprì gli occhi. Gemette.

“Ti avevo avvertito di non guardarli negli occhi” rammentò Tim, ma in un tono dolce, non di rimprovero.

“Ho fallito?” chiese Ro con un filo di voce; si sentiva uno schifo.

Tim parve sfocare, poi ritornò a brillare come sempre.

“Non hai raggiunto l’obiettivo, è vero; ma sei comunque sopravvissuto a quei mostri”.

“Perché ci sono degli squali qui?”

“E’ una lunga storia. L’unica cosa che conta è non fermarci: inizio ad avere poco tempo, e tu devi completare le altre prove”.

Per Ro quella sentenza fu come un pugno allo stomaco. “Cosa intendi dire con “poco tempo”?”

Tim brillò più che mai: “voglio aiutarti a tutti i costi, ma tanti pericoli minano ancora la mia esistenza, e quindi per salvarti dovrai accelerare il passo. Sei in gamba, ma queste terre sono infide, e quindi per ora hai bisogno di me”. Detto ciò Tim riprese a spostarsi.

“Aspetta!” chiamò Ro alzandosi a fatica “ma queste terre effettivamente cosa sono? Come ci sono arrivato? Per uscire perché devo affrontare queste prove?”

“Tempo al tempo Ro. Troppe domande e poco tempo per rispondere: avrai le soluzioni strada facendo, prova dopo prova”.

Ro si poggiò le mani sul diaframma per tentare di ridurre la tensione: sentiva che l’ansia stava già tornando.

Poi iniziò a camminare, contro voglia, seguendo Tim.

Per giungere alla prova successiva ci misero un po’, anche se a Ro parve quasi di girare a vuoto. Riusciva ad avere una percezione dello spazio perché non tutto il buio era uguale e freddo: a volte era più caldo, a volte gelido, talvolta più tiepido. Inoltre avvertiva che il terreno sotto di sé si muoveva ad ogni passo.

E’ per evitare di incappare in Incognita che stiamo facendo tutta questa strada?

In quel momento stavano camminando in linea retta, e man mano che avanzavano l’aria si faceva sempre più fredda.

Più Ro si trovava in quel luogo e più gli sorgevano domande.

Come è arrivato lì? Cosa stava facendo prima di risvegliarsi in quel posto?

Ro si spremeva le meningi, ma non riusciva a trovare una risposta.

“Oh” fece all’improvviso Tim “eccoci arrivati”.

Ro mirò una nuova porta, identica alla precedente se non per il simbolo intagliato sul legno: una scala che conduceva ad una lampadina.

Ro si domandò cosa significasse: alla porta precedente delle persone in realtà celavano degli squali; una lampadina poteva significare il sole?

“Cosa mi attenderà qui?” chiese intimorito.

“Tranquillo, andrai bene. Le prove hanno difficoltà ascendente, ma questa volta nulla cercherà di mangiarti”

Era una battuta? si chiese Ro.

“In questa prova” continuò Tim “dovrai sempre andare in alto. Non fermarti mai: è fondamentale; fai movimenti continui. Sali fino all’uscita, prendi più sfere che puoi e, ripeto: non fermarti mai”.

“Sfere?”

“Sì”.

Ro deglutì: voleva fare mille domande, ma era già abbastanza spaventato, quindi senza altri indugi girò la maniglia della porta e l’aprì.

Seconda Sfida: Corsa Costante.

Quando Ro Guardò davanti a sé, la scala sembrava non avere fine.

Era stretta, ogni gradino alto quanto la sua coscia. Nessun corrimano, solo un gradino dopo l’altro fino all’infinito. Anche dietro di lui continuava nel baratro, dilungandosi fino a sfumare nel buio più totale.

Ro si fece forza e iniziò la scalata: nel momento in cui avrebbe iniziato non si sarebbe più potuto fermare.

Il primo gradino fu difficile da calibrare, cercando di fare movimenti continui, senza pause.

Il secondo ed il terzo, a quel ritmo, già gli diedero il fiatone.

Poi sentì qualcosa cadere dall’alto e rimbombare più volte mentre si avvicinava. Ro alzò lo sguardo e vide una sfera grigia rotolare verso di lui.

Si ricordò ciò che Tim gli aveva detto e, senza pensarci due volte, e senza smettere di salire, raccolse al volo la sfera: non era pesante, a discapito dell’aspetto.

Con la sfera sotto al braccio continuò la salita; stava già sudando, e aveva percorso pochissimi gradini. Guardando in alto erano innumerevoli, infiniti: non ce l’avrebbe mai fatta!

Tim andava così di fretta, rifletté, ma come può pretendere da me di compiere in breve questa sfida?

Sentì due nuovi rimbombi, e due nuove sfere iniziarono a scivolare verso di lui.

Prontamente ne afferrò una, mentre l’altra gli cadde di sotto.

Accidenti!

