Sorelle per sempre

Driin! Driin! Fece il telefono, mentre Carlo stava tranquillamente guardando un programma in televisione.

“Ma che ora è? Le undici!? E chi cavolo è a quest’ora?

Stiracchiando annoiato le braccia, Carlo si alzò lentamente, mentre il telefono continuava a squillare, martellandolo col suo stridulo squillo.

“Arrivo! Un attimo!

L’uomo raggiunse il corridoio e quindi, stancamente, il mobile dove era poggiato quell’aggeggio che, imperterrito, seguitava a squillare. Carlo alzò la cornetta, e sbadigliando, rispose.

“Pronto? Chi parla?

Nessuno però rispose. Dalla cornetta risuonava pesantemente il sospiro di qualcuno, un sospiro inquietante ed oscuro, un bisbiglio incalzante e tramortente. Carlo, nonostante un fremito avvertito lungo la schiena, non riattaccò.

“Pronto!? C’è qualcuno?

La linea s’interruppe, impedendo a Carlo di poter replicare. Rimase a bocca aperta, confuso ed irrequieto. Lasciò perdere il telefono, si riaccomodò sul divano, e cercò di trovare conforto nella visione di ciò che stava guardando in televisione. All’improvviso, la corrente salta, e l’abitazione rimase al buio. Carlo iniziò ad agitarsi, e nervosamente, cercò nel cassetto del mobile accanto al divano la sua torcia elettrica. La accese, e in quell’istante un’ombra si palesò proprio davanti ai propri occhi, per poi scomparire, dileguandosi nella fitta oscurità.

“Cos… Cosa diav…

Il vento spirò più violentemente del solito, sbattendo furiosamente sulle finestre, e Carlo, in preda al panico, si avvicinò ad una di esse. Sbirciò attraverso i vetri, ma nulla vide al di là di essi.

“Devo smetterla con i film horror! Mi sono preoccupato per nulla! Il vento ha fatto saltare la corrente, e qualche squilibrato ha telefonato prima… Tutto risolto!

Carlo provò a farsi coraggio, anche se il rapido pulsare del suo cuore e la camicia un po’ sudata tradivano ogni suo tentativo. Poi avvertì un rumore provenire dalla cucina, ed ecco tornare il brivido lungo la sua schiena.

“Cos… Un rumore!?

A piccoli e tremolanti passi si avviò in cucina, con la piccola torcia che emanava un flebile fascio di luce vistosamente tremolante, per via della sua mano poco ferma, ed ispezionò la stanza, col sudore che colava dalle tempie.

“C’è… qualcuno!? Fatti… av… avanti…!

Sembrava tutto inerme e calmo, quando, dal nulla di quella oscurità opprimente, il suono di alcuni passi leggiadri spezzarono il frastornante silenzio di quella stanza.

“Chi.. Chi va là?” disse voltandosi ed agitando quella torcia verso il muro. Poi udì il semplice miagolio di un gatto.

“Ah… Cleo… solita birbante! Mi hai fatto venire un colpo!

Era solo la sua gatta, che sgattaiolò verso il salotto.

“Prima o poi,” disse ansimando e toccandosi il petto “dovrò chiudere quel piccolo ingresso sulla porta del retro! Al costo di tenere Cleo in casa! Chissà quan…

Non ebbe modo di terminare la frase. Sentì il suo cane abbaiare con molta veemenza.

“Adesso che gli prende? Mi tocca persino uscire! Chi me lo ha fatto fare a lasciare il paese per abitare in campagna?

Con aria abbastanza sconsolata, uscì di casa, chiamando a sé il proprio cane.

“Sparky! Che ti prende!? Vieni qui bello!

Le fronde degli alberi vicini danzavano al ritmo dettato dal vento, mentre quel cane smise di abbaiare, all’improvviso. L’uomo, con molta cautela, attraversò il breve viale, avvicinandosi così in strada. Vide un’auto nera parcheggiata in lontananza, e davanti a sé l’ombra di una figura accovacciata. Carlo, illuminandola con la torcia, svelò l’arcano, rivelando le sembianze di una donna con i capelli rossi. Il cane era steso, proprio di fianco a lei, e quest’ultima lo accarezzava, teneramente.

“Chi è lei? Cosa ha fatto al mio cane?

La paura di Carlo fece spazio ad una sana preoccupazione per il proprio amico, ma la donna, con tono serafico e rassicurante, replicò:

“Non ti preoccupare. Lui sta bene. Ha solo preso del sonnifero. Domani starà bene.

L’estranea si alzò, mostrando il proprio giovane volto, occhi di ghiaccio e uno sguardo impenetrabile, conditi da un leggero sorriso enigmatico. Carlo arretrò di qualche passo.

“Non… non hai risposto alla mia domanda… chi sei?

La donna avanzò con passo sinuoso e felpato, e disse:

“Chi sono io? Io sono l’ultima cosa che vedrai stanotte!

La rossa recapitò un pesante destro proprio sul naso della vittima, che cadde tramortito, batté il capo sull’asfalto e svenne. Quando riaprì gli occhi, si ritrovò seduto sul divano del salotto, con un forte capogiro, mentre la donna stava in piedi davanti a lui. La luce era tornata in quella casa, e Carlo la vide sorseggiare del vino rosso.

“Sei… sei stata tu… a far saltare la luce?” chiese l’uomo con un filo di voce.

