Stracci a fior d’acqua

Appena saliti in barca, un uomo dal ponte urlò. Vedemmo scorrere in mezzo al fiume un sacco rosso rigonfio. «È una donna!» gridò il vecchio pescatore. «Ho visto i capelli!» Il mucchio di stracci galleggiante si avvicinava e ci alzammo in piedi, trattenendo il respiro. Luca era accanto a me: d’istinto mi strinsi contro di lui, tenendogli la testa girata verso la riva. L’uomo sul ponte corse verso di noi, ci sorpassò e raggiunse un gruppetto di pescatori che stava sulla riva. La nostra guida scese dall’imbarcazione e si unì agli altri. Il trambusto si fece più intenso, un trafficare di gente che si girava qua e là, uomini che correvano sulla sponda. «Di qua! Prendete la corda!»

Qualcuno intanto chiamò i soccorsi: la cosa fu trascinata vicino alla riva, a poca distanza da noi. Mentre cercavo di distrarre Luca, con la coda dell’occhio sbirciavo il cadavere. Non riuscii a distinguere un corpo e un volto in quel mucchio di stracci. Si vedeva solo un pezzo di stoffa rossa gonfiata dall’acqua. Sulla barca in attesa per l’escursione gli altri passeggeri, chiassosi e incuranti della presenza di un bambino, commentavano.

«Guarda, adesso l’hanno arpionata!»

«Forza, tira, tira!»

«Dai che adesso ci passa davanti!»

«Fammi spazio, che non vedo! Ma è una donna?»

«Sì, sì, si vedono i capelli, ti dico!»

L’operazione sembrò svolgersi in un tempo incredibilmente lungo: man mano che la barca procedeva, a poca distanza il cadavere veniva trascinato lungo la corrente. Qualcuno aveva lanciato una corda e lentamente ora lo trainava, mentre l’imbarcazione rallentava per permettere di portare a termine il recupero. Una piccola folla intanto s’era ammassata sulla sponda del fiume. Il mucchio di stracci ci girò attorno, doppiò la prua della barca e galleggiò verso la riva. Il gruppo di pensionati saliti sulla barca per l’escursione turistica sul delta del Po si sporgeva vociando senza alcun riguardo. Solo una donna sui quarant’anni, abbronzata e coi capelli raccolti, seduta vicino a noi, s’era accorta della mia preoccupazione, e si era messa a raccontare a Luca una storia avventurosa. Ma il piccolo ascoltava con un orecchio solo e intanto si girava verso il fiume, si sporgeva anche lui per vedere: «Mamma, non può essere un cadavere, quello», diceva, «è solo una massa di stracci». Allo stesso modo due anni prima aveva detto: Mamma, la nonna non può essere morta, vero?

Poi l’escursione iniziò, e cercammo tutti di dimenticare l’incidente. La barca procedeva lenta incontro al tramonto, tra i canneti e gli uccelli acquatici. L’aria fresca ci soffiava in faccia e il cielo limpido sfumava lontano in un azzurro smorto. Sbarcammo su un isolotto con un faro bianco che si stagliava contro l’orizzonte, e passeggiammo sulla spiaggia d’argento. Luca mi teneva per mano: grovigli di rami, radici, ossa, teschi d’animale e pesci morti giacevano sulla sabbia pallida. Guardava quei resti essiccati e scarni e mi stringeva la mano, interrogandomi con gli occhi. Poi disse: «È tutto morto, qui, mamma».

Al ritorno, però, quell’immobile aria di morte s’incendiò: il sole, rosso e stupendo, affogò lentamente nel fiume. Intanto cominciava a far freddo; ci avvicinammo l’un l’altro per scaldarci, mentre la guida raccontava storie del passato, quando in quei posti si faceva la fame, però ci si aiutava. Rabbrividendo, mi stringevo Luca al petto e perdevo lo sguardo nel canneto.

Scendemmo dalla barca che era buio e salutammo i pensionati. Qualcuno chiese notizie a un uomo rimasto sulla riva: il cadavere apparteneva a una donna di circa settant’anni. Nell’osteria poco distante, sulla riva di un canale, mangiammo pesce fritto e bevemmo vino bianco. Il gestore ci mostrò la sua collezione d’auto d’epoca fiammanti, ma l’ombra della morte incombeva ancora e nella notte tutt’attorno sembravano nascondersi creature misteriose che mandavano lugubri richiami.

Ci attendeva la casa sola in mezzo alla campagna, a pochi metri dal fiume, dove qualche ora prima il cadavere era passato e ora le nutrie nel buio correvano di soppiatto sugli isolotti e lungo la riva. Passata la notte con la testa sotto le coperte e il cuore che batteva all’impazzata, senza aver preso sonno vidi dalle finestre filtrare la luce del giorno.  

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