Smile

Serie: Nel Buio della Notte

 « A cosa stai lavorando? » Verso sera Marianne cedette alla curiosità. Nelle brevi visite a Nicolas lo aveva visto scaricare dal computer immagini che per lei non avevano alcun senso logico. « Una ricerca scolastica? »

Il bambino sorrise osservando il foglio che aveva appena stampato. Aveva ingrandito degli smile, faccine gialle che rappresentavano sensazioni e sentimenti, fino a raggiungere le dimensioni di un cd e li aveva stampati a colori. In quel momento li stava ritagliando con cura, attento a non rovinarli. Aveva scelto le emozioni che gli sembravano basilari: felicità, tristezza, rabbia…

« Una specie. » Nicolas sollevò per un istante lo sguardo dai fogli valutando con occhio critico il risultato. Sperava andassero bene. In ogni caso, aveva pensato a un piano di riserva.

Cercò gli occhi della madre. « Hai delle riviste vecchie? Mi servono delle foto. »

Marianne annuì. « Posso trovare qualcosa. In cantina c’è la vecchia enciclopedia della nonna, quella della National Geographic. »

Il sorriso di Nicolas si allargò. « Ti prometto di non tagliare le pagine, so che ci sei affezionata. Posso fare una copia. » Aveva cambiato la cartuccia della stampante prima di scaricare gli smile da internet.

« D’accordo. » rise con lui, contagiata dal suo entusiasmo. « Chiederò a papà di portartela prima di cena. Sono un bel po’ di volumi… Li vuoi tutti? »

« Sì. »

« Va bene. » Marianne si allontanò in direzione della porta. « Mi dirai a cosa ti servono? »

Nicolas la osservò seriamente, con gli occhi luccicanti di chi stava pianificando un nuovo gioco. « Forse… se funziona, potrei anche dirtelo. »

« “Forse”… » Marianne ridacchiò fra sé.

Una volta uscita Nicolas estrasse dal cassetto alcune stampe che aveva già preparato. Aveva ingrandito le foto di ogni componente della famiglia.

Cercò il giusto emoticon da abbinare a ciascuno. Ci pensò a lungo, cambiando spesso faccina. Per mamma e papà ne aveva stampato due con dei cuori al posto degli occhi. Per lui uno più piccolo, con il classico sorriso. Per Johnny aveva scelto lo smile con la bocca tesa in una linea orizzontale: preferiva dargli un aspetto neutrale.

Una volta terminato si diresse verso il letto. Sedette a terra e sistemò le foto dove di solito posava i biscotti.

« Questa è mamma… Mamma. » La foto rappresentava Marianne qualche anno prima ed era stata scattata durante una vacanza al mare. Nicolas la trovava bellissima nel suo vestito leggero, di cotone bianco. Metteva in risalto la sua carnagione scura e i tratti orientali. Il padre di Marianne era nato in Cina e anche se Nicolas non l’aveva mai conosciuto sapeva che era stato un uomo buono e gentile.

« Questo è papà… Papà. » La foto di John lo ritraeva nella divisa da Ranger. Aveva ereditato i caratteri irlandesi dai genitori e la sua pelle appariva arrossata dal sole: faceva a gara con i riccioli ribelli di color rosso aranciato che nemmeno il cappello riusciva a domare del tutto.

Posò le due faccine innamorate in mezzo alle due foto. « Buoni. Belli.

Johnny… Fratello, Johnny. » Il ragazzino della foto sembrava la fotocopia del padre, comprese le lentiggini che gli coprivano quasi del tutto il volto. Nicolas posò sopra la fotocopia uno smile triste.

« Mmmm… » scoprì di non riuscire a dare nome al sentimento da associare al fratello. « Scontento. »

Difficile da definire con semplicità quel concetto. « No Felice. »

Alla fine decise che la faccina triste poteva complicare il senso di quello che voleva comunicare. Meglio seguire una linea uniforme. Si alzò e raggiunse la scrivania per prendere qualcosa. Sostituì lo smile triste con uno sorridente.

« Buono. Johnny Buono. »

Aveva un’ultima foto da presentare. La sua. Il bambino ritratto stava dondolando felice su un’altalena del parco giochi vicino a casa. Somigliava a Marianne, tranne per gli occhi verdi che aveva ereditato da John. Per lui scelse una faccina sorridente.