Era una sua impressione, o le scale si stavano restringendo? Quasi sembrava che più saliva e più lo spazio diminuiva.

Senza fermarsi, con le due sfere sotto le ascelle, si guardò indietro: era vero, le scale si stavano stringendo!

In quel momento sentì quattro tonfi, uno per ogni nuova sfera.

Iniziò a temere di non potercela fare, ma per quel motivo sentiva di non poter smettere: doveva superare quella prova.

Si diede coraggio e calciò le prime due sfere, alzandosele all’altezza delle mani, e afferrandole al volo. Con la terza non ci riuscì. Tentò poi con la quarta, ma anziché scalciarla ci mise il piede sopra e scivolò: non riuscì a prenderla, e le due raccolte precedentemente gli caddero per il riflesso di ritrovare equilibrio.

“Dannazione!”

Subito riprese la scalata, con altre sfere che continuavano a venirgli contro: alcune erano più scure, altre più chiare, e divennero così tante che parevano un torrente in piena che gli veniva contro.

Con un grido di incoraggiamento aumentò il passo e, investito dal torrente, ne raccolse quante più possibili.

Cinque, forse sei: non lo sapeva più.

Ciò che sapeva era che tutte insieme pesavano un sacco, ed erano difficili da maneggiare, mentre la salita si faceva sempre più ardua.

Gradino dopo gradino continuava con le braccia al petto colme di sfere, ma era sempre più stanco. Quasi gli ostruivano la vista.

Ma poi, mentre si preparava a scalare un nuovo gradino, il piede gli scivolò e Ro cadde oltre il bordo delle scale.

Ro cercò di non lasciar cadere tutte le sfere, e reggendosi miracolosamente con una sola mano al margine delle scale riuscì a preservarne almeno due.

Le sfere però erano troppo pesanti e stavano scivolando dalle sue dita; contemporaneamente non riusciva più a sostenere il proprio peso con una sola mano.

No ti prego!

In un ultimo disperato tentativo lasciò andare tutte le sfere e tentò di reggersi anche con l’altro braccio, ma fu troppo lento, e precipitò nel baratro.

Mi ricordo qualcosa, qualcosa di prima.

Ero in macchina…mi sono fermato…poi?

“Sh!”

Il ragazzo aprì gli occhi, e vide una luce calda avvolgerlo: Tim l’aveva cinto come si fa con una coperta d’inverno.

Sentì un pizzichio al fondoschiena. Ro fece un profondo respiro e si lasciò cullare da quella sensazione di pace, malgrado ricordasse il suo fallimento alla seconda prova.

“Tim, ma –“

“Sh!” fece la luce.

Ro si allarmò: “che succ-“

“Shhh!” sussurrò ancora Tim.

Ro cercò di alzarsi, ma Tim lo tenne fermo. Quindi si girò e provò a guardarsi attorno. Cosa sta succedendo?

Come se Tim potesse leggergli la mente, lui rispose: “Incognita. Ci sta cercando”.

La luce tenue e debole che già una volta aveva cercato di rapirlo era riapparsa.

Tra i veli luminosi di Tim, Ro riusciva a vederlo.

“Dovremmo scappare” disse.

“Tranquillo, non può vederci”.

La luce misteriosa fluttuò qua e là per un altro po’, poi si dissolse.

“Bene, è andato via” fece Tim, ritraendosi da Ro.

“Come mai non ci ha visto?”

“Quando sono nel mio territorio, al massimo della forza, riesco a nascondere qualunque cosa da quelli come lui” spiegò Tim, “ma il tempo continua ad esserci nemico, e dobbiamo passare alle sfide successive”.

Ro si alzò, ed iniziò a seguire Tim in una nuova, monotona direzione.

Perché ricordo di un’auto? Dove stavo andando? iniziò a riflettere su quanto aveva sognato prima di risvegliarsi. Sono sicuro di essermi fermato, e poi?

All’improvviso il terreno sotto i piedi venne meno, e Tim si allontanò sempre più.

“Ah! –“ qualcosa bloccò il grido d’aiuto di Ro, mentre veniva trascinato lontano da Tim.

Il suo rapitore era così frenetico che fece vorticare il buio attorno a lui, e con l’ansia che nuovamente tornò ad infestarlo, Ro si sentì nuovamente male.

Prima, in quella landa nera, non esisteva il cielo e la terra; ma ora non sapeva più neanche quale fosse il sopra e il sotto.

All’improvviso il rapitore lasciò andare Ro, che precipitò inerme nel buio totale.

Serie: Il Buio
  • Episodio 1: Prima Prova: Squali Sociali 
  • Episodio 2: Seconda Sfida: Corsa Costante 
  • Episodio 3: Terza Trance: Invasati Invadenti
  • Episodio 4: Quarta Querelle: Es-son’Io e Super-Io 
  • Episodio 5: Quinto Quiz: La Luce
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