Sono malato. Malato, malato.

Serie: Chi ben comincia


XXIV

«Sono malato. Malato, malato. Non capiscono, non lo capiscono. Male, male. Il male è dentro di me. Non sono stato io. No, no, no. A me nemmeno piaceva. A lui. A lui, sì. Eccome se gli piaceva, l’ha gustata per bene. Il sangue. “Buono il suo sangue” diceva. Beveva. E rideva, oddio quanto rideva. Tanto, tanto, tanto. Dottore, la prego! Mi creda!»

   Lo psichiatra stava prendendo appunti, quando il prigioniero fece un leggero balzo in avanti colpendo con il palmo della mano il tavolinetto. Nardò portò la mano sulla pistola. Il medico fece un cenno: «Non ci sarà bisogno di violenza, carabiniere Nardò. Non in questo caso almeno.» L’uomo si riferiva al suo arrivo in caserma. Attendeva paziente che il signor Rullo venisse scortato nella stanza che lo ospitava, quando la porta fu aperta con un calcio da Nardò, che spinse Rullo facendolo capitombolare a terra. Il prigioniero provò a difendersi verbalmente: «Sono innocente.» Nardò lo colpì con un manrovescio spaccandogli il labbro inferiore.

   «Dunque, signor Rullo. Mi descriva questo famigerato mostro. Lo ha mai visto?»

   «Soltanto una volta.»

   «Non sia timoroso, mi racconti.»

   «Vede, dottore. Posso chiamarla dottore, vero?»

   «Sono un medico, può.»

   «Bene, grazie. Dottore, come le dicevo, dottore, l’ho visto soltanto una volta, e da allora, dottore, questo mostro non mi ha più abbandonato.»

   «Me lo descriva.»

   «Non si può descrivere, dottore, non può chiedermi tanto. Troppo difficile, dottore è. Non sono in grado.»

   «Ci provi, la prego. Io voglio solo aiutarla.»

   «Lo so, dottore. Lei non è mica come quelli là.» Rullo fece un cenno con la testa in direzione di Nardò.

   «Continui, la prego.»

   «Non si può descrivere, dottore. Non ha forma, non ha faccia. Niente braccia, né piedi. Volteggia a metà aria e ha quattro occhi piccoli. Li sbatte di continuo. Nel senso che fa così, dottore, non so se capisce,» Rullo iniziò a sbattere le palpebre veloce «mi spiego, dottore?»

   «Si spiega benissimo, signor Rullo.»

   «Grazie, dottore. Mi fa sentire apprezzato, ben capito.»

   «Apprezzato non direi di certo, caro. Capito forse sì, perlomeno sto provando a capire cosa l’affligge e cosa l’abbia spinta a compiere un atto così efferato.»

   «Non mi crede. Non mi crede più nemmeno lei, dottore!» Rullo iniziò ad urlare.

   «Io credo che qualcosa, o qualcuno l’abbia usata per commettere questo omicidio, ma voglio capire il perché, questo “qualcuno dentro di lei” sia arrivato a tanto. Comprende?»

   «Capisco», una pausa, «no, non comprendo dottore. Mi aiuti, la prego. Come devo fare, mi deve credere.»

   «Io, signor Rullo, adesso uscirò da quella porta. Lei, se vuole il mio aiuto, deve prima calmarsi. Appena lo avrà fatto rientrerò e riprenderemo esattamente da questo punto. Dovrà descrivermi meglio il mostro che è dentro di lei.»

   Il medico, accompagnato da Nardò, lasciò la stanza.

   «Queto è completamente fuori di melone.»

   «Lei dice? Non vorrei che fosse tutta una farsa per passarla liscia.»

   «Si fidi di me, maresciallo. Quello è un pazzo furioso.»

   Il maresciallo Primo Maroni trovava la poltrona del suo ufficio molto scomoda, tuttavia, in quella occasione si distese quasi con piacere. Con le dita giunte sulla pancia chiese: «Potrei partecipare al prossimo colloquio con il Rullo?»

   «Certo, maresciallo. Questa è pur sempre la sua caserma.»

   Arrivati davanti la porta, le luci della stanza iniziarono a tremolare. Nardò giocò con l’interruttore per qualche secondo, con scarsi risultati. Il medico afferrò il pomello e girò. Lo scatto della serratura fece aprire la porta e coincise con un cambio di temperatura. Una lingua d’aria fredda investì in pieno i tre. Poi un’ombra passò sotto i neon attaccati al tetto della stanza proiettandosi sul pavimento. Primo Maroni alzò lo sguardò: era troppo tardi non vide nulla.

   Lo psichiatra soccorse il prigioniero: Rullo era rivolto con il busto sul tavolo, gli occhi privi di iride, rivolti all’indietro. Vomitava una sostanza vischiosa verde.

Serie: Chi ben comincia


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Discussioni

  1. Questo capitolo si allaccia in un certo modo al primo, quando il Maresciallo, parlando con la moglie, si è dichiarato “malato”. Credo che Primo conosca bene la creatura che si è impadronita del mago e confesso che anch’io vorrei saperne di più. Una domanda (ti prego, dimmi di no): questa non è la fine, vero?

    1. Eccoci alle spiegazioni finali!
      Primo Maroni avrà i suoi spazi, nella mia “carriera letteraria”, ma come semplice maresciallo, quindi sarà protagonista di gialli/noir/thriller, con il fantastico non ha nulla a che fare, se non qualche comparsata per “colpa” di Enea.
      Quel “male male male” del primo episodio era un malessere psicologico/interiore, perché si ritrova in Sicilia, e ha dovuto, momentanemente, lasciare la moglie al nord.
      La serie è finita. Non credo ci saranno altri episodi, per quanto riguarda l’entità spunterà nuovamente, perché va spiegato. Devo ancora capire quando e dove.
      Spero di non aver deluso 😀

    2. Nessuna delusione 😀 Soprattutto ora che mi hai detto che, molto probabilmente, rincontrerò Enea. A questo punto sono curiosissima di capire il perchè sia lui il punto focale, per così dire “l’attiramostri” ;D