Serial Killer

Serie: Inganno Imperfetto #2stagione

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«Dai Alan, lasciami divertire un po’ con lei. Tu gioca con gli altri tre» sospirò la ragazza, scendendo con la lingua dal collo verso il petto della donna.

«Cazzo, Mary! Ho detto che alla Game Enterprise avrebbero avuto degli incubi, non che si sarebbero masturbati per il resto della giornata» ringhiò.

«Quanto sei noioso!» imprecò Mary. Fissò per un attimo la signora negli occhi e poi le spiegò: «Ti assicuro che avresti preferito spassartela con me piuttosto che con lui».

«Ti prego, farò quello che vuoi, ma lascia andare i miei figli!» la scongiurò la donna.

«Falla finita, lurida puttana!» urlò Alan, colpendo allo stomaco il marito con un pugno. «Mettiti subito in ginocchio, bastardo!».

L’uomo, tremando come una foglia, obbedì immediatamente.

«Ora supplicami».

«Come?» balbettò l’uomo.

«Supplicami di non uccidere la tua famiglia!» urlò Alan, diventando paonazzo.

«Ti prego, non ucciderli. Ti prego!» si sbrigò a dire l’uomo, terrorizzato.

«Raggiungi quella troia di tua moglie, forza!» esclamò il ragazzo, tirandogli un calcio nelle costole.

L’uomo, rantolando, assecondò nuovamente Alan e salì sul letto. Mary si mise in ginocchio sul pavimento, accanto alla donna, l’afferrò per i capelli e le appoggiò nuovamente la lama del coltello sulla gola. I due bambini si erano rannicchiati in un angolo della stanza e piangevano disperati.

«Cosa vuoi fargli, Alan?» chiese Mary, divertita.

«Ora voglio che scelgano».

«Se vivere o morire?» chiese, perplessa, la ragazza.

«No, cazzo! Voglio che scelgano quale figlio far morire e quale risparmiare». Una luce folle si accese negli occhi del ragazzo.

«Porca puttana, sei proprio fuori di testa!» scoppiò a ridere Mary.

«Dici?» chiese lui, ironico. «Allora, figli di puttana, avete scelto chi dei due devo uccidere?» urlò ai genitori.

«La prego, li lasci andare, sono piccoli! Uccida me!» lo pregò l’uomo.

«Non hai capito un cazzo, allora. Scegli chi deve morire o li sventro entrambi davanti ai vostri occhi e poi vi lascio vivere con questo bel ricordo» ammiccò.

«Non puoi chiederci questo!» urlò la madre in lacrime. «Uccidi noi e lascia stare i nostri bambini, ti prego!».

«Vieni qui, ora!» ordinò Alan all’uomo. «Forza, mettiti in ginocchio e incrocia le mani dietro alla schiena».

L’uomo scese dal letto e, senza dire una parola, si sottomise al volere del ragazzo.

«Se le tue mani non restano dietro alla schiena, uccido tua moglie, capito?».

«Come?» piagnucolò l’uomo.

Alan infilò la mannaia nei pantaloni e prese a pugni l’uomo. Gli sferrò al volto una serie di colpi potenti che lo piegarono da un lato all’altro fino a quando non perse i sensi.

«Fermo, basta! Smettila, ti prego!» supplicò la donna.

«Vuoi che faccia questo ai tuoi figli?» chiese Alan. «Svelta, abbracciali per l’ultima volta e poi scegli chi far morire».

Mary tolse il coltello dalla gola della donna che si precipitò ad abbracciare i due bambini. La ragazza, camminando sopra al letto, raggiunse Alan, gli afferrò il viso e gli infilò la lingua in gola.

«Ho voglia di scoparti, sono così eccitata…» ansimò Mary, baciandolo.

«Più tardi ti punirò con estremo piacere, ora abbiamo un lavoro da finire». Le tirò una pacca sul sedere. «Allora, sgualdrina, hai deciso? Mi sono rotto le palle di ascoltare i tuoi piagnistei».

«No, no, ti prego!» urlò la donna, tenendo stretti a sé i due bambini.

«Mammina, non piangere» la rassicurò uno dei figli. «Tocca a me morire, sono più grande di Peat».

«Zitto, amore mio, non devi dirlo neanche per scherzo» balbettò la madre, baciandolo sulla fronte.

«Abbiamo un vincitore, finalmente!» sbottò Alan, spazientito. «Su, bambino più grande, saluta la mamma e il fratellino. Vedrai che verrai ricordato come un eroe». Fece una breve pausa riflessiva e poi aggiunse: «Vuoi ucciderlo tu?» chiese a Mary.

«Come?» sbottò la ragazza, quasi spaventata dall’idea di dover uccidere quel ragazzino.

