Sempre insieme

Josh guardò la sua cupa espressione attraverso la specchiera dell’armadio in camera da letto. Stava vivendo un periodo duro, ricco di delusioni: la disoccupazione, tanto per cominciare, giunta come un fulmine a ciel sereno; il libro — frutto di logori sacrifici imbevuti di sogni — è invece naufragato nella mediocrità e nelle copie invendute. L’immagine di sé si smarrì nel riflesso abbagliante di memorie divenute ormai echi lontani fagocitati dal tempo. Il profumo della speranza di una vita migliore adesso era legata al puzzo di una putrida rosa nera intrisa di infelicità, la stessa delle urla furibonde della moglie Joan. L’uomo subì in silenzio la voce tagliente proveniente dalla cucina, un suono che, pian piano, divenne sempre più ovattato, quasi fosse lontano chilometri. Seguitò ad ascoltare senza mai replicare, farfugliando parole arse dal risentimento verso un’esistenza giunta ai confini di un abisso opprimente.

«Licenziato! Licen… Ah! Maledetto quel giorno che ti ho sposato, ci hai trascinato in questa situazione di merda! Come facciamo adesso? I soldi… eh, me lo dici da dove li prendiamo? Senza contare quel tuo libro del cazzo! Ma che credevi di fare, eh? Lo sai cosa sei? Un fallito! Un fallito del cazzo!»

Ad ogni epiteto di rabbia e frustrazione lanciato contro il muto marito, un piatto finiva la sua sussistenza sul pavimento, in frantumi, proprio come una relazione destinata a non avere futuro. Quelle sfuriate duravano oramai da tempo. Margareth, la figlia di appena cinque anni, non mollava mai il padre mentre la moglie lo insultava. Stava in silenzio, coi suoi boccoli bruni che le cascavano sulle minute spalle, e fissava corrucciata il volto smorto di Josh. Non sopportava gli strilli della madre e, prigioniera di inevitabili angosce, teneva sempre il pollice in bocca. Lo succhiava avidamente; ogni tanto, impaurita e balbettante, chiedeva al padre:

«Ma perché la mamma ce l’ha con te? Pe… perché u… urla sempre?»

Josh non rispondeva; si limitava ad accarezzarle i capelli e abbozzare un sorriso sbieco: una smorfia racchiusa nel flebile luccichio dei rivoli salati che rigavano le gote della figliola. L’uomo, a dir il vero, le aveva tentate tutte pur di risollevare le sorti della sua famiglia, invano. Le cose, col trascorrere delle settimane, andarono di male in peggio. Quel giorno infatti, dopo aver buttato al suolo un intero servizio di stoviglie, Joan fece la sua scelta. Quando raggiunse il marito, egli era seduto ai piedi del letto mentre ancora osservava la sua espressione avvilita allo specchio. Lei stava ritta sulle sue gambe, severa, determinata. Stringeva la fede nuziale in un pugno pregno d’ostilità. La gettò a terra: un tintinnio squillante, un rintocco mortificante. Josh alzò la testa e incrociò la fredda decisione della moglie.

«Non possiamo più andare avanti così. Vado da mia madre.»

L’uomo non reagì, sembrava non avere forze. Abbassò lo sguardo e scrutò mestamente la promessa della sposa che giaceva triste sul pavimento, illuminata dal flebile sole d’autunno e imperlata dalle lacrime amare di Josh. Margareth, presente all’ennesima scenata della madre, fece per abbracciare ciò che era rimasto del padre; Joan, con piglio deciso, le afferrò un braccio e la trascinò via nonostante le piagnucolanti resistenze della bimba.

«Tu vieni con me signorina! Non farmi arrabbiare pure tu!»

«Io voglio stare con papà!»

«Niente storie!»

La figlia puntò i piedi; mirando la madre in cagnesco, le rifilò un morso sulla mano.

«Piccola maleducata!»

Margareth ebbe il tempo di abbracciare il padre prima di essere ripresa da Joan a suon di sberle e condotta lontana da Josh.

