Sospinti da un vento di fiducia

Serie: Taccuini di cinque anni fa

“Mi sembra il giusto momento per dirti ti amo” La frase venne fuori meno gelida del solito con un cipiglio in più di passione.

“Tu dici?” chiese Alfred

“Ma si certo, che domande fai” Gilda volteggiò con la gonna che gli arrivava alle ginocchia compiendo una piroetta completa eccitata del suo stesso stato d’animo. Ed ogni singolo secondo passato ad essere felice diveniva polvere di un intenso colore. Sprigionando la vera forza della pazienza, il tempo di aspettare e socchiudere gli occhi e chiedersi quale amore fosse più forte. Che uomo quel uomo. Così bello dagli occhi buoni e saturi di un magnifico stile umano. Se lo abbracciò forte tanto da stringergli il braccio riempendo la fossetta tra la spalla ed il collo annusando ogni sua sensazione di perfezione e profumo di dopobarba. Quella sua pelle ruvida tagliata increspata dal freddo, gelida che non stancava mai di avere vicino. Un vero e proprio coraggio quello di avventarsi in una giornata nuvolosa a cavallo di un mare tempestoso ed iracondo. Quel luogo di follia amorevole e dedite involontarie passioni. In ogni sua percezione di lui c’era infusa un’essenza di personalità, il breve sorriso di sbieco, le labbra scure ed i capelli di un nero che porta via ogni sensazione di colore. I suoi indumenti soltanto appoggiati, vissuti da un corpo, stropicciati dal tempo e dall’aria. Irradiati dai pochi raggi di un’estate passata in spiaggia a perder la vista in cerca di un orizzonte.

“Sei tu? o sono io a piangere?” chiese Gilda mentre tutto in torno estraniava dissolvendosi nell’aria. Un paio di vere lacrime le avevano solcato il viso ed involontariamente aveva macchiato la sua guancia cercando di permeare nella pelle di Alfred per viverci in eterno.

“Non saprei” Rispose lui senza concedere nemmeno un centimetro di autostima alla povera ragazza innamorata folle del suo amante.

“MI chiedo spesso dove troverò la forza quando non ci sarai più”

“non dirlo, non pensarlo ” rispose Alfred cercando di alleviare le sofferenze di una povera anima. Inutile farle credere di un’immortalità tanto voluta e desiderata se poi la stessa sua vita sarebbe passata al improvviso per salutare e farsi dimenticare.

“Ma almeno lasciati adorare questi ultimi giorni”

“Non avrebbe il minimo senso. Non appartengo più a questo mondo, sono un sacco pieno di metalli che sbattono nel trasporto, ho la sensazione di essere in un qualche modo già morto, distante. Non innamorarti più” disse con una frase disarmante

Tutto quel mare agitato e non potersi sentire allo stesso modo, poter soltanto guardare e stare in piedi sulla sabbia dove le impronte perdono il sapore di identità e dove un vento persistente distrae e ruba peggio di un ladro scapestrato che usa la forza per strapparti di dosso quel poco che ti rimane.

Stettero ancora un altro po’ mentre Gilda lo pregava di lasciarsi amare fin che morte non lo avrebbe portato via. Lui desistette pensando quanto fosse inutile farlo per un paio d’ore prima di morire. Finalmente avevano smesso di parlare della malattia, delle solite domande che i dottori usano come uno scarno repertorio. Non c’è una risposta che abbia il senso di essere inoltrata al destinatario.

“dovremmo fare l’amore, sono certa che in qualsiasi luogo tu andrai te lo ricorderai. Qui sulla spiaggia” Gilda fu sfrontata e riconobbe in sé che quello era l’unico modo di vivere gli ultimi istanti prima di una estenuante agonia di dolori. La mancanza, la solitudine e tanti altri aghi acuminati pronti a stordirla per il resto dei suoi giorni. Fino a ieri ci avevano scherzato, riso sopra perché tanto non c’era da avere paura per una singola operazione. Oggi è tutto diverso si va incontro ad un destino di diversità e divisioni. Peccato non poter sperare nel domani. Quando non riesci a pensare all’attimo successivo lo stallo umano diventa percettibile. Le parole assumono una distorta maschera nascondendosi dal loro vero intento, riempire quel vuoto d’aria che semina dolore.