«Dai, Mary, sei nel mio mondo. Fallo per me» la supplicò Alan, baciandola.

«Va bene. Come vuoi che lo faccia?» chiese, sorridendo.

«Stupiscimi!».

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«Cazzo, che missione assurda!» esclamò John Anderson, togliendosi il visore. «Ho bisogno di fumare e di bere… e anche parecchio!».

Il ragazzo si alzò lentamente dalla poltroncina della Game Enterprise, afferrò con mano tremante il pacchetto di sigarette che era sul tavolo e ne estrasse una.

«Sono il migliore» ghignò compiaciuto, accendendo la sigaretta.

Si stiracchiò e poi fece qualche passo in direzione del piccolo bar presente nel soggiorno.

«Dovrò chiamare Sandra?» si chiese. Rimase in silenzio per qualche minuto. «No, no, aveva qualche impegno questa sera, mi pare. Andava a quel fottuto corso di fotografia… Ma non era meglio vederci e scopare?» imprecò con parsimonia.

Raggiunse il bar, tolse con la bocca il tappo alla bottiglia del whisky e ne tracannò un bel sorso, sbrodolandosi il mento e la camicia. Si asciugò con il dorso della mano e imprecò nuovamente.

«Ho fame, meglio ordinare qualcosa al ristorante cinese».

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«Buongiorno, sergente Anderson» lo salutò il poliziotto che controllava gli ingressi al distretto di polizia.

«Buongiorno» rispose John, dirigendosi verso l’ascensore.

Dopo qualche secondo le porte si aprirono: John entrò e spinse il numero quattordici.

Non ci volle molto per salire. Quando varcò la soglia, venne investito dal trambusto causato dai suoi colleghi.

«Buongiorno, John, il capo ti sta aspettando» lo informò subito Peter, il poliziotto della reception.

«Grazie» sussurrò, infastidito. «Chissà perché, avevo questo presentimento». Non aveva nessuna voglia di parlare con il capitano McBrain.

Cercò di sgattaiolare fino alla propria postazione, sperando che nessuno lo notasse, ma, ovviamente, non fu così.

«Il capo ti aspetta» lo avvertì un collega.

«Grazie» mugugnò John.

Fece altri due passi.

«Il capitano ti sta cercando» disse un altro agente.

«Va bene, grazie».

Superò con agilità due postazioni vuote.

«Buongiorno, John, indovina chi ti sta cercando?» gli chiese, sorridendo, Sandra.

«Cazzo, ma i giorni non iniziano a sembrarti tutti uguali?»

«Non per me! Ieri ho imparato tante nuove tecniche fotografiche. Non vedo l’ora di metterle in pratica».

«Non era meglio scopare?».

«Sei il solito stronzo, John!» esclamò Sandra, mostrandogli il dito medio.

«Cosa avrò fatto di male nella mia vita passata per meritarmi tutto questo?» piagnucolò John, chinando la testa verso il pavimento.

«Anderson!» tuonò il capitano McBrain dall’altro lato dell’ufficio. «Nella saletta, ora!».

John sbuffò e si diresse dal capitano.

«Buongiorno, capo!» esclamò, sorridendo e chiudendo la porta dietro di sé.

«Ti stavo cercando» lo scrutò McBrain.

«Nessuno mi ha avvertito, altrimenti mi sarei precipitato qui immediatamente!» rispose velocemente, grattandosi la nuca.

«Sei il solito cazzone».

«Ha notato anche lei che i giorni sembrano tutti uguali?» chiese, impaurito.

«Come?» rispose, perplesso, McBrain. «Non mi piaci, Anderson» socchiuse gli occhi. «Siediti!». Sbatté un pugno sul tavolo.

«Perché mi stava cercando?» balbettò, John.

«Voglio sapere com’è andata la missione ieri sera».

«Tutto secondo i piani, ovviamente».

«Ovviamente…» commentò, sarcastico, McBrain.

«Ho consegnato il malware, lo hanno installato e non si sono accorti di niente… meglio di così?».

«Meglio di così?» ripeté, sarcastico.

«Sono svegli, sanno il fatto loro ma io sono più bravo. Questo è tutto. Abbiamo un nuovo incontro la prossima settimana, sto cercando di guadagnare la loro fiducia» sbuffò, spazientito.

«Bene, signor Anderson. Molto bene». McBrain tamburellò con le dita sul tavolo, cercando di scrutare oltre quell’espressione da “so tutto io” che John aveva sempre stampata sul viso.

«Stia tranquillo: anche la prossima volta seguirò il piano e non farò di testa mia. Ora è contento?» sorrise.

«Fottuto stronzetto, prova a farmi arrabbiare e ti farò rimpiangere di essere passato dalla parte dei buoni».