« Nicolas… Nicolas Buono. »

Sobbalzò al leggero bussare alla porta, rendendosi conto che dalla visita della madre era passato parecchio tempo. Si alzò controllando l’orologio alla parete: era già ora di cena.

« Posso entrare? »

Il bambino andò ad aprire al padre, occupato a portare alcuni volumi sottobraccio.

« Grazie! » fece spazio a John. « Mettili dove vuoi, domani troverò dove sistemarli . »

John posò il suo carico in mezzo alla scrivania, trattenendo l’ultimo volume. Rivolse un’occhiata dubbiosa a Nicolas soppesando il libro fra le mani. « Ho finalmente compreso perché la cultura ha un gran peso… Ce la farai a metterli a posto da solo? »

Nicolas gli restituì lo sguardo bonario, unendosi allo scherzo. « Ci posso provare. In caso contrario chiederò aiuto. »

John posò anche l’ultimo libro, avvicinandosi per prenderlo in braccio. « Pensavo che internet avesse definitivamente cancellato l’uso delle enciclopedie. »

Nicolas fece spallucce. « Sì, è così. Le foto su carta lucida hanno un altro fascino, mi piace l’idea di poterle toccare. » Si lasciò trasportare fino al piano inferiore tenendosi stretto, con le braccia allacciate al collo del padre.

Non aveva detto una vera bugia, ma si sentì ugualmente a disagio. Dubitava di poter dire a John che, secondo lui, i mostri non usavano Google. Era questa ragione che lo aveva spinto a fare incetta di immagini.

***

Al ritorno Nicolas si lasciò posare accanto alla porta.

« Mamma salirà fra un po’, con i tuoi biscotti. »

Ringraziò il padre con un sorriso. Accese la luce e si preparò per andare a dormire: pigiama, spazzolino da denti,  bagno.

Quando si avvicinò al letto si accorse che qualcosa era cambiato. Le foto erano ancora a terra, ma una di esse era diversa. Si chinò, sedendo a gambe incrociate sul pavimento.

L’emoticon che Nicolas aveva associato al fratello era stato sostituito. Ricordava di aver ritagliato quello smile senza sapere il perché. La faccina gialla aveva una bocca enorme, piena di denti aguzzi, e due fiammelle al posto degli occhi.

« Oh… lo vedi così, tu? »

La sua sorpresa durò solo pochi secondi, il tempo necessario a realizzare quanto era accaduto. Il mostro gli aveva risposto. Era vero!

Il bambino raccolse tutto, emozionato. Posò le immagini sulla scrivania in preda a mille pensieri. Quando tornò al comodino prese le compresse che gli erano state prescritte prima del sonno. Sentiva il cuore battere più forte e aveva paura di sentirlo partire al galoppo.

Lo distrasse l’arrivo di Marianne. Riuscì a riportare l’attenzione su quello che lo circondava, aspettando d’essere solo per gioire apertamente.

La madre lo osservò perplessa, notando la sua espressione volubile. Al principio si sentì stringere il petto temendo per la sua salute. Poi, osservandolo con più attenzione,  notò che la sua espressione sembrava di malcelata soddisfazione.

Marianne intuì che stava “combinando qualcosa”. Questa era la frase con cui sua madre, italiana, la metteva in riga da bambina quando stava meditando qualche marachella. “Marì, tu stai combinando qualcosa…” .

La intenerì pensare che Nicolas potesse avere i suoi piccoli segreti anche fra le mura di quella stanza. Spesso dimenticava che aveva solo dieci anni. Aveva voglia di giocare, inventare, divertirsi. La malattia era passata in primo piano su tutto e le aveva fatto perdere il senso della normalità.

Nicolas era un bambino attento e responsabile: aveva imparato a prendere i medicinali da solo e cercava di fare quante più cose possibili in modo autonomo. Solo le scale gli erano impossibili da affrontare. La serietà con la quale aveva accettato la situazione aveva fatto perdere di vista a Marianne la sua vera età.