«Papà, io voglio stare sempre con te…»

«Ti prometto che staremo sempre insieme…»

I raggi penetrati dal balcone sparirono, lasciando che il buio divorasse quegl’ultimi sussurri. Solitudine, dolore e rassegnazione colmarono ogni morta felicità; per un istante, Josh chiuse gli occhi, sbuffò e strinse tutte le sue emozioni nella morsa di un pugno. Un ombra nera avvolse la sua esistenza; il tempo si fermò; l’oscurità inghiottì quella casa. Chiamato da un urlo interiore, ebbe un sussulto, una scarica raggelante. Si alzò; sentì il bisogno di lasciare quel luogo. Così prese la giacca e uscì. Il gelido vento si premurò di salutarlo accarezzandogli la barba incolta. S’avvio verso l’auto biascicando passi lenti e pesanti; nel frattempo, con la coda dell’occhio, intravide la desolazione della strada inghiottita da una spessa coltre vaporosa. Le cose non avevano più colore; i suoni parevano una volta distanti, fiochi, un’altra così vicini da strapazzargli i timpani. Entrò in macchina e mise in moto. Ingurgitato da uno scenario annebbiante, procedette in pieno stato confusionale e senza una meta, nessun obiettivo. Dopo alcuni minuti, il bagliore di lampeggianti rossi e blu destò la sua attenzione. La nebbia si diradò leggermente e un poliziotto munito di paletta in bella vista bloccò quel viaggio privo di senso. Josh lo vide a malapena ma riuscì comunque ad accostare. Il poliziotto, con fare deciso, si avvicinò al finestrino. Gettò via la sigaretta e formulò la consueta richiesta.

«Favorisca i documenti per favore.»

Le ultime parole furono veri sibili scanditi da una voce profonda e pacata. Josh emise un rantolo di disappunto.

«Allora? Non ho tutta la giornata!» intimò l’agente senza mai alzare i toni.

«Si… va bene… va bene…» replicò l’autista con un filo di voce. Rovistò tra le tasche interne della giacca, ma c’era qualcosa di strano: tutto sembrava sfocato, persino i contorni delle sue mani. Il suo corpo e il mondo attorno a sé, ad ogni movimento e oscillazione, sfumavano in varie gradazioni le proprie essenze più pure sino a confonderne i lineamenti: per un istante, la realtà sembrava avere le fattezze di un’unica entità informe. Josh fissò perplesso il riverbero di sé stesso in quei pezzi di carta che teneva in mano. Il capo vorticava intensamente.

«Ma che mi succede? Io non…»

«Va tutto… bene?» interruppe il poliziotto trascinando ogni sillaba in maniera vistosa. Josh si voltò verso di lui. Dell’interlocutore distinse soltanto un bieco sorriso. Aggrottò le sopracciglia e sospirò; infine gli porse i documenti. L’agente dette loro un’occhiata e poi, come se nulla fosse, li gettò all’indietro. Patente e libretto si sciolsero come neve al sole. Josh osservò attonito la scena e impallidì.

«Allora, signor Josh Mayer, con i documenti ci siamo. Ha dei problemi in famiglia?» fece il poliziotto con un sorriso beffardo.

«Cos… A lei che importa? Posso andare adesso?» sbottò Josh mirandolo di traverso.

«Decido io quando può andare, signor Mayer» sghignazzò l’agente. Dopo di ciò scomparve nel nulla. Josh era incredulo, senza parole. D’istinto si voltò: il tutore della legge stava già seduto accanto a sé. Ebbe una terribile visione: quel volto che ammirava con stupore era somigliante al suo. Il passeggero ghignava divertito. La sua voce assomigliava più ad un eco straziante in grado di scuotere l’anima di chiunque.

«Mio caro Josh, non puoi andartene così, non è giusto! Hai promesso a tua figlia che non la avresti abbandonata, che sareste rimasti… come le hai detto? Ah, “sempre insieme”… beh, io ti mostrerò la via» e nel dirlo gli sfiorò la guancia sinistra. Non possedeva dita, ma gelidi artigli che sfregiarono Josh dalla tempia sino al mento. Alcuni rivoli purpurei scivolarono sulla giacca, imbrattandola di nettare vitale. In preda al panico, Josh aprì di scatto la portiera e ruzzolò in terra. Strisciò col sedere per un po’, sputando la sua esistenza attraverso lacrime e sangue. Queste, a contatto con l’aria rarefatta, evaporarono in un sol colpo. Quella voce seguitò ad incalzarlo: una vera tortura, una cantilena simile ai rintocchi del vecchio orologio a pendolo che adornava il soggiorno di casa.

«C’è un solo modo per mantenere la promessa e tu lo sai. Prendi il mio “dono” e fa quel che devi. Fallo per te, per la tua famiglia.»

«Chi diavolo sei? Lasciami in pace!»

Josh balbettò ogni lettera gridata nel vuoto di un ambiente ormai evanescente. Tutto scomparve, solo il luccichio di un oggetto tenuto tra mani tremanti lo accompagnava: lo ammirò allucinato, specchiò le sue iridi verdi, poi chiuse gli occhi. Poteva ancora udire il gelido richiamo di quell’essere.

«Ciò che ti ho affidato e l’unica soluzione, amico mio. Verrai abbandonato, rimarrai da solo. Vuoi che ciò accada?»