«Potrebbe rendermi la vita più merdosa di così? Nemmeno se mi spedisse…» aggrottò la fronte rimuginando su quello che aveva appena detto.

Il capitano, con la mano, gli fece cenno di andarsene.

«Ti tengo d’occhio, signor Anderson. Cerca di non farmi incazzare».

John se ne tornò alla propria scrivania e si mise seduto.

«Tutto ok?» chiese Sandra, preoccupata.

«Ma sì, certo». Fece una breve pausa. «Continuo ad avere questa sensazione di apatia, i giorni mi sembrano davvero tutti uguali» confessò John.

«Non fare così, so io cosa ti ci vuole».

«Cos’hai in mente?».

«Fatti trovare tra… diciamo dieci minuti, nello stanzino della cancelleria dell’ottavo piano». Sandra si morse le labbra. «Porta le manette» aggiunse, con tono sensuale.

Alan sorrise: all’improvviso, la giornata non gli sembrava più così merdosa.

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Serie: Inganno Imperfetto #2stagione
  • Episodio 1: Terra 2486
  • Episodio 2: Alan & Mary
  • Episodio 3: Serial Killer
  • Episodio 4: La Dura Realtà
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    Commenti

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Alessandro per aver letto anche questo capitolo! 🙂
        Anderson è troppo forte e mi fa sempre morire dalle risate. 😉
        A presto!

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Ivan, tra qualche giorno pubblicherò il nuovo capitolo. Era anche ora!
        Alla prossima, ciao!!! 🙂

    1. Antonino Trovato

      Ciao Andrea, in questo episodio i dialoghi sono il vero punto di forza, è vero che le descrizioni sono importanti, ma con dialoghi così ben architettati e congegnati la narrazione risulta sempre scorrevole, efficace e in grado di trasmettere tutte le sensazioni e le espressioni dei personaggi, impossibile non immedesimarsi o visualizzare le scene. Mi chiedo se le archittettazioni che coinvolgono Jack Bauer riguardano questo malware trasmesso da John… comunque altro episodio intenso, serrato, sadico un po’ come il film Funny Games (a proposito di giochi “bizzarri”), mitico Andrea, al prossimo episodio😁!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino!!! 🙂
        Grazie per le belle parole, sono contento che ti sia piaciuto anche questo capitolo.
        Lo scopriremo presto se John e Jack hanno qualcosa in comune oppure se i vari indizi inseriti nei capitoli siano solo un depistaggio. 😉
        Un abbraccio, a presto.

    2. Giuseppe Gallato

      Mammamia che episodio! Bello tosto! E quanto adoro questa tua bravura nell’espletare l’azione, l’ansia, le scene (in questo caso belle crude) attraverso i dialoghi. Non è affatto facile, ma riesci sempre nell’intento. La trama si infittisce e i personaggi sono sempre più folli! Fantastico! Attendo il prossimo capitolo! 🙂

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Giuseppe, grazie per aver letto anche questo capitolo e per le belle parole! 🙂
        Mi sto rendendo conto che avere solo 1500 parole mi limita un po’ e automaticamete punto più sui dialoghi che sulle descrizioni. Non dico che sia un male però qualche riga per descrivere l’ambientazione ci starebbe bene.
        Un abbraccio, a presto!! 😉

    3. Micol Fusca

      Ciao Andrea, confesso che un po’ mi sono persa. Credo che mi andrò a rileggere entrambe le serie così da fare il punto della situazione generale. Per quanto riguarda l’episodio, ci hai “regalato” un bell’incubo: di quelli, direbbe Dario Pezzotti, “malati” 😀

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Micol!! 🙂
        Mi rendo conto che leggere questi capitoli a distanza di parecchio tempo non aiuti molto, mi dispiace. In più le varie storie non hanno un intreccio cronologico lineare quindi rimane sicuramente difficile seguire la storia. SOB! ;-(
        Comunque ti ringrazio per aver letto anche questo LibriCK, un abbraccio!! 😉

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Enrico, ti ringrazio! 🙂
        Gli indizi vanno sempre dati poco alla volta. 😉
        Grazie per aver letto anche questo capitolo, a presto.

    4. Riccardo Sandri

      Ciao Andrea! La storia sta prendendo una piega “trucolenta” cosa che adoro. 🙂
      Mi piace questo capitolo anche se non ho ancora capito a quale missione si faccia riferimento quando John parla con il capitano McBrain… speriamo di trovare nuovi indizi nel prossimo capitolo.
      A presto.

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Riccardo e grazie per avermi seguito fin qui! 🙂
        Sono contento che ti sia piaciuto questo nuovo capitolo e troverai le tue risposte verso la fine di questa serie. 😉
        A presto.