Silenzi 

Serie: Il colore delle nuvole

Clara non riusciva a smettere di far tremare le gambe mentre aspettava il suo turno seduta su quel divanetto in finta pelle, non avrebbe mai pensato che già la seconda volta le sarebbe capitato di dover attendere prima di poter entrare. Si rigirava vorticosamente le dita le une sulle altre, prestando tutta la propria attenzione a quella singola pellicina al lato del pollice sinistro. Gli ansiolitici nella tasca pesavano come un macigno e ancor più le parole di sua madre, saettavano nella mente come delle schegge impazzite e appuntite come vetri rotti.

-Respira, Clara. È solo un piccolo ritardo, non è colpa tua- la rincuorò Lorenzo.

Si voltò verso di lui e cercò sollievo nei suoi occhi azzurri, come ogni volta che iniziava ad agitarsi troppo. Fece come le aveva detto il ragazzo, obbligando le proprie gambe a fermarsi e a prendere profondi respiri. Pulì gli occhiali da vista tanto per tenersi impegnata, li rindossò tenendoli al proprio posto con un colpo al centro e si guardò attorno. Non avrebbe mai voluto essere lì, non era stata una sua scelta e tantomeno sua volontà. Lei stava bene con ciò che tutti gli altri definivano “stranezze”.

La porta in legno scuro si aprì e il cuore di Clara iniziò a battere all’impazzata, terrorizzata all’idea di dover incontrare uno sconosciuto e magari essere obbligata a salutarlo per mera cortesia. Quindi affondò il capo nella felpa e tenendo gli occhi bassi attese che quella persona si allontanasse. Di lei vide appena una cascata di capelli biondi e sentì solo il suo profumo che sapeva di buono. Era molto simile alla vaniglia, ma c’era qualcosa in più che non riusciva a decifrare.

-Clara? Andiamo? –

Solo quando fu certa che ci fosse solo Greta nella stanza, si permise di alzare lo sguardo e seguire la donna dedicando un’ultima occhiata a Lorenzo, non sapeva se lo avesse ritrovato lì al suo ritorno. I suoi passi erano silenziosi, attutiti dalle suole consumate della scarpe da ginnastica. L’unico rumore, era quello dei tacchi della donna avanti a sé che colpivano il parquet. Greta si accomodò nella sua poltrona, infilò gli occhiali da vista e poggiò la cartellina sulle ginocchia. Clara si sedette di fronte a lei, dove sapeva essere il suo posto, anche se continuava a sentirsi fortemente a disagio su quel divano troppo grande per una persona minuta come lei.

-Dimmi, come stai? Come è andata la settimana? –

La ragazza annuì una sola volta, rivolgendole uno sguardo furtivo e imbarazzato. Le gambe le presero a tremare ancora e questa volta non ci sarebbe stato Lorenzo a calmarla, lo sapeva.

-Sta tranquilla, Clara, ci siamo solo io e te qui-

La ragazza annuì una seconda volta guardandola appena, poi riabbassò lo sguardo. Grata sapeva di dover tranquillizzare la sua paziente, lo aveva fatto anche la prima volta che aveva messo piede nel suo studio, in tanti anni di carriera aveva visto raramente un soggetto tanto impaurito e restio allo sfogo. Aveva fatto solo un paio di sedute con lei, aveva avuto modo, invece, di scambiare qualche chiacchiera con i coniugi Ostuni, i genitori di Clara. Erano stati loro a portarla presso il suo studio, ma non aveva avuto ancora il piacere di sentire la voce della propria paziente.

-Ti va di parlarmi della tua giornata scolastica? –

Clara scosse il capo una sola volta, senza guardarla e senza dar tregua alle proprie gambe. Affondò il volto nella felpa tanto profondamente da far appannare i vetri degli occhiali, ma nemmeno quello bastò a farle tirare su il capo. Greta appuntò quel comportamento nella propria cartellina, distogliendo lo sguardo dalla ragazza solo per qualche secondo.

-Vuoi raccontarmi qualcosa? Magari parlarmi di, non so, la tua serie tv preferita o l’ultimo libro che hai letto-