Josh non replicò. Quella voce non smise di tormentarlo; e intanto risuonava il fulgido stridio di lame metalliche agghindate dal caos di mille ombre danzanti.

«Allora? Che aspetti? Sarete “sempre insieme”…»

«Sempre insieme…» bisbigliò Josh, lo sguardo trasognato.

«Sempre insieme…» ripeté quella voce. L’uomo abbassò il capo, rise, infine annuì. Una tempesta improvvisa gli sconquassò le viscere; risate malefiche rimbombavano lungo la via dei suoi pensieri annientati; conati di vomito gl’impastarono il palato di amara follia. Avvertì la sua mente alleggerirsi nel vuoto di un baratro infinito e il suo astratto fluttuare si concluse dove era iniziato: accomodato ai piedi del letto. In lontananza udì i rimbrotti della moglie verso la figlia. Si issò e poggiò una mano sulla superficie riflettente dello specchio. Osservò un lungo e insano sorriso.

«Sempre insieme…»

Un mantra carico di pazzia. Specchiandosi nel riflesso dei suoi occhi inumiditi vide un mare di sangue sciabordare ovunque e le vite dei suoi cari spezzate dal taglio netto di un coltello vorace. Josh tratteneva euforico la lama colpevole, insanguinata. Prima di pugnalarsi al cuore, sorrise e sussurrò:

«Sempre insieme…»

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Commenti

  1. Cristina Biolcati

    Ciao Antonino. Bel Lab! Per tutto il tempo ho desiderato sapere dove saresti andato a parare. Significa quindi che sei riuscito a creare la giusta tensione. Insomma, hai creato una storia appassionante. Alla prossima 👍

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Cristina, averti trasmesso la giusta tensione e curiosità è la cosa che mi gratifica di più😊, ammetto che è stata un’idea fulminea quella che si è sviluppata a partire dal posto di blocco, e sono felice che la resa sia stata buona! Ti ringrazio come sempre per i tuoi commenti, alla prossima, compagna di lab😁!

  2. Dario Pezzotti

    Per un istante ho pensato che il poliziotto volesse offrirgli un bicchiere di bourbon!😃(capirai il perché.)
    Bel racconto, con il finale che chiude il cerchio in maniera drammaticamente efficace. Meno male che ci sei tu a tenere alta la bandiera dell’ oscurità su Edizioni Open!😊

    1. Antonino Trovato Post author

      Caro Dario, diciamo che il poliziotto lo aveva dimenticato nel tuo bar speciale😁😁😁, io ci provo con la mia tristezza e malinconia, ma la tua follia oscura rimane inimitabile😁😁, ti ringrazio come sempre, sono felice che questa piccola e drammatica storia ti sia piaciuta, un caro saluto Dario, alla prossima oscurità e follia😁😁😁!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Linda, ti ringrazio tantissimo, ho cercato di rendere l’intera vicenda meno scontata possibile, e averti sorpresa mi rende davvero felice. Le storie tristi fanno parte del mio bagaglio, a volte prende il sopravvento la favola, a volte la più fitta tristezza. Purtroppo la vita quotidiana e ricca di vicende simili, determinate da un raptus più o meno improvviso. Grazie davvero, un caro saluto, alla prossima!

  3. Daniele Baldestein

    Bello! Bello! Bello!
    La disperazione genera i mostri più crudeli. Un uomo buono, onesto e sognatore diventa il peggior omicida capace di un gesto estremo. La vita è bella finché va tutto bene vero? Ma se ti capita qualcosa? Ti arrangi e sono cavoli tuoi.
    Niente zombie, killer, pagliacci o demoni. Un uomo ordinario con una vita come tante.
    Hai saputo creare il brivido dalla vita quotidiana che ha come sfondo la difficoltà generata da una società difficile, racchiuso in frasi nette e scelte con cura.
    Bravo Antonino, complimenti!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Daniele, purtroppo i sentimenti, il dialogo, il sostegno di chi ti vuole bene oggi vengono spesso sacrificati per il denaro e il benessere. Finché ci sono le ultime cose, allora va tutto bene, come dici tu, ma se vengono a mancare, e gli affetti si sono logorati nel benessere, allora solitudine, depressione e follia sono dietro l’angolo. Questo è solo un racconto, certo, ma la quotidianità di molta gente nell’ombra è piena soltanto di sofferenza, e i malesseri economici possono spesso mutare in terrificanti mali interiori, in cui nemmeno l’innocenza di una bimba può nulla. Grazie davvero per ogni tua parola, mi fa davvero piacere averti coinvolto così tanto. Hai ragione, i veri mostri si annidano in tutti noi, in poveri soggetti apparentemente innocui ed anonimi, ma sono quelli che annichiliscono la serenità di qualsiasi vita. Un caro saluto Daniele, alla prossima!