Dopo aver posato il piatto che aveva fra le mani, aiutò Nicolas a infilarsi sotto le coperte. Lanciò un’occhiata ai biscotti, incerta. « Sei sicuro di volerli? »

Lui annuì deciso. « Mi piace il loro odore. »

« Va bene. » anche quello era un mistero. Al mattino trovava il piatto vuoto: forse era Johnny a mangiarli, ma a Nicolas non sembrava dispiacere. Dopo aver abbassato la luce della lampada gli posò un bacio sulla fronte, augurandogli la buona notte.

Quando se ne fu andata Nicolas lasciò uscire il profondo sospiro che aveva trattenuto fino a quel momento. Era contento che la sua non fosse solo fantasia. Ora poteva esserne certo: non era stato lui a cambiare la faccina. Esisteva davvero.

Doveva trovargli un nome. Prima di addormentarsi, tormentato da quel pensiero, posò i biscotti a terra. Una volta fatto si raggomitolò nel piumone cercando una posizione comoda. Mentre attendeva di scivolare nel sonno ricordò la domanda che mamma gli aveva fatto pochi giorni prima: “Cos’è un Moo?”.

« Moo… » quel nome, gli piaceva.

Serie: Nel Buio della Notte
  • Episodio 1: Notte
  • Episodio 2: Il Fuoco e la Falena
  • Episodio 3: Mostri
  • Episodio 4: Smile
  • Episodio 5: L’Alieno
  • Episodio 6: Uno sguardo nel buio
  • Episodio 7: “Forse”
  • Episodio 8: Di carne e sangue
  • Episodio 9: La Maga
  • Episodio 10: Nel Buio della Notte
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    Commenti

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giovanni, felice di essere riuscita a catturare il tuo interesse. Sì, il mistero sarà parte predominante dell’intera vicenda.

    1. Giuseppe Gallato

      Che carino il finale! E beh, difficile trovare un nome più azzeccato di Moo! 🙂 Di questa serie mi piace come fai “parlare” i ragazzini, come riesci a farceli “vedere”… non tanto nella loro innocenza, ma più nella loro interezza. Vado a leggere il prossimo episodio! 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giuseppe, spero di riuscire a gestire a dovere questa serie. E’ una storia che ho bene in mente, prende svolte impreviste che in futuro non si limiteranno alla sola favola. Spero venga apprezzata per quello che è. Ad un sognatore, come te, posso dire che a volte i sogni migliori si trasformano in incubi e viceversa.

    2. Dario Pezzotti

      Centellini ogni informazione, facendoci entrare nella realtà di Nicolas a poco a poco. Altro episodio tranquillo che avvolge il lettore quasi cullandolo, ma soprattutto lo incuriosisce a più non posso.🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Dario, questo mostro è proprio dispettoso 😉 Prima o poi sbucherà da sotto il letto, promesso.

    3. Daniele Parolisi

      Mi piace molto il modo in cui proietti le scene della narrazione. E il modo in cui dai informazioni come briciole sulla natura di questo mostro sta tenere alto l’interesse 😉
      Alla prossima!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, come ho già detto ad altri questa è una serie differente dalle altre che ho pubblicate. Più lenta, una sorta di favola che potrebbe essere letta anche da un bambino. Per ora… 😉

    4. silvia martinengo

      Sempre più bello. Coinvolgente, interessante. Mi piace la maturità e la fanciullezza di Nicolas che si alternano. Un bambino più maturo degli altri a causa della malattia ma che permette alla propria fantasia di guidarlo e di non lasciarsi abbattere.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Silvia. I bambini sono magnifici, hanno capacità di reazione che gli adulti dimenticano. Sono complicati, esseri unici che a volte perdono la capacità di “vedere oltre” una volta divenuti adulti.

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie Nicoletta, sono felice che questa serie sia di tuo gradimento. Sapere che le mie storie sono “entrate” nel pensiero di qualcuno, anche per un solo momento, è una grande soddisfazione 🙂

    5. Antonino Trovato

      Ciao Micol, altro episodio affascinante. Assodato che il mostro c’è, che esiste davvero, ora il mio dubbio è: sarà buono? Sarà amichevole? Oppure… mah, mi lascerò trasportare dalla tua losca fantasia, come sempre, con grande trasporto e piacere…

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Antonino, come dice una famosa canzone di Jarabe De Palo “Depende”. Dipende dall’angolazione di chi guarda o interagisce con Moo. 😉