SKINNAZITI

Serie: Romyo, 1988


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mentre Naf e Max Decoder stanno facendo sega nel parco, Daniele Reyno deve affrontare l'esame della sua vita, per salvare il suo anno scolastico

Reyno guarda un manifesto sull’Aids, in cortile. L’ologramma di un prete sudamericano esce dai muri, conversando con una coppietta che sta limonando sulla passerella d’ingresso: “Ogni anno, migliaia di ragazzi vengono contagiati dopo aver fatto uso di xenotrapianti. Non buttare la tua vita, di’ NO ai xenotrapianti!”

L’ologramma clericale prosegue il suo sermone, mentre i due fidanzatini continuano a pomiciare con le mani sotto ai vestiti, fregandosene dello sguardo schifato di alcuni professori che stanno entrando a scuola.

L’ansia dell’interrogazione si è innervata nel cranio di Daniele Reyno, che ha la pelle d’oca. La paranoia per l’imminente esame orale con il professore De Liso gli ha fatto fare dieci chilometri di sviluppo al contrario, mentre lo vediamo strisciare verso la sua classe in maniera sub-orizzontale.

Al professor De Liso non importa nulla dei problemi che può avere un adolescente. L’insegnamento, per lui, è un modulo che gli alunni devono assorbire, chi lo capisce si becca un bel voto e chi non lo capisce, come Reyno, Naf e Decoder, saluti e abbracci: 2. Il vecchio prof bioingegnerizzato sta leggendo una copia dell’Unità. Reyno osserva i titoli in prima pagina:


Romyo, 29 aprile 1988.

Presunti abusi delle unità robotiche

Nuova bomba terroristica nel quartiere Gekiga

De Mita approva la colonizzazione del pianeta Naf.

Daniele si concentra su un titolo in particolare, leggendo l’occhiello con lo sguardo a spiraglio:

Nuovo zaino volante Airped.

Offerta speciale: i primi sei miliardi di acquirenti riceveranno in omaggio il videogioco: Super Mario Bros 3!


“Comincia pure, Reyno” il professor De Liso sfoglia il giornale: “Ti ascolto, non ti preoccupare.”

Reyno deglutisce, sentendo una fitta nel ventre: “Noi umani… siamo sempre stato… stati convinti che, riducendo lo Spazio…si può, si potesse massimizzare la propria espansione all’interno della propria traccia, ecco.”

Secondi passano.

“Tutto qui?”

Il vecchio Cyborg alza gli occhi dal giornale. Lo spettro luminoso dei suoi occhi rossi ha un effetto ustionante sul ragazzo. Con un’iniezione elettronica, il docente lo scannerizza con i suoi raggi infrarossi, infine pronuncia con saggezza chassidica: “Due.”

“Due?”

“Si, due Reyno. Metti una firma molecolare e vai a posto.”

“Perché non mi mette zero?”, lo provoca Reyno con un sorriso strafottente: “tanto vale, no?”

L’azzimato droide fa uscire l’imbianchetto dalle dita: “Vuoi zero? E io ti metto zero!”

Grazie mille, professore. Posso andare in bagno?”

De Liso riprende a sfogliare l’Unità: “Vai dove ti pare, Reyno, basta che rimani nel percorso di eco-sostenibilità.”

Reyno esce dalla classe tirando un sospiro di sollievo.

L’interrogazione è andata, si mette una sigaretta in bocca.

“Dove sono i tuoi amici, Reyno?”

I skinnazziti sono seduti dall’altra parte del corridoio, e lo guardano storto.

Il più grosso di loro, Cropmark, indossa una corazza di chitina con la svastica disegnata sul petto e guata Reyno con occhi da psicopatico, mentre mastica degli aghi di pino carbonizzati con salsa di soia. Serpeggiano raffiche di violenza cristallizzata tra i suoi occhi e quelli di Reyno che si sistema la cintura di borchie mentre un gruppetto di ragazza per bene si allontana da lui, facendo finta di passare oltre.

Cropmark si alza dalla schiena di due nerd intrecciati tra di loro in posizione di tavolino azteco, urlandogli addosso: “I miei ricognitori li hanno avvistati al parchetto degli alieni, i miei ricognitori mi informano che quel tossico dimmerda e quello sporco alieno extracomunitario stanno facendo la stessa fine dei ragazzi dello zoo di Berlino!”

Un droide rasato a zero, con una Fred Perry nera, si alza i bordi del colletto e dice con un timbro atono e metallico: “Fossi in te mi controllerei gli algoritmi del culo, Reyno: potrebbero essere interrotti!”

La batteria di skinnaziti ride a crepapelle, mentre Reyno sta per andare incontro al droide a muso duro, ma il suo sguardo sbatte contro il display orbito-frontale del bidello, che gli sbarra la strada. “Torna in classe, forza”.

Il robot strattona Reyno: “Ho detto vai in classe, dai”.

Reyno distoglie lo sguardo dagli skinnaziti, rivolgendosi al droide delle pulizie: “Qasab, devo placarmi: ce l’hai una sigaretta?”

I raggi infrarossi di Qasab-16 sfarfallano, dati distorti compaiono sul videofono che ha sulla testa, una voce elettromagnetica impazzita esce dal suo citofono: “No tu non fumi perché ho appena pulito il cortile, punk di merda!”

Con una rotazione del corpo, il bidello cibernetico fa un salto di venti metri e lo sorpassa, atterrando di fronte ai bagni del primo piano.

“Qasab-15 era più simpatico”, riflette Reyno, un momento prima di tornare in classe: “mi dispiace che gli abbiamo dato fuoco, durante l’occupazione.”

Serie: Romyo, 1988


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