  4. Giuseppe Gallato

    LibriCk dal significato bello potente! Di quale significato parlo? Di ciò che hai voluto trattare… del Male. Già… il male odierno, quotidiano, che affligge sempre più persone, che opprime e disorienta, che ci strappa via la consapevolezza dell’essere in quanto tali e dell’esserci nel mondo. Il Male che ti priva della facoltà di discernimento… il male di oggi… lo stress! L’uomo smette quasi di essere se stesso, di dialogare con la sua coscienza, di riflettere. E non importa se il motivo sembra futile, perché allo scatenante se ne accodano molti altri. E purtroppo può accadere l’inevitabile, quell’inevitabile incapace di dare risposte, di saziare i nostri perché!
    Bravo Tony, ottimo libriCK! Perché ottimo? Ah, beh, semplice… perché ha trasmesso! 🙂

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Giuseppe, riesci sempre a cogliere ogni sfaccettatura dei miei racconti, a capirli visceralmente, e di questo ti sono grato. Sono felicissimo che questo LibriCK ti sia piaciuto così tanto, soprattutto perché sono riuscito a trasmetterti il malessere che ha imprigionato Josh. Può sembrare una banalità, ma molti non sanno cosa vuol dire vivere con il baratro accanto, e questo racconto, nel suo profondo, nasconde un lato che riguarda la mia vita, la vita della mia cara famiglia. Uscire dal buio della depressione, se non hai supporto, se non c’è comunicazione, è impossibile. Per fortuna, non tutte le storie si concludono con la follia. Grazie davvero per ogni tua singola parola😊! Un caro saluto, alla prossima!

  5. Gio Gio

    Buongiorno era da tempo che non entravo e oggi mi sono imbattuta nel tuo librick. Devo dire che è stupendo, come tutto quello che ho letto di tuo, ti trovo molto migliorato. Descrizioni sempre perfette, che lasciano entrare nel chiaro soggetto che si ha di fronte. Complimenti!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Gio, è un piacere risentirti e rivederti su Open. Ti ringrazio tantissimo per gli apprezzamenti, e hai ragione, sono migliorato tanto ma ho ancora molto da imparare. Ammetto che è stato complicato immaginare la scena del posto di blocco, che è poi la parte fondamentale, ma mi fa piacere il tuo gradimento, vuol dire che ci sono riuscito. Grazie davvero😊, un caro saluto, alla prossima!

  6. Claudio Massimo

    Racconto duro fin dall’inizio. Una trama che ti penetra lo stomaco come acido muriatico perché raporesenta una realtà che colpisce molte famiglie e che potrebbe colpire ognuno di noi. Un racconto figlio dei nostri tempi, dove l’empatia fra persone, svanisce come neve liquefatta dal potente astro chiamato denaro. La descrizione della follia che prende possesso del protagonista è encomiabile.
    Grande racconto …complimenti.

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Claudio, purtroppo è vero, empatia e supporto sono fondamentali per non cadere in depressione e finire tra le grinfie della follia più mostruosa. Questo è un tema a me caro per via dei miei studi di psicologia e filosofia. Ti sono grato per le tue parole, mi fa davvero piacere che questo racconto ti sia piaciuto particolarmente in tutti i suoi aspetti, grazie davvero, un saluto, alla prossima!

  7. Micol Fusca

    Ciao Tonino, in questo libriCk hai dato prova di maestria nel descrivere l’animo umano. Quello più oscuro, che si lascia vincere dalla depressione e agisce in base a una costruzione malsana della mente. Cos’è, la pazzia? Credo sia difficile dare un significato pieno a questa parola perché tutti, in particolari condizioni, possiamo cedervi. Un racconto duro fin troppo realistico, ti sei mosso perfettamente anche in questa dimensione 😉

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Micol, il viaggio verso la vera follia spesso ha il biglietto di sola andata: difficilmente si riesce a tornare indietro. Se il soggetto non riesce ad elaborare la depressione e il lutto, la paranoia e la schizofrenia sono dietro l’angolo, pronti a scaraventarti nel vortice oscuro della pazzia. E hai ragione, purtroppo, a seconda delle condizioni e circostanze, tutti potremmo essere vittime di questo male invisibile. Sono felice di aver colto nel segno, ossia aver reso viva l’immagine della follia e della tragedia legata ad essa😁! Un caro saluto Micol, alla prossima!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Alessandro, sono davvero felice che ti sia piaciuto, e di questo ti ringrazio. Ho voluto dare voce alla follia, darle una forma, non è stato semplice inserire il posto di blocco, ma sono felice che comunque il risultato ti sia piaciuto! Un caro saluto!