“Oh, ti sei svegliato! Ad essere sincera no, è stato solo il caso ad aiutarmi… o… il destino, se preferisci…

“E la telefonata?

“Ah, quella si! Dovevo assicurarmi che fossi in casa!

“Cosa vuoi? È una rapina?

“No. Niente del genere.

La giovane versò nel calice un altro bel bicchiere di vino, e lo bevve tutto d’un fiato. Carlo, seppur ancora tramortito, cercò di alzarsi. Non fece in tempo, perché la donna lo afferrò per il collo.

“Adesso tu starai fermo lì, seduto, ed ascolterai una storia davvero interessante, qualcosa che tu, in fondo, conosci già…

L’uomo sgranò gli occhi, gli mancava il respiro, annaspava, poi, prese fiato. La donna gli aveva lasciato il segno delle proprie unghie quando mollò la presa. Però, senza lasciar scampo, mise le mani su un coltello da cucina, si avvicinò all’uomo con grande freddezza e, mirandolo nei suoi occhi impauriti, disse:

“Non vorrai mica alzarti e perderti la storia!

“N… No…

“Ma… per non correre rischi…

La donna piantò il coltello sul palmo della mano dell’uomo, fissandola con forza sulla spalliera del divano che, inesorabilmente, si tinse di rosso. L’urlo dell’uomo, intriso di dolore, squarciò la quiete di una notte apparentemente tranquilla.

“Sai, tre anni fa una giovane donna conobbe su internet un uomo, un certo Carlo, e se ne innamorò perdutamente, tanto da litigare con i genitori, anche se aveva il sostegno della sorella. Ma un giorno, quella povera donna scoprì di essere ricattata da questo Carlo, un bieco ricatto montato su alcune foto di nudo ricevute proprio dalla ragazza per gioco. Lei non cedette a quel vile meccanismo, ma pagò un prezzo carissimo. Quelle foto fecero il giro del web, e quella giovane non resistette a lungo. Per la vergogna, l’unica sua via d’uscita fu impiccarsi, e da quel momento, la sua famiglia si sfaldò. La sorella provò a tenere gli ultimi cocci di quel vaso meraviglioso ma, col tempo, fallì miseramente. E adesso, quella giovane sorella dai capelli rossi, è venuta a saldare il debito che hai con la povera Lia…

“Lia… allora… No, ferma, non farlo! Non riavrai Lia! Ferm…

Senza indugi, la giovane afferrò un altro coltello e glielo conficcò in gola, fissando gli ultimi, sanguinanti, istanti del moribondo con grande soddisfazione.

“È vero, non riavrò Lia.” disse sorridendo, mentre alcune lacrime solcarono il suo viso. Sensazioni contrastanti la avvolsero in quei momenti, ma l’ebbrezza del gesto eclatante, ormai, era alle spalle.

“Chissà se il bastardo ha la vasca da bagno, ho proprio bisogno di un bagno caldo…

Con sua gioia, vide che la vasca c’era, e la riempì con fumante acqua calda. Poi estrasse il coltello dalla mano della vittima e, ancora zampillante come una fontana, trascinò il corpo in bagno, appoggiandolo nella vasca. Prese due bottiglie di vino, il calice, e tornò in bagno.

“Stavolta non userò il sapone…

Versò il vino in acqua, mentre il cadavere rovesciava stille di sangue. Infine, notando in salotto delle rose bianche, le raccolse, cospargendo l’acqua rossa con i suoi splendidi e profumati petali, estrasse dalla tasca un piccolo lettore musicale, si spogliò e, completamente nuda, entrò docilmente in acqua. Mise le cuffie per ascoltare le sue tracce preferite, prese il calice e lo riempì con quel liquido rosso, alzandolo al cielo.

“Adesso sei libera, sorella mia. Non vivrai più nei miei più oscuri incubi. Adesso siamo libere…

Il giorno dopo, su segnalazione di alcuni parenti, in quella casa la polizia trovò il corpo di un uomo appoggiato sulla vasca da bagno, mentre, immersa nell’acqua insanguinata, il corpo di una giovane con i polsi letteralmente tranciati. Sulla bianca parete, marchiata con il rosso del fluido vitale, vi era scritto: “Sorelle per sempre”.

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Commenti

    1. Antonino Trovato Post author

      Hai colto nel segno, e ti dirò di più… avrei voluto rendere la donna ancora più folle, ma 1500 parole finiscono subito… comunque, ti ringrazio per i complimenti!

  1. Giuseppe Gallato

    Ci sarebbe tantissimo da dire, Tony, perché questo racconto mi è piaciuto molto! Ma tra i dialoghi, la trama, i colpi di scena, ciò che più mi sta piacendo è riscoprirti scrittore! Di questo ne sono assolutamente felice e spero non smetterai mai! 🙂 Detto questo, con “Sorelle per sempre” a mio avviso hai interpretato benissimo il Lab: ottima chiusura… che lascia al lettore tanti punti su cui riflettere. Sinceri complimenti! 🙂

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio amico mio, ma implicitamente sei stato proprio tu ad iniziarmi , visto che solo grazie a te ho scoperto Edizioni Open…

  2. Micol Fusca

    Ciao Antonino, ho apprezzato l’ombreggiatura vecchio film horror che hai saputo dare alla tua storia. Hai descritto bene l’amore malsano, morboso, della sorella sopravvissuta e mi hai ricordato il legame che a volte stringe due gemelli monozigoti: uniti ancor prima di nascere in una sola entità. Bel racconto.