Sottoinsiemi

Nel momento esatto

in cui il confronto tra

più intelligenze sarà fatto;

quando la mente ne incontra

un’altra, scacco matto

sarà alla specie nostra?

Di sicuro il contatto

metterà in mostra

tutto il nostro, dal tatto

al mostro, cielo e pietra.

Ed il risultato sarà tutto:

per aspera ad astra.

Inseguimento tra i rami.

L’uomo cadde, morente.

Si girò e chiuse le mani.

“coraggioso: ma mente”.

Persecuzioni contro gli umani:

dei robot il globo e la sua gente.

L’uomo era lì placido

e quello ferroso, senza freni,

arrivò: rise gelido.

«Da soli vi credevate supremi.

Sondavate gli astri, e mi chiedo:

bramavate un amico? Che scemi.

Nati per voi ci credete.

Ora che avete amici belli,

la fregatura? Difficile dividere

la stanza dopo dodici millenni».

«Mostro!» fece l’uomo.

Ci riflettete meglio di noi».

“Che animali teneri che sono”,

pensò l’altro, ma poi:

«più logici» replicò,«forti e intelligenti.

Avete input buono:

l’out per niente.

Siamo il vostro dopo:

credi che menti?

Della Terra faremo dono:

siam menti attente».

L’uomo rise, alzò la mano.

«Sei impazzito?» fece l’altro.

«Sono sano» spiegò l’umano.

«Siete il monolite nero: il coltro.

Temiam l’ignoto. Ma chi si ferma?

Continueremo: è umana natura».

Il robot lo ascoltava per conferma.

“Creature ingegnose”: sua idea matura.

«Ci chiamate “schiavi”»

rise lui con l’umano.

«Coi nomi siam bravi…

Ti offrirei da bere, pur se vano:

un ultimo bicchiere

e poi morire»,

una lagrima cadere,

«marcire».

Poi lo mirò negli occhi.

«Ma sai perché rido?» chiese.

«E’ nel presente ciò che cerchi:

speranza. Pur diverso il nostro paese,

noi due siamo uguali».

«Perché siam simili ad umani?!

E’ l’essere naturali per voi animali».

«Non hai capito» fece l’altro, occhi strani.

«Tu lì e io qui: siam gemelli!

Con l’istinto della sopravvivenza,

le radici nella fisica e successivi anelli.

La verità? Siamo sottoinsiemi da un’unica semenza:

L’universo indifferente che trascinerà

ogni cosa nella sua fredda morte:

voi robot compresi.

Sei intelligente, ma niente resterà.

Quindi spara, spara pure, spara forte!

Della stessa materia siamo accesi ah ah!

E abbiam la stessa speme:

ma lui intanto ci ignora.

Dell’universo lo stesso seme

che procede verso la sua ora».

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Discussioni

  1. Divertente leggere questa filastrocca (se posso definirla così)
    Con una costruzione non sempre lineare e scorrevole ma che esplode in un finale cosmico: dell’universo lo stesso seme…. ha un qualcosa di filosofico!

    1. Grazie, mi sono divertito tanto a scrivere questo racconto, soprattutto perché Edizioni Open consente di condividere storie ed emozioni, ma non esiste solo la prosa! Ho provato a creare una specie di piccolo poema a versificazione libera – ai tempi avevo iniziato a studiare poesia. Ora conosco qualcosina in più perché ho continuato a studiare ed informarmi e spero di divertirmi con qualcosa di più “tecnicamente cosciente” in futuro.

  2. Ciao Roberto, non so perché ma il tuo componimento mi ha ricordato il film “Ultimatum alla Terra” (che ho adorato). Siamo perfetti nella nostra imperfezione?