Storia che non



Aveva pensato che darsi un appuntamento di giorno sarebbe stata una novità.

Aveva pensato che tutto meritasse una luce diversa, naturale, e senza gli artifici che nella penombra confondono. Luci di lampioni, luci interne di macchine ferme, luci che per loro natura ti costringono a rimanere sveglio.

Aveva pensato che indicando ora e luogo precisi si sarebbero levati di mezzo la scomoda cornice del caso, che entrambi provocavano senza darlo a vedere per finire loro malgrado ad incontrarsi di nuovo.

1, 2, 3, 4. Aveva tenuto il conto fino alla quarta volta e poi, annoiato dal girare sempre in tondo, aveva smesso di contare gli altri momenti casualmente vissuti nello stesso posto. Aveva pensato che oramai erano diventati pure loro un abitudine e un obbligo, come l’essere alla ricerca di argomenti sempre nuovi ma ogni volta sempre uguali. Progetti, idee, ipotesi di cambiamento, condivisione della propria insoddisfazione, reciproci incoraggiamenti, gusti musicali comuni, gusti musicali che cambiano.

Aveva pensato che darsi un appuntamento alla luce del giorno sarebbe stata una novità e poi non ci era andato.

Aveva pensato a quanto poteva essere odiosa quella ragazzina giapponese intenta a centrare se stessa muovendo nervosamente la bacchetta per selfie, e poi non ci aveva fatto nulla.

Aveva pensato di far ticchettare sul grande lucernario per dare l’idea che fuori doveva essere iniziato a piovere.

Aveva pensato, e poi li aveva abbandonati; abbandonati lì dopo averceli messi per non saperne che fare.

Che fine fanno i personaggi di cui non si ha più bisogno? Loro e quelle storie che non funzionano, dove vanno a finire quando ci si dimentica di loro?

Forse rimangono lì dove sono stati appoggiati l’ultima volta, in una provvisorietà divenuta eterna.

Aveva pensato che forse sarebbe stato meglio farli morire che lasciarli vivere così, ma poi non ne aveva avuto il tempo e la voglia, limitandosi ad abbandonarli nell’ultimo squarcio di idea sbagliata della quale erano stati per un attimo parte viva.

Aveva scarabocchiato qualche riga scritta male: e poi una volta entrati al museo non ne sarebbero usciti più. Abbandonato il non tempo dei loro incontri per caso, si erano ritrovati nel non luogo dove tutto è riproduzione di qualcosa d’altro: visi, cose, emozioni. Lui in cima alla sala, lei al capo opposto, fermi ognuno sui rispettivi piedistalli cercando di guardarsi senza mai riuscirci, fra la gente che camminava distratta guardandosi intorno fingendo di capire.

E lì li aveva lasciati.



Pubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Ivana Mauro

    Davvero interessante. Se penso a quanti personaggi ho parcheggiato anche io in quel limbo… originale, mi piace, mi porta a pensare, e quando una lettura induce alla riflessione è sempre una buona lettura. Grazie 🙂

  2. Edizioni Open

    Ciao Matteo, abbiamo aggiunto una copertina provvisoria alla tua opera. Puoi modificarla in qualsiasi momento con una di tuo gradimento. Il tuo LibriCK ci è piaciuto e abbiamo pensato di dargli risalto nella HOME e nella sezione SELEZIONATI. Grazie e alla prossima!

  3. Edizioni Open

    “Che fine fanno i personaggi di cui non si ha più bisogno? Loro e quelle storie che non funzionano, dove vanno a finire quando ci si dimentica di loro?” Me lo chiedo anche io, a volte. Alcuni aspettano da anni e credo ormai siano pure leggittimamente arrabbiati.