“Sai ho pensato a quella…” Gilda si fermò, a che serviva raccontargli di aver visto la casa dei suoi sogni disponibile. Un tremito di stupidità l’aveva colta in inganno non concedendole nemmeno il modo di scusarsi. Era una dura battaglia interna. Frasi come soldati armati di aste e baluardi di civiltà per non sembrare sgraditi. Pur amandolo non riusciva a concedersi un attimo di tregua per il pensiero di averlo dato già per disperso su quella stessa spiaggia.

“raccontami ancora la storia del gatto” Chiese Alfred voltandosi e guardandola negli occhi per la prima volta in quel giorno. A lei parve di essere stata guardata per la prima volta nella sua intera vita.

“Avevo questo gatto ” iniziò Gilda ed il cuore si tramutò in una pompa idraulica pronta a sopperire al duro lavoro di pompaggio e di riduzione della pressione del sangue. “si chiamava Bisset, era rosso con alcune righine bianche sui fianchi. Un amore di gatto, poi un giorno se ne è andato senza lasciarmi nulla nell’appartamento, senza neppure aver terminato la porzione di croccantini che gli avevo versato”

“E poi?” chiese lui volendo arrivare subito al pezzo di storia che gli piaceva.

“e poi tu hai bussato in un pomeriggio di Aprile diversi mesi dopo la scomparsa di Bisset dicendomi che probabilmente quel gatto che tenevi in mano era mio e che aveva deciso di vivere da te”

“ti ricordi altro ?” chiese Alfred.

“Sei entrato, io ascoltavo un vinile di non ricordo cosa”

“Philip Glass – Opening” Aggiunse lui per aiutarla a ricordare il compositore ed il pezzo suonato.

“Ah sì, è vero. Sei entrato abbiamo chiacchierato tutta la notte prima di bere un intera bottiglia di vino ed addormentarci sul divano con Bisset steso sui nostri corpi che russava”

La giornata proseguì fin quando una nube più scura prese il posto di qualsiasi luce, un freddo senza scrupoli si stava abbattendo sui corpi ignari dei giovani amanti. Ogni singolo granello di sabbia poteva nascondersi o sprofondare ma non avrebbero potuto mentire sull’essere testimoni di un momento tanto raro e bello.

“Ho scritto una poesia” Disse Gilda.

Lui strizzò gli occhi in modo lento per annuire porgendo il viso alla guancia di lei, il primo vero gesto di un affetto spontaneo.

“leggila”

A stenti trattengo il sogno di una storia tanto lunga
circondo la mente di tanti bei quadri animati, che tutto questo prima o poi funga
Ci provo in tutto il mio essere riunendo fulgide passioni in attimi sospesi
tristi eventi assecondati divenuti spasmi ed occhi indiscreti

Alfred non disse nulla, rimase immobile sullo stesso luogo in cui aveva deciso di vivere ancora un’ultima giornata. Un amore inutile voluto dalla passione, corpi animati desiderosi e verosimilmente ancora capaci di affrontare la realtà, sospinti da un vento di fiducia.

Serie: Taccuini di cinque anni fa
  • Episodio 1: Murray l’amico
  • Episodio 2: Sospinti da un vento di fiducia
  • Episodio 3: Anatre e Anatre
  • Episodio 4: A cavallo di un Dio minore
  • Episodio 5: Come riconoscere due psicopatici
  • Episodio 6: Immobile dentro un corpo
  • Episodio 7: Un figlio devoto
  • Episodio 8: Kutsu to Ai  –  くつ と あい –  Un paio di scarpe
  • Episodio 9: Raggomitolarsi dentro un vuoto fino a crederci
  • Episodio 10: Le giuste parole
  • Pubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Bello e malinconico, al netto di qualche errore di battitura direi che è all’altezza del tuo stile, delle tue immersioni letterarie e della modalità profonda con cui vivi la scrittura. Complimenti.

      1. Francesco Barone Post author

        Tiziano ti ringrazio per aver iniziato questa serie che piú che altro è un percorso fatto di personaggi e descrizioni a cui spero di dare una degna chiusura ma soprattutto una spiegazione finale
        Ti ringrazio anche dell’attenzione che riservi nei testi.

        🙂 🙂

    2. Marta Borroni

      Ero convinta di averti scritto il commento qua sotto qualche giorno fa e invece mi sono confusa e te l’ho scritto solo nell’altra serie, sorry! Ti dicevo che questo mi sembrava l’episodio più bello della serie, anche se dopo l’ultimo pubblicato devo ritrattare.
      Vorrei dirti un sacco di cose, ma devo trattenermi, ne uscirebbe una sviolinata troppo evidente su quanto mi piaccia il tuo modo di scrivere 😉
      Bravo, continua così!