Greta rimase in attesa, ma come ogni altra domanda avesse posto alla ragazza non ricevette alcun tipo di risposta. Clara preferiva restare in silenzio, chiusa in chissà quale scatola. Cercò nel linguaggio del corpo qualcosa che potesse aiutarla a comprenderla, che potesse in qualche modo aprire per lei una breccia nelle alte mura. Era visibilmente agitata, nervosa per via di quella situazione, ipotizzò. Scaricava lo stress nel tremolio frenetico delle proprie gambe, l’unico arto in perenne movimento. Il resto del suo corpo mostrava tutta la paura e la voglia di proteggersi; il collo incastonato nelle spalle come una pietra su un anello, le braccia tenute in grembo con le dita che si rincorrevano e gli occhi costantemente bassi, schermati dagli spessi occhiali. Greta chiuse la propria cartellina, i metodi convenzionali non avrebbero funzionato con lei. Nonostante i suoi diciassette anni, sembrava una bambina appena recuperata dall’inferno e come tale andava trattata. Si alzò dalla poltrona e mosse qualche lento passo verso il divano dove era seduta la ragazza. La vide alzare appena gli occhi, spaventata da quel cambio repentino. Ma se quel tipo di approccio aveva smosso qualcosa in Olivia, decisamente meno avvezza al contatto di qualunque altra persona, avrebbe avuto qualche tipo di risultato per comprendere meglio Clara.

-Posso sedermi accanto a te? –

Clara ci pensò per qualche istante, riflettendo sul da farsi, poi annuì una sola volta spostandosi quanto più vicina al bracciolo. Greta prese posto dalla parte opposta rispetto alla sua, desiderosa di rispettare i suoi spazi e soprattutto di non spaventarla ulteriormente.

-Ti mette a disagio la mia presenza qui? –

La ragazza scosse il capo, si guardò attorno come fosse alle ricerca di una via di fuga. E Greta la osservò, la osservò con attenzione cercando di comprendere cosa esattamente stesse cercando e dove.

-Hai bisogno di qualcosa, Clara? –

Greta si concentrò sul modo in cui l’altra la fissava, su come i suoi occhi di un castano così chiaro splendessero dietro la montatura troppo spessa. Non seppe decifrare se fossero lucidi di lacrime o che altro sentimento le si agitasse nelle viscere. La vide scuoter ancora il capo, con più veemenza rispetto a poco prima. Come se quell’attenzione specifica nei suoi confronti l’avesse messa a disagio più di qualunque altra cosa Greta avesse fatto. Greta decise di osare, doveva comprendere come muoversi con quella ragazzina. Allungò una mano verso di lei, per prenderle le dita e stringerla tra le sue. Clara ebbe un sussulto, ma non si ritrasse sebbene i suoi occhi saettassero lungo tutta la figura della donna.

-Non devi aver paura di me, io sono dalla tua parte-

La ragazzina annuì una sola volta, poi le regalò un sorriso timido. Avrebbe dovuto avere un approccio estremamente delicato con lei. Clara era come un fiore circondato dal fuoco, sarebbe bastato un attimo per distruggerla. Una sola scintilla impazzita, avrebbe bruciato ogni singolo germoglio.

Serie: Il colore delle nuvole
  • Episodio 1: Macchie
  • Episodio 2: Silenzi 
  • Episodio 3: Assenze 
  • Episodio 4: Disgusto
  • Episodio 5: Nessuno
  • Episodio 6: Spettro
  • Episodio 7: Colori
  • Episodio 8: Fratello
  • Episodio 9: Ricordi
  • Episodio 10: Lorenzo
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    Commenti

    1. Raffaele Sesti

      Anche questo secondo episodio colpisce la fluidità e la chiarezza. Le tue descrizioni, degli ambienti, delle persone e soprattutto delle loro reazioni, sono talmente realistiche che sembra di essere lì nello studio ad ascoltare e guardare le protagoniste.
      Ancora complimenti.
      Alla prossima lettura.

    2. Micol Fusca

      Una sorpresa! Pensavo che la serie sviluppasse la storia di Olivia, mi accorgo ora che in realtà è quella di Greta. Stimolante, invoglia a leggere i prossimi episodi. Al di là dell’efficacia narrativa, subentra la curiosità. Entreranno in gioco le vita di altri pazienti? Oppure saranno tutte loro, Olivia, Clara, Greta, a sedere su quel divano per andare incontro alla vita?

      1. Simona Lombardi Post author

        Sono felicissima ti abbia intrigata e grazie per “l’efficacia narrativa”
        Le tue domande sono estremamente corrette, ma….
        Sorpresa XD
        Grazie mille per essere sempre tanto gentile nei confronti dei miei lavori!
        A presto,
        S.

      1. Simona Lombardi Post author

        Ciao,
        sono d’accordo con te circa gli argomenti delicati e proprio in virtù di ciò ci sto lavorando con parecchia attenzione proprio per evitare situazioni poco credibili e veritiere. Ti ringrazio per averlo letto e per avermi fatto sapere cosa ne pensi, spero di vederti al prossimo capitolo!
        Ancora grazie,
        S.

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie davvero, sono davvero felicissima che ti stia piacendo e spero continui a convincere.
        Grazie ancora,
        S.